Letture Varie

Nessuna storia é a lieto fine ma è bella lo stesso se si smette di raccontarla in tempo.
(dedicato alle mie donne: Mara, Amarilli, Melissa e Clarissa.)

CAPITOLO I

IL CASO E LA NECESSITA'
Statua della Liberta'- A scuola ho studiato francese e tedesco. -
L'ho dovuto dire sempre più spesso negli ultimi mesi perché il cinema italiano é in crisi.
A memoria mia é sempre stato in crisi ma stavolta sembra grave. Siamo a metà degli anni Ottanta, secolo ventesimo ovviamente: il western spaghetti é morto, la commedia all'italiana non tira più e la televisione imperversa vista da tutti e scritta da nessuno. E io scrivo per mangiare. Anche il mio agente deve mangiare e mi cerca datori di lavoro americani.
Decine di attori, registi, operatori, scenografi e produttori in cerca di fortuna fanno i pendolari Roma-Los Angeles. Chi non parla inglese finge di capirlo per non cambiar mestiere.
Per i registi è facile: imparano a dire "go", "close up", "fuck off", "intercourse" e poi chiamano il daily coach, un bilingue che gli fa godere l'americano.
Per tecnici e maestranze è un problema di cibo ma ormai anche a Beverly Hills si mangiano discreti spaghetti all'amatriciana.
Per gli attori è un po' più duro: per ficcarsi in testa battute straniere devono violentarsi il birignao.
Il mio amico Pigozzi, un precursore che si fa chiamare da sempre Alan Collins, mi ha detto che nei primi tempi del suo english acting oltre alle proprie battute doveva mandare a mente le ultime parole di quelle dei colleghi per sapere quando "attaccare". Un giorno, dovendo "entrare" dopo un "ready" con un "up yours!", stava con le orecchie ben aperte per non lasciare silenzi morti che avrebbero tolto verità alla scena, quando un senatore in visita agli studios disse una frase ai microfoni della TV finendo proprio con la parola "ready". Per riflesso condizionato Alan Collins sparò il suo "up yours!" applaudito da sette milioni di spettatori.
I nostri attori sono abituati da anni a petare inglese, con accento siculciociarnapoletano perché tanto sono doppiati sia in inglese che in italiano.
A Cinecittà e dintorni non c'è più film, tranne qualche commediola pecoreccia, che non venga girato in inglese per via delle labiali: i mercati internazionali non sopportano labbra dicenti "marmellata" mentre le orecchie sentono "jam".
Uno dei nostri grandi attori giurò pubblicamente negli anni Settanta che non avrebbe mai pronunciato sul set una sola parola inglese e per mantener fede alla promessa recita ora in silenzio, muovendo le labbra secondo le sillabe americane e va benissimo lo stesso.
Le sceneggiature si scrivono ancora in italiano e son tradotte prima di andare sul set, ma ci vanno sempre più di rado e noi autori dobbiamo cercare produttori americani e, ahimè, loro vogliono copioni in inglese.
Ho provato a far tradurre a spese mie la sceneggiatura di Stradivari e ho pagato trentamila lire a pagina per la certezza di una traduzione corretta e il sospetto che il copione fosse morto come l'italiano del liceo classico.
Mi diceva mia madre nei tempi beati dell'adolescenza, ignorando il mio grande amore per una compagna di scuola, che le cose ben fatte son quelle che si fanno da soli.
Ma io, da solo, sceneggiature e dialoghi, soprattutto dialoghi, li potrò scrivere mai in inglese?
- Mai!- mi conferma categorico il direttore della Panvista English School fissandomi la rètina - Neanche vivendo a Los Angeles per dieci anni. E le dimostro subito il perché. Vede quelle signore?- m’indica due piacenti femmine impellicciate visone selvaggio che lo stanno attendendo davanti alla sua scrivania- Lei direbbe ad alta voce "cazzo"?-
- A freddo? -
- Adesso. Senza motivo. Forte, che la sentano le signore.-
- Senza motivo no.-
- Benissimo. Adesso io le dico che in America cazzo si dice prick. Dica ad alta voce "prick".-
Esclamo con forza:
- Prick!- Le due signore mi danno un'occhiata annoiata e il direttore esulta:
- Ecco vede? Lei sa che prick vuol dire cazzo. Lo sa il suo cervello superficiale ma il suo cervello profondo non lo sa e quindi la parola prick non solleva in lei assolutamente niente. Per lei non ha colore, capisce? E non ce l'avrà mai. Il cervello profondo non recepisce più i colori delle parole dopo gli undici anni.-
- Un'altra cosa non avevo recepito.-
- Ossia?-
- Che quelle due signore sapessero l'inglese.-
- Of course che lo sanno- ride il direttore- sono mia moglie e mia figlia. Due autentiche Wasp: entrambe nate a Boston.-
- Don't say bullshit, dad!- gorgheggia uno dei due visoni.
- E senza i colori del cazzo non posso scrivere dialoghi, vero?- urlo forte e chiaro. I due visoni sorridono e il direttore annuisce vigoroso come un bisonte.
Per aumentare la mia disperazione Carlo Ponti ha preso l'abitudine di sogghignare ogni volta che mi firma modesti assegni in lirette e me li sventola sotto il naso con finta aria dispiaciuta sospirando che se fossi nato in California mi darebbe dieci volte di più e in bei dollaroni sonanti.
Poiché ho famiglia e sono piemontese, non mi abbandono al pessimismo e mi iscrivo al corso intensivo della Panvista English School insieme alla mia bionda metà: venti giorni di full immersion con professori e video dalla mattina alla sera.
Non andrà nel cervello profondo ma qualcosa da qualche parte va perché riesco a chiedere centomila dollari a un ebreo californiano di Fresno che vuol far scrivere a me e a Ezio Pizzi una storia sull'attentato subìto da Giovanni Paolo II.
Ezio ha avuto la fortuna di essere stato prigioniero di guerra degli Yankee e di avere poi sposato una bella Elena di Milwaukee. Da una prigione all'altra, per lui la lingua dei carcerieri non ha più segreti.
Il produttore di Fresno ride e mi risponde, masticando inglese e sigaro, con una manata sulle cosce. Ho imparato a dire "one hundred thousand dollars" ma non a capire le risposte. Guardo il sigaro masticato: forse avrà parlato in yiddish...
Sto per scendere di ventimila dollari ma il collega bilingue mi ferma in tempo:
- Dice che è troppo poco.-
Guardo ammirato l'americano: in trent'anni di carriera, "troppo poco" non me l'ha mai detto nessuno. Alla faccia di tutte le storielle sugli ebrei e sul loro attaccamento al denaro: bisogna proprio impararlo 'sto prick di inglese!
Mi viene in soccorso morale il direttore della Panvista English School complimentandosi per i miei progressi e raccontandomi che Conrad imparò l'inglese a quarant'anni eppure riuscì a scrivere i suoi famosi romanzi. Fiorisce un sorriso sulle mie labbra ma lui me lo recide subito:
- Non dialoghi parlati però! E l'inglese d'America cambia da posto a posto e di mese in mese!-
- Pazienza. Scriverò i dialoghi in italiano e me li farò tradurre.-
Il direttore sorride da muovere le orecchie: ho trovato un aspirante collaboratore. Mi prende sottobraccio per nuovi consigli affettuosi:
- Devi andare un po' negli States. Non in albergo come un turista, devi andare in casa di amici, parlare, parlare, stare sempre in mezzo agli americani.-
Lo guardo fisso e si mette una mano sul cuore: non ha più casa a Boston. Mi metto la mano sul cuore anch'io: non ho amici americani.
Sembra che non ci sia soluzione.

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