Letture Varie

LA FLORIDA
- Prendiamo la settantacinque che ci porta dritti fino ad Orlando...- e il mio navigatore allegro come una quaglia alla chiusura della caccia, batte l’indice sulla carta stradale della Florida.
- Quante miglia, navigatore?-
- Quattrocentocinquanta.-
- A cinquantacinque di media ci vorranno otto ore.- - Diciamo nove, contando le soste.-
- Diciamo. -
La Sgnuffi ascolta distrattamente sdraiata a mo' di Maya sul sedile posteriore.
Sono un po' teso: è la mia prima autostrada statunitense. Sto sulla corsia di destra come faceva il bus della Greyhound e controllo il tachimetro fisso sulle cinquantacinque miglia.
Sulle altre cinque corsie, rade macchine mi sorpassano lentamente. Accelero un po': cinquantotto miglia.
Raggiungo un bus che mantiene la velocità legale, metto la freccia per fare il mio primo sorpasso ma sento un clacson di protesta. Guarda nel retrovisore: a cento metri da me sta arrivando un'auto rossa che dopo mezzo minuto mi raggiunge e mi supera alla folle velocità di sessanta miglia orarie. Rimetto la freccia e sorpasso ma quando cerco di rientrare, cinquanta metri davanti al bus, questi protesta con due colpetti di clacson.
Imparo la prima regola autostradale americana: la tua velocità è cosa tua e della polizia, ma la corsia è sacra.
Resto nella seconda che mi va benissimo, la giornata è serena, fuori fa caldo ma nella Saab è primavera.
Puntiamo su Valdosta che nel nome porta aria di casa mia.
A mezzogiorno affiorano i primi bisogni: la Sgnuffi deve rinfrescarsi e Sciltian e io dobbiamo più volgarmente pisciare. Abbiamo anche appetito. Da quattro ore stiamo correndo, se così si può definire il nostro cauto avanzare, su questa pista per aerei che porta in Florida e abbiamo trovato tre soli distributori di benzina e due rest area di cui non abbiamo saputo valutare il significato perché dalla strada non era visibile alcuna costruzione.
La campagna è piatta, le piante rade e l’erba gialla, si potrebbe essere sulla Mediana di Latina se non fosse per l’esagerata larghezza della strada e per l'assoluta
mancanza di segni dell'inciviltà umana. Alle due siamo quasi a Valdosta, l'appetito 6 diventato fame e Sciltian propone di bagnare l’erba gialla della prateria ma voglio comportarmi da gentiluomo in terra straniera e poi la Sgnuffi sull'erba non riesce proprio a "rinfrescarsi".
Rest Area. Rallento. Solo alberi ma c'è una deviazione e la prendo. Giro intorno ad una collina e mi trovo davanti ad un cottage pitturato di fresco e qua e la', sotto gli alberi, panche e tavoli di legno per picnic. Scendiamo dall'auto: non c'è nessuno. C'è un'aria incantata, da fiaba. Spingo la porta del cottage.
- E' chiuso..- - Papà, c'è scritto pull, vuol dire tirare.-
Sciltian tira e la porta si apre. Entriamo a disagio in una sala con divanetti imbottiti e tavoli di plastica, Varia e' freschissima, una musichetta sembra venire direttamente dalle lucide pareti celesti.
- Nobody at home?- azzardo schiarendomi la voce. E' come dire grazie alla voce automatica che scandisce l’ora esatta al telefono. La Sgnuffi con un gridolino di sollievo corre ad infilare una monetina da venti cent nella porta di una delle toilette sul fondo. Sciltian ed io ce la caviamo con una moneta in due, tenendo il piede fra la porta e lo stipite: l'italianità affiora anche nei migliori ...
I gabinetti sono lindi e profumati. I rubinetti zampillano al passar delle mani nel lavandino e gli asciugatori soffiano un bel getto d'aria secca e bollente.
Sul lato opposto del salone ci sono le ormai note cassettine con dentro hamburger e quarti di pollo. Scegliamo il nostro pranzo e lo infiliamo nei forni a microonde. Ci sediamo e mangiamo in perfetta solitudine.
- Qui non c'è nessuno...- realizza la Sgnuffi con una vaga paura - ... può succedere di tutto...-
- Se non c'è nessuno non succede niente.-
Logica provocativa. Impedisce l'innesco della discussione, la voce di Sciltian che suggerisce:
- Magari ci controllano con la televisione...-
Guardo tutto intorno e scuoto il capo. E' un enigma tutto americano: delinquenza ce n'é più qui che in Europa ma posti come questo non vengono saccheggiati e restano puliti e funzionanti. I moderni vandali gonfi di crack e di eroina quando entrano nelle rest area diventano cittadini perfetti? Invece di sfondare le porte delle toilette a calci, cacare in mezzo al salone, rompere i vetri delle cassettine piene di cibo, rubare i forni a microonde come farebbero da noi, infilano diligenti monetine e badano a non schizzare urina fuori dalle tazze?
Entriamo in Florida. Le auto che ci seguono danno gas e ci sorpassano rombando. Accelero anch'io per simpatia. Sessantacinque miglia orarie e la Sgnuffi mi ricorda con dolcezza che qui per eccesso di velocità si va in galera. Altre auto mi sorpassano: a Roma come i romani, in Florida come i floridiani! Accelero fino a settantacinque miglia, orarie, sorpassando un bus della Greyhound lanciato a sessantacinque: 6 evidente che in Florida la polizia chiude un occhio.
Costeggiamo la grande palude di Okefenokee che noi pronunciamo con stupidi sghignazzi "0 che finocchi" ma in lingua Seminole vuol dire "terra che trema". E' il posto dei grandi caimani ma devo seguire il programma, finché non sarò certo che abbiamo una camera in cui dormire non mi sentirò tranquillo.
Due ore dopo siamo alla periferia di Orlando e il mio navigatore cerca la statale novantadue che a tratti si chiama anche diciassette. E' abbastanza frequente questo tipo di binomia sulle, strade Usa. Ci infiliamo nel petalo sbagliato di uno dei quadrifogli tripli con cui qui si incrociano le autostrade e perdiamo la rotta.
Dopo un disperato girovagare mi fermo sotto un grande cartello a freccia che annuncia MERGE. Ordino al navigatore di trovare la città di Merge sulla carta per sapere dove siamo e fare il punto macchina. Ma sulla carta, Merge non è segnata. Andiamo avanti, a Merge faremo benzina, ci berremo un caffé e chiederemo la strada. Dopo un miglio incontriamo un cartello più grande. WARNING - MERGE. Attenzione Merge. Che vuol dire? Che Merge é città pericolosa?
Il cervello finalmente mi lampeggia: sul mio Commodore 64 "merge" significa mescolare. Su queste strade merge significa che si stanno per mescolare due flussi di traffico diversi. Non esiste una città che si chiami Merge. Dove siamo?
Alla confluenza annunciata un cartello benefattore ci avverte che sotto di noi scorre la Novantadue. Si svolta a destra e via a caccia dell'albergo.
L'Holiday Inn ci appare con la sua tipica insegna verticale: e' una costruzione ampia, di soli due piani. Parcheggio in mezzo a molte auto ed entro con Sciltian per il check-in, la Sgnuffi resta a guardia dei bagagli.
Usciamo dopo pochi minuti con la chiave di una camera, il compito dell'albergo è esaurito. Le stanze sono accessibili solo dall'esterno ed è come avere affittato casa. Attraversiamo un giardino con piscina Jacuzzi a forma di cuore affollata di allegri bagnati e saliamo al primo piano. Su una lunga balconata si affacciano quadroni vetrati e porte numerate: la nostra e' la centocinque. La camera e' grande, perfettamente standard secondo i criteri americani: due vasti letti doppi, moquette dovunque, grande bagno con aspiratore. C'è il problema del quadrone di vetro che da' sulla balconata, non ha persiane ma solo tende che lasciano poco alla privacy quando la luce è accesa, e quando è spenta danno a noi italiani un gran senso di insicurezza. E questo é un altro enigma americano: ci mandano film pieni di violenza ma le loro casette hanno porte di vetro chiuse coi catenaccini che un tempo usavamo nei gabinetti per libero-occupato e finestrone basse assolutamente indifendibili.
Nei film americani capita spesso di vedere che la protagonista inseguita da un maniaco assassino riesce a raggiungere la propria casa, chiude la porta dietro di sé e ... tira il catenaccino! Di solito si appoggia al vetro della porta respirando, misteri delle sceneggiature, di sollievo. Il mostro sfonda il vetro con la mano e gira il catenaccino dando il via ad una seconda sequenza di suspense. Al cinema può essere utile, ma nella vita? Ora anche noi siamo separati dalla balconata che porta alla scala che porta al parcheggio e alla Novantadue da un vetro e una porta chiusa col catenaccino. La Sgnuffi mi si stringe addosso e bisbiglia:
- La Florida e' un posto sicuro?-
- Ma certo! Qui vengono solo bambini e pensionati...- mento per la sua tranquillità.
Sciltian si infila il costume da bagno e corre in giardino per farsi la sua Jacuzzi. Lo sentiamo strillare perché l’acqua e' bollente mentre un colpo di vento fa piegare le palme fino a terra e dal cielo precipitano jacuzzate d'acqua devastanti. Colto sulla balconata mi sembra di fare un tuffo al contrario: e l’acqua che si tuffa su di me, tiepida e violenta: non è pioggia, è lo scarico di un polifemico sciacquone del cielo.
Sciltian torna ridendo e grondante:
- In questo paese è tutto grande, anche la pioggia!- Lo scarico si esaurisce in pochi minuti e splende di nuovo un caldissimo sole. I clienti, esperti, sono rimasti nella Jacuzzi bollente.
Non c'è tramonto. La notte cade davvero, come se qualcuno spegnesse il sole con un interruttore.
Usciamo per andare a cena. La statale corre dritta per decine di chilometri punteggiata da hotel e motel: molti hanno il cartello "No vacancy" a significare che non c'è vacanza di stanze e altri invece reclamizzano i loro prezzi che sono meno della metà di quello che ci han chiesto al momento della prenotazione. Dovrò imparare a scegliere tra la sicurezza della camera e la possibilità di un enorme risparmio. Molti motel offrono stanze a dodici dollari che al cambio del momento fanno ventiquattromila lire: posto per quattro, bagno privato con doccia vasca e acqua calda e televisione a colori. A Roma costa di più l'Ostello della Gioventù con brande in corsia, un bagno puzzolente ogni dodici disgraziati e l'unica acqua calda è quella da bere.
Mangiamo un bisteccone per uno in una steak house (costa come due hamburger da Mc Donald's e torniamo in albergo.
La Novantaduesima è tutta uno scintillare di insegne ma quella verticale dell'Holiday Inn e' distinguibilissima. Parcheggio e saliamo la scala fino alla stanza centocinque. My God! C'è qualcuno in camera nostra! La luce è accesa e attraverso la tenda l’enorme culo bianco e lentigginoso di un irlandese dal pelo rosso che si sta levando le calze (gli irlandesi si riconoscono anche da dietro .... ). Blocco la Sgnuffi che vuole irrompere nella stanza e mi affaccio dalla balconata sperando di vedere qualche inserviente dell'albergo a cui chiedere aiuto. La Jacuzzi in giardino e' ovale. La indico a Sciltian che si gratta la testa:
- L'hanno cambiata. Prima era a forma di cuore...-
Questi americani fan miracoli ma a tutto c'è un limite: è più probabile che abbiamo sbagliato hotel.
- Non è il nostro albergo. E' solo uno uguale.-
Torniamo in macchina con un'angoscia sottile: io, lettore e scrittore di fantascienza, almanacco sui mondi paralleli. Se il vuoto è un oceano di particelle virtuali, se anche le traiettorie meno probabili degli elettroni intorno ai nuclei coesistono con quelle più consuete, allora anche la nostra vita è solo una delle molte possibili e si può passare da una all'altra con un piccolo movimento psicologico. Magari mentre tagliavo la bisteccona alla steak house mi sono spostato in un universo parallelo dove tutto è uguale al precedente meno la nostra prenotazione della stanza 105 all'Holiday Inn...
I miei pensieri si infrangono contro una seconda insegna verticale che annuncia in modo identico che stiamo arrivando ad un secondo Holiday Inn. E in questo nella stanza 105 ci sono soltanto le nostre valigie. Passando davanti alla 104 vedo uno scarafaggio rossomarrone di lunghezza atlantinea che mi saluta agitando le lunghissime antenne.
Passeremo tre notti in questo albergo e lui sarà lì tutte e tre le sere a rassicurarmi che siamo nell'universo giusto: sarà lo stesso che ho salvato ad Atlanta?
Sono troppo stanco per pensare e domattina dobbiamo affrontare Disneyworld.

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