Letture Varie

GLI AMERICANI A ROMA
Tempi brutti per l’Italia. Tutti i giornali del mondo ci deridono e ci insultano.
Sempre più spesso amici americani e amici degli amici degli amici americani vengono a Roma e fanno tappa a casa mia. Hanno scoperto che ho una stanza per gli ospiti e loro si sentono ospiti. Sono contento, così posso spiare le loro reazioni a contatto col nostro way of life. Però molti mi pongono una domanda spinosa: noi Italiani siamo un popolo di coglioni o di furfanti?
Tergiverso. E' che loro non capiscono le nostre anomalie.
Fortuna che hanno tutti un problema di bidè, this stupid thing, sconosciuto negli States. Non riescono a capirne la filosofia. Uno mi ha chiesto se é un orinatoio da restroom staccato dal muro e messo sul pavimento, un altro mi ha consigliato di lavarmi tutto il corpo invece che solo quelle parti lì...
Qualcuno finge di usarlo e lo inserisce nella conversazione:
- While I was using my bidè this morning...-
L'amica di un amico di un amico di Bruce di San Francisco (gli americani usano considerare amici gli amici degli amici e ogni tanto uno sconosciuto suona alla mia porta mostrando le sue "credenziali") mi ha detto che quella cosa la usano solo le puttane: a lei basta fare la doccia ogni mattina per sentirsi pulita. E' stato imbarazzante parlarle di merda, ma non ho trovato argomenti migliori.
Càpita anche che si ripetano vecchi aneddoti: un giornalista, amico degli scambiatori di Chicago, mi ha detto che siamo pieni di rovine: abbiamo avuto 2000 anni per sistemarle e invece son sempre lì.
Un architetto, amico degli scambiatori di NewYork, mi ha confessato di trovarsi a disagio in Europa, perché le nazioni han confini così ravvicinati che se si prende un gatto per la coda e lo si fa girare si rischia di espatriare due o tre volte. Ha un senso di claustrofobia continuo: strade strette, macchine piccole, letti corti, ascensori che sembrano armadietti per le scope, negozi in cui non ci si può muovere, affollamento dovunque anche nelle campagne dove non si riesce a trovare un panorama vuoto di case.
La figlia di un amico di Jerry che studia in Germania è venuta a Roma per una settimana: bella ragazza molto aperta in ogni senso, loda i maschi italiani sempre pronti e disponibili, ma é disgustata dagli europei in genere:
- Dovunque in Europa, ci sono due file davanti alle nostre ambasciate: una per protestare contro l'imperialismo e l'altra per ottenere la green card e venire a vivere nel nostro Paese.-
La bella californiana ha ragione, a Roma si fanno megacortei per la pace ogni volta che si può insultare l'America: "Saddam dacci un altro Vietnam" dicevano i cartelli durante la guerra del Golfo e spero che il mio ospite di turno non abbia capito.
Dopo aver visto la parete nera di Washington c'è da vergognarsi di appartenere alla stessa razza di quegli infami scrittori di slogan. Nessuno ha manifestato durante la guerra Iran-Irak, per il genocidio in Cambogia, lo sterminio degli Armeni o per le stragi jugoslave: che gusto c'è se non si possono insultare gli americani?
E c’erano ancora le torri gemelle in piedi!
Un amico di Baltimora mi ha fatto notare che a Roma tempo e spazio sono elastici: cinque minuti possono significare un quarto d'ora o un'intera mattinata. "Torno fra cinque minuti" vuol dire semplicemente "tornerò prima o poi", e quando chiede una misura di distanza, è sempre "five miles", sia che si tratti di cinque chilometri o di venti. Gli batto una mano sulle spalle: la cortesia sta già tutta nel rispondere in inglese a Roma e poi anche alle Hawai’i c’è il cosiddetto "hawaiian time", ossia "arrivo quando mi pare".
- Adesso, che vuol dire entro una mezz’ora, magari andiamo a vederci il Colosseo dal vivo -
Il baltimorese mi stacca un polmone con una manata sulla schiena scoppiando a ridere.
Il Colosseo è chiuso per lavori in corso e l'americano mi chiede di tradurgli "magari". Magari fosse facile! Tento mentre ci incamminiamo verso Piazza di Spagna:
- Magari vuol dire "volesse dio", magari è una cosa che si desidera ma che non si osa sperare. Qualche volta si usa per indicare il male minore oppure per non dire né sì ne no.-
- Come ni? -
- Magari in modo meno dichiarato... oh scusa, ho usato di nuovo magari che in questo caso ha più il significato di forse... -
- Italiano lingua difficile, troppo precisa.-
- Magari! L'italiano è ambiguo, è una lingua letteraria che nessuno usa realmente. Per comunicare usiamo i dialetti e gerghi.-
L'americano guarda la scalinata del De Sanctis gremita di gente. Un boro con l'orecchino piantato nel lobo carnoso e il chiodo sulle spalle si avvicina ad una bionda un po' punk gonfiandosi come un ranocchio e le chiede:
- T'arisulto?-
Quella gli dà un'occhiata indifferente e risponde:
- M'arimbarzi.-
In due parole dichiarazione d'amore e rifiuto che non lascia speranze: in lingua italiana sarebbe impossibile.
Ritirandosi nella stanza degli ospiti, l'amico di Baltimora (Balmore, dice lui) ci dà la buonanotte e ci assicura che si farà un bel bidè prima di andare a dormire. Cerca di essere gentile, son più che certo che si farà la doccia e quando arriverà a lavarsi lì penserà che siamo proprio strani con quella stupida inutile cosa piantata vicino alla tazza.
Sono contento che rimanga quest'incomprensione per il bidè: ormai le differenze tra il vecchio e il nuovo continente si son fatte piccole e presto saremo tragicamente tutti omologhi ma la fiaccola della civiltà nel suo secolare giro da oriente verso occidente è oggi arrivata sulle sponde del Pacifico.
Come mi disse quel professore di Berkeley, laggiù stanno cercando di erigere le loro Piramidi e i loro Partenoni, che saranno la conquista dello spazio, il miglioramento del cervello dell'Uomo, la sconfitta della vecchiaia e della morte... noi purtroppo alziamo le nostre matite, nere animelle di grafite chiuse in asticelle di legno per vergare segni su papiri di pasta di cellulosa, e diciamo con orgoglio da stronzi che esse sono e rimarranno i nostri unici computer.
Loro sono giovani, facili agli entusiasmi e all’inganno, ma ancora credono negli ideali e cacciano ministri sol perché non han pagato i contributi alla serva, noi siamo vecchi cinici e ci teniamo ministri sospetti di estorsione, furto e connivenza con la mafia. Noi sappiamo come va il mondo e quei poveri ingenui sulle coste del Pacifico credono ancora nell'onestà insista nell'uomo.
Noi pisciamo tutti i giorni contro un cippo dell'Impero sull'Appia Antica e portiamo i cani a cacare sui ruderi millenari di morta grandezza e quei poveri americani senza radici conservano religiosamente l'orinale del loro primo presidente.
Noi abbiamo letto le due o tre dozzine di libri che ci permettono di conversare nei salotti o nei talk show facendo "bella figura" e quei poveri figli di cow-boys non riescono neppure a capire che cosa sia un "bella figura" e poi, ma avete visto come si vestono?
Ai primissimi di settembre, un avvocato di Washington chiede ospitalità e mi capita a cena anche un amico intellettuale regista cinematografico di sinistra, ormai non più rosso ma rosa shocking. Il discorso si fa subito politico:
- Aveva vinto Gore! Bushetto è al potere perché c’è negli States un'invincibile cricca di reazionari al potere, tenuta su a suon di dollari da fascisti, razzisti ed ebrei!-
Questa la tesi del mio amico rosso stinto. Taccio per carità di patria e lui si aggiusta la zazzera grigia.
Siamo alla frutta e si parla ancora di guerre: Golfo, Jugoslavia, Kosovo. Il regista sospira e fissa l'americano negli occhi, infilandosi in bocca acini d'uva:
- E' che voi non siete mai stati invasi. Non conoscete l'orrore della guerra. Per voi la guerra é come...-
L'avvocato lo precede sorridendo:
... come un film di John Wayne, right?-
Rosa shocking è un po' spiazzato ma annuisce.
- Con i buoni da una parte e i cattivi dall'altra, perché noi siamo semplici e stupidi, right?-
Prima che l'ex-rivoluzionario possa aggiungere sillaba, l'avvocato parte in quarta arrochendo la voce e simulando un pesante accento texano, stomaco in fuori e posizione western:
- E allora senti questa: noi siamo cattivi. Siamo i peggiori figli di puttana che mai abbiamo corso nelle Reeboks. Non siamo mai stati invasi? Voglio vedere chi ha il coraggio di provarci! Noi beviamo napalm per colazione, violentiamo e rapiniamo per tenerci in allenamento, siamo più alti, parliamo più forte, sputiamo più lontano, scopiamo più a lungo e abbiamo più cose di quelle che voi potete nominare. Facciamo morire di fame il terzo mondo e abbiamo fatto crollare i paradisi comunisti. Noi mangiamo piccoli Paesi come i vostri a colazione e li cachiamo prima di pranzo.-
Guardiamo l'avvocato a bocca aperta. Lui ride forte e dà una manata sulle esili spalle del mio amico regista:
- E così che ci vedete voi europei, isn't it?-
It is. It is.
Poi buttano giù le torri a New York e noi diventiamo tutti americani e andiamo in piaza a sventolare le "loro bandiere! mai visto, neppure in colonia...
Al ritorno da Moloka’i, la Sgnuffi e io ci siamo fermati a NY per qualche giorno. Volevo visitare il nuovo planetario al Museo di Scienze Naturali a Central Park: erano gli ultimi giorni di agosto. Non siamo andati giù a Battery Park a guardare le torri gemelle, non potevamo sapere che non le avremmo viste mai più.
Questa è una delle più grandi fregature del vivere: c’è sempre un momento in cui fai una cosa per l’ultima volta ma quasi mai si hai coscienza che è l’ultima.
Chissà se è stata l’ultima volta che io la Sgnuffi siamo stati alle Hawai’i.

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