Labirinto

IN NOME DEL DEMONIO

PREMESSA

Senza il buio non c’è luce e anche Gesù non fece nulla per opporsi a Giuda anzi ne agevolò l’opera.

E’ iniziato il terzo millennio. Anche la paura del "mille e non più mille" è passata. Finita l’epoca dei Pesci, siamo entrati in quella dell’Acquario.

Eppure mai come in questi anni viviamo l’angoscia della fine del mondo, o della fine di un mondo: il nostro.

Abbiamo visto cadere i grattacieli, abbiamo visto uomini squarciarsi in esplosioni pur di uccidere altri uomini. Sembra che la partita tra Bene e Male la stia vincendo il Male.

L’azione si svolge principalmente a Torino, una città emblematica, immersa in una crisi crepuscolare: l’anticamera di un Inferno che non si accende di fiammeggianti bagliori e non puzza di zolfo, ma ha invece la cristallina trasparenza del ghiaccio, il biancore silenzioso della neve ed una assoluta assenza di odori

 

1 - TORINO – SUPERGA

La cupola della basilica è avvolta da strati nebbiosi: è un’immagine strana, in cui a tratti una lama di luce solare sembra colpirla come una spada, poi torna il grigiore denso che la fa quasi sparire.

 

2- TORINO. BASILICA DI SUPERGA - Int. giorno

Il possente suono di un organo.

La Basilica è gremita di folla. Volti attenti di uomini, donne. Alcuni fedeli in ginocchio si tengono il volto tra le mani. Una donna muove appena le labbra in una indistinta preghiera. Ma i fanno correre grani di rosario. Dalle grandi finestre una luce grigia, nebbiosa.

All’altare maggiore il Cardinale Brofferio nei solenni paramenti dorati della messa di investitura. E’ seduto sulla cattedra, tiene in mano il bastone pastorale, in testa la mitra. Accanto a lui, in piedi, quattro concelebranti. Di fianco, sui gradini, sei chierichetti con il turibolo da cui fuoriesce il fumo denso dell’incenso.

A terra, biancovestiti, il cordone alla vita, e mani unite sotto il mento, pancia a terra, tre preti.

Il suono dell’organo cessa di colpo. Sulle note che restano come sospese nell’aria un silenzio spettrale, un chierico avvicina un microfono al cardinale.

La chiesa, vista dall’alto, appare come un formicolante, multicolore alveare che di colpo gela in un’immobilità assoluta.

Gente immobile come le decorazioni di pietra che incombono ai lati della base interna della cupola sotto il bianco dei tre corpi distesi ai piedi de l’altare sembra un’offerta pagana di sacrificio umano.

Il cardinale chiude gli occhi e comincia a parlare. Parla a fatica, come se ogni parola gli pesasse, costituisce una pietra tombale che lui si sente incapace di reggere

- La mano del Signore è su di noi. La mano della sua clemenza. La mano della sua vendetta... -

Apre gli occhi, si guarda attorno. Le facce della gente che segue assorta.

- Ma noi ci sentiamo soli, le nostre antiche convinzioni, le nostre certezze stanno morendo. Con esse sta morendo il nostro mondo e sta morendo la Chiesa che conosciamo, serviamo, amiamo. . E il futuro ci appare confuso... buio. . . tenebroso...-

Il Cardinale fa una lunga pausa. L’attenzione di tutti è sulla persona. I chierichetti sono tutti voltati verso di lui, hanno smesso di agitare i turiboli. I preti i scambiano occhiate perplesse. I tre preti a terra restano immobili. Sembrano tre cadaveri preparati per la sepoltura e sullo sfondo, posti come sono nella prospettiva del Cristo di Mantegna, il mondo che li circonda, l’altare, l’officiante stesso, appaiono lontani, irreali.

- Buio e tenebre... -

riprende il Cardinale, dopo la pausa. Il tono della sua voce, fino a quel momento basso, sale di un’ottava , somiglia quasi all’inizio di un’invettiva.

 

I tre preti stesi a terra. Qualcuno del pubblico si solleva leggermente per guardare.

- …come il buio e le tenebre che ci circondano, che avvolgono questa città di Torino, città laboriosa, città amata, ma anche. . . ma anche di abominio, fecondo utero di un male che sta lacerando gli animi, impestando le strade, le piazze, le case... proliferano sette di adoratori del Maligno, ragazzi e ragazze che uccidono nel suo nome…-

Nella sua infinita bontà, il nostro Santo Padre ha voluto firmare il decreto di nomina di questi tre nuovi esorcisti chiamati ad operare nella nostra diocesi.

-…tre fratelli cui è stata data la croce delle nostre debolezze, fragilità, lussurie, impotenze...tre fratelli chiamati ad un compito disperato... -

Il rombo di un tuono in avvicinamento scuote la cupola della Basilica, la fa vibrare. Un grande grifone con la bocca spalancata sembra voler lanciarsi sui tre preti sdraiati sotto di lui.

 

3 – TORINO. SUPERGA

Un Boeing 757 della Colombian Airline sbuca dalle nuvole alle spalle del santuario.

 

4 – TORINO. BASILICA DI SUPERGA

Il rombo dei motori dell’aereo è fortissimo, straziante per le orecchie, come se le turbine fossero dentro la basilica stessa.

La gente urla e scavalca i banchi correndo verso le uscite.

 

5 – TORINO. SUPERGA

La cupola della Basilica di Superga, immensa, come appare agli occhi del pilota, sbuca improvvisa tra le nuvole scure. Il pilota fa impennare l’aereo disperatamente ma non riesce ad evitare l’urto della cupola con la punta dell’ala che si stacca e l’aereo piomba in fiamme contro la collina, esplondendo.

 

6 – TORINO. BASILICA DI SUPERGA

Un pezzo di cupola crolla con fragore sull’altare seppellendo il cardinale mentre il grifone dalle fauci di pietra si stacca e va a fracassarsi sui corpi dei tre preti esorcisti. Una polvere densa avvolge ogni cosa e in essa le sagome urlanti dei fedeli che cercano salvezza evocano le anime dell’inferno.

Lentissima, la MdP, nella confusione generale, scopre una sola persona immobile, rimasta seduta nella stessa posizione di prima: è un prete, ha lo sguardo fisso davanti a sé mentre la polvere grigia lo ricopre.( E’ Don Antonio Borrione).

(Su queste immagini scorrono i TITOLI DI TESTA)

 

7 – TORINO. SUPERGA

I rottami dell’aereo della Colombian Airline, ancora fumanti, sono sparsi per tutto il versante della collina, poveri brandelli di uomini e cose. L’impatto del Boeing è stato violentissimo. Il pezzo più grosso è la turbina di un motore e un latro di una fiancata annerita in cui si legge il logo della Compagnia.

Gli uomini della squadra di soccorso si aggirano tra quei resti raccogliendo pezzi di cadaveri che sigillano in contenitori di nylon.

La polizia ha bloccato la strada due chilometri più in basso e non lascia avvicinare i curiosi. Passa la macchina del Questore di Torino e quella di qualche giornalista autorizzato.

Dante Ricci, bell’uomo sui trentacinque, non è un giornalista ma conosce tanta gente e non ha difficoltà a farsi dare un passaggio da un cronista de La Stampa.

- Perché ti interessa vedere i rottami di quel charter? Non resta mai un granché quando cade un aereo.

- Curiosità. - gli sorride Dante.

Ma c’è qualcosa di più che curiosità nel modo in cui Dante si aggira tra i frammenti ancora fumanti che segnano una macchia nera lunga quasi un chilometro tra i cespugli e gli alberelli della collina. Sembra cercare qualcosa di preciso.

Un elicottero atterra nei pressi della zona del disastro e ne scende una donna, alta, slanciata, fasciata in un tailleur molto severo, che va dritta a salutare il Questore.

Dante la fissa affascinato, poi chiede all’amico giornalista chi sia. Il giornalista sogghigna e gli fa l’occhietto:

- Non male, eh? è la dottoressa Melissa Comerfield, una dello staff di Rainer Hoch, il famoso finanziere internazionale, Presidente della Hoch Corporation e della Fondazione Hoch, quella che si è occupata della mappatura del genoma umano. Inarrivabile.-

C’è una certa animazione tra gli uomini della squadra di soccorso: hanno trovato una scatola di materiale ignifugo ma non è la scatola nera in dotazione agli aerei, è una scatola rotonda. La portano al Questore che ordina a due tecnici di aprirla. Dentro la scatola ce n’è un’altra più piccola isolata da antiurto.

All’interno di questa, affogata in materiale elastico, c’è un’ampolla di vetro piena di un liquido incolore. Nel liquido galleggiano due occhi umani di un profondo blu.

Dante Ricci a manovrato in modo da poter sbirciarne il contenuto: non è uomo da lasciarsi facilmente impressionare ma quei due occhi sembrano vivi, sembrano guardarlo.

Anche il Questore è turbato, forse erano destinati ad un trapianto. Si rivolge a Melissa ma questa gli risponde seccamente che la Hoch Corporation, quale azionista di riferimento del la Colombian Airlines, è interessata ai bilanci del a Compagnia e non a ciò che trasportano i suoi vettori.

Per un attimo gli occhi scuri di Melissa si fissano in quelli di Dante dandogli una sensazione di turbamento.

 

8 – TORINO. SCANTINATO TELETORO

TeleToro è tutta in un piccolo studio televisivo arrangiato in una cantina. Le pareti insonorizzate lasciano vedere i lucernai che si affacciano sul marciapiedi esterno.

Davanti a una sola telecamera, Peppo Macchi, scapigliato sulla trentina, sta leggendo il suo notiziario

- …non è che se l’assessore Pombia ha passato la sua azienda fognaria al figlio può poi dare a quella stessa azienda l’appalto dei lavori della provincia, perché, merda, ma sarà conflitto di interessi o no? E Mister Cheney che possiede l’Halliburton che è l’azienda delle grandi forniture alle truppe americane in Irak non è un po’ un conflittino di interessi?? Merda, cittadini, non avete l’impressione che ci piglino tutti per coglioni? Per oggi e tutto, buonasera, se ce la fate. –
Allunga una mano e interrompe la trasmissione. Fan un cenno di saluto a Dante che è entrato nello scantinato e un gesto imperioso a un tecnico, arrampicato davanti a uno scaffale colmo di apparecchiature affinché mandi in onda il programma successivo. Sugli schermi appare una donna che legge i tarocchi e che dice con accento torinese:

- Allora, amici, guardate che è una settimana fantastica neh? –
Peppo tira via Dante per un braccio e lo porta nella stanza attigua spiegandogli che anche l’ultima banca di merda ha negato loro il finanziamento e che bisognerà chiudere la baracca.

- Settimana di merda…-

Dante cerca di dare speranza al socio: han messo i loro risparmi in quella piccola TV, prima di dichiarasi falliti aspetti, perché ha fra le mani una cosa grossa.

Peppo ride e fa un gesto osceno a significare l’unica cosa grossa che Dante può avere fra le mani. I due amici ridono insieme, poi Peppo corre via chiamato dal tecnico che non riesce a risolvere un problema e il quadro sul televisore si sgancia continuamente.

 

9 - TORINO. RESIDENCE. APPARTAMENTO DI DANTE

Lo studio in cui vive Dante, in un residence, è elegantemente arredato.

La bella donna bruna geme nuda sopra Dante mentre un orologio proietta sul muro chiaro le 17:17, che diventano 17:18. Dante rovescia la donna sotto di sé e le sorride: devono andare. Quello se tardano si incazza.

La donna ci resta male ma non protesta. Va in bagno. Suona il telefono e lampeggia una lucetta rossa: è la direzione del Residence che sollecita il pagamento della settimana. Dante sbuffa:

- Che palle! Ora che scendo, pago!…- e pesca nella borsetta di strass della sua amante un pizzico di banconote da cento euro.

 

10 - TORINO. PIAZZA S.CARLO

Sono quasi le 18 quando, a piazza San Carlo, la bella amane di DAnte scende da un taxi e si affretta verso "al Caval ‘d Brons", mentre Dante, in fondo alla piazza, affida la sua auto ad un parcheggiatore.

Anche Dante si dirige, senza fretta, verso il famoso locale.

 

11 – TORINO. CAFFE’ AL CAVAL ‘D BRONS

La bella bruna è già seduta accanto a Marco Zegna, un uomo i cui capelli bianchi contrastano col viso giovanile, quando Dante si siede allo stesso tavolo senza neppure salutare. Marco è teso, nervoso. Indica la donna:

- Questa è mia moglie. Ci si può fidare.-

Dante fa un cenno alla donna come se l’avesse mai vista, con assoluta indifferenza. Marco lo guarda fisso:

- Noi abbiamo pagato in anticipo.-

- Se l’aereo è caduto non è colpa di nessuno. E stata una disgrazia.-

- Sicuro? E se invece di mettere la roba sull’aereo qualche bastardo colombiano o torinese c’ha messo una bomba ? - calca su quel "torinese" – Comunque non può essere una disgrazia "mia"…-

Dante si stringe nelle spalle ma Marco lo fissa minaccioso: quello non è il gesto giusto.

- Guarda che eri tu ad avere la specialità delle bombe. Non ricordi? – sibila Dante.

Marco stringe le labbra in un moto di rabbia e continua:

- Acqua strapassata. O quel bastardo colombiano rifà la spedizione o sarà peggio per tutti.-
Sbatte qualcosa sul tavolo davanti a Dante.

- Cos’è? -

- Un biglietto per Bogotà. Paga il commendatore.
- Generoso. - sorride Dante prendendo il biglietto aereo – Per una persona sola?-

La moglie di Marco accavalla le gambe e si accende una sigaretta. Il marito gliela leva di bocca con un gesto di insofferenza. Dice a Dante:

- Che vuoi? La scorta? –
Dante sorride luminoso alla donna e le dice :

- Mi spiace signora. Non si può più fumare da nessuna parte…- la donna ha un sorrisetto e scavalla le gambe.

Dante se ne va.

 

12 – BOGOTA’. POSTO DI POLIZIA

C’è un viavai di gente al posto di polizia del centro di Bogotà. Agenti, impiegati e qualche miserabile in manette.

L’ufficiale che si affaccia alla porta vede Dante seduto nella grande anticamera e bisbiglia qualcosa a un agente che si avvicina e gli chiede i documenti. Dante gli dà il passaporto., l’agente controlla e poi fa una telefonata. Un attimo dopo esplode fortissima una musica. E’ un segnale, perché l’agente restituisce il passaporto a Dante e gli fa cenno di seguirlo.

Dante entra nell’ufficio del graduato: la musica rompe i timpani. L’ufficiale gli fa cenno di avvicinarsi alla scrivania, poi gli dice nell’orecchio che la musica è per i microfoni spia. Dante annuisce.

L’ufficiale di polizia dà la sua parola a Dante: la roba era stata messa sull’aereo della Colobian, come sempre, nel vano ricavato apposta sotto il forno a micronde che le hostess usano per scaldare i vassoi del catering. Quando il generale Oriega ha saputo dell’incidente se ne è molto dispiaciuto e capisce il punto di vista della controparte. Propone un incontro in una delle sue fattorie nella zona del sudovest. Dante si dice onorato di fare la conoscenza del generale.

L’ufficiale abbassa la radio e si sentono delle voci alterate. Fuori c’è un uomo che protesta e che viene buttato in strada brutalmente da due poliziotti.

L’uomo grida la sua rabbia e la sua sete di vendetta per una figlia a cui hanno cavato gli occhi, accusando la polizia di non fare il proprio dovere.

Dante rivede con la memoria quegli occhi blu nell’ampolla rimasta integra fra i rottami dell’aereo colombiano caduto a Torino, saluta l’ufficiale di polizia e si avvicina all’uomo:

- Posso vedere la ragazza? – chiede. L’uomo annuisce.

- Le hanno rubato anche l’anima, seňor.- dice l’uomo con gli occhi colmi di lacrime.

 

13 – BOGOTA’. BARACCA

La baracca in cui vive la ragazza cieca è misera. Il suo volto pallido di quindicenne emaciata: i capelli chiari, gli occhiali neri sporchi e incrinati con cui nasconde la cecità, danno una sensazione di profondo disagio.

Dante le chiede chi sia stato ad accecarla e all’improvviso la ragazza ride: una risata agghiacciante. Si strappa gli occhiali e avvicina agli occhi di Dante le sue orbite vuote. Piene di croste ancora fresche, profonde cavità buie, mentre con voce rauca, da donna adulta, gli dice che è stato quel maiale bastardo di un demonio nero che prima l’ha scopata con quel suo cazzo enorme sverginandola e poi le ha tolto gli occhi.

Il padre della ragazza si segna continuamente tentando di bloccare le oscenità della ragazza.

Dante scuote la testa e arretra e lo sguardo gli cade su una fotografia a colori della ragazza in mostra sulla mensola del camino: aveva due splendidi occhi di un intenso blu che, dalla foto, lo stanno fissando.

 

14 – CAMPAGNE INTORNO A BOGOTA’

 

Un elicottero in volo. Dante, insieme all’ufficiale polizia colombiano, sorvola ettari di campagna coltivata a papavero. Dante si stupisce dell’immensità delle colture. Sembra incredibile che il governo non intervenga.

L’ufficiale sorride: si vede che c’è convenienza per tutti. Dante dice all’ufficiale del rinvenimento dell’ampolla con gli occhi fra i rottami dell’aereo. Si potrebbe sapere a chi erano destinati? Il poliziotto lo guarda incuriosito: c’è il manifesto di carico, lo farà controllare da un suo agente presso la Colombian Airline, ma perché vuol saperlo? Dante sorride a modo suo:

- Curiosità. -

 

15 – DINTORNI DI BOGOTA’. FATTORIA DEL GENERALE ORIEGA

L’elicottero atterra in una fattoria molto grande, circondata da un centinaio di soldati in assetto di guerra.

Il generale Oriega è un uomo simpatico, sulla quarantina stringe la mano a Dante con calore, si dichiara dispiaciuto per l’incidente e propone un aggiustamento amichevole: c’è un volo charter per Milano in programma per la prossima settimana e lui spedirà gratuitamente metà della merce, così il danno sarà diviso fifty fifty.

Dante dice che farà accettare il gentleman agreement alla controparte e il generale si complimenta per la sua rapidità di decisione. Allora non è solo un portaparola, infatti ha l’aria di un uomo in gamba, che farà strada. Dante ingrazia e Oriega gli dice che la settimana seguente lui sarà in Europa, dove si sottoporrà ad un check-up in una clinica di Ginevra.

Alla domanda di cortesia di Dante sulla sua salute, il genera le scoppia a ridere divertito. Dante ride anche lui sentendo che dovrebbe sapere qualcosa che invece non sa.

 

16 – BOGOTA’. HOTEL

Più tardi, in albergo, Dante è nuovamente raggiunto dall’ufficiale di polizia che gli porta una piccola busta di cocaina: se lui ha modo di passare la dogana in Italia per quella di Bogotà non c’è problema. Un buon affaruccio per tutti e due.

E’ un’offerta che non si può rifiutare e Dante gli dà mille dollari. L’ufficiale gli dice che quella roba gli renderà dieci volte tanto in Italia.

Dante annuisce e gli chiede se ha saputo qualcosa i quella scatola con occhi umani spedita da Bogotà. L’ufficiale sorride: ah si, dimenticava. L’unica confezione sanitaria che viaggiasse a bordo dell’aereo caduto era diretta alla clinica Hutter di Ginevra, Svizzera. Il contenuto del la spedizione non è descritto sul manifesto di carico. Dante lo ringrazia per la sua cortesia. Appena l’ufficiale è uscito versa la bustina di cocaina nella tazza del water e tira l’acqua.

 

17 – ROMA FIUMICINO. AEROPORTO

C’è ingorgo al controllo doganale. Pare che abbiano fermato un arabo che aveva le suole delle scarpe fatte con esplosivo al plastico.

Mentre gli altri sfilano veloci davanti al controllo, quando tocca a Dante viene fermato al controllo bagagli e fatto passare in una saletta per un controllo personale completo.

E’ evidente che c’è stata una segnalazione da Bogotà. Dante sorride tra sé: i mediatori corrono sempre qualche rischio.

Ovviamente non gli trovano niente di illegale. Esce nella hall e un uomo in attesa gli fa un cenno e poi entra nella sala VIP.

Poco dopo Dante lo segue e va a sedersi accanto all’uomo.

- Brutta faccenda con questi kamikaze. – dice Dante.

- Questi arabi hanno proprio rotto le palle. L’unica soluzione è tirare una bella atomica sui loro paesi di merda prima che la tirino a noi.- risponde l’altro

- Soluzione forse un tantino drastica — commenta Dante senza alcun tono ironico. L’altro scrolla le spalle.

I due si parlano ma senza guardarsi, in tono casuale, come succede tra due viaggiatori occasionali che scambiano qualche parola.

- Nessuna novità?-

Dante fa di no con la testa, non ancora. Che è andato a fare a Bogotà? A incontrare amici.

L’uomo gli dà un’occhiata di traverso: non è che invece di fare quanto d’accordo si fa gli affari suoi?

Dante sorride: anche, ma nei limiti. Ricordi che non è un suo tirapiedi, ha un debito, lo pagherà e poi addio per sempre. Si sente un po’ stanco e vorrebbe andare a farsi un check-up. Gli hanno parlato molto bene di una clinica di Ginevra, la clinica Hutter, mai sentita nominare, capitano Insalaco?-

- Niente nomi, accidenti. – sibila il capitano. Poi sembra voler dire qualcosa, poi si limita a scuotere la testa.

Dante raccoglie la sua borsa, si alza e va ai voli nazionali per prendere il primo aereo per Torino.

 

18 – TORINO. PIAZZA CASTELLO E STRADE ADIACENTI

Torino di notte, nebbiosa, misteriosa. L’eco di qualcuno che corre sotto i portici di Piazza Castello. Affiora dalla nebbia scura, una ragazza avvolta in un impermeabile lacero, scarmigliata, con le braccia e il viso segnati da graffi e da lividi. Avrà forse quindici anni, è bella, bionda, col volto illuminato da due grandi occhi blu sgranati dal terrore. Scappa giù per via Roma, guardandosi indietro, sentendosi inseguita. E forse lo è perché avvertiamo una strana presenza, come un’ombra informe che gioca con quelle dei portici.

La ragazza arriva davanti ad una chiesa. Cerca di entrare ma il portone è chiuso. Gira intorno all’edificio. Trova la porta della canonica. Bussa, suona, scuote la porta guardando con orrore il buio nebbioso che riempie le strade alle sue spalle.

Finalmente la porta si apre e appare un prete sulla quarantina, alto, magro, forte. E’ don Antonio Borrione, quello che si lasciò coprire dalla polvere nella basilica di Superga, senza mostrare alcuna paura. Vive letteralmente soffocato dai libri che si accumulano in tutta la canonica.

Il prete guarda la ragazza spaventata e la fa entrare, scrutando nella nebbia che i fanali non riescono a perforare: ma non c’è nessuno.

 

19 – TORINO. CHIESA E CANONICA DI DON BORRIONE

La ragazza trema e rifiuta di bere una tazza di latte caldo che don Antonio stava sorseggiando. Guarda il prete quasi con odio: lui non può ricordarsela ma è stato proprio lui a battezzarla quattordici anni prima con il nome di Maddalena. La ragazza accusa il prete di non averle praticato bene il sacramento con la rinuncia a Satana, perché proprio quella notte Satana l’ha posseduta durante una messa nera.

Don Antonio cerca di calmarla, di farle raccontare, dicendole che il diavolo vero è nel cuore della gente nelle ingiustizie sociali, e non in stupidi riti blasfemi.

La ragazza sembra calmarsi e don Antonio le accarezza i capelli: all’improvviso tutto muta in Maddalena. I suoi occhi blu spauriti, diventano colmi di lussuria e la faccia si torce in un sogghigno osceno. Si spalanca l’impermeabile e ostenta la sua completa nudità invitando il prete a possederla, se ha il coraggio di prendersi il proprio piacere là dove se lo è già preso il re delle tenebre.

Don Antonio, d’istinto, le dà uno schiaffone. Maddalena crolla fra le sue braccia, tremando tutta: è di nuovo la bambina spaventata di poc’anzi. Don Antonio la solleva e la sdraia su un divano, va in cucina a prendere un bicchiere d’acqua ma sente la porta sbattere: Maddalena se n’è andata e la porta, lasciata aperta, torna a sbattere, per un vento inesistente.

 

20 – TORINO. UFFICIO COMMENDATOR FERRERO

L’ufficio del commendator Ferrero, rappresentante di una fabbrica di armi, è all’ombra della Mole.

Seduti davanti alla sua scrivania ci sono Dante e Marco Zegna. Il commendatore è categorico: niente fifty fifty, non può permetterselo, il suo carico per la resistenza irachena è partito intero e appena arriva a destinazione, per merito della necessaria triangolazione, quel bastardo di generale si troverà dieci milioni di dollari in Svizzera. Quindi deve rimandare tutta la roba e non cercare di fare il furbo.

Dante sembra sicuro di sé: ci penserà lui, ha molto ascendente sul generale Oriega.

- Sul charter per Milano ci sarà l’intera partita. Garantisco io.-

Il commendatore lo guarda perplesso, garantisce lui? Dante annuisce tranquillo: come sempre.

- Non fidarti di questo figlio di puttana. – dice Zegna al commendatore e Dante ride:
- Non faccia caso alla rabbia di Marco, ce l’ha con me per via di una certa bomba ma finché nessuno mi rompe le palle io mi faccio gli affari miei. E tornando agli affari nostri incntrerò Oriega tra pochi giorni alla clinica Hutter di Ginevra.-

Il commendatore guarda Dante con nuovo rispetto: lui va alla clinica Hutter?

Dante annuisce. Il commendatore ha una smorfia di considerazione: allora complimenti. La fondazione Hoch ammette solo gente molto speciale in quella clinica.

Dante resta sorridente: vuol dire che lui è abbastanza speciale.

- Allora vieni anche al convegno di stasera?

- Quale convegno?

Il commendatore ride: non è abbastanza speciale da sapere che quella sera nel quadro delle manifestazioni torinesi sul Diavolo, ci sarà un dibattito patrocinato dalla Fondazione sull’esistenza o meno del Maligno. Ci saranno scienziati, filosofi e alti prelati. Ferrero dà a Dante un depliant che illustra il convegno. Dante lo prende e assicura che ci andrà.

- E quando arriva il charter da Bogotà?- chiede Ferrero

- Venerdì prossimo. — risponde pensoso Dante.

Il commendatore si alza e dice a Marco di occuparsi del prelievo della merce. Se qualcosa va male sa con chi prendersela.

 

21 - TORINO. SCANTINATO TELETORO

Una delle due telecamere sta riprendendo lo spogliarello di una donna esuberante e volgare. Da dietro la telecamera Peppo la esorta pesantemente:

- E dai, porca merda, falla vedere! Guarda che è lo spot di un preservativo mica di Santa Maria Goretti!

Dante irrompe nello studio e Peppo impreca ordinando lo stop.

- Peppo, stasera arma il pulmino che dobbiamo riprendere un convegno sul diavolo. La roba porno va bene ma se non ci diversifichiamo non avremo mai abbastanza audience. –
- Io non faccio il porno. Quello lo fa Vespa, merda, quando interroga la madre del bambino morto ammazzato.

- Ci saranno tutti i pezzi grossi, roba internazionale.-

Peppo brontola sempre, e merda è il suo intercalare abituale.

- Pezzi grossi, grossi pezzi di merda. E a proposito di pezzi di merda è venuto l’ufficiale giudiziario o paghiamo il TPC o ci portano via tutto.-

- Cos’ha risposto il Banco?

- Di andare a cagare.

- Questi banchieri non han più l’educazione di una volta. Comunque stanotte ho una botta di poker. Domani paghiamo.-

 

22 – TORINO. SALONE CONVEGNO

Dante entra a dibattito già iniziato. La sala del teatro è gremita. Sulla pedana ci sono una dozzina di persone dall’aria molto professorale tra cui spicca la bellezza di Melissa Comerfield.

Sta parlando un prete, è uno dei nuovi esorcisti nominati da Giovanni Paolo II. Riferisce di alcuni casi dubbi di posseduti, di cui forse uno soltanto era realmente opera del Diavolo. E’ molto difficile distinguere una reale possessione da crisi schizofreniche con manifestazioni epilettiche. Torino è, per tradizione, una città particolarmente portata al demoniaco, poiché sarebbe al vertice dei due triangoli magici: Torino—Praga—Lione e Torino-Londra-Chicago.

Ci sono in città molte sette di adoratori di Satana con ben 40.000 fedeli. E in tutta Italia si dice siano almeno 500.000. L’aumentare dei delitti satanici è la prova del pericolo di queste sette.

Dante vede che nella prima fila è seduto Rainer Hoch, un vecchio alto, magro, sottile, il cui volto grifagno è solcato da infinite piccole rughe ma illuminato da due splendidi occhi blu.

Accanto a lui siede Sara la sua bella moglie, una donna sulla quarantina con un pendentif al collo da 20 carati di bellissima luce, ai lati della coppia siedono due uomini di mezza età rigorosamente in nero e tutt’intorno, dissimulati ma visibili per un occhio attento, le guardie del corpo.

Intanto sul palco l’esorcista dice che le sette degli adoratori di Satana davvero pericolose sono quelle create da ignoranti, gruppi satanici creati per vincere noia di vite vuote, che uccidono per il gusto di farlo, come dimostrano i corpi di vittime martoriate di cui troppo spesso si devono occupare le cronache.

L’ultima è di pochi giorni prima. Una povera ragazza di nome Maddalena trovata uccisa, seviziata e senza occhi sul lungoPo del Valentino.

Al centro della platea si leva di scatto don Antonio Borrione per chiedere con angoscia se quella Maddalena fosse una ragazzina di quindici anni, minuta e bionda.

Avutane conferma, don Antonio, visibilmente scosso, dice all’esorcista che quella poveretta aveva bussato alla porta della sua chiesa per chiedere aiuto. Gli aveva detto di essere stata posseduta dal demonio ma lui aveva pensato all’incubo di una povera drogata. Poi la ragazzina era scappata via senza salutare.

 

23 – TORINO. PIAZZALE SALONE DEL CONVEGNO

Al termine del dibattito, nella hall, Rainer Roch, il grande vecchio dagli occhi blu, viene letteralmente cinto d’assedio dai microfoni delle reti televisive.

Peppo si fa largo a pestoni e gomitate per riuscire a ficcare il microfono davanti alla bocca del finanziere. I giornalisti gli chiedono di tutto: se i soldati americani saranno costretti a ritirarsi dall’Irak, se è la Cina la vera ragione della guerra per il petrolio mediorientale, se i kamikaze continueranno a farsi esplodere in mezzo mondo, se crede al Diavolo, ecc.

Il finanziere risponde a tutti con voce calma, bene impostata improntata ad una lieve ironia senza tentare di nascondere il suo complesso di superiorità. Stretti intorno a lui gli uomini della scorta.

Peppo gli chiede a bruciapelo che ne pensi di tutto questo mondo di merda.

- Ognuno ha il mondo che si merita. - gli sorride al microfono Rainer Hoch.
Dante incrocia lo sguardo nero della bellissima Melissa che lo fissa per un attimo, scrutandolo, prima di salire su una mercedes coupé che un inserviente le ha guidato fin davanti all’uscita del teatro. Melissa si mette al volante e se ne va.

Dante si ferma accanto al pulmino di TeleToro e si segna il numero di targa dell’auto.

Don Antonio viene ignorato dai fotografi e dalle Tv, si incammina lungo il marciapiede e Dante lo accosta con la macchina e si presenta come uno dei partecipanti al dibattito, gli offre un passaggio dicendogli di voler sapere qualcosa di più sulla visita che gli fece Maddalena la notte in cui l’hanno uccisa.

La canonica di Don Antonio non è lontana, tuttavia il prete accetta il passaggio e gli chiede se sia della polizia. Dante sorride: no, televisione.

- Che cosa vuol sapere?

- Per esempio il colore degli occhi di Maddalena. Blu.

- Perché quella strana domanda?

- Curiosità.-

24 – TORINO. PIAZZALE CHIESA E CANONICA DI DON BORRIONE

Dante ferma davanti alla chiesa. Don Antonio scende: se vuole continuare l’intervista può passare in canonica anche domani tuttavia non ne vede sinceramente il motivo.

- Il diavolo, don Antonio. Non sapevo che Torino fosse una città del diavolo. Lei come prete dovrebbe essere un esperto.-
- Sciocchezze. E poi se qualcuno ama baciare il culo a un caprone non c’è niente di male. Il resto è delinquenza comune. –

Dante sorride e lo saluta guardandolo entrare nella porta della canonica. Accelera per andarsene ma una mercedes coupé parcheggiata accanto al marciapiede richiama la sua attenzione.

Fa il giro della piazza, ferma la propria auto dietro alla mercedes e scende.

Controlla la targa, è quella dell’auto di Melissa.

Dà un’occhiata dentro alla vettura e poi guarda le luci accese delle finestre della canonica. Intorno è buio e silenzio. Rade automobili passano perdendosi nella nebbia della notte.

Dante si arrampica contro la vetrata sudicia di polvere e riesce a vedere uno scorcio del primo stanzone della canonica, col confessionale, oltre la porta spalancata dello studio abitazione di don Antonio vede passare il prete che fa sedere, fuori dalla sua vista, Melissa Comerfield. Gli giunge l’eco delle loro voci ma non il senso delle parole.

 

25 – TORINO. CANONICA DI DON BORRIONE

Melissa dice a don Antonio di avere conosciuto Maddalena perché frequentava una casa di recupero per tossicodipendenti in cui lei prestava saltuario aiuto come volontaria. Maddalena aveva spesso degli incubi: vedeva animali, per lo più cobra e scorpioni o vermi che le brulicavano addosso, però non aveva mai parlato di diavoli.

- Perché è venuta qui, signorina Comerfield? –
Melissa sorride al prete, affascinante: ha voluto incontrarlo perché. .. beh non sa dire esattamente il perché, lei è fatta così, segue il suo istinto... sente che con Borrione è un sacerdote speciale…

- Credo debba unirsi a noi, don Borrione. – sorride la donna – Lei ha la stoffa per diventare papa…-

Don Antonio siede sulla sponda di una sedia, a disagio, turbato dalla presenza di Melissa e dalle sue parole. Le offre un bicchierino di ratafià alle noci, decantandone le proprietà benefiche per evitare un imbarazzante silenzio.

Melissa accetta e tira fuori dalla sua borsetta una piccola radice montata su una minuscola grattugia d’oro. Dice che è radice di tannis, molto raccomandata dai ietologi americani per tenere pulite le arterie e allontanare la decadenza della mente. Ne grattugia un po’ sul suo ratafià e senza chiedere, fa lo stesso su quello di don Antonio che ha un gesto per opporsi ma poi non dice nulla.

- Lei crede al diavolo? — lo apostrofa Melissa dopo aver bevuto. Don Antonio beve il suo liquore e ha un gesto vago: sì, se intende la presenza del male nella natura umana, no se si intende un signore che puzza di zolfo e che va in giro col piede biforcuto. E lei ci crede?

Melissa ride: oh lei sì. Ma la sua non è fede, è esperienza. Lei ricorda una sua vita precedente quando nel 1269 fu bruciata sul rogo in piazza del Campo a Siena perché era una strega. In quei tempi Satana era uso mostrarsi con tanto di corna e di coda, per compiacere le aspettative culturali del l’epoca.

Don Antonio guarda la bellissima Melissa per vedere se lo stia prendendo in giro. La donna lo fissa con grande intensità, come se si aspettasse qualcosa da lui.

Il prete si alza e cambia discorso: non conosceva quella povera Maddalena, è arrivata e scappata via in pochi minuti. Era stravolta ma qualcuno la stava davvero inseguendo e poi l’ha uccisa in quel barbaro modo.

Giunge da fuori il rumore di un incidente stradale con il suono di vetri infranti. Melissa si alza.

Il prete va ad aprire la porta e guarda in strada: non c’è nessuno però la mercedes reca i segni di un tamponamento.

Melissa gira intorno alla propria auto: è stato rotto un fanalino posteriore e c’è un bigliettino da visita infilato sotto il tergicristallo dell’auto danneggiata, con poche parole di scusa.

Melissa si rigira pensosa il bigliettino fra le dita: il nome stampato sulla facciata è quello di Dante Ricci.

 

26 - TORINO. RESIDENCE. APPARTAMENTO DI DANTE

Dante è beatamente immerso in una vasca Jacuzzi colma di schiuma. Suona il telefono sul comodino accanto al letto e lampeggia la lucetta rossa della reception.

Pigramente Dante prende il cellulare posato sul pavimento accanto alla Jacuzzi e chiama la reception, scocciato: che vogliono?

La voce neutra di un addetto lo avverte che c’è una persona che lo desidera, dice che viene per il danno fatto all’Yl0. Deve farla salire? Dante dice di sì, esce dalla vasca e indossa un accappatoio. Si dà un’occhiata allo specchio e si spruzza abbondantemente di profumo. Quando bussano e va ad aprire con un sorriso a 32 denti che smuore trovandosi davanti a un omino, col cappello in mano, doppiopetto grigio, capelli bianchi e l’aria dolce, che si scusa per il disturbo e gli mostra il biglietto da visita che ha lasciato sotto il tergicristallo della mercedes di Melissa.

Dante recupera e ride: ah si, era brillo e tamponò una mercedes coupé. Guarda l’ornino: è sua l’auto?

L’omino dice di no, l’auto appartiene alla Fondazione Hoch, forse l’avrà sentita nominare.

Dante annuisce, seccato. Guarda l’omino e gli dice che gli faccia avere il conto della carrozzeria, ma quello continua a sorridere e a non muoversi.

- Mi scusi se non mi sono presentato: mi chiamo Mario Biagio e sono un impiegato della Fondazione.

- Si, va bene. Molto piacere. -

- Non è stato un incidente – dice con voce placida Mario Biagio.

Dante si volta di scatto a guardare l’omino:

- Cosa? a che dice? - Mario sorride:
- La dottoressa Comerfield mi ha detto che crede di conoscerla e che probabilmente lei l’ha tamponata apposta per avere una scusa per incontrarla.-

Dante spalanca le braccia arrendendosi:

- Devo ammettere che la dottoressa Comerfield oltre ad avere un gran bel pezzo di corpo ha anche un gran bel pezzo di cervello.-

L’omino annuisce e gli dice che se vuole incontrarla può andare quella notte alla grande veglia dei neofiti che si terrà nella baraggia di Candelo a qualche chilometro da Torino.

- Neofiti di che?

- Venga e veda.

27 - BIELLA CANDELO. BARAGGIA
La nebbia pesante che grava sulla strana pianura brulla cretacea punteggiata da pozzanghere che a volte sono grandi come stagni ha un aspetto lunare sotto la luce delle fotoelettriche. Un cinquantina di persone incappucciate e avvolte in neri sai si inginocchiano una dopo l’altra davanti a Melissa. A fianco della donna, Mario Biagio regge un vassoio d’argento che porge di volta di volta davanti ai convenuti come durante la cerimonia dell’eucarestia. Melissa bisbiglia parole incomprensibili e offre ostie nere per quella comunione blasfema.

Dante si aggiunge alla fila, anch’egli avvolto nel saio, guarda divertito la strana

cerimonia. Oltre una pozza d’acqua si erge un altare con candele nere accese.

Dante non si inginocchia al sopraggiungere di Melissa. La donna lo fissa coi suoi occhi neri scintillanti esitando un attimo sorpresa. Sotto lo sguardo magnetico della donna, Dante seri te le gambe piegarsi e si inginocchia. Mario gli porge il vassoio e la donna gli offre l’ostia nera che sembra sempre spuntarle fra le dita senza che si veda da dove la prenda:

- Giuri di rinnegare il Dio tiranno che ti ha creato uomo e che vuole mantenerti ignobile schiavo del dubbio, della malattia e dell’ignoranza per votarti nel nome di Lucifero, il portatore di luce, alla conoscenza totale, al successo materiale e al dominio del mondo?-

Dante è affascinato dallo sguardo di Melissa, dal suo profumo e dalle curve del suo corpo che si indovinano tutte sotto i ve li della veste. Non ha esitazione:

- Giuro. - e prende con le labbra la piccola ostia nera che Melissa gli spinge in bocca. La mastica. Inghiotte.

La realtà si sfoca, le immagini del mondo si distorcono. Gli occhi di Melissa sembrano diventare assurdamente grandi..... Si sente un suono di corno, molto forte, molto vicino. Ma non c’è nessuno che suoni. Un lampo violento illumina il cielo. Si spengono le luci elettriche e resta solo l’altare, piccolo chiarore, con le sue candele accese mentre romba fragoroso un tuono.

Nessuno si è mosso eppure ora sull’altare c’è una donna. E’ nuda, stesa sul dorso. Le immagini ondeggiano agli occhi di Dante che crede di vederle scintillare sul petto il pendentif da 28 carati che aveva la moglie di Rainer Hoch. Una luce verde investe ora l’altare come se provenisse dallo orizzonte, mettendolo in controluce. Una folata di vento gioca con la nebbia, ispessendola e a tratti rarefacendola. Nel gioco delle volute appare un prete che si staglia davanti al l’altare è nudo ma coi paramenti sacri che gli scendono lungo il corpo.

Si volta verso i convenuti e spalanca le braccia: un lampo violento solarizza la scena per una frazione di secondo: è don Antonio Borrione, ma il suo volto è piatto, inespressivo, il suo sguardo è perduto nella nebbia. Il prete si muove come un automa e ora solleva in alto un’ostia nera che lentamente pone sul pube della donna sdraiata sull’altare. Una musica elettronica vibra sulla pianura di fango.

La voce di Melissa sussurra bassissima, eppure udibile a tutti.

- Mostrate i vostri corpi. Essi posseggono la scintilla della ribellione di Lucifero.

I convenuti si strappano di dosso i sai: sono uomini e donne di ogni età e forma che si distinguono appena nel lucore de! le candele. Alcuni sono scossi da tremiti, altri restano immobili in strane posture.

Dante si toglie lentamente il saio e resta nudo a guardare Melissa che si denuda piano davanti a lui. Solo per lui. Ha un’espressione d’estasi.

Ma anche gli altri guardano in estasi il nulla davanti a loro: ognuno di loro vede la bellissima Melissa che sembra offrirsi all’amplesso.

Il prete divarica le gambe della donna stesa sull’altare. Ne segna il corpo nudo con una carezza a forma di croce che termina sul pube. La donna urla.

L’urlo è un segnale. Un invisibile orchestra di strumenti a percussione esplode in un ritmo vorticoso ossessivo.

La musica si fa furibonda e la gente ne è scossa come da una ventata di follia.

I corpi si avvinghiano si ammucchiano scivolano nel fango, nelle pozzanghere: è il sabba.

Dante afferra Melissa saldamente e si piega per baciarla ma si trova sotto le labbra quelle avvizzite di una vecchia. La respinge con disgusto e si sente agguantare da forti mani maschili. Si divincola, scivola, rincorre Melissa che fugge, la agguanta di nuovo non è più Melissa ma una donna grassa, oscena.

Ora le immagini si impastano in una ridda caleidoscopica di forme e colori che rende impossibile distinguere l’allucinazione dal reale.

Dante è ora sull’altare e le sue mani passano tremanti sulla pelle della donna offerta, il pendentif lampeggia bagliori di luce, le dita di Dante diventano adunche e rigano di sangue il collo e le mammelle della donna che urla e si dimena sotto di lui.

Un lampo illumina la scena da tregenda. Poi comincia a piove re a dirotto. Le candele si spengono una a una con piccoli lamenti di vapore. La pioggia lava il fango dalla faccia di Dante che si trova solo, in mezzo alla pianura melmosa.

L’altare è scomparso. Rumori di motori, fasci di fari di auto che se ne vanno.

Dante corre da quella parte e viene quasi investito da una grande Rolls Royce che schizza possenti getti di fango da sotto le ruote. Sui sedili posteriori della Rolls Dante vede per un attimo il volto esangue della giovane moglie di Rainer Hoch.

Dante si trova appoggiato alla propria macchina nudo, lavato dalla pioggia e con la testa che sembra scoppiargli. Si accorge di avere tra le mani il pendentif col brillante di 20 carati.

Entra in macchina e chiude la sicura. Tocca i suoi vestiti asciutti e ben piegati sul sedile. Si sente meglio. Il mal di testa sta passando e le immagini stanno tornando normali. Dante scuote la testa, sbuffa. Guarda fuori: c’è solo pioggia e fango.

Appoggia la fronte sul vetro del finestrino e sospira

- Alla faccia dell’allucinogeno Ma che cazzo c’era in quell’ostia?!-

 

28 – TORINO. RESIDENCE DI DANTE
Ancora stordito Dante apre la porta del proprio appartamento al residence e resta intontito a guardare lo sfacelo dell’arredo. Tutto è sottosopra, cassetti rovesciati, la carta da parati staccata dai muri, le imbottiture di letto e poltrone squarciate.

Dante muove due passi verso l’interno e viene aggredito alle spalle. Reagisce ma viene colpito duramente. L’aggressore è Marco Zegna che chiude la porta e poi lo afferra per la giacca puntandogli un coltello al volto: meglio che sia tornato, così gli risparmia la fatica di continuare la perquisizione.

O gli dice dove tiene nascoste le sue maledette carte ricattatorie o gli cava gli occhi col coltello: prima uno per far gli capire che non scherza e poi, se non parla, anche l’altro.

- Ma io non ho nessuna carta…. tu sei matto! –
- Me la detto quella troia di moglie, quella troia che ti scopi, bastardo… per questo dopo gli occhi ti leverò anche le palle…-

La punta del coltello sta per piantarsi nell’occhio sbarrato di Dante quando bussano forte alla porta.

- Aprite! polizia.-

Dante ne approfitta per scartare di lato e Marco lo colpisce con una ginocchiata poi scappa sul balcone, scavalca la balaustra lasciandosi cadere in giardino. E’ un salto dal secondo piano ma Marco si rialza e fugge. Dante va ad aprire la porta, mezzo morto di paura, ma nel corridoio non c’è nessuno. Guarda nelle due direzioni, tutto è deserto e tranquillo.

Si appoggia allo stipite per riprendere fiato poi si fruga in tasca, tira fuori il cellulare e pigia due tasti. Gli risponde la reception. Una voce assonnata del portiere di notte, no, non ha visto nessuno e non è successo niente. La polizia? No, nessuna polizia, avrà fatto un brutto sogno. Clik.

Dante rimette in tasca il cellulare e nel chiudere la porta scorge sullo zerbino un disco scuro: è una sottile ostia nera.

La prende con la punta delle dita. Chiude la porta. Esamina l’ostia, la annusa. Poi va in bagno e la lascia cadere nella tazza del cesso. Guarda pensoso l’acqua dello sciacquone che la travolge in un gorgo veloce.

 

29. – TORINO. PALAZZO FONDAZIONE HOCH

"Fondazione Hoch."

La targa lucida annuncia gli uffici della Fondazione in uno dei più bei palazzi storici di Torino. Dante chiede di Melissa Comerfield ma gli dicono che è partita per Ginevra.

Chiede di parlare con la signora Hoch e gli uscieri lo guardano ironici: la signora non viene mai alla Fondazione.

 

30. TORINO CASELLE. AEROPORTO

Dall’aeroporto Dante chiama la Digos di Roma, non usa il cellulare, ma un apparecchio pubblico, vuol parlare con Insalaco.

Avuto il capitano in linea gli dice che la merce attesa arriverà a Milano venerdì col charter da Bogotà che gli ha appena spedito dei documenti che provano un traffico connesso di armi e droga.- Notizie vecchie. Le sappiamo da 24 ore. Abbiamo anche i nomi. -

Dante riattacca pensoso: e bravo Oriega, ha avuto la sua stessa idea. Ora che il carico fossde dimezzato o no non ha più importanza.

L’altoparlante chiama il volo per Ginevra e Dante si imbarca.

 

31. GINEVRA. CLINICA HUTTER

Dante si fa portare da un taxi alla clinica Hutter, un imponente complesso di edifici in mezzo al verde. Ai cancelli di ingresso ci sono guardie private armate di pistola e Dante deve scendere, dare le proprie generalità e spiegare il motivo della visita.

Preceduta e seguita da gorilla in motocicletta, una cadillac nera, coi vetri riflettenti, arriva davanti ai cancelli. Le guardie fanno spostare il taxi e la cadillac entra allontanandosi per i viali della clinica.

Dante dice di voler vedere la dottoressa Melissa Comerfield.

- Appuntamento? –
- No… però…-

- Allora no possibile. – la voce della guardia è stranamente gutturale, primitiva.

Dante tira fuori una busta: lui conosce la signora Hoch che ha perso qualcosa sere fa a Torino e forse sarà lieta di riaverlo. Le guardie sono perplesse. Una di esse parlotta in un cellulare.

- Vada alla prima palazzina, troverà un signore che lo attende. – grugnisce.

Dante paga il taxi e si avvia a piedi, guardandosi intorno. Sulla scalinata della prima palazzina c’è un omino che gli fa un cenno cordiale di saluto. E’ Mario Biagio. Dante gli stringe la mano: gran bel posto. E chi è arrivato con quel macchinone e la scorta motorizzata? Berlusconi? Mario sorride: il Presidente è venuto due anni fa per un controllo generale, quello era solo un importante amico siciliano.

L’ornino ammicca: ha davvero qualcosa della signora Hoch o era una scusa per entrare e vedere la bella Melissa?

- L’uno e l’altro. - Dante gli dà il pendentif e Mario lo guarda in controluce e lo gira tra le mani. E’ uno strano movimento perché il brillante perde lo scintillio. Mario lo restituisce a Dante scuotendo il capo: è solo vetro, una banale imitazione. può anche darsi che lo abbia perso la signora perché usa indossare copie dell’originale. Può tenerselo, non va le nulla. Come mai a Ginevra?

Dante gli dice che deve vedere Melissa. Mario annuisce e dopo qualche minuto viene fatto salire ad un ufficio dell’ultimo piano e accomodare davanti ad una elegante scrivania.

- Ti aspettavo.-

Dante si volge di scatto alla voce di Melissa, che gli sorride tendendogli la mano.

- Niente male lo spettacolo dell’altra notte. Che c’era in quell’ostia, LSD?

- Se ti dicessi che non c’era nulla, mi crederesti?

- No.

- Perché sei venuto?

- Per vederti.

- E poi?

- Per sapere quello che succede qui ed entrare nel gruppo. nella setta, insomma nel giro.

- Tu sei già entrato, altrimenti non saresti in questo ufficio. Hai fatto un giuramento l’altra notte, ricordi? -
Dante sorride: certo che ricorda. E tutta quella messa in scena, l’orgia, Lucifero, niente male come idea per tener sotto gli imbecilli.

- Tu non credi a niente vero?

- Credo in me. E vorrei credere in te.

Si avvicina a lei e la bacia. Melissa lascia fare ma quando Dante diventa più aggressivo lo ferma: è prassi che chi entra nella setta passi prima nei laboratori per alcuni prelievi di routine: sangue, urina, sperma.

Dante sta per dire una battutaccia ma si trattiene.

Melissa gli fa assegnare un appartamentino nella clinica e Dante viene sottoposto a ogni sorta di prelievo.

Melissa è sempre molto occupata e Dante la vede solo di sfuggita pochi minuti al giorno.

Incuriosito da tanto lavoro, Dante decide di scoprire quello che la donna sta facendo e una sera, dopo il giro che Melissa fa nella clinica, la segue.

 

32 - GINEVRA. PARCO CLINICA HUTTER

Dante vede Melissa che entra in uno dei capannoni più remoti del parco, ma non può seguirla perché vede due uomini di guardia che lo stanno fissando.

Si sente chiamare: ad un tavolo, sotto un gazebo, il generale Oriega gli fa ampi cenni di avvicinarsi. Il generale lo saluta rumorosamente e lo presenta ai suoi amici: il principe Waleed, saudita, l’avvocato Naxos famoso per le sue difese dei grandi criminali e l’ex-capo della CIA. Oriega gli dà una manata sulle spalle: è in gamba, gli ha fatto risparmiare metà della merce e ha tagliato corto alle proteste.

Dante si siede sorridente:

- Credo che lei, generale, abbia risparmiato più della metà della merce e non voglio prendermi i meriti altrui. -
La battuta fa ridere Oriega e l’avvocato Naxos.

Un ragazzo trafelato sussurra qualcosa a generale che fa una smorfia perplessa, poi si volge al saudita:

- Ne hanno decapitato un altro. –
Il principe spalanca le braccia in segno di impotenza e mormora

- Allah akbar…-
- Era della Croce Rossa. Lo fate per farci incazzare vero? Sperate che anche noi… zac! Si cominci a tagliare teste…-

Il principe saudita arrotonda gli occhi per lo stupore:

- Fate, generale? –
- Fanno, principe, scusi, fanno. Ma perderete il confronto dell’orrore. Satana è con noi!- scoppia a ridere il generale mentre il principe si limita a un cenno di assenso col capo.

Poi Oriega invita Dante a partecipare alla festa di mezzanotte in riva al lago, in un resort molto privato. Lo manderà a prendere alle undici e trenta.

- Non so se il mio medico me lo permetterà. - scherza Dante e Oriega ride di nuovo.

Ma appena fa buio, Dante scivola nel parco uscendo da una porta di servizio e fa un lungo giro tenendosi fuori dai viali per arrivare al capannone in cui ha visto entrare Melissa, evitando di incappare nella sorveglianza.

Sul retro del grande capannone, simile a una serra, ci sono alcune aperture per l’aria.. Le zone d’ombra sono punteggiate dalle deboli luci di sorveglianza.

Dante passa da una di quelle aperture e si cala all’interno. C’è un odore di stalla misto a medicinale. Sui due lati ci sono gabbie di animali. Le gabbie sono in ombra e dietro le sbarre esseri soffiano, raspano, uggiolano.

- Ma ma ma... — il sillabare fa volgere Dante di scatto. In fondo, aggrappato alle barre di una gabbia c’è un gorilla con dei lunghi capelli biondi.

Si avvicina e si trova a fissare un volto un po’ da donna un po’ da scimmia. La povera creatura balbetta ma ma ma e le lacrime le colano sulle guance pelose.

Urla rauche e uno sbattere contro le sbarre lo fanno voltare di scatto: in una gabbia più grande delle altre ci sono degli essere quasi umani per taglia e fattezze ma che hanno la pelle cheratinosa come gli scarafaggi.

Dante li fissa agghiacciato: da quei corpi si sprigiona una forza bruta repellente e le facce umane sono orribilmente deturpate da occhi sfaccettati, come quelli delle mosche.

Una mano di donna si posa sulla spalla di Dante che grida. Si volta e si trova a fissare Melissa:

- Dante, la curiosità è segno di intelligenza, lo spionaggio di stupidità.-

- Ma cosa sono? – balbetta Dante indicando quegli esseri mostruosi.

- Sono mutanti. Ibridi creati in laboratorio. Abbiamo scoperto un secondo codice genetico oltre a quello del DNA, un codice più elementare e profondo che permette ai ribosomi della cellula di costruire le proteine della vita. Con la mappatura del proteoma ci stiamo avvicinando al segreto ultimo della vita. Questo è solo uno dei laboratori segreti. Ce ne sono molti altri finanziati segretamente da alcuni governi. –
- Ma quei mostri…? –

- I governi sono interessati alla creazione di supersoldati, corazzati e resistenti alle radiazioni. Per questi mutanti sono disposti a spendere miliardi di dollari ma la mia ricerca è un’altra. -

- Cioè?

- L’Uomo. Migliorare l’Uomo.

- Vuoi cambiare la razza umana?

- Perché, a te piace così com’è? –

- No, penso che sia tempo sprecato. -

- Forse, ma se non riusciamo a darci più intelligenza ci autodistruggeremo nel giro di due o tre generazioni. -

Nel taschino di Melissa suona un cellulare, la donna lo spegne.

- Devo andare, è tu non andare in giro a far visite non autorizzate che potrebbero essere equivocate. –
Dante guarda l’ora: sono le undici.

- Sono atteso a una festa.-

 

33 – GINEVRA. SPIAGGIA PRIVATA

Oriega e i suoi amici accolgono Dante con grandi sorrisi.

- Bienvenido amigo, guarda che posto… tecnicamente siamo quasi in Francia – illustra sodisfatto il generale.

Il lago è punteggiato dalle luci della costa e dalla spiaggia si diparte una larga passerella che porta ad un grande gazebo in legno e vetro illuminato da fioche lampade rosse.

Oriega prende sottobraccio Dante e si incammina lungo la passerella, dietro al saudita. Gli bisbiglia in un orecchio che il principe e un parente stretto dei Bin Laden, grande amico dei Bush.

Nel gazebo sul lago ci sono alcuni gruppetti di persone, ombre scure stagliantesi contro la luce rossa. C’è un altare che si riflette sul lago e le luci rosse creano nell’acqua cheta un riflesso di sangue.

Due chierichetti biondi spandono nell’aria nuvole di incenso che stagnano sotto la cupola del gazebo. Dante aspira col naso e sussurra ad Oriega:

- Lo fornisce lei quest’incenso? Sembra hashish... - Oriega annuisce divertito.

Salmodiando, una dozzina di monache vanno a inginocchiarsi, compunte, davanti all’altare.

Un prete e un chierichetto si avvicinano con la pisside colma di ostie e il prete ne porge una alla prima suora della fila che lentamente fa scivolare le mani giunte che le coprono la bocca rivelando grosse labbra oscenamente truccate.

La suora spalanca la bocca in modo assurdo e una lingua oscenamente lunga esce a titillare l’ostia nelle mani del prete, poi la prende in bocca restando a succhiare con le labbra le dita del prete.

Le suore cambiano il tipo di genuflessione alzandosi le vesti e offrendo al prete le natiche nude.

L’aria è quasi irrespirabile, densa di fumo aromatico e Dante vede l’altare oscillare e la cupola gonfiarsi come fosse di gomma. Le luci rosse si affievoliscono.

Si aggrappa al mancorrente mentre una musica ossessiva ritma il un ballo demoniaco delle suore che si denudano dando inzio a un rito orgiastico.

Dante vuole andarsene. Gira intorno alla parte di vetro del gazebo ma la passerella sembra scomparsa. E’ un incubo e si trova davanti all’altare quando una donan nuda cerca il suo sesso e lui la respinge, poi sono le mani di Oriega a frugarlo. Dante vede il volto deformato del generale che si avvicina al suo come volesse baciarlo in bocca e lo respinge. Le mano del generale si serrano intorno alla sua gola e stringono. Dante annaspa, si trova fra le mani il crocefisso di bronzo e con quello colpisce Oriega al capo. Il sangue schizza sulle mani di Dante. Poi l’iimagine si annebbia di più e Dante crolla sulle ginocchia in preda un conato di vomito. Non riesce più a respirase e ansima per fame d’aria.

Una vecchia megera si china per baciarlo….

 

34 – GINEVRA. APPARTAMENTO MELISSA

Dante non ha più forza, le sue pupille dilatate sono fisse su Melissa, nuda sopra di lui, che si china a sfiorargli le labbra con un bacio.

Dante sbatte le palpebre e si guarda intorno: è in una camera arredata in modo sontuoso con un letto rosa circolare e un baldacchino.

Melissa gli sorride: un po’ teatrale, ma è la sua camera da letto.

Dante accarezza il copro statuario della donna, ancora intontito e balbetta:

- Come sono arrivato qui… Mi hanno drogato e io…sei tu il demonio? –
Melissa ride: Satana, Principe delle tenebre, non ha bisogno di droghe anche se le ha inventate lui per alleviare le sofferenze di tanti disgraziati. Perché Lucifero non vuole il male degli uomini, anzi, vuoi dar loro un po’ della potenza creatrice di Dio.

Dante si alza e la stanza gli gira intorno. Si passa una mano sul viso: non gli piacciono quei discorsi. Lo hanno drogato e lui ha ucciso quel bastardo di Oriega.

- Rimorso? – chiede Melissa.

Dante si esamina interiormente poi scuote la testa: no, nessun rimorso. E’ stata legittima difesa e poi quel generale era un verme.

- Non era un verme, era un uomo. Anzi, è un uomo. Non risulta morto, risulta solo partito. Ha lasciato la clinica due ore fa.-

Dante la guarda incerto:

- Non risulta morto. . . solo partito… chi sta dalla parte del portatore di luce ha dei vantaggi…-

- Basta con queste stronzate. Voglio parlare con Rainer Hoch, il capo, il boss, o come cazzo si fa chiamare.

- Noi lo chiamiamo signor Hoch. E’ lui che è in contatto col demonio.

Dante prende il volto di Melissa tra le mani. La guarda dritto negli occhi.

- Dottoressa, ma che ci fai con le tue lauree? Possibile che non capisci che è tutta una gigantesca presa per il culo organizzata da quel figlio di puttana per mettere la gente?-
Le sfiora le labbra con le sue. Melissa ricambia il bacio lieve. Gli sussurra:

- Il più bel trucco del demonio è farci credere che non esiste. -

 

35 – GINEVRA. UFFICIO DEL SIGNOR HOCH

Sulla grande scrivania settecentesca c’è una scultura in bronzo che rappresenta una grande ostia sorretta da due mani.

Rainer siede dietro al tavolo, esaminando delle carte e invita Dante a farsi avanti.

Dante entra, un po’ intimidito dall’ambiente

- Siediti. – gli ordina Rainer e Dante obbedisce. Il vecchio lo fissa coi suoi occhi: - Benvenuto tra i Creatori. E’ da tempo che ti teniamo d’occhio. Sei un elemento utile e noi possiamo essere utilissimi a te. -

- Voglio essere sincero, signor Hoch: io non credo al demonio e tutte quelle messeinscena…- Hoch sorride benevolo.

- Si può vedere la cosa da un punto di vista biblico o laico, non importa. L’uomo ha nei suoi geni la possibilità di trascendere e la Fondazione Hoch è vicina alla creazione di uomini nuovi. Là dove la scienza non è ancora all’altezza, si può arrivare per altre strade che possono sembrarle tortuose o anche criminali: ma non ci sono tabù quando lo scopo è realmente superiore. -

Dante annuisce incerto e Hoch lo guarda dritto negli occhi:

- Signor Ricci, non importa quello che lei pensa del nostro gruppo, importa che lei si impegni, in ogni situazione, a negarne l’esistenza.-
- Su questo può stare tranquillo, signor Hoch. -

- Bene. Avrà tutto l’aiuto che le serve e dovrà essere pronto a sua volta servire il gruppo.-

Dante annuisce. Da Rainer Hoch emana un senso di potere che intimidisce. Come un dio in vena di generosità, Hoch gli chiede:

- Di che ha bisogno?

- Una cosa banale. Soldi. Ho una piccola televisione privata che non riesce ad ingranare. Le banche mi negano i finanziamenti...-

Hoch lo interrompe con un gesto.

- Non avrà più problemi. Torni pure a Torino ai suoi affari. –
Il tono è conclusivo, Hoch riprende a guardare le sue carte e Dante si alza e vorrebbe ringraziare, poi non lo fa. Si volta e si allontana a passi svelti.

 

36 - GINEVRA. AEROPORTO
Dante attende l’imbarco per Torino. Tiene le mani di Melissa fra le sue: perché non va con lui? La donna scuote la testa: no, il loro destino è un altro. Lei è ormai ad un passo dal vertice della setta e lui all’inizio di un travolgente successo. Continueranno a vedersi di tanto in tanto e a fare l’amore conservando intera la loro libertà.

Dante si agita a disagio e confessa:

- Mi sento stronzo a dirlo, ma credo di essermi innamorato di te.- Melissa lo bacia con passione abbrancandosi a lui come in quell’abbraccio potesse salvarsi da qualcosa di terribile. ante ricambia abbraccio e bacio e non vede le lacrime che brillano tra le ciglia della donna.

 

37 – TORINO. BANCO PIEMONTESE

La facciata del Banco Piemontese è piena del sole pulito della prima mattina.

Dante varca la soglia marmorea della banca e dice il proprio nome all’usciere gallonato che subito fa un cenno ad un inserviente che lo scorta nell’ascensore.

Poco dopo è nell’ufficio del direttore generale del Banco Piemontese, il dottor Alberto Andreani.

Il direttore gli stringe la mano con cordialità, gli dice che ha ricevuto una segnalazione da Ginevra e ha esaminato personalmente la sua domanda di finanziamento.

- Mi avete risposto che non avevo garanzie sufficienti per...

- Uno stupido errore, signor Ricci. Il nostro Banco è aperto verso gli uomini intelligenti e pieni di iniziativa. Le garanzie le chiediamo alle persone delle cui capacità manageriali dubitiamo. Ecco, il Banco le apre una prima linea di credito di due milioni di euro per l’affitto di locali idonei e il rinnovo dell’attrezzatura. Firmi qui, per favore.-

- E per la restituzione? –
- Non c’è scadenza fissa. Sa, noi in questi casi preferiamo correre l’alea industriale insieme ai nostri clienti. e le abbiamo anche trovato una finanziaria: c’è TeleAndora che vorrebbe fare con voi una joint-venture, sa chi sono vero? Hanno il satellite, film di prima visione e molto sport –

- TeleAndora? Sarà un onore per noi… - e firma.

 

38 – TORINO. UFFICI DI TELETORO
Le due pornostar stanno esibendosi in un amore omosessuale sotto l’obiettivo della telecamera manovrata da Peppo che le insulta incitandole coi suoi termini pesanti. Entra in studio Dante agitando la lettera di credito e Peppo urla lo stop. Le due pornostar si lamentano con Dante per come il regista le tratta e Peppo ribatte irritato, contando da vanti ai loro nasi:

- Cazzo, vi lamentate con lui? Vi abbiamo chiavate tutti e due. Io non vi ho dato la mia metà e lui non vi ha dato la sua. Siamo su un piano di stretta parità di merda. -

Dante ride e mette la lettera di credito davanti a Peppo:

- Da oggi tutto cambia. Lasciamo questa cantina e paghiamo tutti: tecnici, mignotte e politici! -

Peppo legge la cifra e resta stupefatto, balbettando solo:

- Oh merda... -

 

39 – CAMPAGNA TOSCANA E SIENA. ELICOTTERO
L’elicottero reca su un fianco verniciata la scritta TELETORO.

Lo guida Melissa e a fianco c’è Dante che l’accarezza. La donna ride felice gridandogli che se non la smette non arriveranno mai a vedere il Palio ma precipiteranno da qualche parte.

Dante tira fuori di tasca il pendentif da 20 carati e lo mette al collo di Melissa:

- Questo voglio che lo tieni tu in ricordo del nostro primo sabba... — scherza.
Melissa invece ne è turbata, tocca il pendentif e fra le sue dita la pietra brilla di nuovo come un autentico diamante.

- La signora Hoch aspetta un bimbo. -

- Felicitazioni al marito. -

Melissa vorrebbe aggiungere qualcosa ma preferisce tacere. Sotto l’elicottero passano i tetti medievali della città di Siena.

 

39 – SIENA. PIAZZA DEL CAMPO. PALIO

Un fantino taglia il traguardo del palio dopo un ultimo duello con tre rivali appaiati. La folla che riempie piazza del Campo è in delirio.

Anche Dante e Melissa applaudono mescolati alla gente che porta il fantino vincente in trionfo.

 

40 – SIENA. STANZA D’ALBERGO CON VISTA SU PIAZZA DEL CAMPO
Melissa si sta spogliando lentamente, immersa in pensieri oscuri, lo sguardo fisso in un punto di piazza del Campo, ormai deserta.. Dante la bacia sul collo e guarda anche lui la piazza e poi la faccia scura di Melissa:

- Che hai? E’ uno dei posti più belli del mondo. –
Melissa si stringe a lui poi gli indica un punto della piazza: là settecento anni prima lei è stata bruciata come strega.

Dante ride e Melissa si stacca da lui con rabbia.

- Credi che sia pazza? –
Dante la prende fra le braccia, teneramente e la sdraia sulla sontuosa coperta di pelliccia stesa sul letto d’epoca nella stanza che ha affreschi rinascimentali sul soffitto.

- No, non dico che sei pazza e neppure che sei una bugiarda. Credi di ricordare.. .forse l’hai sognato da bambina.., hai sognato una brutta favola con la strega bruciata in piazza e ti sei immedesimata. – Melissa segue un suo pensiero:

- Sì, lo sogno anche spesso... e a volte non mi sembra passato, mi sembra futuro...-

- Però penso che puoi stare tranquilla, buttano giù i grattacieli, bombardano le città, si fanno esplodere in mezzo alla folla, massacrano i bambini ma le streghe non le bruciano più…-

Suona il cellulare sul comodino e Dante risponde: lo chiamano dai suoi uffici di Torino. Deve rientrare subito: la trattativa per la joint-venture con TeleAndora ha subito uno stop imprevisto.

Dante deve tornare a Torino. anno già firmato contratti pubblicitari per seicentomila euro.

- Non andare! – dice Melissa d’impulso – Tu forse sei ancora in tempo per…-
- Per? – chiede sorridendo Dante e l’ironia che c’è nel suo sguardo spegne il desiderio di Melissa di parlare. Scuote la testa e prende a rivestirsi con grande tristezza.

 

41 – TORINO. NUOVI UFFICI DI TELETORO
Dante varca l’ingresso dei nuovi uffici di TeleToro che occupano uno stabile intero in fondo a corso Orbassano. Trova già riunito il suo staff composto da Peppo, alcuni consiglieri d’amministrazione, un rappresentante del Banco Piemontese e l’avvocato Naxos, dalla faccia impassibile.

Peppo gli dice subito che Ramirez, il maggior azionista di TeleAndora, ha rifiutato l’accordo e non ha neppure voluto aspettarlo.

- E ha fatto bene perché quel tuo bastardo di avvocato di merda — e indica l’impassibile Naxos seduto al grande tavolo - gli ha detto che questa era un’offerta che non poteva rifiutare. Invece lui si è impuntato e ha rifiutato. -

- Anche perché lei gli ha detto che eravamo dei bastardi mafiosi. - precisa l’avvocato senza alcun tono di astio.

- Quale rappresentante del Banco Piemontese devo deplorare il comportamento del signor Peppo Macchi perché...- Peppo rovescia la propria sedia con rabbia:

- Dante, questa gente di merda ha detto che se non firmava qualcuno l’avrebbero ammazzato. -

Dante cerca di calmare Peppo, qualche pressione dovevano farla ma evidentemente sono degli incapaci se hanno ottenuto il risultato opposto.

Suona il cellulare dell’avvocato Naxos che si interrompe facendo scattare il coperchietto dell’apparecchio. Non parla, ascolta e poi riattacca. Si rivolge senza alcuna emozione a Dante e gli comunica che il jet personale del signor Ramirez è caduto sulle Alpi. Non ci sono superstiti.

- Quando si dice la fatalità. – conclude serissimo.
Dante si volta di scatto verso Peppo che lo fissa con occhi sgranati come se lo vedesse per la prima volta e anche per la prima volta non dice nessuna delle sue abituali parolacce.

 

42 – TORINO. BANCO PIEMONTESE
Il direttore del Banco Piemontese si accarezza le mani nervosamente e guarda Dante seduto davanti alla sua scrivania:

- E’ una situazione terribilmente incresciosa, ma Dante deve capire che non si può permettere ad un suo socio o ex-socio di andare a dire in giro che hanno fatto saltare l’aereo del povero signor Ramirez...-

- Peppo non dirà niente. Lo convincerò io a star zitto. Lui è amico mio e io non ho fatto saltare nessun aereo. Se riesco a farmi credere, non parlerà.-

- E se non ci riesce signor Ricci?

- Ci riuscirò.

- Mi pare appena il caso di ricordarle che il banco Piemontese è esposto con la Teletoro per circa due milioni di euro e che, dopo la joint-ventur con TeleAndora, ora diretta da un nostro buon amico, supereremo i cinque milioni. -

 

43 – GINEVRA. VILLA HOCH
Rainer Hoch siede ad una estremità del lungo lucido tavolo di noce dalle gambe pesantemente istoriate raffiguranti demoni secenteschi. Al suo fianco la moglie Sara, visibilmente incinta.

Ai due lati del tavolo siedono i consiglieri tra i quali l’avvocato Naxos, il saudita Waleed e due giapponesi.

In piedi, davanti all’altra estremità del tavolo c’è Dante Ricci, emozionato.

Tanti camerieri quante sono le persone intorno al tavolo, vengono avanti con un vassoio su cui c’è un calice d’oro colmo di vino rosso.

Rainer Hoch leva il calice, imitato dagli altri. Nessuno si alza. Dante prende il proprio e si perde nello sguardo blu magnetico di Hoch che lo fissa e gli dice:

- Che questo diventi il vino della sapienza e della vita. La nomino nostro consigliere. -

Tutti bevono.

Più tardi, mentre un’orchestra accompagna alcune coppie in un ballo molto morigerato,

Dante cerca al cellulare Melissa, ma non risponde. E’ strano che non fosse alla riunione formale in cui è stato nominato consigliere.

Ma nessuno sa dirgli nulla.

 

44 – GINEVRA. LABORATORIO DI GENETICA
Dante coglie di sorpresa una delle guardie davanti al capannone-laboratorio di genetica e spalanca la porta chiamando Melissa: davanti a lui si stagliano due mutanti, massicci, con la pelle cheratinosa e gli occhi da insetto. Uno leva la mano a sbarrargli il passo: una mano corazzata di scaglie con sole quattro dita. Emette un grugnito, forse ha detto qualcosa ma la sua laringe non è adatta a modulare bene le parole.

Da dietro i due mostri, appare uno scienziato in camice bianco con un telecomando in pugno. Schiaccia un pulsante e i due mutanti si irrigidiscono, girano sulle zampe e se ne vanno.

- E’ qui la dottoressa Comerfield? – chiede Dante, appena rimessosi dallo shock.-
Dal laboratorio esce un dottore: Melissa è tornata ma è stata ricoverata nella clinica oftalmica e che non riprenderà il suo lavoro prima di tre giorni.

- Che le è successo? –
- Routine. A lei piace il blu? – il sarcasmo nella voce del medico mette in allarme Dante che se ne va in fretta.

 

45 – GINEVRA. CLINICA OFTALMICA
Nel reparto oftalmico della clinica dicono seccamente a Dante che la dottoressa Comerfield è ancora sotto l’effetto dell’anestesia e che deve riposare.

Dante finge di andarsene, poi approfitta dell’arrivo di un furgone carico di scatoloni per sgattaiolare dentro insieme ai facchini.

a uno spogliatoio prende un camice bianco e comincia a spiare nelle stanze: Melissa dorme, bellissima, la testa poggiata sul cuscino. Dante entra senza far rumore e richiude la porta. Si siede sulla poltrona accanto al letto e guarda il volto perfetto della donna.

Melissa sta sognando perché sul suo viso passa un’ombra di angoscia, poi mormora:

- No…..

Dante le sfiora una mano. Melissa si calma, gira un poco la faccia verso di lui, le palpebre serenamente chiuse, poi lentamente le alza.

Dante si ritrae sentendosi gelare: da sotto quelle palpebre due intensi occhi blu lo stanno fissando.

- Lei per questa intrusione rischia davvero grosso, signor Ricci. Dovrebbe essere a Torino, mi pare.-
Non l’ha sentita entrare ma ora dietro a lui c’è Sara, la moglie di Hoch, con un ventre davvero enorme. Dante sta per protestare ma arretra sotto lo sguardo degli occhi blu della donna.

 

46 - TORINO. NUOVI UFFICI DI TELETORO

I flash lo illuminano come lampi di un temporale, quando Dante esce dalla lussuosa macchina con autista che lo scarica davanti a TeleToro.

Una folla di giornalisti vuole conferma dell’accordo tra il suo network, TeleAndora e quello nordamericano di cui qualcosa è già trapelato.

Dante risponde male ed entra negli uffici deciso a dar batta glia. Ordina che si riunisca il consiglio d’amministrazione e chiede di vedere immediatamente Peppo Macchi.

Il segretario gli dice che Peppo Macchi manca dal lavoro da tre giorni. Dante si siede dietro la propria scrivania e fa il numero di casa di Peppo: il telefono squilla ma nessuno risponde. Riprova col cellulare ma il messaggio automatico lo avverte che l’utente desiderato non è raggiungibile.

 

47 – TORINO. BANCO PIEMONTESE. SALONE RIUNIONI
Ci sono tutti meno Peppo Macchi intorno al grande tavolo nella sala del consiglio e Dante dice di non gradire affatto di sentirsi scavalcato e trattato come un burattino. Chi ha fatto accordi con la rete nordamericana? TeleToro è sua e del signor Macchi e quindi...

Lo interrompe il rappresentante del Banco Piemontese e gli ricorda che la metà delle sue azioni sono in deposito di garanzia presso la sua banca che ha delega piena per usarle in assemblea e ha dato ordine di approvare l’accordo con gli americani. Dante risponde che lo sa benissimo, ma la maggioranza è sempre dalla sua sua poiché può contare anche sulle azioni di Peppo Macchi.

L’avvocato Naxos prende delle carte e le porge a Dante con la solita impassibilità: il signor Peppo Macchi tre giorni fa ha ceduto la sua parte ad un gruppo che lui rappresenta.

Dante avverte un segnale lugubre in quelle carte che gli tremano in mano. Le getta sul muso all’avvocato Naxos e corre fuori.

 

48 - TORINO. CASA DI PEPPO
Dante suona ripetutamente il campanello dell’appartamento di Peppo. Nessuno si muove all’interno. Dante ha la chiave, apre. Chiama senza aver risposta. L’appartamento è tutto in ordine, ma Peppo non c’è. Ci sono i suoi vestiti nell’armadio, il letto è ancora sfatto. Sul tavolo del soggiorno c’è la sua ventiquattrore aperta. Dante dà un’occhiata in bagno e poi apre la porta della cucina: Peppo Macchi è inginocchiato sul pavimento con la testa e le spalle dentro il forno spalancato. Non c’è odore di gas ma la positura del corpo, abbandonata senza vita, non lascia speranze.

Dante afferra il corpo dell’amico e lo tira su: la faccia di Peppo è stata letteralmente cotta al fuoco del forno. Le labbra sono bruciate e mostrano i denti, gli occhi sono bianchi e il cranio cosparso della cenere dei capelli.

- Che stai facendo? – lavoce della donna fa voltare Dante di scatto: sulla porta è comparsa una delle pornodive che lavorava con Peppo e che ora vede il cadavere di Peppo e urla.

- Chiama la polizia. - le grida rauco Dante, ma la donna fugge terrorizzata. Dante solleva il cadavere di Peppo e lo porta sul letto, poi prende il telefono e abbassa il dito sulla tastiera per comporre il 113: sulla tastiera è poggiata un’ostia nera. La spezza con un gesto rabbioso della mano e compone il numero ma non c’è linea, qualcuno ha strappato i fili. Si fruga, trova il proprio cellulare e compone il 113.

- Polizia! Hanno ammazzato Peppo Macchi. Venite subito: via Baretti 21.-

 

49 – TORINO. CHIESA DI DON BORRIONE
In fondo alla piazza c’è un auto nera. Al volante un autista col berretto. Sui sedili dietro, l’avvocato Naxos sta fumando un sigaro col cellulare all’orecchio. Guarda un filmetto pornografico, di quelli girati da Peppo Macchi, sul Tv dell’auto. Blocca il fotogramma: sulla faccia della pornodiva che ha visto Dante chino sul cadavere di Peppo.Dante e dice al cellulare: ecco, dopo la lesbicata, quella bruna.

L’arrivo di un taxi attira l’attenzione dell’avvocato. Dal taxi scende Dante, stravolto, e corre verso la canonica. Il portoncino è chiuso, pigia il campanello invano, allora corre intorno all’edificio ed entra nella chiesa.

- E’ arrivato. Ti richiamo. - dice Naxos al cellulare e lo chiude.
Dante entra nella chiesa. E’ in penombra. C’è una lampada accesa davanti all’altare.

Gira intorno all’altare ed entra in sacrestia. Si trova davanti ad un sacrestano spaventato.

- Devo parlare con don Antonio.

- Non c’è. E’ strano, perché doveva dire messa… -

- C’è un ingresso per la canonica?

- Sì, ma lei chi è?

- Uno che ha paura che gli sia successo qualcosa. Presto. –
Il sacrestano esita, ma poi si pesca in tasca un mazzo di grandi chiavi e si dirige sul fondo. Apre due porte e l’ultima dà nella sala col confessionale. Dallo studio del prete viene un po’ di luce e un odore ributtante di marcio e di sporco.

Il sacrestano si fa un segno di croce. Dante lo spinge di lato e corre nello studio: don Antonio è rannicchiato sul letto, immobile come in catalessi, fra lenzuola sporche e piene di escrementi. E’ smagrito, abbrutito, in uno stato di prostrazione fisica e morale.

Dante spalanca una finestra e ordina al sacrestano di preparare mezzo litro di caffè.

Intorno c’è sporcizia dappertutto, ci sono resti di cibo marcito e putrefatto, brulicanti di vermi. Butta via tutto, poi si avvicina al prete e lo prende per le spalle, lo trascina in bagno mettendolo sotto il getto della doccia. Don Antonio sembra ricevere una scossa, urla e poi assale Dante abbrancandolo come un animale. I due lottano per pochi secondi, poi Dante riesce a colpirlo con un pugno e il prete scivola svenuto a terra.

Più tardi con l’aiuto del sacrestano che continua a segnarsi e a mormorare esorcismi contro il demonio, Dante riesce a far bere del caffè ad Antonio che vomita. Dante lascia che si liberi e gliene fa bere ancora.

Lentamente da Antonio emerge dal tunnel della follia e guarda Dante in modo strano.

- Perché mi aiuti, proprio tu, che ti sei venduto a Satana anima e corpo?- Dante ha un gesto di rabbia: era o non era lui ad officiare la messa nera?

- Ho peccato di superbia e peggio. Ma tu sei il padre dell’anticristo, lui nascerà da te e da Sara Hoch. -

- Lei, don Antonio, ha bisogno di uno psichiatra. Sono venuto per chiederle una cosa: saprebbe riconoscere gli occhi di quella ragazza, Maddalena, se li vedesse trapiantati su un’altra faccia? -

Il prete lo fissa ma non risponde a tono, continua il suo pensiero:

- Sara Hoch non ha più l’utero. Solo il diavolo può farle gonfiare la pancia. Io lo so... ero il confessore di Sara dieci anni fa.-

- Si calmi. Hoch ha una clinica a Ginevra dove trapiantano tutto. Avrà trapiantato l’utero a sua moglie.-

- E allora perché esporla su quell’altare? Aveva bisogno dell’aiuto del Maligno, non capisci? -

- Lasci perdere le baggianate medievali. Che razza di aiuto vuole da me?

- Portami a Ginevra da Sara. Tu puoi farlo.-

- Ero proprio venuto a chiederle se poteva venire a Ginevra con me. Voglio mostrarle una persona. -

 

50 – GINEVRA. CLINICA DI HOCH
Mario Biagio scuote la testa e guarda Dante e don Antonio, in piedi davanti a lui negli uffici di Ginevra.

Melissa è partita in elicottero con la delegazione per Roma e la signora Hoch, data la sua avanzata gravidanza, ha preferito scegliere il treno e il vagone letto.

- Perché a Roma, se posso chiedere? — interloquisce don Antonio. Il prete sembra ora perfettamente normale.

- Domattina la signora ha un’udienza particolare col Papa. - sorride l’omino soddisfatto.
Il prete annuisce scambiando un’occhiata con Dante.

- Possiamo prendere quel treno anche noi, passa da Torino. -

- Lei no, signor Ricci. Il treno partirà da Ginevra fra trentacinque minuti e il signor Hoch ha saputo del suo arrivo e la vuole vedere nel suo ufficio.-

Alle spalle di Dante ci sono ora due guardie, a dar forza alle parole di Mario Biagio.

 

51 – ROMA. VILLA SULL’APPIA ANTICA
Nella sontuosa villa sull’Appia Antica c’è una cena. Sul bordo della piscina discretamente illuminata, intorno ad una tavola ben imbandita, siedono alcuni uomini d’affari, due porporati, l’avvocato Naxos, un texano della Fox News, il principe saudita Waleed, il direttore del Banco Piemontese e Melissa Comerfield che guarda tutti coi suoi conturbanti occhi blu.

L’avvocato Naxos termina di leggere la bozza di accordo con la Fox News che il texano approva con grandi cenni del capo.

Uno dei porporati sussurra al direttore del Banco Piemontese che la garanzia che egli fornisce per conto del Vaticano, resti assolutamente segreta e ne riceve immediata assicurazione. Il texano chiede

- E del signor Dante Ricci, che mi dite? Gira voce che sia contrario. -

Interviene l’avvocato Naxos, gelido:

- Dispone solo del 25 per cento delle azioni e non parlerà. –
Melissa si china verso l’avvocato sorridendo:

- Mai più? -

L’avvocato ricambia lo sguardo e aggiunge senza alcuna espressione particolare:

- A Ginevra gli stanno facendo un’offerta ultimativa.-

- Capisco. - Melissa continua a sorridere.

 

52 - GINEVRA. UFFICIO DEL SIGNOR HOCH
Rainer Hoch fissa coi suoi occhi blu Dante Ricci e lo prega di sedere. Dante obbedisce rigido.

Il vecchio gli offre una sniffata di cocaina. Dante rifiuta, Rainer annusa.

- Aiuta, se presa nella giusta dose.

Suona ad un campanello ed entra Mario Biagio, servizievole.

- Desideri bere qualcosa?

- No – risponde Dante.

- Per me il solito. -

L’omino serve da bere al padrone ed esce con un lieve inchino. Dante affronta il discorso:

- Hanno ammazzato Peppo Macchi. –
- Hanno? –

- Avete. Quel bastardo di avvocato me l’ha fatto capire. –

- Che peccato, Ricci. Speravo che fosse più in gamba. –

- Attento, signor Hoch. Non mi sottovaluti troppo.-

- Che fa, minaccia? – sorride il signor Hoch - Temo di averla sopravalutata, e di molto. -

Suona il telefono e Hoch solleva il ricevitore, ascolta e riattacca.

- Una delle mie più fedeli collaboratrici mi sta tradendo per amor suo. La dottoressa Comerfield ha preso uno dei nostri elicotteri senza permesso e sta volando qui. Per avvertirla suppongo...

- Avvertirmi di che? -

- Che sei arrivato in fondo. – scintillano di malignità gli occhi blu di Rainer Hoch mentre passa al tu - Ogni tanto c’è bisogno di qualcuno da sacrificare. E’ sempre stato così. Il sacrificio di uno rinforza la fede degli altri e fa comodo per nascondere le cose importanti. Verrai accusato di tutto: omicidio, corruzione, violenza carnale, prenderai su di te le colpe del mondo. Non sono parole mie. Questi sono i giornali di domani. –

Rainer Hoch butta sulla scrivania un fascio di quotidiani in varie lingue, in cui alcuni titoli sono cerchiati di rosso. I titoli che riusciamo a leggere dicono:

"Dante Ricci, l’uomo che ha creato in pochi mesi il terzo polo televisivo, oggetto di una comunicazione giudiziaria".

"Strane connessioni. Muore il fondatore di TeleToro: suicidio od omicidio? Una pornodiva di TeleToro dichiara: l’ha ucciso Ricci. ".

"Messe nere a Torino? Si fa il nome di Dante Ricci quale sacerdote di una setta satanica. –

Dante è paonazzo di collera:

- Io dirò la verità, mi crederanno! Tu davvero hai fatto un patto con Satana...!

Hoch lo irride, si sporge verso di lui con un ghigno divertito:

- Nessuno crede a quelle sciocchezze! Non ricordi? L’hai detto tu. Non esiste nessun demonio. E’ solo un trucco per fare impressione alla gente. Il potere sta qui - e si tocca la fronte - e non qui — si tocca il petto — E tu ora puoi scegliere tra un bel suicidio spettacolare e una tazzina di caffè avvelenato prima del processo.-

Dante allunga le mani per afferrare il vecchio ma si sente girare la testa. Le immagini si distorcono e prendono colori irreali. Arriva a toccare il bavero della giacca di Hoch ma non riesce a stringerlo.

Annaspa per reggersi sul piano della scrivania e balbetta:

- Che mi stai facendo, bastardo! –
- A te niente. piccolo stupido capro espiatorio. A te niente… -

Dante ha l’impressione che gli occhi blu di Hoch comincino ad ingrandire. Un lampo di luce gli esplode nel cervello.

 

53 – SIENA. ELICOTTERO IN VOLO
Lo stesso lampo sembra colpire l’elicottero guidato da Melissa facendolo sbandare.

La donna chiama per radio la torre di controllo di Firenze ma le dicono che non ci sono perturbazioni, eppure intorno a lei si scatena una ridda di lampi. Il vortice di un uragano assurdo sembra ghermire l’elicottero come un’enorme mano.

L’elicottero ruota su se stesso e si incendia. Gli occhi blu di Melissa si riempiono di terrore.

 

54 – SIENA. PIAZZA DEL CAMPO
L’elicottero cade in piazza del Campo, a Siena, proprio nel punto che Melissa aveva indicato parlando del suo rogo di strega di secoli prima.

Melissa, bloccata dalle lamiere contorte, brucia viva e urla. Urla.

 

55 - GINEVRA. UFFICIO DEL SIGNOR HOCH
L’urlo di Melissa giunge nelle profondità dell’animo di Dante, che urla a sua volta. Una sua mano casualmente sfiora il simbolo eucaristico in bronzo che sta sulla scrivania di Rainer Hoch.

Le sue dita si stringono intorno al basamento della scultura e, con una lentezza che pone l’azione fuori del tempo reale, la solleva. Hoch rimane immobile, apparentemente freddo, privo di ogni reazione.

La scultura si abbatte sulla testa di Hoch fracassandogliela.

 

56 – TRENO IN CORSA
Sara Hoch con un pancione enorme siede sul letto della cabina che la porta a Roma. Guarda una delle sue guardie apparsa sulla porta della cabina e dietro ad essa intravede la faccia di Don Antonio.

 

- Non fare entrare quel maledetto prete…. sgozzalo, tagliagli la testa…- la donna parla con voce rauca e sibilante. Ma la guardia crolla in avanti, già morta, mentre don Antonio leva alto un coltello sporco di sangue.

Il volto di Sara si gonfia e i suoi occhi diventano di un blu acceso ,a il coltello fatale le si pianta nel ventre che esplode schizzando sangue nerastro sul volto di Don Antonio. Quel sangue sembra vetriolo e il prete urla, si contorce, mentre il suo viso si disfa e muore. Cade con la testa nel ventre squarciato di Sara Hoch, i cui occhi si spengono nella morte perdendo il loro colore blu.

 

57 - GINEVRA. UFFICIO DEL SIGNOR HOCH
In una nebbia colorata, ante scorge l'incerta ombra piccola e benevola di Mario Biagio che gli sorride. Dante si scuote, inebetito. Guarda Hoch immobile, che ha la testa sul tavolo col cervello mezzo fuori dal cranio e chiede

- Cos'é successo?- ha una strana eco nella voce. Con la stessa eco, la voce di Biagio risponde:

- Non succede mai una cosa sola. Succedono sempre tutte insieme.-
- Ma dove sono?-

- Dappertutto. La realtà é una funzione di probabilità che non collassa mai o se per te é più semplice tutto quello che poteva accadere è accaduto, tutto quello che può accadere sta accadendo e tutto quello che potrà accadere accadrà. Ma tu adesso sei in uno stato privilegiato, puoi scegliere: o questo…

... la polizia fa irruzione nell'ufficio di Hoch col cranio fracassato, afferra Dante sanguinante e lo ammanetta trascinandolo via ....

- ...o questo...- continua la voce di Biagio, indicando Hoch: il cervello rientra nella scatola cranica che torna sana e intonsa.
…..la polizia constata che Rainer Hoch è morto di ictus cerebrale.

Mario Biagio gli porge il bicchierino che aveva preparato per Hoch: in quest’ultima realtà il posto, la fortuna e il potere di Hoch sono suoi.

- Scegli una delle due realtà.-
Dante esita immerso nella nebbia multicolore e cangiante e resta indeciso a fissare Mario Biagio: non aveva mai notato che gli occhi del piccolo uomo fossero blu.

INIZIA IL RULLO DEI TITOLI DI CODA

alla fine dei quali c’è un primo piano di Dante: è seduto al posto di Hoch, ci dà la nuca e sta telefonando. Poi si volta e ci guarda dritti negli occhi: coi suoi occhi blu.

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