Letture Varie

VITA DA AMERICANI
Motorino mi ha dato l'indirizzo di una scuola per Sciltian, la Newton South High School che fa corsi estivi per i ragazzi stranieri che dovranno poi frequentare i corsi scolastici regolari.
Parcheggio la mia lucida Chevrolet sul piazzale davanti al complesso scolastico, prendo per mano Sciltian ed entriamo.
Stiamo abituandoci al gigantismo americano e in una hall dalle vertiginose colonne chiedo informazioni. Straight on, on the left, on the right ... parla per due minuti il giovane inserviente e termina indicandomi un grande giardino: across the garden of course. Di corsa.
Attraversiamo il parco, entriamo in un secondo caseggiato di mattoni rossi e giriamo per vasti corridoi un po' a right e un po' a left e alla fine chiediamo aiuto. Veniamo condotti negli uffici di segreteria e Sciltian viene iscritto per tutto luglio. Una donzella dai capelli rossi gli sorride e gli dà un fascio di nuove istruzioni: la prima lezione sarà di lingua in un'aula in quello stesso piano, la seconda sarà di fotografia e bisogna avventurarsi nel labirinto, la terza è di disegno al secondo piano mentre le ultime due sono di baseball e si terranno nell'apposito campo, sempre of course.
Stiltian guarda la donna con grandi occhi pensosi e lei gli accarezza il caschetto a frangia che ancora incorona il suo volto paffuto da bambino mettendogli in mano una mappa della scuola.
- Problems?- gli chiede con sadica dolcezza.
- No problem.- risponde l’eroe partendo a mappa spiegata alla ricerca di Arianna. - Vuoi che t'accompagni?-
- Vado da solo.- Lo guardo allontanarsi per quei corridoi cosi grandi e mi sento orgoglioso di lui: questo è un uomo.
Pero' non sono tranquillo, gironzolo un po' con la macchina, vado a comprare del pane fresco, torno a casa e gioco con Banji. Che farà Sciltian? Starà ancora girando per corridoi che mettono in altri corridoi? E se ha trovato la sua aula, avrà stabilito rapporti coi compagni?
Quando è l’ora del baseball non resisto e vado a spiarlo: il campo è di fianco alla scuola. Mi nascondo dietro ad una fila di cespugli salutato da una coppia di scoiattoli che mi offrono una noce con insistenza.
Ci sono molti ragazzi, qualcuno è anche più piccolo di Sciltian. Ma lui dov’é? Eccolo! con la mazza in mano e il guantone, chino in attesa della palla.
Quando raccolgo stimoli nuovi la mia fantasia fa una capriola nell'infinito campo del possibile: a vent'anni ebbi un'offerta per trasferirmi negli USA e invece andai a Roma per frequentare il Centro Sperimentale di Cinema, se avessi accettato ... eccomi qui, padre americano che guarda il figlio che gioca a baseball, uno spicchio di un’esistenza alternativa... è così tragico poter vivere una vita soltanto!
- Sciltian go! Go! Go!- urla un coro di voci bianche mentre vedo mio figlio scattare verso la prima base.
Due ore dopo mi viene incontro Sul piazzale, sudato, emozionato e contento.
- Com’è andata?- Butta il cappelletto sul sedile posteriore della Chevrolet e mi risponde con l’arrogante supponenza dei boys allevati a yogurt, uova fritte e
bacon:
- No problem, Daddy!-
Siamo invitati a cena a casa di Motorino che ci presenta il marito: assomiglia un po' a David Niven, inglese, compassato, in assoluto controtempo con il metabolismo da colibrì della moglie.
Alle cinque e trenta ci mettiamo a tavola nel portico. La brava donnetta ci spiega che ci ha preparato una cena tipica del New England. Iniziamo con una pappina che mi ricorda le semole di quand'ero bambino e malato e continuiamo con un piatto di lattuga non condita e un cubo di merluzzo crudo. Finiamo con torta di mele e fame quasi intatta per la difficoltà di inghiottire il merluzzo, masticato assai più di un normale chewing-gum.
Alle dieci di sera, tornati a casa, la Sgnuffi ci fa un’abbondante carbonara. Mi sento un italianucolo da spaghetti.
Il giorno dopo è domenica e viene a prenderci la diafana cattolicissima Sandy che per brevità battezziamo Spirito Santo. Qui i cattolici sono una minoranza e vivono con grande passione la loro fede.
Dopo una lunga messa, sul piazzale ci presenta il parroco che è felice di stringere le mani a qualcuno che vede il Papa ogni domenica e ci propone subito di entrare in un comitato per discutere un problema nuovo per la comunità: c'era un solo bambino coreano ma da qualche giorno ne è arrivato un secondo.
Poiché non vedo il problema, Spirito Santo mi spiega che c'è una legge nel Massachusetts per cui se ci sono due bambini di una cultura aliena, la scuola ha l'obbligo di fare per qualche ora alla settimana lezione nella loro lingua d'origine sulla loro storia e letteratura. Il parroco ci guarda speranzoso ma devo deluderlo: nessuno di noi conosce il coreano né la storia della Corea. Spirito Santo e le altre signore sono angosciate: nessuno in quella comunità conosce il coreano, come fare?
Propongo loro di assumere una delle due madri dei nuovi arrivati e vengo festeggiato come pensatore geniale.
Spirito Santo ci porta a casa sua e ci presenta i suoi due figli che fanno subito amicizia con Sciltian sparendo ai piani alti della villetta per ammirare collezioni di francobolli e di monete. Bill, il marito, mi stringe la mano, mi dà una pacca sulla spalla, si diventa subito amici. Perfino il suo inglese mi giunge comprensibile: sarà che di cognome fa Corsetti e gli devono essere rimasti i muscoli delle labbra italiani.
La sera cena alla New England: siamo terrorizzati, ma stavolta il tavolo si copre di aragostone fumanti e coppette piene di burro fuso e bollente. La Sgnuffi deve superare qualche perplessità non essendo abituata a coniugare pesce e burro mentre per me piemontese è perfettamente normale. Tuffa nel burro fumante il midollo delle chele, assaggia e mugola di piacere. Come dappertutto, anche qui, c'è New England e New England!
Mi diverto con Sciltian a passeggiare nei grandi viali sinuosi, ammirando le ville e i giardini, alla scoperta continua di novità. C'è una sola vera strada a Newton Highlands: casette basse con negozi, costruzioni commerciali a dado che ricordano certe main street dei nostri centri balneari del sud sviluppatisi troppo in fretta. Davanti ad un ristorante c'è una coda che occupa trenta metri di marciapiede. L'insegna dice "Cantin'Abruzzi".
Paula ci dice che è uno dei migliori ristoranti di tutto lo Stato. Per ricambiare le sue gentilezze la invito a cena. Entro con la Sgnuffi per prenotare. Il padrone-cuoco ci guarda con gli occhi lucidi: italiani? Di Roma!
Ci abbraccia, ci presenta a sua moglie che gestisce il bar dall'altra parte della strada e ci fa un espresso così nero e denso da fare rabbia ai napoletani.
- Qui è raro che vengano paesani!- e ci abbraccia di nuovo come se fossimo fratelli ritrovati.
La sera non facciamo code, ci fa passare dal retro. Ci ha imbandito la tavola centrale e ci serve un pranzo memorabile: altro che cinque stelle! Barolo d'annata e Brunello da Montalcino, salami d'Abruzzo fatti in casa, paste di forma inconsueta condite in modi diversi, secondi di carne e di pesce così abbondanti e numerosi che dobbiamo respingere un'enorme cernia cotta al forno per mancanza assoluta di capienza. Torte, gelati, liquori... sono preoccupato per il conto.
Sul foglietto ripiegato che mi porta il cameriere c'è scritto sessanta.
- Sai, per i garzoni...- si scusa il nostro anfitrione. La Sgnuffi lo bacia su entrambe le guance in uno slancio di entusiasmo per le sue eccelse capacità culinarie. Un tale godimento arrossa i suoi pomelli unti dai vapori della cucina che mi sento in credito.
Sciltian interviene sempre più spesso nei nostri balbettii inglesi con crescente sicurezza. La scuola gli fa un gran bene ed è nell'età limite per acchiappare i colori delle parole, come dice il direttore della Panvista di Roma. Tuttavia una mattina tornando a casa col pullman della scuola invece con la Chevrolet paterna, mi corre incontro e mi abbraccia forte. L'accompagnatrice mi spiega desolata che "the boy" le ha detto di abitare a Chestnut Street invece che a Chester Street, o almeno che lei ha capito Chestnut e, arrivati davanti al numero 45 gli ha ordinato di scendere. Sciltian protestava che non era quella la sua casa e lei insisteva affinché scendesse finché "the boy" le ha urlato di no con le lacrime agli occhi. Soltanto allora ha chiesto lo spelling del nome della strada e capito l'errore.
- Pensa se mi mollava in quel posto sconosciuto!- commenta con un brivido di residua paura.

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