Le Commedie

L'America non è mai stata scoperta. Si può dire, al più, che sia stata individuata.
Facendo nostra, quest’opinione di Oscar Wilde, cerchiamo di dare qualche altro elemento di individuazione. Senz’impegno, per carità.
America è western o gangster. Colpa del cinema, della letteratura, del luogo comune.
E gangster è proibizionismo, anni Venti, Chicago, Al Capone. Sono anche gli anni del "jass" che proprio a Chicago perde l’oscenità di origine e diventa "jazz" per non disturbare troppo le orecchie dei benpensanti del Loop.
Musica, donne, liquori e gioco: i quattro punti cardinali di quegli anni ruggenti visti nella prospettiva di Joe Fiaschetti, italiano nato a Brooklyn e piovuto con un fiume di birra nel centro di Little Italy di Chicago.
Joe Fiaschetti è un clandestino nato, nel senso che è figlio emigranti clandestini, legalmente inesistente per quella che lui sente essere la "sua" terra. E la sente "sua" alla maniera italo-americana degli abitanti degli slum estremamente bisognosi di miti fatti su misura.
Al Capone è fatto su misura. Anche lui arriva da New York con le toppe al sedere e in pochi anni è padrone di Chicago.
Un personaggio che fa sognare Joe Fiaschetti e poiché Joe è buono tinteggia di bontà anche il suo personalissimo mito di Al Capone e qualunque cosa il gangster faccia non potrà mai cambiare il giudizio di Joe: Al è un buono ma è mal contornato.
Cosi spesso pensa la povera gente di chi le sta tirando il collo.
Questa l’epoca e l'ambiente del nostro spettacolo.
Le avventure e le disavventure di Joe Fiaschetti ci faranno da filo conduttore, ma la nostra non sarà una vera e propria "storia", bensì un susseguirsi di episodi e di quadri musicali di quello strano periodo storico di Chicago in cui potere civico, polizia e banditi da strada strinsero un patto di mutua alleanza.
Cosa che, come è notissimo a tutti, non si è mai più verificata né in America né in Europa.

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