Labirinto

Si sfila la camicetta e resta a seno nudo. Poi si leva la gonna e il collant.
 
E' bellissima, bionda, ritta sul parapetto di un ponte sul Tamigi. I passanti la guardano appena, con indifferenza inglese. Un bobby corre verso di lei agitando il bastone bianco ma non fa in tempo.
 
La biondissima si tuffa nel fiume con un perfetto volo ad angelo: sul parapetto, accanto, ai suoi vestiti c'è una busta indirizzata a qualcuno.
 
La faccia di Blair campeggia magra e triste sui cartelli che il corteo di pacifisti agita passando davanti al numero 10 di Downing Street. Alcuni poliziotti scortano il corteo come cani da pastore.
 
Sul marciapiede di fronte c'è Lloyd, giovanile, elegante, con un gran mazzo di rose. Uno degli agenti lo guarda con sospetto e Lloyd gli sorride accattivante.
 
Suona il telefono nella cassetta rossa riservata alla polizia e l’agente risponde. Scruta Lloyd annuendo. Riappende e gli si avvicina:
 
- Lei aspetta una donna bionda per le cinque?-
 
Lloyd guarda l’orologio e annuisce sospirando: sono le cinque e venti, forse non verrA. Fa per andarsene ma Vagente lo ferma: aspetti, qualcuno verrà.
 
Arriva infatti un'auto della polizia a sirena spiegata. Frena davanti a Lloyd.
 
Lloyd annuisce. Gli agenti saltan giù e lo afferrano per le braccia: la bionda non verrà più, si è suicidata un quarto d'ora prima. Gli buttano le rose in un cesto di rifiuti: quei fiori non sono più adatti alla circostanza.
 
L'ispettore Baxter di Scotland Yard mostra a Lloyd la busta trovata sul parapetto del ponte. E' indirizzata "All'uomo che mi aspetta alle cinque a Downing Street."
 
Dentro ci sono poche parole: preferisco morire a modo mio.
 
Lloyd giura di aver rimorchiato la bionda in mattinata, di avere avuto quell'appuntamento ma di non sapere neppure il suo nome. Ovviamente non gli credono e lo chiudono in cella nell'attesa che i sommozzatori trovino il corpo della donna nel Tamigi.
 
Nella cuccetta alta c'è un maniaco della masturbazione, in continua attività sotto la coperta, con riviste pornografiche dappertutto. Lloyd ne prende una e nella pagina delle news c'è una foto della sua bionda, elegantemente vestita. Una didascalia la presenta come Mary Morgan, la nipote del famoso gangster Joe Gambino morto ammazzato pochi mesi prima e probabile erede della sua immensa fortuna, anche se nessuno sa il numero esatto dei milioni di dollari.
 
L'ispettore Baxter butta la rivista in un cestino: Mary Morgan è viva e vegeta e sta partendo per le Hawai’i.
 
- Adesso, devi vuotare il sacco, amico. -
 
- Non avete trovato i1 cadavere, perché non può essere Mary Morgan?-
 
- I ricchi si buttano raramente nel Tamigi. - Irrompe un agente ansante:
 
- Ispettore, i sommozzatori han trovato il corpo.-
 
E' il corpo di una donna bruna grassa e sfatta. I sommozzatori si stanno levando le mute. Baxter alza gli occhi Lloyd che sbuffa irritato: e lui avrebbe aspettato quella con un mazzo di rose?
 
Baxter gli volta la schiena seccato e Lloyd ne approfitta per buttarsi nel fiume e sparire sott'acqua.
 
Baxter grida. I sommozzatori si rimettono le mute.
 
Ma Lloyd si è aggrappato alla poppa di una chiatta ed è già lontano.
 
C'è un volo per Honolulu, via San Francisco. Mary Morgan sale in prima classe con alcuni accompagnatori.
 
Lloyd, coi vestiti che gli si sono asciugati addosso, la tieen d’occhio e fa il biglietto di turistica per Honolulu, con una certa ansia perché vede un brutto movimento di agenti nella hall.
 
All'aeroporto di Honolulu, Lloyd cerca di avvicinare Mary ma viene bloccato dalle sue guardie del corpo: miss Morgan non ama i seccatori.
 
Gli infilano al collo una lei di tuberose ma Lloyd non perde di vista Mary Morgan che sta salendo su una Rolls. Chiama un taxi e si mette nella scia. La Rolls si ferma davanti ad un lussuoso hotel sulla sabbia di Waikiki e il tassista, guardando il dollaro di mancia, sconsiglia a Lloyd di prendere alloggio lì: troppo caro per lui.
 
Lloyd chiede di miss Morgan al bureau e gli dicono con un sorriso che è atteso al terzo piano.
 
Atteso? L’han certo scambiato per qualcun altro ma Lloyd approfitta dell’errore.
 
Un maggiordomo lo guida lungo il corridoio e lo conduce nel salotto di una lussuosa suite. Un minuto dopo Mary si affaccia , gocciolante d'acqua per la doccia, e gli dà un'occhiata di assoluta indifferenza:
 
- Okay. Può andare. - dice al maggiordomo e sparisce.
 
- Andare dove?-
 
- La signorina si riferiva alla divisa. -
 
Lloyd capisce quando lo vestono da autista e la divisa gli sta perfettamente.
 
- Scendi in garage e porta la limo gialla davanti all'ingresso. Quella gialla. Mister Morgan è molto pignolo su queste cose. -
- C'è un mister Morgan?-- Il padre della signorina. -
 
Un uomo elegante, coi capelli bianchi, bussa ad una delle porte della suite:
 
- Mary, ti aspetto al bar. -
- Faccio in un minuto, papino.- risponde da dentro la voce di Mary in parte soffocata dal peso del corpo nudo dell'uomo di colore che le sta sopra. L'illusione dell'amplesso è breve. Mary trascina il corpo inerte dell'uomo verso una vasca da bagno colma d'acqua e lo immerge. Subito la pelle comincia a stingere e Mary sorride soddisfatta.
 
- Andiamo ad Hanauma Bay.- gli ordina Morgan, sedendosi con la figlia sui sedili posteriori della limo gialla. Lloyd li controlla attraverso lo specchietto:
 
- Non sono del posto, signore.-
 
- Dritto, poi prendi per Diamond Head-.
 
Hanauma Bay è un posto stupendo: l'antico cratere vulcanico invaso dal mare sembra uno smeraldo incastonato in un mondo di zaffiro.
 
Lloyd ammira il panorama dall'alto dopo aver parcheggiato la limo in uno dei piazzali e tenendo d'occhio Mary che nuota in quel verde profondo, cento metri più in basso.
 
La sirena della polizia distrugge l’incanto. Alcune persone corrono verso il ciglio opposto dello strapiombo. Una limousine gialla è cascata di sotto e sta bruciando.
 
Il corpo dell'autista, senza vita, viene caricato su una barella. Gli stendono sopra un telo. Lo portano su. Un braccio del morto ciondola fuori dalla barella e Lloyd riconosce con sgomento una manica della sua giacca. Solleva il telo, ma il morto ha la faccia bruciata.
 
- Lei lo conosce?- gli chiede un agente. Lloyd scuote il capo e il poliziotto fruga il cadavere. Trova un passaporto bruciacchiato e legge:
 
- Lloyd Smith.-
 
Lloyd corre là dove ha parcheggiato la limo ma l’auto non c’è più. Si leva il cappello da autista per grattarsi ma qualcuno ne approfitta per colpirlo alla nuca.
 
Una sensazione di rosso. Lloyd apre gli occhi e si guarda intorno confuso. La faccia di un cameriere si china su di lui con un vassoio della colazione. Lloyd si porta una mano sulla nuca dolorante.
 
- Il signore si sente meglio? – si informa premuroso il cameriere posando il vassoio su un tavolino di servizio.
Lloyd annuisce e si passa le mani stupito sul raso del pigiama che indossa, e poi sulle lenzuola di seta nera del letto. C’è una donna nel suo letto, che gli dà la schiena.
 
Il cameriere ha aperto i tendaggi della finestra e Lloyd si alza e la spalanca per respirare aria fresca e snebbiare la mente. Si blocca a metà respiro, sgranando gli occhi: davanti a lui ci sono i grandi caffè di Via Veneto, a Roma!
 
Alle sue spalle una voce di donna assonnata gli chiede se nel tè vuole le solite due zollette di zucchero. Lloyd si volta come morso da un cobra: con le zollette in mano, seduta sul letto, Mary Morgan lo sta guardando con aria interrogativa.
 
Lloyd si precipita verso di lei per afferrarle il polso e rovescia il vassoio della colazione. Il cameriere indietreggia spaventato.
 
- Ma sei impazzito?- strilla Mary sgrullando via zollette e biscotti e scostando le lenzuola bagnate di tè.
Lloyd cerca di parlare ma la voce lo tradisce per due volte uscendogli in falsetto.
 
Quella là fuori è l'Italia: chi, come e perché ce l'ha portato? Chi l'ha colpito in testa ad Honolulu? Perché s'è buttata nel Tamigi dopo essersi fatta rimorchiare? E che ci fa adesso a letto con lui?!
 
Il cameriere sta asciugando pazientemente il tè e gli lancia un’occhiata critica. Mary si gonfia di rabbia e invece di rispondere lo assale: se crede di fingersi pazzo per sfuggire alle sue responsabilità , si sbaglia di grosso!
 
Lloyd si stringe la testa fra le mani.
 
- Una domanda per volta. Primo: perché sono a Roma?-
 
Mary è proprio arrabbiata perché gli scaraventa addosso il vassoio:
 
- Tu hai voluto venire, porco! E adesso so perché!-
 
- Allora dimmelo. -
Lloyd si costringe ad una gelida calma mentre il cameriere asciuga il tè tutt'intorno.
 
Mary sembra sul punto di piangere: non è un marito, è un sadico maiale!
 
- Marito di chi?-
 
Mary cerca qualcosa da tirargli addosso. Il cameriere ritiene di intervenire:
 
- Se la signora mi permette. Il signor Morgan ha avuto un risveglio piuttosto brusco...-
 
- Dov'è il signor Morgan?- si informa Lloyd.
 
- Smettila di fare il pazzo! Tanto non attacca! Tu, tu sei lo stramaledetto signor Morgan!-
 
Lloyd vede un passaporto sul comodino e lo apre: c'è la sua foto e lo spiattella davanti agli occhi del cameriere:
 
-Legga!-
 
Il cameriere obbedisce paziente: Lloyd Morgan.
 
Lloyd guarda il passaporto. C'è scritto Lloyd Morgan. Gli vien voglia di scappare e il cameriere gli fa notare che anche un miliardario non può uscire in pigiama.
 
Lloyd se lo strappa di dosso e si infila il vestito che il cameriere gli porge, minacciando oscure vendette contro quel complotto.
 
Corre giù nella hall e afferra per la giacca quello del bureau che lo saluta con un "good morning, mister Morgan". Lo scuote e gli ordina di dirgli quando e come è entrato in quell'albergo. L'impiegato balbetta spaventato che è arrivato la sera prima, insieme alla sua signora, un po' brillo, tanto che ci volevano due uomini per tenerlo in piedi.
 
Il padre di Mary attraversa la hall. Lloyd molla l'impiegato e va a prenderlo per un braccio: perché sua figlia ha inscenato tutta questa assurda commedia?
 
- Ma chi è quest'energumeno?- protesta l'uomo dai capelli bianchi mentre accorrono due inservienti dell'hotel per calmare Lloyd che continua a scuotere il vecchio.
 
- Io non ho figlie, signore. -
- Senta, mister Morgan...-
 
- Mister Bradbury, prego. Io mi chiamo John Bradbury. Evidentemente lei sbaglia persona. -
 
Lloyd rinuncia. Esce dall’Excelsior di via veneto a Roma, tenendosi una mano sulla nuca.
 
- Questi miliardari hanno la testa rovinata dagli stravizi. - commenta saggiamente mister Bradbury.
 
Lloyd entra nella prima banca che vede. Il cassiere lo guarda con un sorriso professionale. Lloyd gli ha dato il passaporto e una carta di credito.
 
- Posso riscuotere?-
 
- Ma certo, signor Morgan. Questa è una carta VIP senza limiti di prelievo. -
 
- Ah sì? Allora voglio un milione di dollari. -
 
Il cassiere sorride imbarazzato: vorrà certamente scherzare. Non hanno una cifra simile in cassa.
 
- Va bene. Allora centomila. Centomila dollari.-
 
Alla sera quando Lloyd torna in hotel è seguito da una fila di fattorini carichi di pacchi e pacchetti. E' su di giri, eccitato. Gli hanno dato centomila dollari e li ha spesi tutti!
 
Il personale dell'hotel si inchina deferente e Mary gli va incontro nella hall con aria severa:
 
- Smettila di fare il buffone. In pubblico dobbiamo sembrare uniti.-
- Ma certo tesoro. Anzi, ti ho comprato un brillantino da sei carati. Dev'essere in uno di quei pacchi là...-
 
- Tu hai di nuovo bevuto. - gli sibila Mary.
 
- Vero. Ho bevuto. Tu vuoi darmela a bere e io ho bevuto. Contenta, cara?-
 
Mi tardi, in camera, Lloyd guarda Mary che si spoglia con sapiente lentezza. Quando si infila sotto le lenzuola, è pronto a ficcarcisi anche lui ma si trova isolato dal corpo di lei: il lenzuolo matrimoniale è cucito al centro impedendo il contatto.
 
- Eh no!- sbotta Lloyd- Tu sei mia moglie e adesso scopi!-
 
Mary lo colpisce a tradimento con una ginocchiata e Lloyd va a rotolare sul tappeto tenendosi l’inguine e mugolando di dolore.
 
- Comoda la farsa dell’amnesia, vero? Ma io non posso dimenticare Giovanna! Vai da lei se vuoi scopare!-
 
Lloyd scende nella hall e annega la confusione nel whisky, appollaiato su uno degli sgabelli del bar deserto. E' ubriaco e si sfoga col barista che lo ascolta perché è pagato per questo.
 
Entra una rossa, come un turbine, e lo colpisce con una borsettata alla nuca:
 
- Brutto cafone stronzo! Approfitti che sono una signora e non ti mando a fare in culo? Mi fai aspettare come una puttana sul marciapiede? e tu passi la notte a riempirti d'alcool come un maiale? Se mi vuoi scaricare basta dirlo, carino, non sei mica l'unico miliardario al mondo, sai!-
Lloyd si protegge la nuca e le punta un dito contro, rassegnato:
 
- Tu sei Giovanna.- indovina.
 
- Sì, Giovanna. E guardami bene perché è l’ultima volta che mi vedi!- la borsettata colpisce il bicchiere dal basso mandandogli il whisky negli occhi. Loyd urla, accecato.
 
- Beato lei, mister Morgan, che può far aspettare dei pezzi di donna cosi!- gli sussurra invidioso il barista.
 
Mary dorme stesa sopra le coperte, con indosso un pesante pigiama di seta.
 
Due uomini entrano dalla finestra, aiutandosi con una corda e balzano su di lei, imbavagliandola.
 
Lloyd spalanca la porta con un calcio. E' completamente ubriaco. Vede il trambusto sul letto e ci si tuffa:
 
- Pistaaa! Io sono il maritooo!- Sente Mary che urla:
 
- Philip, attento!- e poi più nulla perché uno dei due aggressori lo colpisce alla nuca con un colpo di karate.
 
Sensazione di rosso. Lloyd apre gli occhi a fatica: a due centimetri dalle sue pupille c'è il bagliore micidiale di un ferro incandescente. Lloyd urla scoprendo di avere le mani legate dietro la schiena. Sfocati nel rosso e nella penombra di una cantina, i volti satanici dei due aggressori.
 
- Qual è il numero?- gli chiede minaccioso quello col ferro rovente in pugno, pronto a conficcarglielo in un occhio.
 
- Diglielo, caro!-
La voce accorata di Mary gli fa volgere la testa da quella parte. Mary, in pigiama, è legata ad una botte e lo guarda supplichevole.
 
Lloyd urla: lui non è Morgan e non sa niente di niente. L'uomo col ferro rovente annuisce, abbassando l’arma:
 
- Lo sappiamo che non sei Morgan.-
 
Lloyd sospira di sollievo: finalmente. Ma il ferro torna minaccioso vicino ai suoi occhi:
 
- Tu sei quel porco bastardo di Philip!- ruggisce minacciosissimo l’aguzzino e Lloyd sente lo stomaco contrarsi d'angoscia.
 
- Chi è Philip?- balbetta. Il ferro rovente gli tocca il petto e Lloyd urla come una bestia.
 
- Philip, caro - geme Mary- questi sono Rik e Herman, è inutile mentire!-
 
- Maledetta schifosa, sei tu che ti inventi questi incubi!-
 
Il ferro rovente si sposta ora verso la faccia terrorizzata di Mary.
 
- Chi ha ucciso Gordon?- chiede Herman.
 
- E' stato lui, Philip...- risponde tremando la donna- e forse ha ucciso anche mio cugino, il vero Lloyd Morgan.-
 
Il ferro rovente torna a piantarsi nel petto di Lloyd che spalanca la bocca e sviene, crollando sul pavimento.
 
I due aguzzini lo guardano con disprezzo, poi Herman dice a Mary:
 
- Quando rinviene convincilo a spifferare tutto. Ha ammazzato Gordon e dovremo ucciderlo. Ma se collabora gli spareremo un buon colpo di pistola in testa e tutto finirà subito. E tu non fare la furba altrimenti farai la stessa fine.-
 
I due se ne vanno chiudendo la pesante porta a chiave. Mary chiama Lloyd con grande tenerezza e l'uomo torna in sé sussurrandole insulti brucianti.
 
Mary conviene sulla giustezza della sua indignazione e lo prega di avvicinarsi a lei e cercare di liberarla rodendo coi denti la corda che la serra alla botte, intanto lei gli spiegherà la situazione.
 
Lloyd non vorrebbe obbedire ma il ricordo dei due aguzzini lo convince ad affrettarsi Mentre lui rosicchia la corda, Mary parla: tutto è cominciato con la morte di suo zio, il famoso gangster Joe Gambino. La sua immensa fortuna è depositata su un conto segreto in una banca di Ginevra, in Svizzera. Per riscuotere bisogna sapere il numero del conto e, a quanto pare, il vecchio Joe è morto senza dirlo a nessuno. Gli eredi naturali sono soltanto due: lei e un suo cugino londinese che non ha mai veduto e che si chiama Lloyd Morgan. Ma quelli che si credono in diritto di ereditare la fortuna del gangster sono assai di più, praticamente tutta la gang che si è divisa in due gruppi in lotta fra di loro.
 
La corda cede. Lloyd sputa canapa disgustato mentre Mary si spoglia, rovescia il pigiama che diventa un abito da sera e si mette lenti verdi negli occhi. Da una tasca prende una parrucca scura e se la calca sul capo.
 
Lloyd guarda allibito quel cambiamento che ora Mary perfeziona con un colpo di cipria scura sul viso.
 
- Che fai adesso?-
- Divento Virginia. In bruno mi conoscono come una del gruppo di Chicago.-
 
Lloyd rinuncia e si volta porgendole i. polsi legati dietro la schiena per essere liberato. Ma Mary non ci. pensa proprio e si allontana da lui cercando qualcosa in cui specchiarsi per controllare la sua metamorfosi.
 
Lloyd la segue camminando all'indietro ma si sente la chiave girare
 
Mary dice in fretta a Loyd:
 
- Se vuoi salvarti devi dire che sei Gerard, il fratello di Gordon. Loro non lo conoscono. Quelli di Chicago usano un codice per riconoscersi e loro non sanno nemmeno quello. Basta che rispondi cose senza senso. Al resto penso io. -
Mary si ritira nell'ombra mentre Rik ed Herman scendono la scala della cantina e poi sgattaiola verso l’uscita mentre i due gangster imprecano davanti alla botte e alla corda spezzata. Uno dei due afferra Lloyd e lo solleva furibondo: adesso gli schiaccerà quella sua testa di cazzo come se fosse una noce.
 
Qualcuno batte colpi convenzionali sulla porta della cantina. Rik va a vedere, pistola in pugno.
 
- Sono io, Virginia.- dice Mary bruna, sgranando i suoi nuovi occhi verdi. La fanno entrare bestemmiando contro la fuga di Mary, ben decisi a far fuori Lloyd che supplica:
 
- Basta! Non so più niente. Ho la testa dome un pallone. - Mary afferra la mano di Rik abbassandogli la pistola:
 
- I pesci hanno otto gambe. -
Lloyd guarda Mary disperato e continua in follia:
 
- Non si può navigare senza l’ombrello. -
- E' il nostro codice segreto. Chi sei?-
 
Lloyd chiude gli occhi rassegnato e ammette:
 
- Sono Gerard.-
- Il fratello di Gordon!-
 
Esclamazioni di sorpresa generale e Mary dh le spiegazioni che dovrebbe dare Lloyd che così può limitarsi ad annuire:
 
- Philip ha ucciso tuo fratello e tu hai ammazzato lui e ne hai preso il posto a fianco di Mary Morgan, vero?-
- Vero.-
 
Mary si volge verso Rik ed Herman, ancora perplessi: che aspettano a slegare Gerard e a dargli qualcosa da bere? Ha sopportato anche la tortura pur di non tradirsi davanti a Mary!
 
Rik libera Lloyd ed Herman gli stappa una birra coi denti.
 
- Qual'è il tuo piano, adesso?- gli chiede dandogli la bottiglia. Lloyd beve per prendere tempo. Ha bisogno di tanto tempo e non si stacca mai dalla bottiglia diventando paonazzo. Mary interviene ancora:
 
- Ovviamente starai con Mary finché non scopri se sa il numero del conto.-
 
-Ovviamente.- rigurgita birra e aria il povero Lloyd completamente rimbambito.
 
- Già, ma e Biggle?- chiede pensoso Rik.
 
- E Biggle?- ripete disperato Lloyd guardando Mary che si stringe nelle spalle: finché Biggle non scopre quello che è successo a Philip, Gerard non corre pericoli.
 
Lloyd annuisce convinto: assolutamente ovvio e ora è meglio che torni in hotel. Dirà a Mary di essere riuscito a fuggire anche lui.
 
Felice, tenendosi lo stomaco ustionato, Lloyd esce da quella maledetta cantina e saluta cordialmente i suoi due aguzzini. Un attimo dopo crepitano i mitra: da un'auto scendono due killer che falciano Rik ed Herman. Afferrano Mary per i riccioli bruni e resta loro in mano la parrucca. Lacrime rigano di chiaro la cipria scura del volto della donna.
 
Mary viene buttata ai piedi di Biggle: una montagna di carne di duecento chili masticante un cosciotto l’agnello.
 
- Così ti eri messa con Rik ed Herman.-
 
- No. Altrimenti perché mi sarei travestita? Loro mi credevano una del gruppo di Chicago.-
 
- Interessante. E perché?-
 
- Volevo sapere se avevano trovato il cugino di Londra e se lui sapeva il numero...-
 
- Poi saresti subito venuta a dirlo a zio Biggle, vero?-
 
Mary annuisce. Biggle le tende il cosciotto di abbacchio e la donna ne stacca un morso senza alzarsi dal pavimento. Biggle le gratta la testa con le dita unte, come se fosse un cane.
 
- Puoi alzarti. La prossima volta ti farò stendere per sempre. Sai, ho parlato col cuginetto inglese e lui dice che il numero puoi saperlo solo tu perché il vecchio Joe voleva bene solo a te.-
 
- Se lo sapessi non starei a Roma a farmi massacrare!-
 
Biggle mastica un buon boccone poi annuisce. Vuole avere fiducia in lei, per ora può andare ma non cerchi mai di fregarlo altrimenti la cambierà in una povera storpia costretta a chiedere l’elemosina agli angoli delle strade.
 
Mary torna in hotel che ancora trema di paura e racconta a Lloyd quello che è successo: aveva ragione Bradbury, non ce la farà mai contro quella gente!
 
Lloyd la stacca da sé: Bradbury è quello che recitava la parte di suo padre? Mary annuisce: è un detective privato a cui aveva dato l’incarico di trovare il cugino Lloyd Morgan che dalla morte di zio Joe è scomparso nel nulla. Ma il buon Bradbury non ci riuscì e così quando lui le si presentò per strada come Lloyd Smith le sembrò un segno del destino. Lloyd non è un nome tanto comune e se avessero pensato che lei aveva sposato il cugino forse qualcosa si sarebbe mosso.
 
- E tutti quei Gerard, Philip, Gordon?-
 
- Gordon partì subito per Londra alla morte di zio Joe per cercare Lloyd Morgan e chissà che non l'abbia trovato e magari ucciso. Philip era un uomo di Biggle, anche lui cercava Lloyd Morgan e si è scontrato con Gordon e lo ha ammazzato. Poi qualcuno ha ucciso Philip e me 1'ha messo in camera mia nell'hotel di Honolulu, tinto di scuro non so perché. Allora abbiamo deciso, io e Bradbury, di far finta che eri morto tu al suo posto. –
- Ma perché?-
 
Mary alza le spalle:
 
- Bradbury dice che quando non si sa dove e chi colpire bisogna dare dei colpi al buio sperando che qualcuno si tradisca. Se mio zio Joe ha detto a qualcuno il numero di quel conto deve saltar fuori.-
- Senti, ma tuo zio Joe era in buoni rapporti con quel tuo cugino londinese?-
 
- Buoni rapporti? Credo che non l’abbia mai visto. Neanch'io 1'ho mai visto.-
 
- Ah. Figuriamoci allora se gli ha dato quel numero. C'è una sola persona che può saperlo: tu.-
Mary sospira: anche Biggle la pensa cosi, peccato che lei invece non lo sappia.
 
- Forse lo sai e non sai di saperlo. Magari 1'ha lasciato scritto da qualche parte.-
- Zio Joe non sapeva scrivere. Davvero, non ha mai imparato.-
 
- Cosa ha fatto per te? –
 
- Tutto. Mia madre morì di parto, mio padre se ne andò che avevo un anno. Lo zio Joe mi ha pagato il collegio, gli alberghi, i viaggi, i gioielli, la macchina... e i vestiti! Aveva un debole per i vestiti. Me ne avrà regalati mille, tanti che non ho mai potuto metterli tutti.-
 
Lloyd fa schioccare le dita: potrebbe esserci un biglietto in uno di quei vestiti. Dove sono?
 
Mary alza le spalle: quelli che non ha mai messo li ha lasciati un po' qui un po' là nelle varie ville che Joe aveva negli Stati Uniti e che sono state tutte sequestrate dalla polizia. Molti sono rimasti nella casa di Ginevra, l'unico posto dove la polizia americana non è arrivata.
 
- Allora è là che devi cercare. -
Mary lo guarda fiduciosa: sì, forse ha ragione. E' stanca e stressata, ha solo voglia di lasciarsi indare e dimenticare quel maledetto denaro.
 
- Quanto sarà?-
- Sette milioni di dollari. -
 
- Difficile da dimenticare. - sorride Loyd baciando Mary che si avvinghia a lui.
 
La Svizzera con le sue montagne innevate, i suoi boschi, le ville coi tetti a punta. Mary e Lloyd arrivano con un’auto presa a nolo, davanti a una casa circondata da un parco.
 
Mary apre il cancello, ma la porta d'ingresso non è chiusa. Lloyd spinge l'uscio con cautela: dentro non c'è nessuno ma tutto è stato sventrato, perfino la carta da parati sventola strappata dai muri e sui pavimenti ci sono dozzine di vestiti da donna lacerati.
 
Mary scoppia a piangere e Lloyd la stringe fra le braccia.
 
Due ore dopo la casa ha già un altro aspetto, Lloyd ha raccolto i vestiti e li ha ammucchiati negli armadi, ha rimesso i mobili in piedi e sistemato un letto. Mary sta facendo la doccia e oltre la tenda di plastica vede una figura d'uomo:
 
- Che fai? Ti piace Spiare?- scherza credendo che sia Lloyd ma la rasoiata che squarcia la tenda di plastica la fa urlare di terrore:
 
Jack, uno degli uomini di Biggle, la accarezza con il piatto del rasoio sulla pelle bagnata:
 
- Il numero, piccola, o la prossima volta la tua pelle ... così!- la avvolge nella tenda di plastica e poi la squarcia senza ferirla, con colpi fulminei. Mary non riesce più a smettere di urlare, isterica.
 
Lloyd arriva correndo e vede Jack saltare dalla finestra. Gli si butta dietro, rotolano insieme sull'erba del parco. Jack lo ferisce ad una gamba col rasoio, guadagna preziosi secondi e riesce a saltare sulla moto che ha lasciato in un cespuglio e a fuggire. Lloyd corre alla macchina e inizia l'inseguimento.
 
Jack ferma la moto a fianco di una grossa Mercedes nera. Sui sedili posteriori, l'immensa mole di Biggle. Scendono due uomini col mitra spianato e Lloyd arriva in velocità, costretto ad una gran frenata.
 
I due alzano i mitra e stanno per far fuoco. Per Lloyd sembra finita. Ma Lloyd scende infuriato dalla sua auto e va dritto da Biggle, puntandogli un dito contro:
 
- Abbiamo fatto un patto, sì o no?- Biggle lo guarda sardonico:
 
- I miei amici non si fidano.-
Lloyd guarda Jack e gli altri con disprezzo: quelli sono dei poveri di spirito. Mary Morgan non conosce quel numero, però potrebbe ricordare qualcosa, da un momento all'altro, che permetterà di arrivarci. Che senso ha terrorizzarla?
 
Jack interloquisce: e chi garantisce loro che una volta saputo il numero lui starà ai patti? Lloyd alza le spalle:
 
- Nessuno, però è l'unica speranza. Lavorarsi Mary Morgan con le buone. -
Mary si è avvolta in un accappatoio e sta ancora tremando quando Lloyd rientra nella villa e la prende fra le braccia. Lloyd le dice che purtroppo non è riuscito a raggiungere quel bastardo col rasoio.
 
Mary vede il sangue che gli cola dalla ferita alla gamba e gliela fascia amorevolmente.
 
Suona il telefono. Lloyd solleva il ricevitore:
 
- E' una ditta di mobili. Dice che hai chiesto un preventivo. -
Mary prende il telefono e ascolta: una voce le dice che l'uomo che le sta a fianco è suo cugino Lloyd Morgan e che si finge innamorato solo per arrivare al famoso numero segreto del conto in banca.
 
Mary posa lentamente il ricevitore e guarda Lloyd che le sorride: qualcosa non va? Mary annuisce:
 
- Sono proprio stupida. Altro che segno che destino. Tu sei Lloyd Morgan, il mio caro cugino londinese. E mi stai appresso perché vuoi i soldi dello zio Joe. Bene, puoi andartene perché io quel numero non lo so e non lo voglio più sapere!-
Mary scaraventa addosso a Lloyd il lume che ha sul comodino e poi lo colpisce con una gragnuola di pugni.
 
- Nega, vigliacco, nega se ne hai il coraggio!-
Lloyd la blocca gridandole che è vero: lui è suo cugino Lloyd Morgan e quando 1'ha avvicinata era convinto che lei avesse il numero del conto. Quello voleva e nient'altro. Ma adesso si è innamorato di lei. Le sembra così strano?
 
Mary si calma e lo guarda incerta: non sarà tanto ignobile da ricorrere al sentimento!
 
Lloyd la lascia e si alza: quando si rese conto dei pericoli che lei correva e della gente con cui aveva a che fare, ha cercato di giocare d'astuzia.
 
Tra i gruppi di gangster in lotta fra loro per quell'eredità, il più temibile gli parve quello di Biggle, così cerco di mettersi d'accordo con loro convincendoli a non farle del male con la promessa di farsi dire il numero del conto e poi dividere con loro. Ma tutti sanno che e' una balla: quel grappolo di assassini non esiterà ad ucciderli entrambi qualora non fossero più utili.
 
Dei rumori dal piano di sotto. Lloyd dice a Mary di non muoversi e scende lentamente le scale buie.
 
Si accendono d'improvviso le luci: Biggle, Jack e gli altri lo tengono sotto tiro coi loro mitra. Biggle sorride: gli amici lo hanno convinto a stargli vicino. Lo sa o no questo benedetto numero?
 
Lloyd li invita a parlare piano perché Mary si è appena addormentata. Se non si fidano di lui, padronissimi di fare quello che vogliono ma i soldi resteranno per sempre nella banca svizzera.
 
- Poi vorrei sapere chi è quello stronzo che ha telefonato a Mary dicendole che io sono Lloyd Morgan. Ci è voluta tutta la mia abilità per riconquistare un po' della sua fiducia.-
Biggle guarda i suoi che sembrano sinceramente stupiti.
 
- Il tuo gioco diventa sempre più difficile, Lloyd…- sospira Biggle – ma ti voglio dare ancora 24 ore. A proposito Jack, fagli vedere la 24 ore.-
 
Jack butta a Lloyd una valigetta nera. Biggle gli sorride:
 
- Aprila.-
Lloyd la apre con circospezione e il ciccione ride: non penserà che vogliano saltare per aria tutti insieme, vero? C'è un doppio fondo nella valigetta con una carica di plastico e un timer. Adesso il timer è staccato, ma non lo sarà quando, dopo aver saputo il numero del conto, lui la darà a Mary per metterci la sua parte di soldi.
 
Lloyd sogghigna: quella è un'ottima idea. E gli ributta la valigia.
 
Biggle sospira: finalmente ha la sua approvazione. Ne è contento. Comunque il suo tempo massimo resta quello: 24 ore.
 
I gangster se ne vanno e Lloyd torna su da Mary che lo attende al buio, rannicchiata sul letto. Lloyd le dice dell'ultimatum di Biggle. Devono trovare quel numero oppure inventarne uno.
 
Mary si aggrappa a lui; quel numero non lo sa, deve assolutamente crederle! Lo zio Joe le diceva sempre che quei soldi erano suoi perché quel conto in Svizzera gliel'aveva fatto su misura. Ma non le ha mai detto il numero, non pensava di morire così presto!
 
Lloyd resta un attimo pensieroso, poi qualcosa scatta nel suo cervello. Spalanca uno degli armadi in qui ha ammassato i vestiti stracciati: su misura! Come faceva lo zio Joe a farle tanti vestiti che lei non poteva certo provare?
 
- Aveva le mie misure...- Mary si rende conto dell'idea che ha avuto Lloyd e si blocca.
- Mio dio! Le mie misure! –
 
- Ma certo, Mary! Le tue misure sono il numero del conto!- Mary indietreggia perplessa e Lloyd sorride:
 
- Mary, sono stato io ad avere l’idea E ancora non ti fidi? Guarda che basta il tuo cadavere per avere le tue misure...-
 
Mary rabbrividisce e Lloyd la abbraccia felice: preferisce fidarsi di lui o di Biggle?
 
- 84 61 84 –
Lloyd la bacia. Adesso devono far presto e lasciare la villa senza che Biggle e i suoi sicari se ne accorgano. La macchina forse è meglio lasciarla dove sta. Bisogna accertarsi che la strada sia libera.
 
Lloyd decide di andare a dare un'occhiata in giardino. Mary lo supplica di fare presto. Ma appena Lloyd esce dalla villa, la donna alza il ricevitore del telefono e chiama Bradbury a Londra.
 
Le risponde una segretaria e Mary li prega di riferire a mister Bradbury che lo attenderà l’indomani mattina davanti alla Banca di Ginevra coi biglietti per l'Australia. E' questione di vita o di morte. Riattacca. Tutto è buio e silenzio.
 
Poi un lieve cigolio, una porta che sbatte ritmicamente. Mary esce nel corridoio, in apprensione. La porta del guardaroba si muove un poco. Mary si avvicina, poi di colpo la spalanca: il cadavere di uno degli uomini di Biggle le cade addosso. Mary urla.
 
Lloyd e Biggle irrompono contemporaneamente nella hall della villa. Biggle ha in mano una pistola e ansima per la fatica di muovere in fretta il suo grosso corpo, ma mostra un'agilità insospettata.
 
Mary scappa attraverso le cucine e Biggle le spara. La donna inciampa nel tavolo e si aggrappa allo sportellone del forno che si spalanca: scivola fuori Jack con un coltello da cucina piantato nella gola. E' ancora vivo e gorgoglia sangue.
 
Mary ha una crisi isterica e grida a Lloyd e a Biggle di smetterla con quell'orribile strage.
 
- Il maledetto numero è 84 61 84! .
Lloyd aiuta Mary ad alzarsi: come può crederlo colpevole di così orribili delitti? Mary singhiozza: lui sapeva già il numero e ha cercato di uccidere tutti!
 
Lloyd sente il rumore di un motore provenire da fuori:
 
- Maledizione! Biggle se ne sta andando!-
Lascia Mary e si butta all'inseguimento. Mary si calma subito, scavalca il corpo di Jack per uscire. La mano del moribondo le artiglia la caviglia. Negli occhi di Jack c’è la voglia di dirle qualcosa ma non ce la fa e muore.
 
Mary deve aprirgli la mano per poter uscire nel buio del giardino. Un colpo di pistola. Un'orribile schianto e un fuoco divampa oltre i cespugli. Mary corre verso la macchina e passa accanto al corpo di Biggle fracassato, insieme alla moto che cavalcava, contro uno dei pilastri del cancello.
 
Mary sale sull'auto e avvia. Lloyd la chiama, sbucando dal buio con la pistola in pugno ma Mary accelera e lo travolgerebbe se non si buttasse di lato.
 
Sono le nove d'un mattino nebbioso sul lago di Ginevra. Bradbury, inappuntabile nel vestire, coi capelli bianchi perfettamente pettinati, sta attendendo davanti alla sede di una grande banca con una valigetta 24 ore in mano.
 
Mary accosta l’auto a un marciapiede e corre verso di lui: presto! Un assassino la sta cercando!
 
I due entrano nella severa quiete della banca e Mary va alla cassa: presenta i suoi documenti e dice il numero del conto: -84 61 84-
 
Sembra quasi buffo: il numero magico le apre le porte della ricchezza. E dopo qualche minuto si vede contare l'uno sull'altro cinque milioni di franchi svizzeri. Il direttore è tanto gentile da offrirle una borsa sufficiente poiché la 24 ore di Bradbury sembra un po’ piccola. Bradbury passa a Mary la 24 ore: dentro ci sono già i biglietti per l'Australia e prende la grande borsa di tela gonfia di denaro.
 
I due escono dalla banca proprio quando Lloyd arriva con un taxi. Salta in strada chiamando Mary che lo indica a Bradbury:
 
- E' lui l'assassino!-
Bradbury si mette a correre. Mary non riesce a stargli dietro. Lloyd la supera inseguendo Bradbury e Mary gli tira dietro la 24 ore, gridando:
 
- Non avrai mai quei soldi, assassino!-
Bradbury travolge un passante, si volta e spara contro Lloyd tutto il caricatore della sua pistola. La gente urla spaventata. Loyd zoppica, ferito ad una gamba. Tira fuori un revolver e spara. Un colpo solo e Bradbury si arresta centrato in pieno. Crolla sulle ginocchia, quasi sul greto del lago.
 
Arrivano macchine piene di poliziotti e Nary strilla:
 
- L'ha ucciso! L'ha ucciso!-
Un agente spara contro Lloyd che preferisce tuffarsi nel lago. Gli altri poliziotti sparano a casaccio nell'acqua limacciosa ma Lloyd non riemerge.
 
Intanto Mary si è inginocchiata accanto a Bradbury che sta morendo. Piange e dice agli agenti che l'assassino è suo cugino Lloyd Morgan.
 
Il poliziotto controlla i documenti che stanno in una tasca di Bradbury:
 
- E’ questo Lloyd Morgan, signorina. -
Mary guarda Bradbury che annuisce. Un boato. E' scoppiata la valigetta 24 ore che Bradbury aveva dato a Mary che ora guarda il passaporto col nome di Lloyd e la foto di quello che ha sempre creduto essere Bradbury e poi barcolla verso il lago:
 
- Ma allora... oh mio, dio! Lloyd o come cavolo ti chiami vieni fuoriiii!- ma le acque del lago restano immote.
 
NewYork, uffici del FBI. La borsa coi cinque milioni di franchi svizzeri è aperta sul tavolo di un funzionario.
 
- E' una gran bella vista.- commenta l’agente federale sogghignando. –
- Mi lascerete qualcosa? - chiede sospirando Mary.
 
- Hai diritto al venti per cento, cara. diritto di recupero. -
 
Mary si volge di scatto, dietro a lei, sorridente, con una caviglia ingessata, c'è Lloyd.
 
Mary lancia un grido di gioia e corre ad abbracciarlo. Lloyd la bacia. Il funzionario dell'FBI gli batte una mano su una spalla:
 
- Mortimer, quando hai finito passa dal capo. Ha un nuovo incarico. -
Mary si stacca da Lloyd e lo guarda incerta:
 
- Mortimer..?-
Lloyd annuisce triste:
 
- E' brutto lo so, ma per un po' dovrai chiamarmi così. Me l'ha messo mamma il giorno del battesimo.-
 
Assolutamente Casuale
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