Labirinto

In Africa, una torre di trivellazione della Goldfish Inc. fa un’ombra corta al sole rovente del primo pomeriggio.

La trivella gira, lenta e possente, oliata e vigilata dai tecnici e dagli operai.
All’ombra della torre alcuni beduini stanno accoccolati sulle loro stuoie bevendo del tè bollente. Il capo beduino dice qualcosa in arabo e tutti annuiscono.

La pressione nel pozzo aumenta e viene ritirata la lunga trivella seguita da un possente getto scuro. Tecnici e operai esplodono in un urlo di gioia, ma il getto scuro si schiarisce fino a diventare acqua.
Il capo beduino scoppia a ridere e i suoi fanno eco.

Un dirigente della Goldfish Inc. vestito di bianco viene raggiunto dalla pioggia sporca mentre corre verso un telefono satellitare.

Il cielo buio di San Francisco è percorso da colonne di vapori che si attorcigliano nello scontro di venti polari e occidentali che si avvita sul Pacifico.
Le finestre della villa di Goldfish sono illuminate e i lampioni del grande parco sono accesi.

Una berlina blu si avvicina al cancello. La mano guantata del guidatore pigia su un telecomando e il cancello si apre. L'auto percorre il viale senza rumore, solo il gemito della ghiaia schiacciata dalle ruote.
Un lampo illumina il parco e la villa, seguito da un tuono mentre il cancello si richiude. L’auto si ferma su un lato della casa.
Dalla vetrata che dà sul giardino giunge l’eco delle risate di Walter e di Marilyn e si intravedono i loro corpi nudi che si inseguono e lo sciacquare di una piscina.
Nella grande vasca Jacuzzi con l’acqua illuminata da fari subacquei, Marilyn Due spinge sott’acqua Walter, in un mare di bollicine. L’uomo strilla, ride, e difende con una mano la piccola chiave che porta sempre al collo.
Poi è lui a trascinare sott’acqua Marilyn Due, stringendola in un abbraccio. La donna si divincola ed emerge. Walter la guarda, nuda, stillante d’acqua, le labbra rosse e gonfie che sfiorano le sue e le sussurra:

- Marilyn, mi ami tu?-
- Alla follia, sweetheart...- risponde Marilyn Due in tono leggero.

Walter la bacia chiudendo gli occhi. Marilyn Due risponde al bacio e, pur restando con gli occhi aperti, non si avvede dell’ombra nera che solleva da terra una delle lampade alogene puntate verso il soffitto.

Walter accarezza il corpo di Marilyn Due godendone il contatto e le bacia la punta del naso iniziando uno di quegli interrogatori melensi da liceale represso:

- Perché mi ami? –
- Perché sei il più maschio tra gli uomini.-
- E poi? –

Marilyn Due sospira alla ricerca di ragioni plausibili e appaganti per l’uomo con la chiave:

- Perché sei il più potente.-
- E poi? –
- Perché sei un genio.-

Lo sconosciuto avanza di un passo con la lampada accesa in pugno: l’intenzione omicida è evidente, gettarla in acqua e uccidere i due amanti per folgorazione.

- E poi?- insiste Walter eccitato.

Marilyn Due fatica a trovare altre qualità in Walter. Lo serra fra le proprie cosce e gli sussurra:

- Perché... perché sei bello!-
- Oh ce ne hai messo a dirlo... – Walter la spinge contro il proprio sesso premendo tutte e due le mani sulle natiche tonde e chiare di Marilyn Due.

Nessuno dei due si avvede del pericolo. La donna si concede all’amplesso mormorando in bocca a Walter

- Ma certo, honey, sei bellissimo, fichissimo, stupendo.-

Walter la bacia in una nuvola di bollicine

- E tu sei fortunata, fortunatissima…-

L’assassino getta la lampada nella vasca, ma una frazione di secondo prima che essa tocchi l’acqua, un fulmine centra in pieno la villa interrompendo il flusso della corrente elettrica.
Quella che cade nell’acqua accanto a Walter e a Marilyn è una lampada spenta. Si sono spenti anche i faretti subacquei e Walter ridacchia nel buio mentre il riflesso di un nuovo lampo scontorna di azzurro i loro corpi nudi.
Marilyn si libera dall’amplesso e schizza fuori dalla vasca con uno strillo.

- Dove vai? Hai paura de i lampi? –
- No, cazzo…no, o scusa, cazzo… uffa lo so che non devo più dire cazz…-
- Sì, sì, va bene. Di che hai paura, allora, del buio?-
- Sì, una paura fottuta. O scusa, una paura terribile. -

Mortimer entra con un candelabro a tre bracci e un telefono wireless su un vassoio. Posa il candelabro su un tavolo e recita compunto:

- E andata via la luce, sir, e c’è una chiamata dall’Africa per lei.-
- Okay. Passamela Mortimer….

Il maggiordomo si inginocchia sul bordo bagnato della vasca e Walter prende il telefono. Prima di rispondere alla chiamata guarda l’impeccabile figura di Mortimer e dice:

- Ti dispiace se ti chiamo Jeeves? Sai, come quello di Wodehouse. Ho sempre sognato di avere un maggiordomo per chiamarlo Jeeves.-
- Bene signore. Lei chiamerà Jeeves e Mortimer verrà. – si inchina con signorilità. Walter sorride e porta il telefono all’orecchio.

- Sono io. Che succede in Africa per rompermi i coglioni qui? – gli arriva la voce del dirigente che gronda acqua sporca sotto il sole del deserto. Walter sente anche gli sghignazzi dei beduini

- Mister Goldfish?-
- Goldfish è morto. Da dove parli, da Marte, che non lo sai?-
- Dal deserto del Sahara signor… Ma lei chi è?-
- Io sono l’erede. Il nuovo padrone. Qual è il problema? –

La voce esita e Walter fa l’occhietto a Marilyn che si è avvolta in un accappatoio di spugna bianco e se lo tiene stretto addosso, seduta sul bordo della vasca.
Mortimer cerca con lo sguardo nel buio del salone, oltre l’alone mobile delle candele, ma il mancato assassino si è nascosto.

- Fiato, amico! Se parli da così lontano, fiato! –

Walter si diverte ad esercitare il suo nuovo potere. Lo fa senza malanimo, con la protervia di un bambino.

- Sono il dottor Fritz, capo del dipartimento affari algerini. Mister Goldfish era in parola per comprare centomila ettari di deserto credendo che ci fosse il petrolio invece c’è solo acqua sporca. Abbiamo perso il milione di dollari dato come caparra. Che devo fare?-
- Compra lo stesso ma a un decimo del prezzo.-
- Ma se…-
- Niente se e niente ma! Con me obbedire e basta! Compra! – Walter fa volare il telefono sul pavimento ed esce dalla vasca.

Marilyn Due gli va incontro provocante e lo avvolge nel suo accappatoio. Walter la abbraccia:

- Vieni, sogno della mia vita, con le candele è più romantico….- la bacia con grande trasporto e i due scivolano sul pavimento riprendendo l’amplesso interrotto dal buio improvviso.

Impallato dietro una statua falsoromana, l’assassino vestito di nero guarda i due corpi nudi, avvinghiati, che fanno l’amore. Si toglie il cappuccio e sgrulla la testa per sciogliere i cappelli che piovono intorno alla faccia pallida di rabbia di Eileen.
Dal fondo del salone Mortimer la vede e le fa cenno di avvicinarsi. Eileen obbedisce, passando accanto agli amanti in estasi. Mortimer le fa strada fino alle cucine e reinserisce l’automatico ridando la corrente a tutte le stanze.

Eileen, le labbra stette per l’ira, si sfoga spazzando il tavolo con una mano. Parla con voce bassa, roca per il furore:

- L’hai visto quel porco maiale e quella troia che si godono la mia casa, il mio bagno, e si asciugano il culo nei miei asciugamani??? Non posso sopportarlo!-
- E' un diritto acquisito dal culo del signor Fraser, signora. Così ha voluto suo marito.- sorride Mortimer in modo formale.

- Porco bastardo depravato e cornuto, nominandolo da vivo….- sibila Eileen e Mortimer precisa con una flemma britannica che sarebbe davvero piaciuta a Wodehouse:

- Si ricordi il testamento: se lei muore, lui si becca anche la sua metà.-
- Già, ma se muore lui... – esulta Eileen.

Mortimer sospira e scuote la testa:

- Lui non muore, signora.-
- E perché? Mica è immortale!-
- Forse no, ma è molto fortunato. Non ha letto la sua biografia su Time?-
- Non mi piacciono le storie pornografiche.- Eileen si avvicina a Mortimer e gli accarezza l’inguine - E tu? Anche tu non mi ami più?-
- Non rientra più nelle mie mansioni, Madam.-

Eileen ha una breve risata e si ritrae.

- Cigarillo, Mortimer-

L’uomo prende un lungo bocchino da una rastrelliera, ci innesta un cigarillo, lo accende e tira la prima boccata, poi lo porge alla donna che fuma con piacere fisico, aspirando e facendo sfrigolare la brace.

- Aiutami a far fuori quel bastardo e la sua metà sarà tua.- guarda Mortimer attraverso il fumo denso che lascia uscire dal naso e che sale come una velette davanti ai suoi occhi accesi dall’odio.
Il maggiordomo si concede un lieve sorriso e ammette

- Sento che nel mio cuore sta rinascendo un grande sentimento, Ma’m.-

CAPITOLO 14
La Ferrari si ferma con un ultimo rombo davanti alle finestre dello scantinato in cui vivevano Walter e Mara.

Walter balza giù dalla favolosa “rossa” e si dirige con passo veloce verso il portone del palazzo.
Quante volte ha percorso quel marciapiede da sconfitto, sognando fama e ricchezza! Però di tornare lì con una Ferrari non l’aveva mai immaginato neppure nelle sue fantasie più ottimistiche.

Si sente più giovane e l’aria della Market è meno puzzolente di quando spennava il culo a quel cappone che si è messo a parlare come un filosofo. Anche il senso di colpa sta svanendo, in fondo è facile, basta pensare sempre “chissenefrega”.

La stranezza della sua vicenda alimenta adesso dubbi diversi: magari si è inventato tutto, uovo, alieni e chiave stocastica. Magari è solo un trucco psicologico: credendosi fortunato, lo è diventato.
Ma la piccola chiave attaccata alla catenella d’oro che gli solletica il petto gli suggerisce di lasciar perdere le elucubrazioni.

Appena Walter entra nel casamento, Mortimer e Eileen sbucano sulla strada e si incamminano verso la Ferrari.

Eileen ha in mano un cubo di plastico collegato a un timer.

Walter apre la porta dello scantinato e si ferma sulla soglia, sopraffatto da un senso acuto di nostalgia e sbuffa: non è normale provare nostalgia per quel buco immondo! Anche se l’ambiente è stato ripulito, l'arredo e la penombra, col quell’eterno sentore di muffa, sono quelli di sempre.
Nella stia il cappone becchetta il granturco dalla coppetta che Brooks gli ha lasciato ben colma.
Entra: il letto è di nuovo sulle sue gambe, il fustino del sapone Splash è tornato davanti allo specchio e i cocci della sfera di cristallo sono stati scopati via.
Non c’è nulla che sia appartenuto a Mara eppure tutto l’ambiente è impregnato di lei.
Mara avrà certo saputo del suo successo e della sua fortuna e, orgogliosa com’è, se n’è andata per non approfittarne. Se è così, e Walter sente che è così, la mancanza di lei si fa più dolorosa.

- Sir Walter the Great! Walter Magnum, ben tornato!

Walter si volta alla voce di Brooks e lo guarda seccato. Gli chiede:

- Che ti ha detto?- e indica Mc Nugget.

Brooks è disposto a subire qualsiasi stranezza da quell’uomo diventato ricchissimo. Per lui il denaro fa la persona: tanti soldi, tanta persona. Ora Walter è davvero The Great.

- Che mi ha detto chi, sir Walter Magnum?- chiede dolcissimo.
- La gallina, idiota!-
- Oh, la gallina... non mi ha detto mai niente... giuro!-
- Non ti ha mai insultato... non ti ha mai chiesto di ammazzarla?-
- Mai. Anzi credo che si sia affezionata...-

Walter si china a scrutare negli occhi il cappone

- Adesso sembri un cappone qualunque, a che gioco giochi, McNugget? –

L’animale dà un’occhiata a Walter e poi riprende a becchettare il granoturco.

- Fai lo stronzo? Peggio per te!- gli dice Walter e poi al padrone di casa - Brooks, tu continua a tenerlo d'occhio.- gli butta una fascio di banconote da cento e l'uomo si inchina servile.
Con un ultimo sospiro Walter si guarda intorno e poi va verso la porta. Si volta sulla soglia:

- La signorina Mara s'è più vista?-
- No, sir. Qui non è più tornata.-
- Se la vedi, mandala da me. -

Il rombo del motore della Ferrari che sale di giri lo fa sobbalzare, corre alla finestra e vede un biondo con le braccia affrescate da enormi tatuaggi che gli sta rubando la macchina. Walter si aggrappa all'inferriata e grida:

- Fermo!!! Al ladroooo! -

Il biondo solleva alto il dito medio della mano destra e dà gas. L’auto fa un balzo in avanti proprio come il cavallino che ha sul cofano.
In una frazione di secondo la macchina raggiunge Eileen e Mortimer ed esplode.

Un boato, una fiammata.

Il ladro viene sbalzato sul marciapiede mentre la faccia pallida di Eileen si punteggia di sangue per piccole schegge di vetro.

Mortimer porta via la donna prima che Walter irrompa sulla strada e si precipiti verso la sua Ferrari devastata, con un urla belluine.

Prima la Ferrari, poi il ladro coperto di sangue che si lamenta sul marciapiede. Walter sta imparando in fretta.


CAPITOLO 15
A New York, nella directory della grande hall dell’Empire State Building, il nome Goldfish Finanziaria viene sostituito con la scritta Fraser Finanziaria.

Una fila di impiegati e funzionari applaude mentre Walter e Marilyn Due si dirigono verso gli ascensori tra i lampi dei flash dei cronisti.

Marilyn Due si stringe addosso a Walter e si eccita al salire dei piani: più in alto sono gli uffici e più importante è chi li occupa. Il segnale rosso si ferma sul numero novanta. Per Marilyn è quasi un orgasmo.

Anche qui operai sono al lavoro per cambiare le insegne e gli uomini del consiglio di amministrazione sono schierati ai lati della sala riunioni come soldati. Neil Liedhon va incontro alla coppia a mani tese.

- Quale onore, mister Fraser! Signorina Marilyn, lei splende più del sole!
- Sono qui per quella questione libica.- taglia secco Walter senza mascherare la propria antipatia istintiva per l’interlocutore.

- Quei centomila ettari di deserto non valgono nulla. Mister Goldfish credeva che ci fosse il petrolio, invece i nostri periti erano stati corrotti. E’ solo una scatola di sabbia. –
- Questo me l’han detto, e allora?-
- Il nostro uomo in Libia sostiene che gli avete detto di comprare: ovviamente deve esserci stato un malinteso. In questa crisi mondiale…-
- Ovviamente un cazzo!- sorride a Marilyn- Scusa il mio francese, cara.-
- Scusato, amore.- risponde la donna facendo la boccuccia del birignao.

L’amministratore è rimasto sbilanciato dalla reazione dura e maleducata di Walter. Si aspettava un pivello intimidito, inadatto al suo nuovo potere e invece si trova di fronte a un galletto arrogante che lo fissa con una luce di disprezzo nello sguardo.

- Senti bello, impara subito una cosa: quello che dico io è legge. Okay?-

Neil arrossisce di rabbia ma si inchina. Tutti si inchinano e Walter gira sui tacchi

- Torniamo a San Francisco, amore. New York è una città di merda.-
Walter offre il braccio a Marilyn che ci appoggia con gesto regale e i due se ne vanno lasciando l’amministratore e tutto il consiglio esterrefatti.
L'amministratore è il primo a raddrizzare la schiena:

- Se non fermiamo quest'imbecille in pochi mesi rovina tutto.-
- Forse è meglio non parlargli del progetto Freedom.-

Neil ne conviene con un movimento del capo:

- Non capirebbe.-

Uno dei consiglieri si permette un’osservazione:

- Però è lui che deve firmare per i finanziamenti.-
- Gli mando il generale Culverton, se dice di no a lui, il prossimo messaggio sarà una pallottola. Poi tratteremo con la vedova Goldfish che è più vicina alle nostre idee. Notizie da Houston?-

Il nuovo consigliere interpellato scatta quasi sull’attenti mentre recita:

- Sissignore. Il fallimento in Iraq e la crisi finanziaria han dato fuoco alle polveri. Aspettano i cinquanta milioni per muoversi. Anche i fratelli dell'Alabama e della Georgia sono pronti.-
- Fate leva sul Vecchio Sud, non sopportano un presidente nero. Mi raccomando slogan semplici, massimo cinque parole, e non dite mai più di due cose insieme. Noi dobbiamo convincere la maggioranza dei cittadini ossia gente che ha la mentalità di un bambino di undici anni poco sveglio. Sorrisi con trentadue denti, capelli impomatati, mani asciutte, ben rasati e doppio petto. Ricordate lo slogan: diteglielo, riditeglielo, ditegli che gliel’avete detto. Ci verranno dietro come pecore.-

Sul jet privato, che riporta Marilyn Due e Walter a San Francisco, è al lavoro un’intera troupe di truccatori e parrucchieri che si affannano intorno ad Walter con pettine e cerone perché lo aspetta una ripresa televisiva in una rubrica di grande ascolto. La curiosità della gente per quello che sta diventando il neo ricco più celebre degli Stati Uniti va soddisfatta alla svelta.

Walter impersona il sogno americano sempre più difficile da sognare ma ancora in fondo al cuore di ogni cittadino d’America: da un dollaro al miliardo in poche settimane. E in questi tempi tragici ce n’è davvero un gran bisogno.
Il vero modo in cui ha fatto questo salto interessa poco. Il pubblico ama sognare e la verità è sempre meno bella del sogno.
- Non esagerare con la cipria. Più gonfi i capelli, così che non sembrino troppo pettinati...-

Walter dà istruzioni e Marilyn Due sbuffa: tutti a far bello lui e a lei non bada nessuno. Si consola con due coppe di champagne servite da uno steward dagli occhi azzurri.

Per la ripresa televisiva è stata allestita una scenografia barocca in un salone di rappresentanza del grattacielo “La Piramide”. Su una grande sfondo azzurro si legge una scritta “UN EROE AMERICANO”.

Giornalisti e di curiosi applaudono all’ingresso di Walter e Marilyn Due.
Tre telecamere sono sui cavalletti di fronte al tavolo ornato con una grande scritta “Welcome to Walter the Great” sullo sfondo di un gigantesco cielo azzurro con nuvolette.

- Non voglio essere inquadrato dal lato destro. Il sinistro è il mio profilo migliore. - avverte Walter rivolto ai cameramen.

Una mulatta dagli occhi verdi lo accompagna a sedersi sul tronetto dorato dietro il tavolo e gli aggancia un radiomicrofono.

- A me no, cazzo? - chiede Marilyn Due spazientita.
- Cazzo no. – le risponde con un gran sorriso la bella mulatta e le indica una poltroncina su cui sedersi.
Marilyn Due mastica una parolaccia e Walter le fa cenno di contenersi.

Mentre le luci convergono su Walter, la mulatta è tutta miele e mossette per fargli intendere di essere davvero a sua completa disposizione:

- Posso chiamarla Walter?-
- In privato sì.-
- Quando vuole, Walter. Sarebbe un onore. E durante l'intervista come la devo chiamare?-
- Come tutti. Walter Magnum.-
- E' pronto, mister Magnum?-
- Se chiamavi “mister Magnum” Carlo Magno, ti faceva impalare.-
- Silenzio. Cinque, quattro, tre, due, uno, nero!-
- Per la rubrica "L'uomo dell’anno", cari amici, vi presento "Walter Magnum!”, sir Walter The Great, uno dei grandi della nuova economia mondiale, uno che non era nessuno mentre la vecchia finanza globale rovinava il mondo! Uno che non ha rubato bonus! Uno che non ha rubato i nostri risparmi perché fino alla settimana scorsa era povero come noi! Più povero di noi! Una che ha votato per il presidente Obama! Al secolo mister Walter Fraser!-

Si accende un tabellone luminoso con la scritta "APPLAUSI" ma gli applausi scrosciano spontanei. La ragazza porge il microfono a Walter e chiede

- Lei è rimasto sempre nell’ombra. Il suo nome era sconosciuto a tutti. Qual è il segreto del suo improvviso successo? –

Walter dà un’occhiata dentro agli obiettivi delle telecamere attraverso cui milioni di sfigati lo staranno guardando e giocherella con la chiave che ha al collo e la tentazione di dire la verità.

- La chiave di tutto è in tre parole: lavoro, lavoro, lavoro.-

Mente e ride tra sé : tanto la verità non la crederebbe nessuno.

- Il lavoro certamente, ma mister Goldfish non avrebbe affidato il suo impero ad un uomo di sola buona volontà.-
- Goldfish aveva delle difficoltà. Ho raddrizzato la barca che ora va a gonfie vele.-

Si riaccende "APPLAUSI" e gli applausi scrosciano. Marilyn si alza e se ne va.

Nella cabina di regìa uno dei tecnici dice al regista:

- Senti che fottuto bastardo…L'ha raddrizzata sì, con una bomba.-

Il regista gli fa cenno di star zitto e ordina:

- Close-up sul fottuto bastardo.-

Una delle telecamere allunga lo zoom e sul monitor Walter ingrandisce fino ad un bel primo piano

- Sono americano e questo è il Paese che amo! Dobbiamo rimetterci a lavorare come i nostri padri e fottercene dei finanzieri, dei terroristi, dei sindacati, degli ambientalisti e dei liberal-comunisti….- sentenzia, falso come un politico di professione.

Il faccione di Walter è su tutti i televisori della California, anche su quelli che lampeggiano a catasta nella vetrina di uno dei tanti negozi del Pier 39, il molo dei divertimenti del porto di San Francisco.
Sul pontile di legno affollato di turisti, giostre e vetrine, Mara, vestita da zingara, legge la mano ad un vecchio prete pelato, distratta dalle venti facce di Walter che blaterano dai teleschermi.

- Non siamo grandi perché siamo potenti, ma saremo potenti finché saremo grandi.-
- Bleah! – Mara ha un conato di vomito per quelle parole retoriche e fasulle, ma la gente che sta davanti ai televisori applaude.
A Mara sembra incredibile che quel Walter lì sia lo stesso che stava con lei, pieno di sogni assurdi ma con grandi ideali, incapace di un gesto pratico ma innamorato dei più deboli.
Il prete, spazientito, fa ondeggiare la mano che Mara tiene fra le sue:

- E allora? Che vedi nella mia mano? Non che io creda in queste cose ma...-

Mara dà un’occhiata alle righe di quella vecchia mano senza calli, la mano di uno che come massima fatica nella vita ha sollevato una pisside con le ostie, e gli dice:

- Padre, non si infili più nel letto della perpetua. Il suo cuore è andato. Dovrebbe già essere all'inferno da tre giorni.-

Il prete ritira la mano di scatto e si volge verso una donna di mezza età, dietro a lui, devastata dalla sorpresa. Si drizza sulla persona e si gonfia come un grosso pene turgido, la testa gli diventa paonazza e crolla a terra. La perpetua urla

- Che gli hai fatto, dio, che gli hai fatto?-
- Che gli hai fatto te, piuttosto! Alla sua età, era ovvio che prima o poi ci restava secco. Chiama un’autoambulanza alla svelta.-

Il gingle della Tv, che annuncia la fine dello show di Walter, spinge Mara ad andarsene, mentre una folla di curiosi attornia il prete e la sua perpetua che si inginocchia accanto a lui facendosi un pio segno della croce.

Giornalisti e fotoreporter seguono Walter fin sulla Broadway con un codazzo di ragazze scatenate che scandiscono
- Ma-gnum! Ma-gnum! –

Dall'altra parte della strada, Eileen, fasciata e incerottata, spia la scena da dietro i vetri scuri di una berlina.
Mentre alcuni agenti tengono indietro la folla, Walter entra nella sua nuova Rolls. I giornalisti lo assediano con le loro domande, tendendogli i microfoni

- E' vero pensa di finanziare una spedizione umana su Marte?-

Walter sorride e annuisce:

- Un mio vecchio sogno. Abbiamo bisogno di una Nuova Frontiera.-
- E’ vero che comprerà metà della Microsoft? –
- Se monopolio dev’essere, meglio star dentro che fuori no?-
- Sposerà la nuova Marilyn Monroe?-
- La sua idea sul Medioriente?-
- Che risponde a chi dice che la bomba sullo yacht di Goldfish, l'ha messa lei?

Walter perde il suo tono paternalistico :

- Chi ha fatto questa domanda? –

Nessuno risponde e allora grida alle guardie del servizio d’ordine:

- Identificatelo! Identificate chi ha fatto quella domanda stronza! -

Le guardie si scambiano un’occhiata di disagio e per un attimo cala il silenzio sulla folla, scattano i flash dei reporter, poi le ragazze esagitate riprendono il sopravvento sonoro urlando

- Ma-gnum! Ma-gnum!

La Rolls si avvia guidata da Mortimer, impettito, che mostra un inconsueta cinghia sul retro della nuca, visibile sotto il berretto da autista.

- Anche tu, Jevees, pensi che ho ammazzato Goldfish? –
- Assolutamente no, signore.-
- Oh, finalmente! E perché?-
- Perché sono pagato per non pensarlo, signore.

Walter si lascia andare sulla pelle dello schienale, mentre l’auto di Eileen si mette sulla scia della Rolls.
Mortimer ne controlla movimenti attraverso lo specchietto retrovisore. Walter socchiude gli occhi, vinto dalla stanchezza.
Sa bene che l’idea che abbia ucciso Goldfish è nella testa di molti e l’ha pensato anche lui più volte, il destino non aveva altre strade per portarlo a passare una settimana da solo con Marilyn su un’isola deserta, se non far affondare lo yacht di Goldfish.
Quante persone saranno morte affinché lui realizzasse quello stupido sogno di un’adolescenza mai completamente superata?
Tasta la chiave stocastica che ha sempre al collo: davvero sarà colpa diella chiave?
Meglio lasciar perdere e godersi la Rolls.

Mortimer guida l’auto giù per la Van Ness. Allunga la mano e preme un pulsante: un lieve sibilo, un’emissione di gas invade la parte posteriore dell’auto. Walter annusa l’aria

- Jeeves, non senti un odore di... di mandorle?

Mortimer annuisce, senza voltarsi.

Walter pigia il pulsante per far scendere il vetro del finestrino ma il comando elettrico non funziona. Boccheggia e la vista gli si appanna.
Mortimer si volta a guardarlo e Walter ha l’impressione di vedere la testa di un mostro, perché il maggiordomo ha una maschera antigas sul volto e lo fissa impassibile attraverso i suoi piccoli tondi oblò di vetro.
Walter sviene e Mortimer svolta sulla Express Way diretto a Point Lobos, oltre Presidio.

Eileen, i capelli schiaffeggiati dal vento dell’ovest, è ferma, accanto alla sua auto, sul ciglio del burrone della Cliff House, davanti all’isola delle foche.
Si avvicina alla Rolls che parcheggia proprio sull’orlo del ripido pendio roccioso. Mortimer scende, tira fuori dall’auto Walter e lo mette al volante. Sposta il cambio in folle e richiude la portiera, levandosi finalmente la maschera antigas.

- Tutto okay? – chiede Eileen. Mortimer respira a fondo e annuisce:
- Per ora sì. Dorme come un angelo. Si dovrebbe svegliare all’inferno.- si guarda intorno: non c’è nessuno.

- Gli do io la spinta...- sogghigna Eileen. Corre alla sua auto, avvia e manovra portandosi dietro alla Rolls, poi la spinge verso il baratro.
L’imponente vettura supera l’orlo precipitando balzelloni giù per il burrone.
Una gomma esplode, la Rolls devia dal percorso prevedibile, infila uno sperone di roccia che gli fa da pedana e vola verso il mare.
Eileen e Mortimer ne seguono la traiettoria a bocca aperta.
La Rolls atterra su una chiatta che trasporta sabbia, urta contro un braccio della draga che sfonda il finestrino posteriore e la blocca.
Eileen esplode in una bestemmia turpe che fa sussultare Mortimer.

- Non startene lì impalato, accidenti! Vieni!-

Mortimer ha un gesto di rassegnazione e si siede al suo fianco. La donna fa scattare la macchina in una rabbiosa marcia indietro. Dà un’occhiata al maggiordomo:

- Deve crepare quel pidocchio!-
- Deve, ma non credo che lo farà…- sospira Mortimer.

Dentro la Rolls, incastrata nella sabbia sulla chiatta, Walter è svenuto, ma l’aria pulita che entra dal finestrino rotto gli fa arricciare il naso.
La chiatta si dirige verso il Golden Gate Bridge. L’uomo che la guida, sbracato e pieno di birra, non si è accorto del nuovo carico.

Eileen corre con l’auto lungo la strada costiera per vedere la direzione che prende la chiatta, ma la strada si allontana dalla scogliera e l’imbarcazione va fuori di vista.

- Arriviamo prima passando dietro a Presidio.- dice al rassegnato Mortimer e accelera.

La grande chiatta è piccola nel maestoso panorama della baia e sembra una barchetta quando passa sotto il maestoso ponte. Walter apre un occhio e vede la grande arcata in metallo rosso scorrergli sulla testa, ancora confuso baleetta:

- Ehi Jeeves... ma che strada stiamo facendo...- e perde di nuovi i sensi.

Eileen arriva a Pacific Heights e lancia l’auto giù per le ripide discese che portano a Marina. Mortimer si deve aggrappare per i sobbalzi.

- Consiglierei di lasciar perdere, signora. Il signor Fraser è troppo fortunato - Eileen stringe le mascelle e sibila:

- Piuttosto morta...- e infatti all’incrocio della terza balza, sbuca un grosso camion per traslochi.

L’urto dell’auto di Eileen contro la fiancata del camion è distruttivo.


CAPITOLO 16
Nel cimitero di San Francisco viene tumulata la bara di Eileen alla presenza di una piccola folla di conoscenti e di fotografi.

Walter, vestito di scuro, spinge la sedia a rotelle di Mortimer, che ha le gambe e le braccia ingessate e la faccia coperta di cerotti.
La voce del pastore è cantilenante, col birignao dell’abitudine:

- Terra alla terra, polvere alla polvere. Addio sorella Eileen. Ci rivedremo in cielo.-

Mortimer solleva appena il sopracciglio dell’unico occhio funzionante e sussurra:

- Difficile.-

Walter si china su Jeeves.

- Io non ricordo bene… ma tu, Jeeves, hai detto che hanno attentato alla mia vita. Allora ho bisogno di guardie del corpo.-

Jeeves lo fissa con l’occhio libero dalle bende, pieno di genuino stupore:

- Lei, signore?-

Un’ora dopo l’anticamera dell’ufficio del fu Goldfish è piena di gente.

C'è anche Ale. Walter entra scortato da due muscolose guardie del corpo e tutti si alzano, andandogli incontro in un coro di false condoglianze.
Una donna lo abbraccia e lo bacia sulle guance prima che Walter riesca a sottrarsi:

- Ti ricordi di me? Sono la cugina dell’assistente sociale... quand'eri bambino, non ti ricordi? A Newton Highland...i McCormack…-
- Ma io non sono mai stato a Newton Highl...-

La donna viene strappata via da una delle guardie del corpo. ale prende Walter per la giacca

- Amico mio, finalmente. Sono giorni che ti cerco per parlarti, non so se mi spiego...-
- Chi si vede? Mi vuoi offrire un altro dei tuoi vestiti smessi?-
- Era solo uno scherzo! Sai che io ti ho sempre apprezzato: tu sei il mio migliore amico.-
- Ma tu non sei il mio. –
- Hai la battuta pronta, eh, vecchio mio, come ai bei tempi!
- Questi sono i bei tempi. Mara sta con te? -
- Nooo! Non sapeva neanche scopare! Non era alla tua altezza. Ma chi di noi lo è? Senti, ti volevo parlare di quel mio progettino, una catena di pornoshop, non so se mi spiego...-
- Sei un pesante sacco di merda, ale. Torna quando pesi la metà.-

Ale si gonfia di rabbia ma non può reagire, viene spintonato dalle guardie e cade a sedere sul pavimento mentre tutti i questuanti si stringono intorno a Walter

- Sono Bill Glazer, abbiamo fatto il college insieme, ricordi? Ho bisogno di centomila dollari, che sono per te centomila dollari? -

Una donna porge verso Walter un bambino frignante. Walter fa un salto indietro e viene afferrato per un braccio da un vecchio

- Walter, mi devi trovare una casa! Io ho aiutato tuo padre quand'era ragazzo... ti ricordi la squadra di baseball...-
- Te lo ricordi mio figlio Joe? Eravate come fratelli. Ora ha perso il lavoro e io sono senza assistenza e devo operarmi di ernia, guarda...-

La signora si alza la gonna ma viene respinta dalle guardie del corpo. Walter scompare oltre la porta imbottita del suo ufficio e i due gorilla ne restano a guardia.

Attraversando la stanza della segreteria, dove una prosperosa rossa e una stupenda bionda si inchinano al suo passaggio fino a mostrare la seta dello slip, Walter accede al suo ufficio.
Oltre la vetrata, dietro l'imponente scrivania, si vede la baia di San Francisco e l’isola di Alcatraz.
Walter si siede sulla sua poltrona: il sole gli disegna un'aureola intorno alla testa. Tutto l’arredo è stato strategicamente sistemato per mettere a disagio gli ospiti e sottolineare la preminenza del padrone. Walter si insedia. Volge uno sguardo intorno, come un re sul proprio regno, poi schiaccia uno del pulsanti dell’interfono e ordina:
- Buttate fuori tutti! –

La voce sexy della segretaria rossa subito risponde con cadenze profonde e vellutate.

- Sarà fatto, Walter Magnum.-
- Avete rintracciato Mara?-
- No. Deve aver lasciato la città.- e la voce calda si fa triste, partecipante.
- Trovatela! Anche se avesse lasciato il pianetaaaa!-
- Sarà fatto, signore. – voce operativa, asciutta.

Un’altra voce suona nella stanza, con un’inflessione aliena, e fa trasalire Walter: dalla parete di fianco occhieggiano le spie di un computer mentre si accende un grande schermo al plasma che tiene mezza parete.

- Buon giorno, Walter il Grande. Queste sono le contrattazioni Wall Street.-

Sullo schermo stanno passando le cifre della Borsa mentre la voce continua con una lievissima nota metallica

- Il mio nome è Frankie e sono il nuovo modello interattivo ai tuoi ordini. Posso darti le temperature di tutti i luoghi della Terra, il tempo che fa, le notizie politiche aggiornate, quelle economiche in tempo reale, posso giocare a scacchi o ricordare gli appuntamenti. Posso…
- Dimmi il primo appuntamento allora e piantala.
- Il primo appuntamento è col generale Culverton.-

Entrano da una porta laterale le due segretarie, tutte sorrisi, moine e offerte

- E’ il computer che aveva ordinato Mr. Goldfish. Se le dà fastidio, possiamo spegnerlo…-
- Sa fare tutto quello che può fare una segretaria... quasi tutto….- e si china, volutamente sexy, a raccogliere una matita sulla moquette. Walter fa cenno alle due ragazze di avvicinarsi e accarezza le loro gambe inguainate in calze a rete

- Io vi piaccio?-
- Oh, signore, lei è irresistibile! – cinguetta la rossa.
- Lei è il sogno di ogni donna... – bamboleggia la bionda.
- Perché sono schifosamente ricco?-

 

- Anche, ma lei è bellissimo proprio perché può dare a una donna tutto ciò che una donna desidera...-
- Quando una donna incontra l'uomo che può realizzare i suoi sogni lo trova tremendamente sexy...-

Trilla di un cicalino.

- Ricordo che alle sei c’è il ricevimento negli uffici della Splash. E’ arrivato Culverton.- dice il computer.

- Dobbiamo spegnerlo, Mr. Walter? – chiede la rossa.
- No, no. Va forte. Frankie, fai entrare il generale.


CAPITOLO 17
San Francisco, vista da Sausalito, dall’altra parte della baia, mostra la sua skyline, con l’unico grattacielo a forma di piramide che sembra un tentativo di Cheope bambino.

Mara è irritata. Siede di fronte ad Ale in uno dei ristoranti lungo il porto turistico pieno di yacht, e guarda con disgusto quell’uomo volgare con cui va a letto e non sa se le fa più schifo lui oppure se stessa.
Quando ha creduto che Walter fosse morto ha sentito un dolore che non credeva di riuscire a sopportare, significa che lei ama quel buono a nulla che all’improvviso ha scalato la vetta del potere e della ricchezza?
Anche questo pensiero la irrita perché alimenta una vocina interiore che le suggerisce un dubbio: è se la buona a nulla fosse lei?
Mara è certa che la vocina mente, ma è fastidiosa. Si sente capovolta, come quel granchio bollito al centro del tavolo.

Ale, ignaro che un essere umano possa porsi certe domande, spezza il carapace del granchio con la forza delle dita. Mara, che si stava immedesimando, sobbalza.
Ale la guarda interrogativo, mezzo granchio in una mano unta, mezzo granchio nell’altra mano unta.

- Gli hai parlato sì o no? – chiede la donna.

Ale succhia rumorosamente il carapace dell’animaletto e poi si lecca la punta delle dita. Annuisce.

- Sì, gli ho parlato, ma quando uno diventa ricco diventa stronzo, non so se mi spiego. –
- Lo era anche da povero se è per questo. Di me che ha detto? –

Ale si concentra e spezza un altro carapace, punta una delle chele verso Mara e mostra gli incisivi impastati di polpa di granchio:

- Mi ha detto che non sai scopare e di non rompergli più i coglioni, non so se mi spiego.-

Mara guarda quella chela e le sembra il dito accusatore di uno scheletro levatosi da chissà quale tomba.
- Ah, così ha detto? –
- Così ha detto, non so se mi spiego. -

Ale sgranocchia il granchio con aria felice per la sua bugia, succhiando la polpa della chela con un suono da basso tuba.

Un turbine di pensieri sgradevoli e una rabbia montante gonfiano Mara che si alza di scatto e scaraventa sulla faccia di Ale il piatto di granchi in salsa rossa. Se ne va furibonda e l’uomo la fissa sbalordito, leccandosi il sugo che gli cola in bocca.

L’altra donna di Walter, la morbida e fascinosa Marilyn Due fissa, irritata anche lei, le due guardie del corpo che sbarrano la porta dell’ufficio di Walter.
Gran bei ragazzoni, però.

- Il capo è impegnato, signorina. Non può essere disturbato.-
- Che cazzo vuol dire? Io non lo disturbo mai! –
- E lo credo… – ridacchiano i due ma non si spostano anche se si mangiano la biondona con gli occhi.

Nell’ufficio un impiegato dell’amministrazione passa a Walter dei documenti da firmare e Walter firma senza leggere.
Davanti a lui siede il generale Culverton che per ingannare il tempo si è infilato un’unghia tra i due incisivi da topo tentando di infrangere la linea nemica del tartaro. Aspetta che Walter abbia apposto l’ultima firma, che l’impiegato abbia raccolto le carte e si sia allontanato, poi riprende il suo discorso:

- Dicevo che il consiglio di amministrazione della Finanziaria consiglia...-
- Senta Generale, di quel che consiglia il Consiglio me ne sbatto – Walter sbircia l’effetto delle sue parole ma il generale continua a sorridere tranquillo e allora termina:

- Che Goldfish avesse promesso soldi non m'importa un fico. E ancora meno mi frega del Vecchio Sud.-

Suona uno dei telefoni sulla scrivania. Walter risponde

- Ho detto di comprare! I nostri analisti non capiscono un tubo! Lo so che sta calando…Voglio quella stazione televisiva e basta!- butta giù il telefono e il generale riprende con lo stesso tono di prima, con una sfumatura di condiscendenza

- Lei è nuovo qui, non prenda decisioni frettolose. –
- Io prendo solo decisioni giuste. Sempre. Non posso far a meno di prendere decisioni giuste…- porta una mano sulla chiave che ha al collo ma il generale non collega quel gesto al senso della frase. E’ abituato all’arroganza dei ricchi e non ci fa caso.

- Abbiamo dalla nostra la Guardia Nazionale e tutto l’establishment del Sud, che convenienza può avere, caro sir Walter, a mettersi contro il movimento che Goldfish finanziava?-
- Sono contro tutti, che io lo voglia o no. Perché se uno è fortunato, un altro è disgraziato. Morte tua, vita mia. Bilancio zero, pareggio.

Trilla un altro telefono, una delle segretarie risponde e poi passa il telefono a Walter

- Il senatore Morris del Texas. -
- Ancora? E’ la lobby delle armi. Digli che se le mettano in quel posto.-

Suona un cicalino. Walter schiaccia il pulsante dell'interfono

- Il governatore è qui, signore.- Walter risponde:
- Che aspetti. Generale abbiamo finito. – si alza.

Il generale mostra il primo segno di incertezza. Non ha capito lo strano discorso di Walter ma ha capito che è un no, e sembra un no difficile da cambiare proprio perché basato su un nonsenso. Tenta di prendere tempo, per capire, per lasciarsi aperto uno spiraglio. Si alza e sorride:

- Non sia così categorico. Ad essere franchi…
- Mi sono informato, generale. Ad essere franchi lei fa parte di una setta di eversori cappuccioni: siete un branco di ladri e di assassini.-

Il generale decide in un secondo che ora è giusto mostrare un minimo di indignazione. Quel tipo di indignazione che ha il sapore di una minaccia e che spesso funziona. Si acciglia, fa la faccia da generale, quella che fa scattare sull’attenti tanti ominicchi in divisa e fissa Walter negli occhi con uno sguardo pieno di fuoco:

- “Siete”, mister Fraser? Siamo. Lei non sarebbe seduto lì se non fossero crepati i coniugi Goldfish. Quella a cui la Goldfish Finanziaria ha aderito è un'associazione commerciale, ma quando ci saremo liberati dall'oppressione federale e dai comunisti delle Nazioni Unite, beh, lei mister Fraser, se ci aiuta, potrà mirare in alto, molto in alto. –

Culverton si accorge subito che con Walter non funziona perché quello sciagurato fa sforzi per non ridergli in faccia.

- Ho già le vertigini. – cachinna Walter facendogli con la mano cenno di uscire. Questa è veramente un’offesa. Un affronto. Il generale guarda Walter con tutto il disprezzo che riesce ancora a trovare dentro la sua vecchia carcassa di uomo corroso da tutte le corruzioni e sentenzia con accettabile alterigia:

- Peccato. Quando si cade dall'alto ci si fa male. Molto male.-



CAPITOLO 18
Il vassoio con una dozzina di tazze di Sèvres colme di caffè fumante è pronto per essere servito.
In una di esse Wilhelm Mary Euge Reeboldeener, ex-direttore della Splash, in marsina da cameriere, fa cadere una bustina di polvere bianca e poi mescola con un cucchiaino d’argento. Con la faccia storta da un sogghigno di sadica pregustazione, prende il vassoio e attraversa il salone gremito di invitati, andando verso il divano su cui Walter è seduto accanto a Marilyn Due.

Intorno c’è la corte di adulatori e leccaculo che chi ha fatto fortuna non può evitare.
Walter racconta una vecchia storiella, risaputa da tutti, che però ridono per compiacerlo .
Uno degli adulatori lappoleggia come una vecchia puttana e sussurra:

- Signore, ogni storiella in bocca a lei è una bomba!-
- In che senso? – lo interroga Walter con finto cipiglio.

Tutti si sganasciano dalle risate per questa modesta osservazione di Walter mentre Wilhelm posa con cautela il vassoio accanto a lui:

- Mi permetta, mister Walter Magnum, di offrirle il primo caffè fatto con il raccolto della sua nuova azienda agricola brasiliana.-

Walter alza gli occhi sul cameriere e riconosce l’ex-direttore. Ghigna sardonico:

- Oh, chi si rivede! Ma non ti avevo licenziato?-
- Oh sì signore, ma poi nella sua immensa generosità mi ha riassunto come cameriere.-
- Devo dire che la marsina ti slancia…- osserva Walter e prende la tazza che l’uomo gli porge. La chiave che porta al collo ha un riflesso azzurrino.

Una signora urla.
Un topolino bianco attraversa correndo il tappeto persiano in mezzo al salone. Walter riappoggia la tazza sul vassoio e schiocca le dita. Il topolino bianco si ferma e poi corre verso Walter che riprende la tazza di caffè, ma non quella di prima bensì quella accanto.
L’ex- direttore della Splash non s'è accorto del cambio. Walter offre la mano libera al topolino che ci salta su. Tutti applaudono. Uno dei presenti prende l'animaletto e lo accarezza

- Dev'essere scappato dal laboratorio. Vieni, piccolo, vieni...

Walter beve un sorso sotto lo sguardo intenso di Wilhelm. Anche gli altri prendono le tazzine: ne resta una sola, che è proprio quella avvelenata. Walter la indica a Wilhelm:

- A te non piace il nostro caffè, Wilhelm Mary Euge Reeboldeener? –
- Non so se posso permettermi…-
- Puoi permetterti.-

Wilhelm annuisce e prende la tazza.
Tutti bevono e l’ex direttore beve guardando Walter che termina il caffè.

Wilhelm Mary Euge Reeboldeener si porta la mano al petto. La tazza gli cade di mano. Barcolla, strabuzza gli occhi, crolla sulle ginocchia e si abbatte con la faccia sul pavimento come un pupazzo da fiera, tra lo stupore generale.

Una luna tonda sembra impigliata sulla guglia a punta dell’Empire State Building, a New York.
Negli uffici della Fraser Finanziaria, al novantesimo piano, è in corso una riunione presieduta dal CEO Neil Liedhon.
La riunione si sta concludendo e Neil è soddisfatto. Guarda tutti i presenti e conferma:

- .. allora è deciso all’unanimità. Non ha eredi. Diventeremo una public company.-

I consiglieri applaudono. Neil dà un’occhiata all’orologio che segna quasi l’una e conclude

- A San Francisco sono soltanto le dieci. Entro un’ora dovremmo avere la buona notizia. Mentre aspettiamo ricontrolliamo piano, logistica e finanziamenti. La parola al Texas, che è lo Stato più grande.-

La luna sta ancora salendo nel cielo di San Francisco e la sua luce fredda gioca con le strutture del Golden Gate Bridge e illumina il grande letto su cui Walter e Marilyn Due si stanno scambiando bacetti.

- Tu mi ameresti se non fossi ricco?-
- E tu mi ameresti se non assomigliassi alla Monroe?-
- Che c’entra! Tu sei tu, se non fossi tu saresti un’altra e io non amerei un’altra.-
- Tu invece stai diventando un altro. Quando ti ho conosciuto eri ai miei piedi, adesso...-

Walter le accarezza le belle cosce tornite di Marilyn, godendo del contatto della sua pelle bianchissima e setosa. Scherza, salendo con le dita verso il pube:

- Un po’ più in su?...-

Marilyn gli ferma le mani e sospira con una tristezza inusuale :

- I ricchi non sono romantici.-

Walter si erge per guardarla meglio in viso. Non riesce a capire se stia prendendolo in giro o dica sul serio:

- Vuoi dire che sto diventando stronzo? Me ne accorgo sai, ma non c’è niente da fare. Non sono i soldi. E’ la gente. Ti stanno addosso, ti leccano il culo... diventi stronzo per forza..-
- Allora fammi diventare stronza anche me, no?
- Non sforzarti. Sii te stessa… - Walter la guarda dritto negli occhi - Oggi han cercato di avvelenarmi. Quel caffè era per me.-
- Ma che dici, quel poveretto ha avuto un infarto...-
- Sì, un infarto al cianuro. Ho avuto il referto della Scientifica.-

Marilyn accarezza Walter lasciando scivolare le sue mani lungo il corpo di lui:

- Ma chi vuoi che voglia morto il mio Walter Magnum?! Comunque hai scritto due righe di testamento per me, vero tesoro?
- E perché dolcezza? Non mi dire che sopravviveresti al dolore della mia morte...-
- Mi tratti male perché ti ho detto che stai diventando stronzo?-

Walter ride, l’acchiappa e la trascina sul letto.

Marilyn Due si torce e finge grandi mugolii di piacere ma guarda, oltre la testa di Walter, il grosso diamante che porta all’anulare sinistro.
La pendola batte le undici.

L’orologio nella sala delle riunioni a New York segna le due e i partecipanti all’assemblea stanno rimettendo i loro documenti zeppi di cifre dentro le rispettive cartelle di cuoio.

Guardano l’orologio e poi Neil ,che indica un cellulare posto sul tavolo.

- Due squilli vorranno dire che tutto è andato bene e che siamo diventati una public company. Se invece non suona, siamo nella merda.-

Walter e Marilyn Due fanno all’amore ma nell’oscurità schiarita dai riflessi della luce lunare si muove l’ombra di un uomo.
Si ferma ai piedi del letto e guarda quei due corpi sussultanti nell’amplesso. Ha in pugno una grossa pistola munita di silenziatore, ma aspetta che la coppia superi l’acme dell’orgasmo. Gli sembra brutto ammazzarli prima.

La voce di Walter si fa breve e il fiato corto, è quasi all’apice del piacere, ma Marilyn Due, che finge di partecipare all’amplesso lanciando gridolini fasulli, realizza l’ombra umana ai piedi del letto e urla. Il sicario, scoperto, alza la pistola per sparare.
.
Marilyn Due cerca di scaricare il corpo sussultante di Walter, incastrato nel suo e Walter ne equivoca il senso

- Godi, amore, godi… -...

Marilyn riesce con un calcio a ribaltare Walter giù dal letto sul lato sinistro e a rotolare via sul lato destro: il colpo di pistola, silenziato, si pianta nel materasso là dove un attimo prima c'erano i due amanti. Walter ripara sotto il letto, gridando al sicario:

- Un milione se non spari! -

Il sicario fa un passo avanti, con la pistola spianata, ed entra nel raggio lunare: ha la testa infilata in un cappuccio nero con una fessura per gli occhi

- Poche storie, Fraser! Vieni fuori o ammazzo la donna!-

Marilyn è un facile bersaglio, rannicchiata contro il comodino, gelata dal terrore. Strilla:

- E io che c'entro? Cazzo, ammazza lui, se devi ammazzarlo!-

Walter si alza e la chiave che porta al collo brilla sul suo torace alla luce della luna. E’ completamente nudo e anche il suo sesso, svuotato dalla paura, ciondola in sincronia con la chiave.

- E va bene. Spara a me. Però un milione di dollari era meglio.-

Il sicario sbuffa nel cappuccio ma non abbassa la pistola. Mastica qualche bestemmia che non arriva chiara alle orecchie di Walter e poi dice:

- Nessuno mi offrirà mai più un milione per NON fare una cosa! ma se non t'ammazzo, ammazzano me. E' proprio una iella.-

Walter adesso è calmo e muove un passo verso il killer che ha il dito sul grilletto.

- Se tiri quel grilletto mi sa che sarai ancora più iellato.

Il sicario non l’ascolta più e spara, ma la pistola gli esplode in mano e l'uomo, rintronato, barcolla. Lascia cadere l’arma e fugge. Walter lo insegue, pisello a ciondoloni.

Il killer corre giù per il parco e scavalca il cancello oltre il quale c'è un auto in attesa coi fari accesi.
Walter lo insegue a grandi balzi, buffo nella luce argentata, come una grossa scimmia nuda.
Dall'auto esce un uomo armato di mitra. Walter si blocca, ansante, davanti al cancello chiuso. Leva una mano come se volesse comunicare con degli alieni:

- Non sparare. –

Ma l'uomo col mitra spara una raffica mirando al torace: le pallottole impattano tutte contro le sbarre del cancello, miagolando sul metallo, traendone scintille.
Walter resta incolume.
L'uomo col mitra lo fissa sbalordito. Spara una seconda raffica: nuovamente nessuna pallottola passa attraverso le sbarre del cancello, tutte colpiscono i ferri e una schizza indietro ferendo il mancato assassino.

- Ma porca troia puttana, che succede?! – impreca il killer.

Walter lo rincuora. Vede che perde sangue e lo incita a correre in ospedale, poi passa una mano tra le sbarre del cancello e gli dà una pacchetta su una spalla concludendo:

- Succede che quando uno sficato come te incontra uno fortunato come me, ci lascia le palle.-

L'uomo ferito e furibondo infila la canna del mitra tra le sbarre e tira il grilletto. Il mitra gli esplode fra le mani devastandogli l'inguine. Crolla a terra in un lago di sangue. L’altro sicario lo trascina a bordo e fa partire l’auto a tutta velocità.

Walter alza gli occhi al cielo e sospira:

- Pallida luna, che mi dici? Anche lassù ci sono capponi parlanti e poveri infelici che pensano solo ai soldi?-

Walter sente freddo e torna verso la villa: si sono accese le luci e Mortimer ha seguito l’accaduto dalla soglia, impassibile ma col sopracciglio critico. Fissa il il rientro del suo padrone nudo. Walter si copre il sesso con una mano e gli dice:

- Che hai da guardare, Jeeves? Anche a te, se ti sparassero addosso, verrebbe l’uccello piccolo…-

Mortimer annuisce convinto.

Negli uffici al novantesimo piano dell’Empire sono ormai quasi le tre del mattino e la luna sta tramontando, ma il cellulare posto al centro del grande tavolo non ha suonato.
Neil e i suoi partner lo fissano con rancore, poi Neil lo schianta con un formidabile pugno. Il cellulare guaisce e si spegne per sempre.


CAPITOLO 19
Walter entra nel suo ufficio di cattivo umore. Quella benedetta-maledetta chiave (non sa più) gli salva la vita e lo riempie di soldi ma ammazza gli altri e intorno a lui c’è solo adulazione e malevolenza.

Marilyn Due, con quell’urlo al killer “ ammazza lui, se devi ammazzarlo”, ha messo una bella parola fine, in grassetto, al suo sciocco sogno d’amore infantile, cresciuto guardando e riguardando i film della Monroe, e gli ha rimesso nella pancia un gran desiderio di Mara, della sua schiettezza, della sua sincerità.

Se quella che sembra una stupida chiave può cambiare il corso degli eventi, allora gli eventi devono essere illusori e la vita sembra a Walter una presa in giro.
Rimuginando, va verso la sua poltrona dall’alto schienale, ma questa ruota e gli porta davanti uno sconosciuto seduto al suo posto, un uomo dal volto seminascosto da occhiali scuri. Walter si blocca sorpreso:

- E tu chi sei? Via da lì! Chi ti ha fatto entrare? –

Totò Pellutri si leva gli occhiali con gesto lento e ficca lo sguardo dei suoi occhietti porcini, emergente tra le due fessure che ha al posto delle palpebre, dritto negli occhi di Walter. Parla con marcato accento siciliano:

- Totò Pellutri sono. Ero un buon amico di Goldfish.-

Walter è a disagio. Tutto l’ufficio è studiato per dare una posizione preminente a chi sta seduto su quella poltrona.

- Tanto piacere. Lui è morto e io...-
- ...e tu hai ereditato tutto: diritti e doveri. Senti, amico, venti anni fa Goldfish aveva le pezze al sedere. Sei così stupido da credere che sia diventato uno degli uomini più ricchi del mondo senza qualche piccolo aiuto, ah?-
- Perché no? Io l'ho fatto.-
- Il tuo pare sia stato un gran colpo di culo. Irripetibile! Hai trovato la pappa fatta, ma i soldi a Goldfish glieli abbiamo dati noi.-
- Noi chi?-
- Noi. Gli amici, e gli amici degli amici.-
- La Mafia?-
- Picciotto, la mafia non esiste. Gli abbiamo dato i soldi e l'abbiamo protetto e lui ci era riconoscente.-
- Che volete da me? –
- La stessa riconoscenza.-
- Avete un contratto? Un impegno scritto?-
- Tra di noi basta la parola.-
- Tra voi, loro…Spiacente. Io ho avuto un colpo di culo e tu di sfica. Senza niente di scritto potresti esserti inventato tutto.-
- Anche se fosse, picciotto, la mia è un'amicizia che non si può rifiutare. Hai ragione: c’è chi ride e c’è chi piange. E c’è chi piange per ultimo. - dà un'occhiata al suo orologio da polso e continua:
- Sono le cinque. Dovrebbe essere caduto uno dal tuo grattacielo di NewYork: è lui che ti mandò quei due quaquaracquà col mitra.

Suona il telefono. Walter alza la cornetta e una voce maschile, con tono neutro chiede se sta parlando col signor Fraser. Avuta la conferma, continua:

- Chiamo da NewYork, mister Fraser. Una buona notizia e una cattiva. Il nostro Amministratore mister Neil Liehdon è caduto dal terrazzo del grattacielo. Non potremo neppure seppellirlo, è solo una macchia sull'asfalto.-
- E la cattiva?-

C’è un attimo di silenzio e poi la voce riprende con una intonazione ironica:

- Questa era la cattiva notizia, signore! La buona è che sotto quel pezzo di deserto che abbiamo comprato c'è un lago sotterraneo. Possiamo irrigare il Sahara! Un affare colossale! Mi complimento per il suo fiuto, signore.-
- Bene. Ci pianti l'insalata.-

Walter interrompe la comunicazione ma tiene in mano la cornetta

- Hai fatto ammazzare Liehdon. Chiamo la polizia. –
- Che minchia c’entra la polizia! Sei in affari no? Se un concorrente che hai rovinato si spara, sei un assassino?

Totò leva dalla mano di Walter la cornetta e la rimette a posto

- I furbi vincono, gli stronzi perdono e se per vincere bisogna eliminare qualche stronzo è stronzicidio. Non è reato. -
Walter torna allungare la mano verso il telefono.

- Attento! Puoi avere il mondo ai tuoi piedi oppure un cappotto di legno. Scegli con calma.-

Totò si alza e se ne va senza neppure voltarsi. Walter schiaccia un tasto dell’interfono. La voce gli esce rabbiosa

- Sicurezza? Qualcuno segua l'uomo che è appena uscito, voglio sapere chi l’ha fatto entrare, chi è e dove vive.-

Gli risponde la voce di una delle guardie del corpo

- Da qui non è passato nessuno, capo.-

Walter ravvisa una sfumatura di sarcasmo nella risposta ma capisce che indagare oltre non servirebbe. Entra la segretaria bionda e le chiede:

- C'era un uomo nel mio ufficio. Chi l'ha fatto entrare?-
- Negativo, sir. Nessuno è entrato e nessuno è uscito. –

Walter spazza la scrivania con una manata e strilla:

- Ma chi credete di prendere per i fondelli, eh? Avete fatto entrare uno, un mafioso, un bastardo con gli occhiali da sole!

- Ma io non so, signor Walter, io non l’ho visto, giuro…- frigna la segretaria, sul punto di mettersi a piangere:

- Come no! era l'Uomo Invisibile. Frankie hai registrato la conversazione?-

Anche la voce appena un po’ metallica di Frankie ha una lieve cadenza sarcastica oppure è la mente di Walter che si annebbia di paranoia?

- Conversazione non registrata. Conversazione non registrata.-
- Eh, ho capito. Mafiose pure le macchine...-

Walter si obbliga ad un respiro profondo. Fa un cenno alla segretaria di uscire poi si leva la catenina con la chiave stocastica che tiene sempre al collo e la palleggia. Un pensiero gli gira per la testa, insistente, fastidioso: che succederebbe se la buttasse dalla finestra?

CAPITOLO 20

L’uomo che più sta antipatico alla signora Brooks è suo marito.

Dopo venticinque anni di matrimonio questo disprezzo cronico che sostituisce l’odio-amore della passione è comune a tutte le epoche, ma oggi a San Francisco venticinque anni non sono cinque lustri, sono un’era geologica.
Quando la signora Brooks si è sposata non c’erano i cellulari, non c’era la TV via cavo, non c’erano i computer e non si potevano vedere film porno in rete né chattare con sconosciuti, affascinanti proprio perché sconosciuti.
Così la signora è rimasta indietro e lo avverte con un acuto senso di frustrazione, costretta com'è a mettere le corna al marito coi garzoni dei fornitori, come usavano fare sua mamma, sua nonna e la bisnonna.
Questa arretratezza culturale le pesa molto e anche di questo dà colpa a mister Brooks che non ha mai voluto insegnarle a usare il computer.
Per la verità Mr. Brooks ci ha provato un paio di volte ma ha perso la pazienza quando dopo un’ora la signora moglie non era ancora riuscita a mantenere fermo il mouse quando doveva cliccare sul pulsante di sinistra.

Brontolando, la signora Brooks, infila la chiave nella porta dello scantinato in cui vivevano Walter e Mara. Ha un pacco di mais in mano, apre l’uscio e arriccia il naso per il disgusto

- Pure le galline adesso... senti che puzza, cornutaccio di merda! -

Mc Nugget starnazza nella stia ma è un altro il suono che blocca la signora Brooks: un singhiozzo che proviene dal bagno. C’è qualcuno e sta piangendo.
Si avvicina cauta e poi spalanca la porta.

Mara urla per la paura. Ha il volto rigato di lacrime e in mano una borsa in cui sta mettendo vasetti e profumi del suo make-up. La signora Brooks posa il pacco del mais e le si avvicina con aria dispiaciuta

- Non volevo spaventarti cara, solo non sapevo che fossi tornata. –

Mara sorride e si pulisce una lacrima con la punta delle dita, vergognosa:

- M’ero fatta prendere dai ricordi. Sono qui per raccogliere le mie cose. -
- Con i soldi che ha fatto il tuo Walter, potevi anche lasciarle lì, mi pare. –
- Non ho nessun Walter io! Quel bastardo non mi vuole più vedere, ma mi vedrà e gliela voglio tirare in faccia questa roba!-
- Non ti vuole più vedere? Ma su, mia cara, tu le piaci e quando una donna piace ad un uomo ha sempre il coltello dalla parte del manico.-
- Così glielo pianto nelle palle.- sogghigna Mara cercando un risvolto umoristico alla conversazione, ma senza riuscirci.
- Ma certo tesoro, ma solo in senso figurato.-

La signora Brooks è deliziata. Il marito è l’uomo che odia di più al mondo ma subito dopo ci sono tutti gli altri ad eccezione il divino Costner ma questo non lo sa nessuno. E’ un segreto tutto suo e ogni volta che qualcuno la fotte lei chiude gli occhi e immagina di essere fra le sue braccia.
La signora Brooks leva la borsa coi barattoli di crema dalle mani di Mara e la accarezza, un po’ materna un po’ mezzana.

- Adesso ti calmi, ti lavi la faccia, ti fai bella e poi vai da lui sorridente e felice.-
- Ho un problema. Non riesco a dire bugie.-
- Questa è già una bugia. Su, noi donne siamo bravissime ad accalappiare un uomo, fin dai tempi del Paradiso, ricordi? –
- Non siamo così vecchie…-.

Scoppiano a ridere.

- Ti do una mano io. Ho una certa esperienza. Vedrai che anche il tuo Walter ci casca.-

Se Mara sapesse quando Walter ha nostalgia di lei, non avrebbe alcun timore dell’incontro.
Walter se ne sta sbracato sulla sua poltrona e lascia vagare i pensieri per le loro private strade senza interferire. Quel tipo di rêverie caotica e priva di senso, in cui un pensiero scivola nell’altro senza logica e senza lasciare traccia che permetta alla volontà di ripercorrere il cammino a ritroso, lo mette in uno stato di relax. Gli piace sentirsi pensato, passivo, non pensante.
A lato della porta imbottita c'è un nuovo grande armadio di metallo.
Il computer, sta snocciolando dati con la sua voce flautata, ma per Walter è un rumore di fondo.

- Merchant France, utile netto un milione centomila franchi francesi.
- Spanish Corporation, utile netto centocinquanta milioni di pesetas.
- Texas Exxen...-

Una mosca si posa sulla mano di Walter. L’incursione dell’insetto rompe la magia del non-pensiero e Walter torna alla realtà irritato. Zittisce il computer:

- Piantala Frankie. Non me ne frega niente dei soldi. Dimmi qualcosa che mi tiri su.-

Il computer tace per una frazione di secondo che per la velocità dei suoi chip corrisponde a qualche anno umano e poi riprende in tono sbagliato, meccanico.

- Tu sei l’uomo più intelligente della Terra. Tutte le donne ti amano appena ti vedono...-
- Ma che programma di merda ti hanno installato? Anche tu sei bravo solo se si parla di soldi. Sono il più bello, sono il più bravo, sono il più stronzo... cazzate, Frankie, cazzate! Almeno tu, col cervellone che ti ritrovi, dovresti…- Fa capolino la segretaria rossa
- Walter Magnum, mi scusi se disturbo..-
- Ho detto che non ci sono per nessuno! Nessunoooo!-
- Hanno trovato quella signorina...

Walter ha un tuffo al cuore. Tutto il nero dell’irritazione scompare e l’ufficio sembra inondarsi di sole. In realtà il sole entra da ore dall’ampia vetrata alle sue spalle ma per Walter è apparso adesso.

- Mara! Dov'è?-
- E' qui, ma se vuole le dico di ripassare.-

Walter si alza, puntando le mani sul piano della scrivania, e fissa con occhi da matto la povera segretaria sillabando

- Non ti azzardare… e falla entrare subito , idiota!-
- Sissignore…- baleetta la segretaria intimorita.

Walter va verso la porta, poi si ferma e torna a sedersi. Prende la cornetta di uno dei telefoni e la porta all'orecchio, ne prende un'altra che appoggia all'altro orecchio, poi li rimette giù.
Mette i piedi sulla scrivania e subito li toglie cercando un atteggiamento di maggiore naturalezza.

Mara si ferma sulla soglia e gira gli occhi sulla magnificenza dell'ufficio. Fa due passi. Sopra l'armadio di metallo si accende un lampeggiante rosso e una sirena strazia l'aria. La donna si blocca . L’armadio metallico si spalanca: balza fuori una delle guardie del corpo, grosso come Schwarzenegger, e spiana la pistola a due dita dalla punta del naso di Mara

- Ferma e molla la borsa! –
- Cuccia! – urla Walter - Piantala! La conosco! E' stata quasi mia moglie!-
- Capo, un momento solo...-

L’atletica guardia del corpo strappa la borsa dalle mani di Mara e la vuota su un tavolo: oltre le solite cose da donna, piovono alcuni sacchetti di amuleti e un grosso ferro di cavallo.

- Ecco cos’era…Mezzo chilo di ferro! Il metal detector ci ha fatto una sinfonia.-
- Va bene, abbiamo capito. Torna al tuo posto e non rompere.-

Il colosso annuisce con un sorriso che tenta di essere furbo e commenta:

- Capo, se io mi sbaglio una sola volta, tu crepi ma io perdo il lavoro. - l'uomo torna dentro l'armadio le cui porte si richiudono automaticamente.

Walter guarda Mara, stizzita, che ributta tutta la sua roba dentro la borsa, quei gesti così suoi, quella rabbia così sua, il suo profumo, le sue mani, i suoi capelli, insomma lei, riempiono Walter di allegria e scoppia a ridere.
Mara malinterpreta e fa il muso:

- Ridi, coglione, ridi. Tu hai fatto fortuna e io no.-

Walter fatica a dominarsi e spalanca le braccia per abbracciarla:

- Non è fortuna, è stocastica.-

Mara evita l’abbraccio e si siede davanti alla scrivania. Cerca di mascherarlo ma è a disagio, quello che ha davanti non sembra più quel Walter dolcemente fannullone, sognatore e romantico che ha amato.
Risponde con voce secca, dura, scostante:

- Sto… che? Lascia perdere va... l'hai affogato tu quel poveraccio che era padrone di tutto questo? – si morde la lingua ma quel che è detto è detto e decide di fissare Walter con uno sguardo maccartista.
Walter sente il peso dell’accusa che fa parte dei suoi rimorsi. Si difende senza troppa convinzione.

- E' stata una disgrazia.-

Mara sente di avere acquisito un vantaggio e insiste nella linea dura:

- Ah, la disgrazia c'è ma la fortuna no.-

Walter la fissa in silenzio e Mara si muove sulla sedia. Occhi negli occhi, per Walter è una delizia. Sorride:

- Non sei cambiata, eh? Quando parli di una cosa diventa sgradevole. Che meraviglia! Non ti trovavo più, dove t'eri ficcata?-

Mara si sente spiazzata. Si accende una sigaretta, poi la schiaccia in un posacenere sul bracciolo della poltrona. Si stringe nelle spalle, fingendo noncuranza:

- Qua e là. Tu mi avevi rotto la palla, ricordi? -
- Vero, ma non l'ho fatto apposta. Adesso, se vuoi, te ne regalo centomila.-

Mara scuota la criniera biondorossa e sospira, mentre Walter sente l’inizio di un’erezione. Vorrebbe saltarle addosso e baciarla, ma avverte che non deve.

- Non mi serve più.-
- Come mai?- il tono di Walter è quasi neutro.
- Ho cambiato genere. Nella palla tu restavi sempre un poveraccio, non diventavi mai Walter Magnum.-

Walter avverte dell’astio nella voce di Mara e anche il senso di delusione per le sue qualità divinatorie. Minimizza, per non far pesare l’errore:

- Chiamami solo stronzo, come hai sempre fatto. Dai, Maretta, vieni qui... adesso che sono ricco non ti piaccio più?- dice “vieni qui” ma è lui che s’alza per andare da lei. Mara lo respinge con un gesto della mano:

- Hai quella biondona, no? La copia della Monroe...-
- Dici Marilyn Due?-
- Le numeri per non confonderti?-

Walter si illumina di un sorriso e tenta un altro avvicinamento a Mara che si tira indietro, ancora ostile.

- Ma no! Quella era la donna dei miei sogni! –
- Allora felicitazioni e tanti saluti.-

Mara si leva di scatto e fa ruotare la poltrona, evita Walter e gli volge le spalle per andarsene. Dentro ha voglia di piangere ma non vuole mostrarlo a quell’imbecille. La donna dei suoi sogni…. Bastardo!
Ma le mani d Walter la afferrano per le spalle e la costringono a girarsi:

- Dei miei sogni infantili, Mara. Infantili. Quella è finta come un cartoon! Non ti ricordi? Vincita di denaro, una settimana con Marilyn Monroe su un'isola deserta e probabile presidenza degli Stati Uniti... Denaro, sesso, potere,
quello che dovevi dire ai tuoi clienti!-

Come sembra sincero quel bastardo. Mara è tentato di baciarlo, ha desiderio delle sue mani suo corpo, ma si impone di continuare ad essere ostile. Lo respinge con una smorfia di disprezzo che non le riesce tanto bene e che sembra più il prodromo di un singhiozzo.

- Ah sì, le bugie. Me le ricordo tutte. Bè, ora faccio le carte e le bugie mi vengono meglio.
- Riesci a farti pagare?-
- Qualche volta.-

Mara sente che gli occhi le si stanno inumidendo, tra poco piangerà, lotta e inghiotte il groppo che le serra la gola e che la fa irritare con se stessa.

- Non sembri contenta di rivedermi.-
- Sei diverso.-
- In peggio, vero?
- In peggio è difficile. – dice Mara sfogando la sua rabbia in quelle parole e poi ci mette un altro carico pesante - Quel Goldfish era omosessuale?-

Walter resta a bocca aperta, come se l’avesse colpito con un diretto alla bocca dello stomaco.

- Ma no…-
- Se non gli hai dato niente, perché ti ha lasciato tutto?
- Gli avevo salvato la vita. E poi c’è questa… – le mostra la piccola chiave stocastica che porta sempre al collo. Mara continua il suo gioco a sfottere ma avverte che non è un gioco vincente. Prima o poi dovrà dirgli la verità.

- E' la chiave della tua garçonniere?-
- Ti pare che ho bisogno di garçonniere? Mi ospiterebbero anche alla Casa Bianca... va bè che lì dopo quel presidente, come si chiamava? Clinton...-
- Era meglio quello: faceva l’amore e non faceva la guerra.-

Walter cambia argomento:

- Ma lo sai che è pericoloso essere ricchi? Han cercato di uccidermi.-

Mara solleva un sopracciglio: allora ha visto giusto. Ma non ha più la fede assoluta di un tempo nelle proprie qualità di veggente: ha convissuto per anni con un uomo destinato a diventare miliardario e non l’ha mai sospettato. Scrolla le spalle:

- Chi ha da perdere si protegge. Anche il Papa ha le guardie, svizzere.

La voce del computer fa sobbalzare la donna

- NewYork Stock Exchange: IBM più 0,6. At and T + 1,1...-
- Frankie, non intervenire se non interpellato. Riprendiamo fra un'ora.-
- Come vuoi, padrone. - il terminale si spegne e Mara ha un sorrisetto:
- Secondo me ti piglia pel culo. Hai sentito con quanta ironia ha detto “padrone”?
- Si chiama Frankie, il diminutivo di Frankestein. E’ una macchina e non credo proprio che sappia cos’è l’ironia. Ma vieni qui...- abbraccia la donna e sta per baciarla ma Mara mette due dita fra le loro bocche prima che possano toccarsi

- Se pensi a una sveltina...-

Walter è molto eccitato e accarezza i fianchi di Mara fermandosi sulle sue natiche rotonde. Le sussurra:

- Io penso per sempre, se vuoi... Non puoi dirmi di no…-
- Certo, non si può…. padrone!-

La bacia sulla bocca e Mara risponde senza entusiasmo.

- Hai perso l'abitudine? Era un bacio alla Putin: KGB e Siberia…-

Mara non riesce a ritrovare la sintonia con Walter. C’è fra loro una barriera, qualcosa che va oltre i soldi.

- Ti interessi di politica adesso?- domanda in tono ancora ostile.

Anche Walter avverte quel muro, ma il suo ego maschile è portato a forzarlo, sicuro che col possesso del corpo avverrà anche il possesso dell’anima.

Mara si allontana da lui e mette la poltrona fra i loro due corpi. Bisogna scendere sul terreno del dialogo, il terreno in cui Mara ha sempre avuto la meglio.
Walter deve accettare e replica mentendo e arroccandosi dietro la sua nuova posizione:

- Adesso ho milioni di ragioni per interessarmene. Chi non ha soldi fa politica per averli e predica la ridistribuzione delle risorse: liberal. Chi i soldi li ha è per il rien ne va plus. Chi ha avuto ha avuto. Conservatore. Tu sei liberal, no?-
- Bah… liberal…Sinistra, mancina, mancina corretta, non lo so più: dimmelo tu: adesso sono ricca o sono povera?-

Mara scosta la poltrona e bacia Walter sulle labbra. Walter non ricambia.. Mara si imbroncia e Walter sogghigna:

- Bacio finto. Stai cercando di fregarmi? Quando sei ricco tutti cercano di fregarti. Figurati che negli affari di Goldfish anche la mafia aveva uno zampino… anzi uno zampone…-
- Uh. E adesso lo zampone è tuo? Sei entrato nella mafia?-

Walter fa il cinico per scoprire il gioco di Mara, perché è evidente che Mara ha un gioco e uno scopo.

- Non si possono interrompere certi legami... E poi sai, ad alto livello, anche la morale acquista un senso diverso.-

Walter scruta la reazione di Mara che spera indignata, invece la donna sembra accettare, condividere:

- Già, penso di sì.-

Walter lascia che le braccia gli caschino lungo i fianchi e torna dietro la sua scrivania. Guarda la donna con aria triste e la congeda:

- E’ stato un piacere rivederti. Adesso ho degli impegni. Quando non hai niente da fare, ripassa pure. –

Mara non si muove. Walter sfoglia qualche carta e leva gli occhi su di lei.

- Vuoi che ti faccia accompagnare? Che ti chiami un taxi?-
- Voglio che vada a fare in culo. – la voce di Mara è tesa, bassa.
- Ero io quello che diceva parolacce, ricordi? Tu non le dicevi mai. Che cosa ti è successo? Cattive compagnie?-
- Non mi mandi via così.-

Walter si mordicchia un labbro e poi spiega con rassegnata calma:

- Vedi, Mara, ti ho detto che lavoro con la mafia, e la Mara che conoscevo io
mi avrebbe sputato in faccia.-

Mara gli sputa in faccia con rabbia. Walter fa un salto indietro e si asciuga con una mano.

- Ma che caz...? era un modo di dire, matta!- prende un fazzoletto ma poi scoppia a ridere. Abbraccia la donna e la solleva, la posa sul divano e le slaccia i bottoni della camicetta. Mara gli blocca le mani

- Che fai? C'è quell'uomo nell'armadio.-
- Non è un uomo. E' un gorilla. Non ci pensare.- le solleva la gonna salendo con le mani lungo le cosce ma Mara lo ferma.
- Vuoi far l'amore con quello che ci guarda?-
- Ma non guarda, fa la guardia. E' diverso. Lo pago per questo. Non smonta fino alle due.-
- Allora quando smonta lui...-
- ...montiamo noi!- termina Walter seccato, mettendosi a sedere. Conta sulle dita delle mani, a pochi centimetri dalla faccia di Mara

- Dalle due alle nove c'è un altro. Non lavorano per più di sette ore, se no vanno in continuato.-
- Così sarebbero in due a vedere i fatti nostri?-
- Quattro. Tre turni da sette ore, più un carabiniere in pensione che viene tre ore di notte... Se fai l'amore con un VIP ti devi abituare...-

Walter riprende a baciare e a spogliare Mara che lascia fare.

- Ci stai?-
- Per forza. L’hai detto tu: o così o niente, no?-

Walter sente crescere il magone e svanire il desiderio. Sbotta in un’affermazione peregrina ma che segue una sua logica interiore:

- McNugget non è una gallina.-
- E cos'è un cammello? Se mi dici che è un cammello per me è un cammello.-
- E' un cappone. Al mercato costavano meno e non ho mai creduto alle tue cretinate.- si ritrae, aspettandosi un ceffone che non viene. La mano di Mara gli accarezza il collo:

- Con te alla fine ha funzionato….-
- Il sacchettino? Ha funzionato, sì, quando l'ho buttato nel cesso.
- Hai fatto bene, caro. Tu non ne avevi bisogno e io non l’avevo capito.-

Mara si complimenta con se stessa: riesce ad essere dolce mentre Walter la insulta, così doveva comportarsi fin dall’inizio dell’incontro. Serena e tranquilla.
Walter rincara la dose nel tentativo di bucare quel velo d’olio che lui spera nasconda la tempesta.

- E' incredibile che un uomo come me sia rimasto per tanto tempo con te in quella cantina.-

Mara gli infila le dita sotto la camicia sbottonata e lo accarezza

- In certi momenti eravamo felici. Perché non ti spogli?-
- Prima devo dirti una cosa.-
- Anch’io ma dopo.-
- No, prima. Ho sempre pensato che tu fossi un po'... un po'...
- Un po'...?
- ...stupida.-

Mara gli dà un'occhiata di odio ma è un lampo, torna ad accarezzarlo e a fare la gattina

- Ma non stupida stupida perché appena ti ho visto ho capito che avevi qualcosa di eccezionale, vero?...-

La mano di Mara si infila nei pantaloni di Walter che deve stringere i denti per continuare a ragionare.

- Sei venuta a letto con me così in fretta che pensavo che dopo ti saresti fatta pagare...-

Il velo d’olio che frena le ondate tempestose si sta dissolvendo sotto le bordate di insulti e Mara sente un’oppressione sotto lo sterno. La sua voce diventa tagliente, non ce la fa più a dominarsi :

- Ti sei detto: stupida e puttana, ecco la donna della mia vita.-
- E anche un po' paranoica perché credevi di leggere nel futuro.-

Mara inghiotte. Chiude gli occhi e aspetta che l’oppressione allenti la sua morsa. Walter la spia, vuole provocare una reazione sincera, per ritrovare la Mara che ama, ma la donna supera la crisi e riprende ad accarezzare Walter

- Non ne hai voglia?-

Walter è colto da un’improvvisa stanchezza. Si stacca dalla donna che ama ma che sta diventando estranea.

- Sono stanco. Sai, devo soddisfare tante di quelle donne...- Walter è pronto a parare il ceffone che ora forse Mara gli darà. E invece niente. Mara sembra una madre affettuosa, fa la boccuccia a cuore e usa il tono che si adopera con gli infanti.

- Oh povero caro. Non avevo capito. Non ti preoccupare aspetterò che ti torni la voglia, fedele come una Penelope.-
- Stai con me anche se io non... non... –

Walter fa un gesto sconcio e Mara si stringe nelle spalle. Sembra diventata un punching-ball di gomma piuma contro cui Walter può sferrare tutti i cazzotti che vuole senza farsi male, senza fare male, senza effetto alcuno.
Dolce e mansueta come una Maddalena che abbia asciugato i capelli al Salvatore, la donna sorride:

- L'amore fisico non è tutto..
- Stai con me anche se ti ho detto stupida mignotta paranoica? -

Mara annuisce, lappoleggiando. Walter guarda quegli occhioni da gazzella e si allontana di un passo. La stanchezza diventa rabbia.

- E nooo! E invece mi lasci! Mi dici che sono uno stronzo mafioso cappuccione e mi lasci!-
- Se ti fa piacere, tesoro mio! Sei uno stronzo mafioso cappuccione. E adesso baciami, ti prego.-

Mara è un babà e porge le labbra in una tumida offerta. Walter vorrebbe afferrarla, vorrebbe… i desideri si azzuffano nella sua mente e il cuore aumenta i battiti. Leva una mano per dare a lei quel ceffone che avrebbe tanto desiderato ricevere lui, ma si ferma. Dice con voce spezzata :

- Noooo! No, accidenti a me, no! Così anche tu sei solo una stupida mignotta paranoica disposta a subire tutto per goderti i miei soldi! Prima bastava una mezza parola per farmi prendere a sediate e adesso ingozzi gli insulti come un'oca d'Amburgo! –

Mara guarda quella mano alzata e si drizza sulla persona. Il gioco è finito, checché ne dirà la signor Brooks. Walter abbassa la mano e lascia che le spalle gli spiovano ai lati, simbolo della sconfitta. Sussurra svuotato:

- Prima mi guardavi con disprezzo ma guardavi me e adesso invece sono trasparente come una cassaforte di cristallo e sorridi alla pila dei soldi che ci vedi dentro! Vattene!-

Mara riprende la sua borsetta per andarsene ma dice:

- Se proprio ci tieni a saperlo per me sei lo stronzo di sempre ma in via di grave peggioramento!-

Walter non recepisce. E’ immerso nel nero della depressione che lo sta spegnendo. Continua il suo lamento:

- Prima potevo conquistarti e goderti e adesso invece questa maledetta chiave mi fa trovare tutte le pappe fatte e passare la fame!-
- Ma che ha quella chiave?-

Walter non ha voglia di spiegare, di raccontare. Fa segno a Mara di uscire.

- Non adesso. Torna a casa nostra se vuoi. Se troverò il coraggio di dare un calcio a tutto, verrò a cercarti...-
- Un calcio a tutto? Diventi di nuovo un miserabile pirla e torni da me? Non ci provare che te lo taglio. Con le altre gioielli e champagne e con me scarafaggi e acqua minerale?-
- Mara... non puoi capire… non capisco più neanch’io… quello ha dovuto morire perché io ereditassi questo… l’ho voluto io? L’ha voluto il destino? Qual è la verità…--
- E va bene, te la dico io la verità. Io son qui per pietà: ti ho fatto tre volte le carte e ti è uscita sempre la donna di picche.-

La depressione sparisce come la nebbia sul Golden Gate Bridge a mezzogiorno. Un campanello di allarme trilla nel cervello di Walter.

- E che ha la donna di picche?-
- E' la morte!-

Colpo basso ma Walter non vuole accusarlo e fa la più marcata smorfia di filosofico cinismo che gli riesce.

- E' una carta che tocca a tutti, prima o poi.-
- A te è uscita sempre nelle prime tre.-

Porca miseria, come faceva Socrate con la cicuta?
Il tentativo di fare il filosofo non blocca l’apprensione. Walter crede nelle previsioni di Mara, ne ha vedute avverarsi tantissime. Combatte ancora:

- Non mi spaventano le tue stronzate!- ma chiude con un mezzo singhiozzo. La donna lo guarda con un’aria da funerale:

- Per questo sono tornata: per dividere insieme i tuoi ultimi giorni e i miei primi milioni. Perché io ti amo e tu mi ami. A chi mai puoi lasciare i tuoi soldi se devi morire? –

Walter sente una fitta al petto e si piega in avanti.
Mara passa davanti ai controlli del metal detector e fa suonare l'allarme.
L'armadio si spalanca, il gorilla balza in fuori con la pistola in pugno e si becca una borsettata sul naso che lo ributta dietro le porte di ferro che si richiudono da sole. Walter alza una mano per richiamare la donna ma gli manca il fiato . Si aggrappa alla scrivania e mormora fra sé per rincuorarsi:

- Stronzate, stronzate… - ma una nuova fitta al cuore lo riempie di terrore. Il dolore sbiadisce e respira, ma ha la fronte imperlata di sudore.


CAPITOLO 21
Walter è nudo, sdraiato sul ventre, e un medico barbuto in camice bianco sta controllando una cartella clinica.

- Cuore sessanta, pressione ottanta centodieci, colesterolo da manuale, urina profumata, globuli rossi paffuti e sanguigni... riflessi da pantera e un giro di testosterone da far morir d'invidia un toro da monta... Lei é la pubblicità dell'homo sapiens in perfetta salute... questa iniezione è più per la sua psiche che per il suo corpo.-

Il dottore controlla il livello di un siero dentro una siringa e pianta l’ago nelle parti molli di Walter che lancia un urlo. Il medico inietta ed estrae. Walter si volta e si infila le mutande.

- Non mi dirà che le ho fatto male, mister Fraser.
- No. E’ stato l’urlo della psiche… - ghigna Walter.
- Lei sta benissimo. Salute perfetta.-

Walter prende la camicia scuotendo la testa preoccupato:

- Sto nelle prime tre carte...-
- Mister Fraser, se lei muore prima dei cent'anni è perché l'ammazzano.-
- Contro gli incidenti ho la chiave….-

Walter tocca la chiave che porta al collo e il dottore gli dà un'occhiata di commiserazione

- Un amuleto. Interessante...-
- Luminare di fama internazionale, professore di università, primario d'ospedale e stronzo!-

Il medico inghiotte e si costringe al sorriso, ammonendolo con un dito teso

- Attento, doppia parcella, signor Walter...-
- E aggiungo coglione, se pensa che uno come me creda negli amuleti.-

Il dottore si drizza sulla persona. Palleggia la cartella delle analisi con una gran voglia di sbatterla in faccia a Walter, poi la posa sulla scrivania e si costringe al sorriso

- Me l’ha detto lei che crede in una chiave. Tripla parcella.-
- Con una telefonata posso far cadere Wall Street, con due inguaiare una moneta e magari far scatenare una guerra e con tre...-

Il medico ride e irride:

- Con tre esce la donna di picche e se la fa sotto perché così le ha detto una ciarlatana puttanella. Curioso, davvero curioso…-

Walter si abbottona la camicia e si infila le scarpe.

- Moltiplichi la parcella per dieci.-

Il medico lo guarda con benevola aria interrogativa e gli indica i pantaloni ancora sulla sedia, ma Walter scuote la testa e saltella come un giocatore di calcio che debba battere un rigore.

- Allora parcella per dieci. E’ pronto?
- Perché?-
- Sto per darle un calcio in culo.-
- Ma come si permette?
- Giusto. Dieci è poco. Lei è un luminare, un uomo famoso. Cento volte la parcella. Si volti e mi porga le chiappe.-
- Guardi che anche se lei è miliardario io non sono uno straccione e me ne frego dei suoi soldi!-

Walter saltella per il riscaldamento: in mutande, con la sola camicia e le scarpe sembra quasi un vero giocatore di calcio.

- Per mille! Mille volte la parcella! Posizione prego! –

Il medico ha la prima incertezza, poi trova la via giusta per salvare soldi e decenza:

- Per... mille? Sono 700 mila dollari. Beh... giusto per curare la sua psiche... ma sì certo, un dottore deve curare anche la psiche...-

Il luminare si piega in avanti porgendo il fondo schiena e Walter si appresta a calciarlo, ma di colpo sente svanire la voglia di farlo, prende i pantaloni e se li infila. Il nero della depressione sta di nuovo dilagando nel suo cervello.
Il medico barbuto gli dà un’occhiata di traverso e si raddrizza, deluso.

- Era uno scherzo, vero? Non un bello scherzo però.-

Walter si allaccia la cintura, di nuovo lascia spiovere le spalle, simbolo dell’avvilimento.

- Non c'è gusto. Se posso far tutto non mi va di fare niente. Si consideri calciato…- e se ne va senza chiudere la porta.

Walter ha bisogno di aria fresca e cammina per le strade di San Francisco.
E’ bella quella città, con i suoi cento colli, le sue villette pastellate in stile vittoriano coi tetti a triangolo dai movimenti architettonici infiniti, eppure oggi gli appare grigia, uniforme.
Scende, spinto dalla gravità lungo le cinque ripide anse della Lombard Street, accelerando per colpa di Newton sul cotto rosso, nel tripudio di fiori che riempiono l’aria di profumi ma a gli pare di scendere agli inferi, lungo i meandri disperati dell’Acheronte.
Cammina in modo automatico, immerso in una nebbia di pensieri informi, in cui si fa strada la certezza di essere stato giocato da quel maledetto cappone.
Ha sete e si compra una bottiglia di whisky. Butta la busta in cui l’ha nascosta il venditore e tracanna continuando a camminare.

Walter si trova sulla Market, già brillo, davanti alle finestre del basement dove ha vissuto per tanto tempo giorni burrascosi, disperati e felici.
Forse il cappone che l’ha messo nei guai ora può tirarlo fuori.

Mc Nugget apre una palpebra per dargli un'occhiata.
Walter si è seduto sul pavimento con la faccia contro le sbarre e la bottiglia di whisky mezza vuota in mano. Fissa il cappone e la bestia piega la testa per ricambiare l'attenzione. Suona il cellulare nel taschino di Walter che lo ignora

- Cappone, gallina mia... o chi accidenti sei. E’ vero che io sono un figlio di puttana che non ha mantenuto i patti, però per far andar bene le cose a me, tu ammazzi la gente. E' proprio indispensabile ammazzare gli altri per farmi felice? E perché fai diventare tutti stronzissimi stronzi? Essere ricchi vuol dire essere circondati da stronzissimi stronzi?-

Il cappone lo guarda perplesso e poi ruspa nello strame dei propri escrementi. Il cellulare trilla di nuovo e Walter lo scaraventa contro il muro facendolo tacere.

- Una chiave di merda mi hai dato! Perché così non sono felice per niente!...son diventati tutti leccaculi...anche la donna che prima mi amava adesso pensa solo ai miei soldi... La tua chiave del cazzo leva i desideri, la voglia di vivere... Lo sai che mi ha detto l'amore mio? Che presto morirò... la chiave può permettere che io muoia? O magari adesso è la cosa migliore per me?-

Mc Nugget si disinteressa e si becca le penne per scovare un pidocchio pollino fastidioso. Walter infila la mano nella stia e lo afferra per il collo. Il cappone starnazza spaventato.

- Rispondi, uccellaccio infame! E’ questo che fa la tua maledetta chiave?! Prima leva la voglia di vivere e poi t’ammazza?! E' così? Ma io ti tiro il collo viaggiatore di merda, mi hai dato la chiave col trucco... se non mi rispondi ti ... ti... aah no! – ributta il cappone nella gabbia - No, maledetto, è quello che vuoi! Mi fai incazzare apposta per farti uccidere, è così!!?-

Walter tira fuori la mano dalla stia e se la pulisce sui pantaloni. Riafferra la bottiglia e beve. Si alza e va a guardare fuori dalla finestra, mentre due lacrimoni gli rigano le guance. Chiede al mondo:

- Ma perché mi sentivo tanto infelice quand'ero felice?-

Irrompono nel seminterrato le sue guardie del corpo, preoccupate per la sua sparizione. Vedono che è ubriaco e lo prendono per le braccia accompagnandolo fuori nonostante le sue proteste. Starnazza Walter, starnazza spaventato, nella stia anche Mc Nugget.

Mezz’ora dopo Walter scende dall'ascensore con la sua scorta e mette in mano a un impiegato, che si inchina rispettoso, la sua bottiglia di whisky vuota.

- Il Senatore Morris la attende da trentasei minuti. Mi sono permesso di chiamarla col cellulare ma non ho avuto risposta.- gli dice l’impiegato. Walter si porta un dito sulle labbra e risponde:

- Non disperdere nell’ambiente… - ridacchia – non il senatore, la bottiglia…-

Entra nel suo ufficio e va dritto alla sua poltrona, cercando di non barcollare, ignorando il senatore dai bei capelli bianchi impomatati che si alza per salutarlo.
Walter gli fa un cenno vago e, quando è seduto, alza lo sguardo sull’uomo.

- Carissimo mister Fraser, che piacere conoscere di persona l'erede del compianto Goldfish! Ci siamo sentiti al telefono, ricorda? Per quelle trattative. Sono il senatore Morris, del grande stato del Texas.-
- No, non ricordo. Riassuma in due parole.-
- Il nuovo governo dell’Iraq verserà centoventuno milioni di dollari a saldo delle vecchie commesse e l’Iran è pronto a firmare un nuovo contratto per la stessa cifra con la sua multinazionale del petrolio in cambio di un po’ di yellow cake.-
- Interessante. E io che dovrei fare?-
- Firmare per l'accettazione. C'è una percentuale di mediazione dell'otto per cento da versare su una banca di Singapore.-
- L'otto per cento su duecentoquarantadue milioni fa più o meno...-

Interviene la suadente voce metallica del computer:

- Diciannove milioni trecentosessantamila dollari.-
- Grazie Frankie. Una bella mazzetta.-
- L'otto per cento è un'onesta mediazione d'affari, la metà va alla nostra organizzazione e poi il guadagno della sua multinazionale sarà cento volte tanto....-
- Noi abbiamo un’organizzazione? E cosa vendiamo?-
- Armi contro petrolio. Convenzionali, chimiche, batteriologiche. Tutto.-
- Tutto legale?-
- Sssì... in un certo senso… in ogni modo noi ufficialmente le armi le mandiamo a Dakar. –
- Non mi piacciono le armi. Specie se chimiche e batteriologiche. Non firmo.-
- Ma lei le fabbrica!-
- Ah sì? Con quale azienda?-
- Ma con la Sintex Bush Corporation, quotata in tutte le grandi Borse del mondo!

Walter solleva un telefono e ordina:

- Vendete la azioni della Sintex. Sì, tutte e al meglio. Sì, non me ne fotte niente del premio di maggioranza. Vendete!-
- Se le butta tutte insieme sul mercato il loro prezzo crollerà.-
- Cazzi miei. Adesso non ho più quella fabbrica. Lei può andare, senatore.-

Walter riattacca il telefono. Il senatore esita:

- Ma... ma lei è ubriaco…!-
- Anche questi, cazzi miei. Fuori! -

Il senatore si gonfia di indignazione come un rospo, poi inghiotte, gira sui tacchi e se ne va sbattendo la porta.

Walter giocherella con la catenina e fa emergere la chiave da sotto la camicia

- Magari sei la chiave di un lucchetto qualunque... e io ti porto al collo come un selvaggio superstizioso... e convinto della mia fortuna, ho fortuna... finché dura…-



CAPITOLO 22
Mara è di nuovo sul Pier 39, il lungo molo di legno che si stende verso l’isola di Alcatraz, scintillante di luci e risuonante di musiche allegre. Il grande carcere è ora una meta per turisti amanti dell’orrido e di Al Capone.

Seduta sul suo sgabello, Mara fa le carte ad un uomo barbuto e puzzolente, cliente degli androni di Union Square. La donna recita:

- Vedo una vincita alla lotteria, incontrerai un grande amore e ti candideranno alla Presidenza degli Stati Uniti.-

Il barbone ride nella sua barba sporca:

- Io?-
- Tu.

Il vagabondo soffoca un rutto, portandosi una mano fra i peli arruffati della barba, si liscia quelli intorno alla bocca, sbiaditi dalle bevute di birra. Sembra compiaciuto e Mara azzarda:

- Dieci dollari.-
- Dieci verdoni? Facciamo così, te ne do diecimila appena mi fanno Presidente.-
- Guarda che io l’ho predetto anche alla nonna di Obama! – gli grida dietro Mara mischiando le carte. Il vagabondo se ne va ridendo e la donna mormora fra sé

- Idiota di un Walter... adesso vediamo il tuo gioco. Quello vero…- mette giù due carte, la seconda è la donna di picche. Mara la fissa angosciata e sussurra:

- Oh mio dio. – Perché lei alle carte ci crede davvero.

Si alza, ripiega lo sgabello e si guarda intorno, quasi sperasse di vedere Walter per metterlo in guardia contro il suo inesorabile fato.

- Oh mio dio… - ripete, passandosi una mano fra i capelli – devo avvertirlo quell’idiota…. Chissà dov’è Walter, the Great…. il morituro…-

Mara si affretta verso la radice del molo dove stazionano i taxi. Si fruga nella borsetta ma trova solo tre banconote da un dollaro, allora allunga il passo verso la fermata dei bus.

Una fretta del tutto inutile perché Walter non è a San Francisco. E’ volato a Washington, ospite dell’ambasciata inglese che dà un grande ricevimento in onore della regina Elisabetta II, in visita negli USA.

Da quando Mara gli ha predetto l’imminenza della morte Walter non ha più un momento di serenità. Combattuto tra il credere e il non credere alle parole della donna, ha cominciato a bere e a lasciarsi andare, sfidando la sorte.

Marilyn Due non nasconde la sua irritazione e ha ripreso a sgranellare parolacce nella speranza di riattirare su di sé l’attenzione di Walter.
Ma ormai il sogno realizzato ha portato alla delusione della realtà e Walter ha scoperto che far l’amore con il simulacro delle sue masturbazioni adolescenziali dà un gusto che dura il tempo di una sega.
Ora Walter sa che l’amore con Mara era ben altra cosa e che con le liti e i battibecchi si alimentava di una passione misteriosa e segreta che legava i loro corpi ma anche le loro menti.

Adesso quel legame sembra consunto, finito, e Mara predice la sua morte pensando non a lui ma al suo denaro.
C’è di che farsi un altro drink, anche se sta per entrare nel salone la regina d’Inghilterra!

Il senatore Morris appare alle spalle di Walter, inamidato tra inamidati, e gli riempie il bicchiere anticipando una delle sue guardie del corpo.
Walter prende il bicchiere al terzo tentativo e realizza che quell’uomo è il senatore impomatato solo quando apre bocca:

- Le devo le mie scuse. Lei è un genio. Come diavolo faceva a sapere che l'Iran avrebbe disdetto quel contratto con la Sintex? Tre ore dopo che lei ha venduto, le azioni sono crollate. –

Walter ha difficoltà di messa a fuoco e alza le spalle. Beve.

- Tutto merito di un cappone che mi ha gettato il malocchio... –
- Sua Maestà la Regina di Inghilterra e Irlanda! – l’annuncio del cerimoniere fa zittire tutti mentre l’orchestra attacca “Save the Queen”.

Walter, per nulla interessato, pesca un altro drink dal vassoio di un cameriere che si inchina per l'avvicinarsi della regina. Ingoia il liquore con un sorso solo e dice a Morris, impettito a capo chino, con tono di voce troppo alto:

- Non posso sbagliare. Se mi butto dalla finestra mi spuntano le ali...-
- Ssst! La regina! – bisbiglia il senatore dandogli un’occhiata di traverso.

Elisabetta indossa un abito lungo con lo strascico. Le donne fanno l'inchino e gli uomini piegano la testa in segno di riverenza. Tutti meno Walter, che per sfregio al mondo dà una gomitata al senatore e dichiara in tono solenne, tipico degli ubriachi:

- E chi se ne frega della regina! Tiè! – e allunga una gamba pestando lo strascico di Sua Maestà. Il tulle si strappa e con la "coda" viene via un pezzo di gonna: la regina resta in mutande.

Nel coro di indignazione, l'urlo di orrore di una damigella che indica in mezzo al tulle un gigantesco scorpione che si muove inarcando la venefica coda.
Una delle guardie schiaccia lo scorpione sotto il suo stivale, un’altra ha già avvolto le chiappe di Sua Maestà nel proprio mantello.
L’indignazione si tramuta in ammirazione: tutti guardano Walter con aria adorante mentre l’immonda bestia torce la coda velenosa negli ultimi spasimi dell’agonia.
La regina muove due passi verso Walter e lo fissa negli occhi.

- Grazie infinite, signore. Mi può dire il suo nome? –

Walter si stringe nelle spalle, poi spalanca le braccia innaffiando col resto del suo drink lo sparato del senatore Morris. Colto da un’idea buffa si illumina di un largo sorriso, punta il bicchiere vuoto verso la regina e risponde:

- Certo, regina. Io sono Walter Primo e tu solo Seconda…-

Cento persone trattengono il fiato ma Elisabetta ride e allora tutti fanno eco.

- Come faceva mister Walter Primo a sapere dello scorpione? – chiede Elisabetta. Di nuovo Walter si stringe nelle spalle:

- Fortuna. Semplice fortuna di merda, Regina….-

Questa battuta, nell’ufficio di Walter a San Francisco, è salutata dalle risate e dagli applausi degli impiegati di Walter. Anche Mara è lì, davanti al grande schermo TV e ha assistito in diretta al salvataggio della regina d’Inghilterra per opera di “un coraggioso cittadino americano”, come dice ora lo speaker.
Mara crede che Walter abbia detto la verità: semplice fortuna di merda.
Pensierosa, scrive poche parole su un biglietto e lo lascia sulla scrivania di Walter e se ne va senza che nessuno badi a lei.

Il giorno dopo sul tavolo di Walter c'è un pacco di giornali inneggianti al suo salvataggio della regina inglese. Le due segretarie gli mostrano i titoli uno per volta, piegandosi verso di lui in modo che possa scegliere se interessarsi alla stampa o alle scollature. Walter sembra poco interessato ad entrambe le cose.

I titoli:

ATTENTATO ALL'AMBASCIATA INGLESE.
UNO SCORPIONE MESSO DA BIN LADEN?
UN TYCOON AMERICANO SALVA LA REGINA!
WALTER FRASER INNALZATO ALL'ORDINE DELLA GIARRETTIERA

Walter giocherella con la famosa onorificenza e poi la butta sui giornali e l’occhio gli cade sul biglietto lasciatogli da Mara il giorno precedente:

ADESSO ESCE NELLE PRIME DUE CARTE. ATTENTO. MARA

Walter legge quelle poche parole, mentre le segretarie, deluse, se ne vanno.
Allunga un dito e ruota il biglietto in modo da poterlo leggere meglio. Dice proprio così:

ADESSO ESCE NELLE PRIME DUE CARTE. ATTENTO. MARA

Walter si alza dalla poltrona e fugge. Sbatte contro Marilyn che entra e non le chiede neppure scusa. La biondona va a sbattere contro l’armadio blindato che nasconde la guardia del corpo.
L’armadio si spalanca e balza fuori il giovanottone pistola in pugno.

- Metti via, mandrillo… - lo apostrofa la donna e poi apre i tiretti della scrivania. Fruga in modo sommario, come chi già sa che non troverà quello che cerca. Sbatte i cassetti e si lascia andare sulla poltrona di Walter. Scuote la criniera guardando il giovanotto che tiene la pistola in pugno..

- Se la porta sempre al collo quel bastardo... Mi sa che dovrai torcerglielo tu.-

Segretarie e impiegati si inchinano al passaggio di Walter, sia quando entra che quando esce. E’ una ginnastica, perché Walter torna dentro l’ufficio, esagitato, e non risponde al coretto dei saluti ripetuti:

- Buon giorno, Sir Walter Magnum!-

Walter vede la guardia del corpo fuori dall’armadio e Marilyn seduta al posto suo. Contrariato si blocca e poi, con scortesia ordina a entrambi di uscire.
Va dritto al computer. Marilyn spazza la scrivania con una manata di rabbia facendo volare l’onorificenza della regina.

- Poi mi spieghi perché mi tratti così, cazzo! –

Walter la gela con un’occhiata e scandisce:

- D’accordo: poi. Ora fuori. -

C’è qualcosa di paranoico in Walter che convince Marilyn a non insistere. La donna passa davanti alla guardia del corpo che dà un’occhiata al padrone e poi la segue. Rimasto solo, Walter ordina al computer:

- Sentiamo i miei impegni per domani. Frankie! –

Obbediente Frankie risponde con la consueta voce carezzevole ma metallica in certe risonanze che non sono né maschili né femminili:

- Ore 7 AM breakfast, jogging. Jacuzzi, massaggio e barbiere.
Ore 8,30 AM conferenza per la stampa estera.
Ore 9,40 AM volo personale per New York
Ore 5 PM tempo locale, tè con i dirigenti della Rifle Corporation.
Ore 6 PM tempo locale audizione alla City Hall.
Ore 7,15 PM tempo locale dinner con il Segretario della NIAF.
Ore 9 PM tempo locale spettacolo in suo onore al Radio City Hall con
libera scelta tra le soubrette per una tre ore di relax mentre vola di
nuovo a San Francisco.-

Walter ha seguito con attenzione e ordina:

- Cancella tutto. –
- Tutto il programma di domani, Sir?
- Tutto! Domani, dopodomani, tutto! Kaputt! Erase, delete, tabula rasa! Vuota le Ram, le Rom, le Eprom e tutte le altre rotture di palle che hai dentro!-
- Anche le soubrette?-
- Sì, fanculo, sì!-
- Si può non apprezzare una domanda senza avere reazioni volgari.-
- Non voglio discutere con una macchina! Meglio allora spiumare il culo alle galline! Guarda piuttosto quando devo andare al mio funerale.-
- Martedì nessun impegno. Mercoledì nessun impegno. Giovedì nessun impegno. Venerdì nessun impegno...Sab...

Walter scaraventa un fermacarte contro il video del computer che esplode.

- ..ato nes...un... pegno...



CAPITOLO 23
Se Walter sapesse che Mara gli ha rifatto le carte e che donna di picche gli è uscita come prima carta, urlerebbe.
Invece si limita a stare profondato in una poltrona, nella villa del fu Goldfish, in vestaglia, ubriaco, a bere birra.
Marilyn Due ha provato di tutto per smuoverlo, ma ha perso il suo fascino. Fa le fusa cercando di sfilargli la chiave della fortuna dal collo e Walter la blocca.

- Se mi amassi non mi terresti chiusa qui dentro... Ti basta una telefonatina per farmi fare un film e sarebbe un successone! –
- No! Finché sei la mia donna, no! Le attrici son tutte puttane!-
- Ma caro, tu mi hai conosciuto che facevo l'attrice...-
- Appunto!-

Entra Mortimer, discreto ed inappuntabile come sempre, e annuncia

- C'è di là il Senatore Morris, signore, dice che è molto urgente...-
- Mandalo a fanculo!-
- Se mi posso permettere, signore, credo che il Senatore voglia proporle di candidarsi alle elezioni presidenziali degli Stati Uniti. Devo ugualmente invitarlo a pratiche sodomitiche?-

Walter scoppia a ridere, ma è una brutta risata che termina in un singhiozzo. Fa saltellare la chiave sulle punta delle dita

- Non perdi un colpo, eh? Vincita di denaro, una settimana con Marilyn su un'isola deserta e probabile presidenza degli Stati Uniti.-

Marilyn Due gli vola festosa fra le braccia

- Tesoro, tesoro! Non vedo l'ora di fare la First Lady! Però le cosette te le fai fare da me, non voglio Moniche tra le palle eh?- lo bacia in bocca e Walter la respinge e rutta per la troppa birra bevuta.

- Tu vai bene come la Last Lady...-

Marilyn diventa verde ma si controlla e sogghigna:

- Ma come sei spiritoso, amore….-

Walter attraversa a passi incerti il salone ed entra nello studio dove lo sta aspettando il senatore Morris, sempre ben vestito, sempre ossequioso.
Si alza e simula cordialità:

- Lei è davvero Walter il Grande! Ma come ha fatto con la regina? Avrei giurato che lei era… beh, come dire, brillo? –
- Ubriaco fradicio, ma gli antichi dicevano “in vino veritas”, credo che in whisky o in birra sia lo stesso. A che devo la rottura di coglioni anche a casa mia?-

Morris accusa il colpo ma decide di prenderla a ridere:

- Grandi notizie per lei, mister Fraser! Domani alle 3 pm è invitato a una riunione storica: i grandi elettori di questo paese le proporranno di candidarsi per le primarie del Great Old Party e poi alla presidenza degli Stati Uniti.-

Walter non risponde subito. Si passa una mano sul volto e poi fissa il senatore che gongola con la sensazione di aver fatto centro: Walter sembra interessato!

- Chi sono questi grandi elettori? –

Il senatore si gonfia di orgoglio e ammicca a Walter:

- Tutti gli uomini che contano del Grande Sud! Politici e gente d’affari, patrioti che non hanno mai digerito che il Nord abbia vinto la guerra di secessione. Gente che vuole la riscossa della razza ariana. Non tema: sarà la campagna più ricca della storia. Avremo dalla nostra i petrolieri, le multinazionali dell’alimentare, quelle del tabacco, del cotone. Miliardi di dollari.-
- E domani saranno tutti riuniti. Dove?-
- E’ la ragione principale della mia visita. Lo dica lei dove. –
- Nel mio ufficio va bene? –
- Perfetto. A domani, mister Fraser! Vedrà che la faremo diventare davvero Walter Primo! – ride e se ne va.

Walter gli fa eco, guarda il senatore accompagnato fuori dal maggiordomo. La sbronza gli è passata di colpo.
Ora deve decidere: o lasciarsi prendere dal vortice o uscirne affrontando l’incognito. Quale sarà la strada che lo porterà a morire, secondo la previsione delle carte?

Marilyn Due vorrebbe fare sesso con il candidato alla presidenza degli Stati Uniti, ma Walter non ne ha voglia e va a letto da solo ma non riesce a dormire. Si gira e si rigira nel letto: deve prendere una decisione capitale. Dire di sì o liberarsi di tutto?
Una smania lo prende alle gambe ed è costretto ad alzarsi. Si veste ed esce senza avvertire nessuno.
Si incammina verso il Golden Gate Bridge: una lunga camminata è quel che gli serve. Se ci fosse Mara potrebbe consigliarsi con lei…
Si ferma colpito da un pensiero:

- L’ho mai fatto? –

No, non lo ha mai fatto. A Mara ha chiesto appoggio, comprensione, sesso ma mai consiglio.

Una luna tonda illumina la grande arcata del ponte. Walter si incammina lungo l’interminabile passatoia pedonale che fiancheggia le corsie autostradali e si affaccia balaustra protetta dalle reti antisuicidio.
Si leva la catenella a cui è infilata la chiave stocastica e la fa roteare intorno ad un dito. La piccola chiave manda bagliori riflettendo la luce fredda della luna.

- Che faccio McNugget? La butto o non la butto?- si domanda Walter impigliato come Amleto in una biforcazione logica senza soluzione - O appena la butto, crepo? –

Walter guarda l’oceano in basso, sul fondo dell’abisso e vede due scie, due strade di luce: una con la chiave e l’altra senza. Deve scegliere. Più che Amleto, Walter si sente l’asino di Buridano.



CAPITOLO 24
Seduti intorno al grande tavolo ovale , nel salone del CdA, siedono uomini dall’aria importante. C’è Alan Kahn della CIA, il generale Culverton, Eduard Aleson della Guardia Nazionale, Tip McWrite della Rifle Association,
McCormack della Enron Petroleum e altri che hanno alle spalle segretari con voluminose borse di cuoio.
Ci sono anche il senatore Morris e Totò Pellutri, il capo di Cosa Nostra americana.
Walter li guarda tutti, uno per uno, in silenzio. Parla il generale Culverton che apre davanti a sé un grosso fascicolo e inizia con brutalità militare

- Mister Fraser, noi militari siamo schietti e quindi sarò sincero: lei non mi piace e sappiamo che non è quel che sembra, ma saper sembrare è tutto in questo Paese e lei sa sembrare. –
- Sincerità per sincerità: lei mi ricorda il dottor Stranamore.-
- Non siamo qui per farci i complimenti. I miei amici sono convinti che potrebbe sembrare un buon candidato alla presidenza.-
- Alla presidenza di che? –

Un moto di sorpresa percorre l’assemblea e molti sguardi terminano in faccia al senatore Morris che risponde

- Come le avevo detto, noi riteniamo che lei sia il nostro candidato ideale per la presidenza degli Stati Uniti. –
- Ne abbiamo uno ancora abbastanza fresco, mi pare.-
- Oh, quello. E’ destinato a non durare. Mister Goldfish aveva commissionato alla Piakron Sondaggi una ricerca per un nuovo tipo di Presidente.-
- Come per un detersivo?-
- Per la statistica non c'è differenza. E poi con una buona campagna pubblicitaria si può vendere anche la merda.-
- Merda per merda allora: io non voglio fare il vostro Presidente degli Stati Uniti.-

Un mormorio di sconcerto e un ritmato insieme di sbuffi di impazienza viene troncato da Totò, che si leva gli occhiali scuri e si tende verso Walter scoprendo tutti i suoi denti in un ghigno minaccioso.

- Sempre impulsivo, ah!-

Ne approfitta Morris per incalzare Walter:

- Noi vogliamo che lei diventi il Presidente degli Stati Disuniti! Vogliamo separare il vecchio Sud dal Nord affarista e sfruttatore. Vogliamo dire basta con le cricche sovversive, ebraiche, negre e comuniste dell'ONU. I nostri Stati vogliono tornare ad essere liberi. Se lei dirà le parole giuste avremo un successo enorme.-
- E quali sarebbero le parole giuste?-
- Quelle che piacciono al popolo: soldi per tutti, fica per tutti, niente tasse e il potere di fare i propri comodi. E poi le solite stronzate: libertà, patria, eccetera.-
- Insomma una vincita alla lotteria, una settimana con Marilyn Monroe su un’isola deserta e probabile presidenza degli Stati Uniti. Come negli oroscopi.-
- Ppatria, chiesa e famiglia! – addolcisce Morris.

Interviene Kahn, quello della CIA:

- Gli oroscopi sono i pezzi più letti dei giornali. I ciarlatani hanno grande successo. -

Walter si leva la chiave che porta ancora al collo e ci giocherella

- A me questo successo comincia a far schifo.-

Riprende la parola Totò, che si alza e si avvicina a Walter, girando intorno al grande tavolo. Quando passa dietro la schiena degli altri, tutti si girano preferendo non dargli le spalle.

- Mister Fraser, temo che la nostra sia una proposta che non può rifiutare.-

Anche Walter si alza:

- Monotono. Sei criminalmente monotono. Tu, apri quella finestra… -

Una delle guardie del corpo obbedisce e spalanca la finestra dietro a Walter che fa vorticare intorno a un dito la catenella con la chiave stocastica.
Totò avvicina il suo volto a quello di Walter, molto vicino. Tanto da costringerlo a fermare la giostra della chiave.
- Non mi sono spiegato, picciotto. Ho detto che la nostra è un proposta che non puoi rifiutare. –

Walter spinge indietro Totò con un gesto violento, e butta la chiave fuori dalla finestra.

La chiave rimbalza sulla strada, in mezzo al traffico. Un cane spelacchiato guizza tra le auto e la inghiotte.
A trenta metri dal cane due macchine della Polizia fanno una manovra ad U.
Una vecchietta attraversa col rosso. Un camion frigorifero di trasporto carni frena facendo gemere le gomme per evitare di metterla sotto e va a sbattere contro un bus: per il contraccolpo le porte posteriori del furgone si spalancano e un quarto di bue cade davanti al muso del cane che lo addenta incredulo e felice.

Le auto della Polizia scaricano agenti davanti al palazzo in cui ci sono gli uffici di Walter, che li guarda dalla finestra e dice a Totò:

- Temo che non potrai più fare proposte per una ventina d'anni.-

Prima che l’assemblea realizzi quello che sta accadendo, si sentono le voci degli agenti che irrompono con le armi spianate e giubbotti antiproiettile.

- FBI! Fermi e mani in alto! Siete tutti in arresto per cospirazione contro gli Stati Uniti.-

Walter va verso l'agente senza alzare le mani

- Sono Sir Walter Fraser. Sono io che vi ho telefonato e...-

L'agente non bada alle sue parole e lo colpisce col calcio della pistola sulla tempia. Walter sviene. L’agente gli allunga una pedata e lo avvisa:

- Tutto quello che dirai potrà essere usato contro di te. Ti conviene star zitto.-

E' evidente che Walter non dirà più niente per un bel po' e viene portato via di peso.
Il cane, nuovo possessore della chiave stocastica, si mangia in santa pace il suo quarto di bue e tutti gli eventi che la chiave aveva allineato in modo favorevole a Walter si disgregano tornando nel caos delle probabilità non epistemiche insite nell’essenza dell’universo.


CAPITOLO 25
Il disgregarsi della catena delle improbabilità che hanno favorito Walter è molto rapido.
Tre ore dopo l’irruzione degli agenti, Walter viene rilasciato e torna nel suo ufficio, scarmigliato e con una crosta di sangue raggrumato sulla fronte.
Intorno a lui i segni della perdita di potere. Carte sparse ovunque, una porta che sbatte, il computer sfondato che nessuno si è preoccupato di portar via, i telefoni che squillano e a cui nessuno risponde.

La segretaria bionda si affaccia col soprabito sulle spalle e una grossa borsa in mano.

- Io mi licenzio, signore. Se accende la Tv, stanno parlando di lei...-

Walter pigia un tasto della console che ha sul tavolo ma sbaglia perché non si accende la TV, si spalanca l'armadio della guardia del corpo.

L'atletico gorilla ha i pantaloni calati e le mani strette sulle natiche di Marilyn Due. Non si accorge neppure dell'apertura e continua a fornicare.
La donna, bloccata dalla foia del gorilla che non ha aperto gli occhi, gira uno sguardo terrorizzato e incontra quello incredulo di Walter.
Entra la segretaria rossa, anch’essa col soprabito e due impiegati fanno capolino, tutti con grossi scatoloni fra le braccia pieni delle loro cose personali.

Marilyn Due vorrebbe sottrarsi all'amplesso ma la forza della guardia del corpo glielo impedisce. Ancora costretta alla fornicazione, dice a Walter:

- Scusa amore, tu hai sempre troppo da fare e lui invece niente...-

Walter ammette con un gesto vago e se la prende con la guardia del corpo:

- Accidenti a te, nell'orario di lavoro, no! Un po' di tatto! Mi metti le corna a spese mie e... e smettila di scopare!!!-

Il gorilla spalanca gli occhi e molla Marilyn Due. La donna sguscia fuori dall'abbraccio sistemandosi la gonna imbarazzata. Walter ghigna:

- Pudore? Per me, per lui o per il nostro pubblico?-
- Senti coglione con la chiave, io ho fatto la puttana per far carriera ma tu lo sai cosa sei? Un pezzo di merda che ha fatto fuori il suo benefattore per prendergli i soldi, ecco quel che sei! E a letto fai pena! The Great? The Little! Sei Walter il Piccolo!-

Gli impiegati ridono e Marilyn Due esce a testa alta con un orgoglioso movimento di fianchi. La guardia del corpo si tira su le brache e si avvicina minaccioso a Walter che ripara dietro la scrivania:

- Non ti tocco se no ti rompo. Trovati un altra balia!- gli volta le spalle ed esce. Walter gli grida dietro:

- Dove mai speri di trovare un altro che ti paghi straordinari, festivi, indennità di rischio, assicurazione e Marilyn Monroe?!-

La segretaria bionda, mossa a compassione, chiude la porta in faccia agli impiegati sghignazzanti che si mettono sulla scia di Marilyn Due. Accende il televisore e alza uno dei telefoni che squillano. Ascolta e poi riattacca.

- Era dall'Africa: il governo locale ha espropriato tutti i nostri terreni. -

Solleva un’altra cornetta:

- Sì, ufficio personale del signor Fraser… Capisco.-

Riattacca e dice a Walter che è rimasto in piedi, la faccia gelata da un sorriso un po’ ebete:

- E' da Wall Street. La vendita delle azioni Sintex è stata revocata. Falso in bilancio e bancarotta. Lei sta fallendo, signore. Cos’è successo tutto d’un colpo? – senza attendere risposta solleva una terza cornetta, ascolta e la butta giù:

- Han trovato le prove di una nostra fornitura di armi chimiche all’Iraq durante la guerra... c'era ancora Goldfish ma se la prendono con lei. E poi c’è la storia della yellow cake…-
- Ma che cazzo è sta yellow cake?-
- Uranio per la bomba. Sir. -


Intanto la Tv sta dicendo che Walter Fraser è indagato per bancarotta e che la sua ascesa dall’ago al miliardo sta tornando velocemente all’ago, su cui rischia di restare infilzato come una farfalla da collezione.

- E’ carino però. Poteva dire scarafaggio… - commenta Walter, scuotendosi dallo stato di stupore. La segretaria si arrende davanti ai continui trilli dei telefoni:

- Walter, mi dispiace che sia finita così. Sarà per un’altra volta.- sorride di convenienza e se ne va.

- Guarda che è finita benissimo. E non ci sarà un’altra volta. Vai pure e grazie di tutto. -

La segretaria gli dà uno sguardo dispiaciuto e poi esce scuotendo i bei capelli biondi. Fa capolino Mortimer con aria compunta:

- Signore, hanno sequestrato la villa.-
- Bene! Puoi restare qui, Jeeves. –
- Mi chiamo Mortimer, signore. E, lei lo sa, io vado con la villa. –

Mortimer si ritira e Walter saltella tra i telefoni rispondendo a tutti in preda a un’euforia isterica:

- Pronto! La fabbrica sta bruciando? Portate i bambini a vedere l'incendio! Come? Trentasei milioni di multa? Vendiamo il grattacielo... ah l'han già
sequestrato quelli di Parigi? Vendiamo i pozzi del Mare del Nord! Son saltati? Bene! Siamo crollati in Borsa? Perfetto! Crollano tutti, no? Come? Che fare delle azioni? Pulitevi il …-

Qualcuno bussa alla porta spalancata dell’ufficio. Un sbuffo sonoro, equino, e una voce che Walter conosce, chiede

- Fraser Finanziaria?-

Walter si volta e butta il mazzo di cornette telefoniche che andava collezionando: sulla soglia dell'ufficio è apparso l'ufficiale giudiziario, quello dagli occhialini scuri. Ha una cicatrice che gli attraversa il viso in ricordo della musata battuta sull'inferriata dello scantinato. Rivedere l’uomo innesca in Walter uno moto di allegria:

- Ehi chi si rivede! Non sei ancora andato in galera? –
- Mi sa che in galera ci vai tu...
- E quando mai un miliardario va in galera!
- Ex-miliardario…. A quanto pare… -

Walter lo abbraccia e lo bacia sulle guance, sente scivolargli via di dosso ricordi, rimorsi, paure. Forse il tempo ha chiuso un cappio e quell’uomo è il punto di sutura.

- Io sto uscendo adesso dalla galera! Pignora tutto, io sono liberooo!

Corre via volando con le braccia a tempo di walzer. L'ufficiale giudiziario sbuffa come un cavallo

- Questi poveri miliardari stan diventando tutti matti.-



CAPITOLO 26
Sudato, trafelato, Walter arriva nella hall del casamento di Market Street e sbatte contro Brooks che sta uscendo. Il padrone di casa è tornato torvo e cattivo come un tempo e anche questo dà gioia a Walter che si inchina come un Arlecchino davanti a lui.

- Cercavo te, Fraser... i telegiornali han detto cose orribili. Ma io l'ho sempre saputo che eri un truffatore! –
- Cose orribili, dici? Ma sono stupende! Sono completamente rovinato! Puoi chiamarmi di nuovo Walter Stronzo come una volta!-
- E allora stronzo, ti dico che oggi è tornata la tua adorata puttanona e che da domani il granaccio sozzo alla tua lurida gallina dal culo spennato glielo dai tu! Ma non a casa mia! capito? Fuori dalle balle! –

Gli tira in faccia una pugnata di granturco che pesca nella tasca della giacca. Walter accetta tutto ilare e giulivo. Grida festoso:

- Mara è tornata!? Che meraviglia!- e corre giù per gli scalini che portano nel basement.

Walter apre l’uscio senza far rumore per fare una sorpresa a Mara, ma la donna non c'è. Sul tavolo ci sono due mazzi di carte, una confezione di patate prefritte, del pane, della frutta e un pacchetto di gomme da masticare. Si sente lo scrosciare della doccia. Walter si avvicina al bagno a passi di lupo.

Mara, nuda e bellissima, è Venere che esce dall’acqua. Sentendosi guardata la donna si volta e vede la faccia di Walter nello spiraglio della tenda.

- Ah sei tu? Avrei giurato che tornavi qui dopo quello che ha detto la radio...-

Si avvolge in un asciugamano e si siede sul vecchio fustino di Splash iniziando a darsi lo smalto alle unghie delle mani

- Sono tornato perché non posso vivere senza di te.-
- Io sì. E tu sei tornato perché sei di nuovo senza soldi.
- Non hai mai saputo dire bugie. Quando sei venuta da me, in ufficio, volevi me, non i miei soldi.
- No. Sono una stupida mignotta paranoica. Non ricordi?-
- Sono stato un idiota, un cretino, un imbecille...-
- Non esagerare con l’autostima.-
- Sono innamorato di te.-
- Anch'io ho un po' di prurito ma è orticaria.-
- Mara, non fare così. Preferisco se mi prendi a schiaffi.-
- Mai con lo smalto fresco… - lo deride Mara agitandogli le mani davanti alla faccia.

- Ho detto che ti amo, non far finta di non sentire...-
- Ti ascolto ma non ti sento.-
- Quando un uomo dice "ti amo" con la stessa certezza con cui direbbe "c'è il sole" tutte le donne sentono.-
- Per te diluvia. Ho sentito la radio stamattina. Sei rovinato e puoi essere contento se non finisci in galera. Per il falso in bilancio ti puoi beccare 25 anni. Esci vecchio.-
- Potevo non sapere. Mara, quando il cibo è facile la fame è appetito. Quando è troppo, nausea. Se basta un cenno per farsi amare, l'amore è passatempo. Non Giulietta e Romeo ma Giulietta e il suo partner. L'abbondanza non dà la felicità, la toglie.

Mara si alza, mette un piede sul vecchio fustino di Splash e si pennella l’alluce con cura.

- Modesta letteratura. La verità è che sei di nuovo un salame senza un soldo.-
- Sì, ma ti amo.-
- I giornali dicevano che stavi per candidarti alle presidenziali.-
- Ti amo. Sarò presidente solo per te… -

Walter azzarda un abbraccio ma Mara lo respinge .

- …ma cos’è questa puzza di bruciato? –

Mara butta il pennello dello smalto e corre verso la pentola che bolle sul gas.

- ... dio, la gallina!- strilla sollevando il coperchio: una nuvola di vapore sale verso il soffitto.
Walter fissa con orrore il cadavere del cappone che sta bruciacchiandosi sul fondo della pentola quasi asciutta.
Mara scansa Walter e mette la pentola sotto il rubinetto facendo scrosciare l'acqua. Una colonna di vapore la investe.
Walter indica il cappone, spalanca la bocca due volte senza riuscire ad emettere suoni, poi ce la fa e accusa:
- Hai ucciso Mc Nugget...-

Mara lo scansa con un colpo di fianchi e riporta la pentola sul gas:

- Non è mica un omicidio... almeno spero... anche se... ahi! - si succhia le dita scottate dai manici -... tu non ci crederai, ma stamattina la gallina mi ha parlato! Un’allucinazione credo, però… Mi ha chiesto di ucciderla e
in cambio mi ha fatto un uovo... e sai che c'era dentro?-

Walter sente la stanza girare, come dopo l’implosione del gas, tempo prima. Quanto tempo prima? Mesi, anni, o era in un altro universo?
Lascia che le spalle gli spiovano ai lati del corpo. China la testa sconfitto e sospira:

- Una chiave.- Dà un’occhiata da sotto in su e la vede, la maledetta piccola chiave stocastica che manda di tanto in tanto quegli strani riflessi, al collo di Mara. Lo donna la tocca e sorride incuriosita:

- Come hai fatto a indovinare? La gallina ha detto che porta fortuna e invece ha portato te. Povera bestiola! ha voluto che le tirassi il collo perché doveva andare a non so che appuntamento... Per farcela ho dovuto pensare che fosse il collo tuo...-

Walter si avvicina a Mara che arretra. Qualcosa nei suoi occhi la spaventa. L’uomo ordina con voce rauca:

- Buttala.-
- La gallina?-
- No, la chiave. L'aveva data anche a me. Non ti ricordi? Te l'ho anche mostrata... Mi hai chiesto se era della mia garçonniere.-

Suona il campanello d'ingresso e Mara corre ad infilarsi un accappatoio:

- Apri tu! -

Walter si lascia cadere sul letto. Ha la certezza di una prossima catastrofe.
Il campanello suona con insistenza e Mara, allacciandosi la cinta dell'accappatoio va ad aprire

- Non ti va di far niente, come ai vecchi tempi eh?-

Walter non risponde e si volta sul letto a pancia sotto, la testa affondata nel cuscino.

Sulla soglia, davanti a Mara, c'è un bel giovanotto bruno con brillanti occhi neri pieni di ammirazione per la donna. La sua calda voce sensuale gioca le note della seduzione

- Stupenda creatura, affascinante miracolo divino, è tremendamente evidente che sei una donna fortunata!-
- Che vuoi? Non compro niente… -
- Che voglio? Un solo desiderio è possibile dopo averti vista...-

Walter si rivolta e si mette a sedere sul letto. Esclama

- Oh boy! Occupato! Non vedi? occupato!-

Ma il bel giovanotto neppure gli bada e continua a fissare Mara dentro gli occhi facendola sentire piacevolmente a disagio.

- Non essere mai di un uomo solo, tu puoi avere tutti quelli che vuoi.-

Mara si scuote cercando di sottrarsi al fascino animale di quello stupendo esemplare maschile.

- Vuoi dirmi perché hai suonato?-
- Perché hai vinto il premio della Gomma Venti la gomma che non s'attacca ai denti.-
- Sarebbe la prima volta che vinco qualcosa in vita mia...- colpita da una idea si porta una mano sul seno- …a meno che .. la chiave! Allora funziona davvero! Qual è il premio?-
- Un collier di trentadue brillanti del valore di centomila verdoni. Trentadue come i denti a cui mai s'attacca la Gomma Venti!-

Mara strabilia e si volta eccitata verso Walter che la guarda, cupo come vampiro dissanguato. Mara trilla e saltella:

- Walter, hai sentito? Ho vinto un collier di brillanti! Aveva ragione la gallina!-
- C'è solo una piccola formalità, divina.-

L’entusiasmo di Mara svanisce di colpo. Sbuffa:
- E ti pareva…Quale?-
- Devi avere in casa una confezione di Gomma Venti, la gomma che non s'attacca ai denti!-

Mara ha un gesto di disperazione, ma non lo termina. Si accende di nuovo come una lampadina e strilletta:

- Ce l'ho! Ce l’ho! L'ho comprata! Dio, che fortuna! Non so perché l'ho comprata proprio stamattina... non mastico gomme io... ma dove l'ho messa?-

Mara cerca sul tavolo, fra le buste della spesa, ma la confezione di gomme da masticare non c’è più. Si dispera: rovescia le borse, guarda sotto il tavolo, sotto il letto.

- Walter! Non stare lì seduto come un salame! C'erano delle gomme qui! L'hai viste?! Aiutami a cercarle... son sicura che erano qui... l'ho posate qui quando ti ho fatto le carte...-
- Pensi sempre a me, amore. Vedi che mi ami. Questa è la nostra fortuna, che t'importa dei brillanti...-

Walter vuole abbracciarla ma Mara lo respinge con rabbia.

- Non dire stronzate! Dove s'è ficcata quella maledetta gomma...- guarda con occhi velati di pianto il ragazzone bruno in attesa - Adesso la trovo, si accomodi...-
- Ahimè, non posso star qui tutto il giorno, signorina...-

Walter si stiracchia, tenendo i pugni serrati e ha l’aria di un micione che abbia appena acchiappato un topo grasso.

- Mi è uscita altre volte la donna di picche nelle prime carte?-

Mara si ferma e lo guarda severa:

- Stamattina non più, ma ti pare il momento? guarda sotto il tappeto...-

Walter alza un lembo del tappeto usando i due pollici delle mani, senza aprirle.
Questo gesto innaturale manda in bestia Mara che lo aggredisce:

- L'hai presa tu! – Walter, con la miglior faccia da schiaffi che può trovare, bofonchia:
- La donna di picche?- Mara è sull’orlo di una crisi di pianto.
- La gomma! Era qui sul tavolo... maledetto maschilista reazionario! Non vuoi che emerga, vuoi che dipenda da te come una schiava!

Si precipita su di lui cercando di aprirgli i pugni. Walter la abbraccia e mentre lei è impegnata ad aprirgli il pugno destro ne approfitta per ficcarsi in bocca, con tutta la carta, la confezione di gomme che tiene nel sinistro.
Mara riesce ad fargli aprire le mani conficcandogli le unghie nella carne. Walter geme e le spalanca, entrambe vuote, davanti alla faccia paonazza della donna.

- Che succede se non trovo la gomma?- singhiozza Mara.
- Hai diritto ad una confezione gigante della Gomma Venti, la gomma che non s'attacca ai denti...- con gesto e tono burocratico, il giovanotto le mette in mano una grossa confezione di gomme da masticare e se ne va.
Mara scoppia a piangere e gli tira dietro il pacco delle gomme.

- Maledetto bastardo! Tieniti le tue schifosissime gommeee!- e sbatte l’uscio.

Walter serafico si ficca due dita in bocca e tira fuori un disgustoso malloppo di gomme semimasticate e carta argentata. Articolando a stento, commenta

- E poi non è vero che non s'attacca ai denti!-

Mara guarda Walter incredula mentre lui continua a lottare con i fili di chewing-gum che gli si sono appiccicati ai molari, poi corre ad impugnare un coltello da cucina

- T’ammazzo! Farabutto, disgraziato, mascalzone!-

Walter spalanca le braccia e le offre il petto:

- Colpisci, amore, ma io l'ho fatto per il nostro bene perché ci sono già passato.-

Mara è davanti a lui col coltello alzato ma invece di piantarglielo nel petto colpisce Walter con una ginocchiata all’inguine. Walter si piega per di dolore e la donna gli scaraventa addosso il coltello e tutto ciò che le capita sotto mano.

- Centomila dollari! Mi hai fatto perdere centomila dollari!-

Mara afferra la pentola bollente e la getta contro Walter con il cadavere semibollito del povero Mc Nugget. Walter si ripara dietro la porta del bagno, urlando:

- No, la pentola no! Mi bruci! Ahi!-

La pentola rotola sul pavimento e Walter coglie al volo il cappone spennato. Lo afferra per il collo e la alza sventolandolo come una macabra bandiera

- In nome della gallina che era un cappone, ascolta!-

Mara si butta sul letto, singhiozzando. Senza mollare la gallina bruciacchiata, Walter le si avvicina e la accarezza sui capelli

- Amore, ragiona: se credi in quella chiave, tutto quello che ti succede è per il meglio. Se tu non mi amassi, qualcosa ti avrebbe portata via, verso i tuoi centomila dollari, com'è successo a me quando credevo di non amarti più... Avevo te ma credevo di volere Marilyn, il denaro, il potere... per farmi capire che volevo te, la chiave ha dovuto farmi percorrere tutta quella strada... per liberarmi dai falsi sogni. Quando l'ho capito ho buttato la chiave e sono tornato da te. Oppure, se vuoi, è stata la tua chiave che mi ha fatto tornare... Ma adesso devi buttarla via.-

Mara si porta la mano al seno a difesa della chiave e con l’altra si asciuga le lacrime, pentendosi della propria debolezza. Dice dura:

- Io non la butto... Io ce li ho ancora tutti i miei falsi sogni...-
- Va bene. Non buttarla. La mia fortuna era tornare da te e la tua che io tornassi. Abbiamo la chiave della fortuna. Della nostra fortuna.-
- Mi sembri mia nonna quando mi diceva di non sposarmi e non fare figli perché anche sua nonna l'aveva detto a lei. Chissà quante nonne l'han detto nei secoli dei secoli eppure siamo sei miliardi. Nessuno crede alle esperienze degli altri. Io non posso rinunciare senza provare.-

Walter posa il cappone sul letto e accarezza il corpo della donna , baciandola sugli occhi chiusi. Le sussurra

- Ma tu non rinunci. Hai la chiave e tutto sta andando verso la tua felicità che è anche la mia. Guarda...- infila la testa nello spago che regge la chiave al collo di Mara – Vedi? E' la nostra fortuna: finché morte d'amore non ci divida...- la bacia sulle labbra. Mara gli parla in bocca:

- Non abbiamo un centesimo. Quel cornuto di Brooks vuole che ce ne andiamo domani. Dovremo ricominciare a spiumare il culo alle galline. Devi proprio essere un miserabile per stare con me? –
- Tesoro... non c'è miliardario fallito che non abbia un suo gruzzoletto alle Bahamas…- riprende a baciarla e la sdraia sul letto.

L'accappatoio si scioglie e Mara appare in tutta la sua splendente nudità.

Il cappone mezzo cotto è percorso da un brivido di resurrezione: apre un occhio e guarda qualcosa posto a distanze adimensionali.

I due amanti non se ne accorgono, presi ormai dalla passione del loro amplesso.

Trilli acuti e stridenti provengono da un punto imprecisato, forse da fuori la finestra. Una voce appena udibile, da lontananze cosmiche sta gracchiando qualcosa:

- Controllori! Questi plimflano alla grande! Localizzazione dinamica! Un altro sbaglio e rompo i ruki! Occhio alle dimensioni compattificate! Nonlocalità! Nonlocalità!! Vai così, entangled, vai così… vengo... vengo... vengoooo!-

La sua voce chioccia si confonde con quella dei due amanti che al culmine dell'orgasmo urlano le stesse parole.

- Vengo…
- Ooh….vengooo! –

Walter si accascia su Mara e la donna distende le braccia soddisfatta e anche il cappone crolla definitivamente morto sul letto accanto a loro.

E’ venuto buio a San Francisco e la notte è stellata.
La piccola chiave al collo di Mara sembra adesso la chiave di un lucchetto qualsiasi.

F I N E

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