Labirinto

Ritorna a 'Il Dito di Dio (Assolutamente Casuale)'

SEDMO

La meccanica quantistica prevede che se due particelle sono state vicine l'una all'altra, esse continuino a influenzarsi istantaneamente a vicenda, per quanto lontane si trovino a essere in seguito. Questa sincronicità acasuale è un fatto non spiegabile del mondo."

Sedmo non resiste. Domani ha una prova atletica importante: è stato convocato a Torino per la selezione della nazionale juniores di pallacanestro, ma non resiste. L'errore è stato non fottere Lisa, sua compagna di classe, quando era distesa sull'erba accanto a lui nella notte piena di stelle, ma non l'aveva neppure baciata. Si era mosso tre volte per afferrare il suo corpo al buio, chimicamente luminoso per le molecole odorose che captava il suo naso ma i segnali provenienti dai circuiti emotivi dell'amigdala erano stati così pressanti da evocare violente retroazioni che avevano bloccato i neuromotori e ogni spinta sessuale.

Il pene turgido che stringe in pugno non è merito di Lisa ma di una ragazza di Bologna dalla sensualità urlante che un'ora prima gli aveva detto debolmente di no a una festa da ballo in casa di amici. L'aveva presa per mano e avevano fatto il giro dell'appartamento ma non avevano trovato un posto adatto all'amore: le stanze da letto erano state chiuse a chiave da genitori previdenti e in cucina c'era la nonna dell'anfitrione che spignattava. La ragazza di Bologna aveva rifiutato di entrare con lui in uno dei due bagni e Sedmo era rimasto con la sua voglia tesa e rigida come un corno di toro.

Tornato a casa si è steso sul letto e si è apparecchiato un fazzoletto sul ventre, accarezzandosi il pene e abbandonandosi ai circuiti talamici del piacere rinforzati dalle fantasie corticali. Chiude gli occhi e la ragazza di Bologna sfrega il nudo ventre falcato contro il suo mentre Sedmo le accarezza la schiena fino al pieno delle natiche e poi più giù, tuffando le dita nel denso ciuffo scuro alla ricerca di contatti più sensibili.

I circuiti edonistici rendono reali le fantasie erotiche e la ragazza di Bologna diventa sempre più remissiva, prepotente, docile schiava e padrona sfrenata, al mutare caleidoscopico delle immagini interiori.

L'eiaculazione è abbondante e il primo schizzo supera il fazzoletto arrivando sui peli del torace di Sedmo: la roulette dei geni ha fatto un altro giro eliminando alcuni milioni di figli possibili e cambiando le probabilità di vittoria o sconfitta del futuro padre senza innescare alcun pensiero cosciente.

Sedmo è un ventenne di fine anni Cinquanta. Sono passati dieci mesi da quando Lisa l'ha lasciato ma non può scacciare i pensieri che tornano ossessivi su di lei in balìa del movimento involontario dei circuiti cerebrali, né riesce a usarne l'immagine per le sue masturbazioni. Lisa non si piega ai suoi desideri fantastici, non può costringerla in certe posizioni, e si sente gelare ogni volta che gli capita di incontrarla per strada.

Lisa si è fidanzata con un ometto grigio di trent'anni e presto si sposerà.

Sedmo passa le ore libere rifacendo le passeggiate fatte con lei, rivisitando i luoghi in cui sono stati insieme, in uno sterile pellegrinaggio che rinforza le mappe di memoria della sua ossessione.

La neve è alta e ghiaccioli pendono dai rami dei pini del parco, grossi come braccia d'uomo. Camminare sul sentiero scosceso che si arrampica costeggiando il torrente è faticoso, ma Sedmo ha un'angoscia inestinguibile e lo sforzo fisico lo aiuta a non piangere.

La breve luce del giorno è già diventata penombra, quando arriva sul bordo esterno del grande cratere di ghiaccio sul cui fondo gorgoglia l'acqua del torrente. La cascata scorre dentro un tubo trasparente e sulle rocce ci sono ghirlande gelide che ornano, vetrose e misteriose, la tomba della felicità. In quel laghetto cupo e profondo Sedmo e Lisa erano soliti fare il primo bagno di primavera, coi resti della neve tra i sassi, si buttavano in quelle acque fredde e nuotavano frenetici contro la corrente mossa dalla cascata per non morire assiderati. Pochi minuti e poi si lasciavano portare sul greto di ciottoli, saltavano fuori dall'acqua urlacchiando e schizzando nell'aria pungente verso gli asciugamani che usavano come fruste per ravvivare la circolazione del sangue. Asciutti e rivestiti, invasi dal caldo della reazione, tornavano in città senza cappotti, ridenti e felici, tenendosi per mano. Sedmo aveva sperimentato la perfezione: il sesso stava nascosto in qualche angolo remoto e sarebbe balzato fuori ruggente come un leone al momento opportuno. Lisa era la perfezione perché nei suoi occhi c'era la luce dell'essere, nel suo corpo il velluto dell'esistere e quando la toccava la vibrazione dei suoi muscoli era una promessa di sensualità che, donna immaginata perfetta, avrebbe lasciato esplodere solo dopo essere certa di aver trovato un compagno di lungo corso. Non era un pensiero particolare di Sedmo, era un meme diffuso in quegli anni Cinquanta.

Sedmo avanza sulla gobba di ghiaccio scivolosa e infida e Lisa viene verso di lui, ridendo, tenuta per mano dall'altro uomo.

Sedmo si ferma in vertigine: Lisa non può violare quel luogo sacro a loro due. La ragazza si fa seria e lo saluta con un ciao spento, affrettandosi giù per il sentiero mentre il rivale gli fa un allegro cenno con la mano.

Tanto vale andare avanti e lasciar fare al destino. Sedmo si infila le mani nelle tasche del pesante cappotto di lana pettinato doubleface, si arrampica sul cono di ghiaccio e si spinge verso il ciglio, movendosi tra gli sbrindellati gelidi artigli che precipitano sul pozzo d'acqua verde, densa di cristalli scolanti come bave fermate da un incantesimo.

Lo struscio delle suole delle scarpe fanno sciogliere l'asciutta superficie ghiacciata creando un'interfaccia scivolosa. Ogni passo è più folle del precedente perché il declivio biancoverdastro è sempre più precipite. Ancora un passo, forse due e poi la forza di gravità avrà la meglio su quella d'attrito e Sedmo cadrà in quel cratere che simboleggia il suo sentire: un posto di sogno trasformato in un incubo.

Mappe istintuali di sopravvivenza lampeggiano nell'emisfero destro del suo cervello ma alla decisione corticale dell'emisfero sinistro si allea un'emozione di orgasmo di morte e insieme hanno la dominanza: non essere per non soffrire. Godere adesso di non essere più tra un momento. Non essere per essere nel ricordo di Lisa. Non essere per sentirsi nobile e grande e superumano nel momento finale e quindi eterno.

Una mano lo afferra da dietro per il colletto del cappotto e con uno strattone lo fa sedere di schianto sul colmo vetrificato di un masso. Il rivale gli sorride nell'ombra della sera, ben abbrancato a un cespuglio di sambuco.

- Lisa mi ha detto di tornare. - gli spiega. Lo trascina per un paio di metri e poi Sedmo si rimette in piedi.

- Non ce n'era bisogno. - mente.

Il mese dopo Sedmo parte per Roma per concorrere a uno dei tre posti di allievo regista bandito dal Centro Sperimentale di Cinematografia ed arriva secondo.

L'incontro con Laura, allieva attrice, avviene nei primi dieci minuti. Sedmo guarda affascinato i grandi corridoi del Centro, i suoi due giardini quadrati, il bar affollato da studenti, attori e professori: Blasetti, Zampa, Prosperi, Valente, Verdone con intorno Mastroianni, DeSica, la Lollobrigida.

Sedmo ha la tiroide che gli fa male per l'emozione: in provincia ha lasciato un impiego in banca e adesso è in quel che sembra un festoso college americano, al centro dell'incrocio dei sogni condizionati dai film coi desideri proibiti dei maschi italiani, e la gloria è a portata di mano.

Profumi eccitanti, vaporosi capelli biondi, ciocche ramate, lucide chiome nere, seni prorompenti, gambe vertiginose, natiche sode e viventi sotto la tela tesa delle gonne, occhiate alla Greta Garbo, bocche socchiuse alla Bardot, mezze facce alla Alida Valli, sguardi sfacciati e pieni di una domanda: sono abbastanza per essere davvero?

Appoggiata a uno degli alberi del giardino, Laura sta facendosi fotografare da un ometto inginocchiato sull'erba. Ha addosso un abito grigio abbottonato dalle ginocchia alla gola, la più lunga promessa che Sedmo abbia mai visto. Laura incrocia il suo sguardo e gli sorride quando, arrivato all'ultimo bottone, rialza gli occhi sul suo viso: ha grandi occhi dolci, capelli color tiziano lunghi fino alla vita e un nasino birichino girato all'insù.

Fanno amicizia durante il primo anno di corso. Laura è fidanzata da tre anni con un fotografo gobbo che vive con due macchine fotografiche al collo e un teleobiettivo in tasca. Durante le vacanze estive il cervello di Sedmo la sogna: Laura entra nella sua camera onirica con indosso un due pezzi a quadrettini blu, gli sorride maliziosa e sparisce. Glielo scrive come proposta occulta, il massimo del suo non saperci fare, e Laura gli risponde ringraziandolo e lamentando l'incomprensione del fidanzato che la fa piangere, costringendola a sciuparsi gli occhi, tanto importanti per un'aspirante diva del cinema. Una risposta stupida che eccita la speranza di Sedmo. Nei primi giorni di scuola del secondo corso la invita in camera sua con la scusa di battere a macchina un suo racconto.

Laura ci va e Sedmo scrive per due ore, straziato dalla lotta tra i circuiti emozionali e quelli culturali, prima di riuscire a baciarla. Laura si abbandona e le mani di Sedmo si infilano fra le sue cosce fasciate di seta, trovandole bagnate di desiderio. Laura stringe le gambe e Sedmo non va oltre, mentre la rivincita dei condizionamenti morali gli suona dentro un peana di autostima.

La invita una seconda volta, sempre con la scusa della macchina da scrivere poiché i meme dell'educazione strutturati nel suo cervello non gli permettono di essere esplicito, ma subito la stringe a sé e la sdraia sul letto. Bottone dopo bottone, dal vestito grigio, come da una buccia di banana, sguscia fuori il frutto più bello che Sedmo abbia mai visto.

Il corpo di Laura è come quelli bellissimi e impossibili disegnati su "Signorina Sette", il giornale erotico della sua adolescenza.

Sgancettare lo stringi vita, slacciare la complicata fibbia del reggiseno a quadrettini blu, come nei sogni, sfilare lo slip dello stesso colore e averla nuda sotto di lui è per Sedmo entrare in una trance erotica mai provata prima, nell'assoluto predominio delle zone più interne ed antiche del cervello.

Laura non si oppone allo strip.

Sedmo si strappa i vestiti di dosso e si sdraia nudo su di lei. Ormai comandano i segnali prepotenti e innati della vita che spengono ogni altro pensiero. Quando cerca di aprirle le gambe, Laura fa resistenza: tiene gli occhi chiusi, quasi svenuta, travolta anch'ella dalla propria sessualità. Sussurrando flebili "no" mentre Sedmo cerca di entrare in lei. Si volta sul dorso ma Sedmo continua i suoi sforzi di penetrazione, riuscendo a iniziare il coito. Laura torna a voltarsi, gemendo, e Sedmo spinge più a fondo avvertendo sul glande un velo elastico che si lacera ma nella frenesia del momento non rallenta la monta. I denti aguzzi di Laura si conficcano della sua guancia trapassandola, Sedmo li sente digrignare contro i propri e il dolore violento lo stacca dalla donna e lo fa tornare alla realtà. Corre in bagno a guardare esterrefatto il sangue che gli cola dal morso profondo mentre il cervello annebbiato lampeggia una conclusione: Laura é una sadica! Capisce la verità dopo pochi minuti, quando, rientrato nella stanza per insultarla, la trova rannicchiata su una poltrona, la faccia inondata di lacrime e una riga di sangue che le scorre su una coscia.

- Mi hai violentata!- si lamenta Laura e Sedmo si aggrappa al tavolo per il repentino capovolgersi delle sue mappe troncoencefaliche che provocano un cambiamento brusco in quelle corticali: dalla geografia della rabbia a quella della colpa.

Nei mesi seguenti i rapporti tra Laura e Sedmo alternano notti di passione a giorni di freddezza. L'ometto fotografo fidanzato le è sempre intorno e Laura dice a Sedmo che non può lasciarlo per mettersi con il proprio violentatore.

Discussioni logorroiche ed estenuanti lungo le strade di Roma sulla panchine di Villa Borghese, sul muretto del Pincio, sugli scalini di Piazza di Spagna:

- Non lo ami, lascialo. - dice Sedmo.

- Gli voglio bene, non posso. Dammi tempo. - risponde Laura.

- Quanto tempo?- dice Sedmo.

- Non lo so. - risponde Laura.

- Devi saperlo se ami me. - dice Sedmo.

- Non so se ti amo. Forse è solo sesso. - risponde Laura.

- Va bene, è solo sesso ma talmente violento che dobbiamo farlo per forza. - dice Sedmo.

- Se è solo sesso non mi basta. Parliamo. - risponde Laura.

- Prima facciamo l'amore poi parliamo. - dice Sedmo.

- No. Prima parliamo...- risponde Laura.Spesso finisce in un bacio che scatena la furia sessuale di entrambi e dopo:

- Non lo ami, lascialo. -

- Gli voglio bene, non posso. Dammi tempo. -

- Quanto tempo?-

- Non lo so. -

- Devi saperlo .-

- Quando sarà il momento te lo dirò. -

- Non c'è sufficiente ipòstasi nell'acribìa con cui il filosofo scandaglia l'entelechìa. -

Con questa frase terminano i corsi al Centro Sperimentale. Sedmo è diplomato regista, Laura attrice e parte per le vacanze: tre mesi a Capri.

Nel cervello di Sedmo ora dilaga il meme della seduzione: bussate e vi sarà aperto. Convince altre ragazze a sdraiarsi sotto di lui, ma il far l'amore con loro acuisce la sua insoddisfazione perché mentre lo fa pensa che non gliene importa niente. Le loro fiche sono fredde e la monta dà meno gusto di una masturbazione. Ha una gran voglia di Laura. Non vuol chiamare questo struggente bisogno Amore, non quello cantato dai poeti, quello era il sentimento totalizzante provato per Lisa. Con Laura è paradiso ma con Lisa era, per dirla coi parrucconi del Centro Sperimentale, entelechìa.

In autunno, Laura telefona e gli dà un appuntamento al Baretto del Babuino.

- Perché non vieni da me?- la supplica Sedmo in preda a un'erezione priapica al solo suono della sua voce.

- Lo sai bene perché. - risponde Laura con una cadenza di malizia.

Sedmo va al bar col pene duro costretto in mezzo alle gambe, dolente per la costrizione.

Laura non è sola. Dà la mano a una bambina di due anni:

- E' la figlia della mia padrona di casa. Così parliamo. -

Sedmo si irrita ma gli occhi di Laura sono grandi e le sue pupille appannate dalla nebbia del desiderio. Conosce bene quello sguardo ma il Baretto è pieno di gente e la bambina sta fra loro due e li guarda con un dito dentro al naso.

- Mi sono sposata e non ci dobbiamo vedere più. - spara Laura d'un fiato.

Sedmo sorride incredulo e Laura gli mostra una fotografia che la ritrae a fianco del fotografo gobbo, davanti al sindaco di Napoli. Sedmo si appoggia al banco del bar, il ribaltone delle emozioni gli provoca la consueta vertigine interna: dal desiderio alla rabbia.

- Meglio così- si impone di pensare Sedmo mentre sale sul bus che lo riporta a casa.-Meglio così- si ripete cercando di forzare il pensiero sopra a quelli prepotenti di tormentose voci interne. Brucia il foglio dell'agenda con numero telefonico di Laura ma quelle cifre gli ballano davanti agli occhi per mesi ed ogni volta che telefona il suo dito tenta di convincerlo a fare quel numero. Sedmo resiste ma si rende conto che non può dimenticare esercitando la sua debole volontà.

Tuttavia l'ossessione perde frequenza e si affaccia soltanto quando parla con una ragazza e ogni sera prima di addormentarsi.

Poi un giorno il regista diplomato Sedmo, in attesa di presentare un suo soggetto cinematografico a un burocrate imbecille negli studi della Titanus, rivede Laura, attrice diplomata, che mostra di avere belle gambe a un bonario e volgare ispettore di produzione.

La vista della ragazza spazza via il meme di falsa indifferenza che si era costruito in mesi di tortura e un'esplosione di desiderio lo stringe alla gola impedendogli di deglutire. Sfiora un avambraccio di Laura e avverte il brivido che percorre il corpo di lei mentre i peli dorati le si drizzano elettrizzati sulla pelle morbida e abbronzata.

-Recito al teatro Arlecchino. Se hai voglia di vedere lo spettacolo, domani sera ti lascio un biglietto.-

Sedmo prova a ordinarsi di non andare ma non insiste sentendosi già ultrasconfitto in partenza. Per due ore cerca di sciogliere la contrazione dolorosa dello stomaco costringendosi a star fermo sulla poltrona di raso rosso mentre sul palcoscenico Laura in puntino fa la bambola sexy e poi l'accompagna a casa, attraversando Roma a piedi alle due di notte, stretto a lei, parlando parlando mentre cerca un portone, un angolo buio, un posto dove spingerla dentro e baciarla. Lo trova vicino al Tevere, in mezzo a gaggie spinose. Un bacio di dieci minuti che vale un amplesso. Semisoffocata, bollente, Laura si separa da lui ansimando:- Speravo che non mi facesse più questo effetto...- Sedmo la guarda compiaciuto e si scosta d'un passo:- Con tuo marito...?- lascia in sospeso la domanda perché le parole gli fanno male mentre le pronuncia.Con lui non c'è stato niente. Ci siamo sposati solo in Comune. Faremo l'amore solo dopo esserci sposati in chiesa alle Hawaii. -

Sedmo si china su Laura ma è troppo buio per vedere se lo sta prendendo in giro. Laura torna a far l'amore con lui, una volta ogni due o tre settimane, stravolta dal senso di colpa. I due amanti sono obbligati a stare vicini come quark in un protone, e la loro attrazione non può passare inosservata al terzo quark.

I sospetti del marito fotografo diventano certezza e Laura ammette che "qualche volta" è successo.

-Adesso lo sa. Non lo ami, lascialo. - dice Sedmo.

- Gli voglio bene, non posso. Dammi tempo. - risponde Laura.

- Quanto tempo?- dice Sedmo.

- Non lo so. Parliamone con lui- risponde Laura.

- Sei mia moglie e non mi puoi lasciare. Se proprio non resisti, puoi vedere costui una volta al mese anche se io avrei diritto di chiederti di non vederlo mai più e tu avresti il dovere di essere fedele a tuo marito. - interloquisce il marito fotografo infondendo in Sedmo una felicità animale:- Dì la verità, a te il sesso non dice niente. -

- C'è chi mangia poco e chi mangia molto. - risponde filosofico l'ometto.

- E chi non mangia niente e fa morire anche gli altri di fame! Laura, tu vieni via con me!-

Laura prega Sedmo

- Abbi pazienza, non sono pronta...-

Sedmo si fermato, piantato come un mulo, sull'angolo del marciapiede, deciso a non fare un passo di più nella follia.

- O vieni via con me, adesso, oppure non mi vedi più. -

- Accompagnaci fino al Babuino, dài, sono solo le cinque!- supplica Laura lappoleggiando.

- No. Ripeto: o lo lasci subito o non mi vedi più.-

- Sedmo, per favore... lo sai che un giorno verrò a vivere con te ma non subito. Dobbiamo ancora parlare, accompagnami, ti prego. -

Sedmo gira lo sguardo intorno, cercando nella grande piazza dei Cinquecento, sui ruderi romani oltre la cancellata, qualcosa che gli dia la forza di girare sui tacchi ed andarsene, ma vede solo un vecchio che boccheggia accanto ai ferri arrugginiti, alla ricerca di aria nuova per i suoi polmoni usurati. China la testa e cede:

- Va bene. Fino al Babuino.-

Si incammina verso l'Esedra mentre il marito riprende a parlare fitto di diritti e di doveri. Il fiume di parole inutili scorre in piena fin quasi a mezzanotte quando Sedmo con un sillogismo ferreo costringe Laura alla resa:

- Il matrimonio con un impotente è una formalità nulla, io non sono impotente e materialmente ti ho già sposata, ergo tu sei mia moglie e torni a casa con me. -

Laura si appende al suo braccio incoronandolo vincitore di quello schizofrenico torneo di chiacchiere. Salgono sul bus numero 56 e vanno nel letto di Sedmo a far l'amore per due giorni senza smettere neppure per mangiare. Sedmo sguscia fuori dal ventre di lei prima di inondarla di seme, ma nel pomeriggio del terzo giorno Laura lo trattiene, piantandogli le unghie nei fianchi:-Rimani...- sussurra nel tripudio ormonale di un ovulo trionfante. Dopo un mese si accorge di essere incinta e dopo altri otto nasce Ninfa, una bambina stupenda dai grandi occhi curiosi. Felici, in una luce di dolce follia che li avvolge e li fa invidiare dagli amici. Felici nel continuo abbraccio, nel contatto perenne pelle su pelle eppure inconsci dei reciprochi blocchi cerebrali che quando affiorano li stupiscono e li spaventano. Laura è certa che diventerà una stella del cinema e non sopporta dubbi. Sedmo la ama in modo assoluto e non esistono più altre donne. Laura cerca qualcosa in cui versare il malessere della sua non razionalità, una scusa per il successo che non arriva:- Mi basterebbe un primo piano! Un primo piano!- fino all'alba Laura spiega a se stessa e all'universo buio che le si squarcia dentro perché non è ancora famosa come la Bardot. Fiaccato dall'amore, Sedmo la ascolta esausto, tuffando le orecchie nei cuscini. - Tra me e tua madre chi butteresti dalla torre?- ecco trovata un'altra valida ragione per spiegare la propria sofferenza: Sedmo non vuol buttare la madre dalla torre! Ecco un angolo di rancore da poter gonfiare col male d'esistere.

Dopo cinque anni di erotica simbiosi il campanello suona alla porta del piccolo attico in cui Sedmo, Laura e Ninfa hanno fatto il nido. Marcello Mastroianni si immobilizza nel suo gessato da gangster, pistola puntata contro Sofia Loren spaventata e seminuda. Il fermo fotogramma è nel cervello di Sedmo che sta scrivendo un film e vede immagini più belle di quelle che un qualunque regista potrà mai realizzare.

Si alza e va ad aprire ancora immerso nell'atmosfera fantastica che svanisce nel vedere Fiore: è un giovanotto biondo coi capelli lunghi sulle spalle come vuole la nuova moda hippy, occhi castani ridenti e di profilo ricorda il David di Michelangelo. Un'ondata di calore avvolge Sedmo che non trova ragioni per questa emozione. Fiore lo scruta asciugandosi le mani sudate sull'esterno dei jeans prima di offrirgliene una per la stretta di rito:

- Mi chiamo Fiore. Tu sei... cazzo, lei è Primo Sibiè?-

- No. Sono Sedmo Sibiè. - Il ragazzo lo guarda spaesato, passando il proprio peso da una gamba all'altra. Chiede:

- Primo è..., cazzo, tuo fratello?-

- No. Non conosco nessuno che si chiami Primo, perché?- Fiore ride e spalanca le braccia in un gesto di impotenza:

- E quindi tu... lei non ha un cazzo di figlio che si chiama Giuseppe?-

- No. -

Sedmo è intrigato dalla visita. Vorticosamente le mappe dei ricordi si formano e si cancellano in un confuso miscuglio di immagini, alla ricerca di qualche elemento che possa spiegare quella sensazione di già visto che prova davanti a quel ragazzo. Ma non affiora alcun elemento concreto e resta in uno stato di disagio. Fiore sta a un passo dall'uscio, tenendosi aperta una via di fuga.

- Chi t'ha mandato?- Il giovane sorride imbarazzato e i suoi occhi si velano di emozione.

- Vieni dentro. - mormora Sedmo facendosi di lato e Fiore entra. Si guarda intorno con curiosità, chinandosi sulle fotografie in cornice sul tavolo del salone. Indica Laura che gli sorride sciantosa e sexy avvolta solo da un collier di volpe bianca e sussurra stupito:

- Cazzo, nonna Laura...-Un brivido corre lungo la schiena di Sedmo.

- Nonna?-

Fiore gli dà un'occhiata di scusa, senza precisare e Laura entra nel salone, bellissima e raggiante, con la pancia della seconda gravidanza. Fiore le bacia la mano, trattenendogliela più del dovuto. Quel velo di commozione davanti agli occhi si è fatto più denso. Fiore indica il ventre prominente di Laura:

- E' maschio?-

- E chi lo sa?-

- Cazzo, non avete fatto l'ecografia?-

- L'eco che?- chiede Sedmo e Fiore si stringe nelle spalle: una nuova tecnica per vedere se il feto è sano.

- Il ginecologo non me ne ha parlato - si imbroncia Laura - eppure è uno dei più famosi di Roma!-

- E' una tecnica sperimentale con gli ultrasuoni. - minimizza Fiore a disagio - Come cazzo lo chiamerete il bambino, Giuseppe?-

- No, se è maschio vorrei chiamarlo Costantino come mio padre che è stato ucciso durante la guerra civile.- risponde Sedmo. Fiore annuisce, dispiaciuto.

- Lo so, era repubblichino. -

C'è un momento di silenzio, poi Laura indica due valigie, pronte in anticamera.

- Siamo in partenza per Napoli. -

- I genitori di Laura vivono là. - aggiunge Sedmo con una raschiatina di gola.

- Cazzo, anch'io devo andare a Napoli. Chiedo troppo se...-

- La macchina è piccola ma dietro c'è un posto. - gli sorride Laura.

Rannicchiato sul sedile posteriore del coupé guidato da Sedmo, nel piccolo spazio che gli concede Ninfa, Fiore guarda il paesaggio della campagna romana che il cerchio d'asfalto del raccordo anulare cerca invano di difendere dal blob debordante di case e palazzi in attesa fiduciosa di condono. Sedmo dà un'occhiata attraverso lo specchio retrovisore a quel ragazzo dai lineamenti familiari eppure sconosciuti: quel volto solleva in lui echi di un passato mai vissuto. Laura appoggia la testa allo schienale della poltrona e chiude gli occhi.

- Un'amica mia si chiama Rosa. - afferma la piccola Ninfa in tono di importanza, allungando un calcio negli stinchi a Fiore che incassa con un sorriso - Un'altra amica mia si chiama Margherita. - insiste la bambina stendendo una delle sue muscolose gambette contro il ginocchio di Fiore.

- Cazzo, che bei nomi!- commenta Fiore facendo la faccia di circostanza che gli adulti usano verso i piccoli seccatori tutelati da parenti rispettabili.

- Rosa e Margherita sono nomi di fiori. - Ninfa centra un menisco di Fiore con la punta rigida della sua scarpetta di vernice - ma nessuno si chiama fiore e basta. -

- Che ci posso fare, cazzo, se mio padre mi ha chiamato così?-

- E dici sempre una parola che non si deve dire.

- Ah sì? E... cazzo, quale?- Ninfa si nasconde la bocca con una manina e ridacchia distendendo anche l'altra gamba. Fiore evita la pedata con una contorsione del bacino.

- Ninfa, per cortesia, stai zitta e buona, fai una bella nanna e lascia in pace il signore. - interviene

Sedmo senza voltarsi, deviando un poco lo specchietto per controllare la figlia che gonfia le gote in uno sberleffo che trattiene vedendo gli occhi severi di Sedmo dentro lo specchio. Si rannicchia sul sedile e chiude gli occhi, sollevando subito dopo una palpebra per non perdere il controllo della situazione.

- Non vuoi dirmi chi ti ha mandato da me? Qualcosa che riguarda mia moglie?- chiede Sedmo a Fiore approfittando dell'appisolamento di Laura. Fiore scuote la testa:

- Non mi crederesti e poi, cazzo, mi sa che son tornato nel posto sbagliato. -

- Senti, io ho l'impressione di averti già visto, ma non ricordo né dove né quando. -

Fiore evita di incrociare il suo sguardo, girando la faccia verso il finestrino. Sedmo guida per venti minuti in silenzio, poi al casello dell'Autosole ferma l'auto per prendere il biglietto. Laura si sveglia:

- Ci vorrebbe un caffè...- si stiracchia.

Sedmo infila la rampa di un'area di servizio. Ninfa si è addormentata sul sedile posteriore.

- Tu... lei si interessa di fisica?- chiede Fiore.

- Come hobby. Scrivo sceneggiature per il cinema e romanzi di fantascienza. Dammi del tu, con il lei non mi ci trovo.

Fiore beve il suo caffè.

Tornando verso l'auto, Laura insiste per sedersi dietro, accanto alla figlia, così Fiore passa davanti e può distendere le gambe.

L'autostrada è buia e molto frequentata. I fasci di luce delle auto dirette verso Roma abbagliano Sedmo e quelli delle auto che lo seguono lo accecano attraverso gli specchietti retrovisori. Sedmo cambia l'inclinazione di quello interno.

Per molti minuti nessuno parla. Laura si è di nuovo addormentata con la testa della figlia appoggiata sulle cosce. Come se non ci fosse stata interruzione nel dialogo, Fiore dice a Sedmo:

- Cazzo, fantascienza eh? Va bene, adesso ti racconto una storia che può servirti da spunto. Io mi chiamo Fiore, figlio di Giuseppe, nipote di Primo Sibiè. Sono nato nel 1989.-

- Novecentottantanove? Un bell'inizio per una storia raccontata nel Sessantasei. Forse si dovrebbe dire sarò nato nell'Ottantanove. -

- No, cazzo, è futuro per te, per me che racconto è passato: sono nato nell'Ottantanove e mio padre è morto nel Novantuno, non me lo ricordo, però so che era schizofrenico. Nonno Primo non ha mai voluto ammetterlo, ma ho trovato una cartella clinica. -

- Nonno Primo è la persona che cerchi, vero?-

- Cazzo sì. Avrebbe dovuto abitare nel tuo appartamento ed avere la tua età. Gli assomigli ma sei un'altra persona. -

- Avanti, vieni dal futuro, poi?- Fiore tira su le gambe mettendo i piedi nel vano portaoggetti dell'auto. Sedmo gli dà un'occhiata critica, poi torna a guardare la strada ma si volta di nuovo per osservare le scarpe di Fiore:

- Che cazzo c'è?- chiede il ragazzo rimettendo giù i piedi.

- Strane scarpe, sembrano gonfie.

Fiore gli fa l'occhietto:

- Roba comune nel Novantasei. Ammortizzamento a cuscini d'aria. -

Sedmo si gratta il naso, non riesce a staccare lo sguardo da quelle scarpe, ben certo di non aver mai visto nulla del genere.

- Dimmi qualcosa del futuro: è meglio o peggio di adesso?-

Sedmo cerca di dare un tono divertito alle sue parole ma non riesce a nascondere i segnali di pericolo che gli vengono dal sistema limbico primario. Fiore si stringe nelle spalle:

- Cazzo, né meglio, né peggio. Quello che le società umane possono fare col corredo genico avuto dall'evoluzione, l'han già fatto. -

- Allora perché sei qui?-

- Cazzo, sono condannato a morte. Aspetta, dico con ordine. Tra vent'anni ci saranno tanti canali televisivi a colori. La gente passerà molte ore al giorno davanti ai teleschermi. I padroni delle TV scopriranno che costa meno mandare in scena falsi drammi, false verità, falsi scontri, falsi processi: trash insomma, immondizia. Metteranno telecamere dappertutto, anche nei cessi. Poi faranno recitare attori che però faranno finta di non essere attori. Purtroppo la gente si appassiona e crede vero ciò che è falso, le appare più ordinato è soddisfa meglio le aspettative emozionali proprio perché pensato e costruito per questo. Inutile anche dimostrare la falsità delle verità televisive: alla maggior parte del pubblico, cazzo, non importa che ciò che vede sia vero, importa che sia verosimile, consolatorio e che faccia sognare. Mariti e mogli reciteranno il loro odio a pagamento, innamorati sospireranno a un tanto a puntata, ragazzine telecomandate da auricolari del cazzo piantati nelle loro orecchie manderanno in estasi milioni di giovani insipienti e alla fine, i padroni delle TV si presenteranno sui loro schermi per declamare di essere i più fichi, i più bravi, i più capaci uomini del pianeta: cazzo, anche loro falsi ma verosimili, anche loro consolatori e capaci di far sognare. L'Italia è una nazione del cazzo ma è sempre prima nelle stronzate: l'invenzione del comico Mussolini ha portato a Hitler lo sterminatore di popoli, e anche nella dittatura televisiva lo stesso inizio del cazzo.

Il nostro tiranno col cerone sul viso e i capelli dipinti sulla pelata prometterà di togliere le tasse, di rendere efficienti i servizi, aumentare le pensioni e dare felicità a tutti sulle note di una musichetta simile a quella con cui le sue televisioni vendono milioni di tubetti di dentifricio. Masse di telecondizionati lo voteranno e diventerà il Buon Conduttore con l'appoggio del suo staff aziendale, della massoneria e del partito di estrema destra. La verità diventerà quella che lui dirà dagli schermi giurandola sulla testa dei suoi figli, cazzo, la mano sul cuore, calza sull'obiettivo e gocce di glicerina dentro agli occhi, e nessuno avrà più il potere di far capire alla gente in che cazzo di raggiro sia caduta. Dicono che abbia fatto un patto col demonio. -

- Questo è il Grande Fratello di Orwell, l'ho letto anch'io.-

- Che cazzo dici! Il Grande Fratello è il titolo di una delle stronzate che ti dicevo! -

- E c'è la polizia che arresta quelli che...-

- Ma no!, nessuna polizia, cazzo, nessuna tortura. Non è necessario: solo tonnellate di stupidaggini che semplificano le mappe cerebrali dei cittadini, anzi della gente, come cazzo dirà lui, disabituando al pensiero complesso. -

- Orribile ma incredibile. L'imbecillità è lo stato normale dell'umanità, ma è un'imbecillità media, come dice il poeta "se stronzi e coglioni ancora rinserra, è giovin la Terra", però l'idiozia grave non può diventare maggioranza. -

- Cazzo, e invece può, con un piccolo aiuto televisivo. Non sarà un processo rapido, ci vorranno dieci anni per far credere a qualche milione di casalinghe frustate, piccolo borghesi in fregola davanti al denaro facile e al successo truccato, nostalgici dell'autorità e giovani inadatti alla complessità delle sfide intellettuali del mondo tecnologico che la realtà è quella mostrata sugli schermi e che tutto il resto è menzogna. Così la vita vera per i telecondizionati diventerà un'insalata di quiz, di vallette, di telenovela, di gambe tornite e di grosse tette, gestite da guru del cazzo eternamente sorridenti, coi denti rifatti e i capelli cuciti sul cranio. Quando il padrone delle TV ordinerà a questi clown di dichiarare chi è il salvatore dell'Italia, cazzo, il Buon Conduttore, ferreo mantenitore di promesse, e che votando lui tutti avranno benessere, milioni di semplificati voteranno il suo partito e vincerà le elezioni. Da quel giorno in poi, votare diventerà un rito vuoto perché i condizionati saranno in continuo aumento nonostante la miseria in crescita. Il Buon Conduttore e i suoi complici sorrideranno ogni sera dai loro schermi del cazzo declamando paternamente che tutto va per il meglio e che le poche contrarietà sono colpa degli ottusi oppositori che remano contro il governo, delle minoranze giudoplutocapitaliste e degli extracomunitari, mentre coorti di astrologi ben pagati annunceranno un'eterna buona ventura. E la realtà virtuale, cazzo, sarà la fine di ogni libertà di pensiero.

Sedmo fa due smorfie di perplessità prima di ammettere:

- Un romanzo così si potrebbe scrivere. –

- Cazzo sì. -

- Dovresti scriverlo tu. -

- Non ho il tempo. -

- Perché hai detto che sei condannato a morte?-

- Ho una brutta malattia. -

Sedmo gli lancia un'occhiata di traverso: Fiore è atletico e potrebbe fare la pubblicità alle olimpiadi.

- Cancro?-

- Cazzo, peggio. Una malattia nuova che qui non c'è ancora. O magari c'è già ma è endemica. -

- Infettiva?- c'è cautela nella voce di Sedmo.

- Sì, ma solo per via sessuale. -

- Sifilide?-

- Cazzo no, ho detto che è una nuova malattia. -

- Con gli antibiotici si cura tutto. -

- Questa è virale, gli antibiotici gli fanno una sega. -

- Non sembri malato. -

- Ancora no, cazzo. Li sto combattendo ma quelli mutano di giorno in giorno e prima o poi mi fottono il sistema immunitario. -

Fiore si incupisce e torna a guardare la notte oltre il vetro chiuso del finestrino. Sedmo supera un grosso camion e Fiore si volta di scatto verso di lui come volesse dirgli o fare qualcosa, ma poi torna a guardare il buio.

- Come hai fatto a... sì, diciamo a tornare indietro nel tempo? Così, tanto per parlare. - Sedmo incornicia la domanda in un piccolo sorriso ma non è certo di scherzare: le mappe del ricordo continuano a proporgli il viso di Fiore cercando di inquadrarlo in una situazione già vissuta senza riuscirci.

- Dopo l'attentato mi hanno preso e spedito qui. -

- Quale attentato?-

- Cazzo, te lo racconto al passato, per me è passato. Mi sono costruito una cerbottana e delle pallette di carta con uno spillo bagnato nel cianuro. Mi son messo delle lenti a contatto azzurre, un paio di baffi rossi e ho raccolto i capelli sotto un basco, poi sono andato al rito settimanale dei baci e dei fiori che il Buon Conduttore tiene ogni domenica mattina davanti al Quirinale. La cerbottana era la canna di una delle tante bandierine e gli spilli troppo piccoli per far suonare i metal-detector, così mentre mamme con bambini in braccio buttavano fiori e baci al buon padrone, cazzo, io ho dato una bella soffiata e l'ho beccato in gola, proprio sotto la riga del cerone che gli impiastrava la faccia nel tentativo, sempre più difficile, di nascondere la decrepitezza. Poi ho lasciato cadere la bandierina in mezzo alla gente, mi son tolto i baffi e il basco e, appena ho potuto, anche le lenti a contatto. Il Buon Conduttore, basso e pelato, è caduto sulle ginocchia come un maiale sgozzato, cazzo, scosso da un tremito tetanico e poi ha sbattuto la faccia sulla strada, secco come un baccalà, e la polizia sta ancora cercando un killer rosso con gli occhi azzurri. -

- Bravo. Bella fantasia. Un attentato perfetto. Però mi hai detto che ti hanno preso. -

- Non la polizia, cazzo, due ometti vestiti di grigio, si son presentati nella sala dei videogame e mi han detto che avevo fatto male. Molto male. -

- A uccidere il... Buon Conduttore?-

- Cazzo sì. Mi han detto che ogni popolo ha i governanti che si merita e che abbreviare il purgatorio non porta al paradiso e mi hanno raccontato la parabola di Romolo, l'autista del ministro. -

- Cosa sono i videogame?-

- Dei giochi elettronici. -

- Se vieni dal futuro puoi essere più preciso. -

Fiore sbuffa:

- Cazzo, sai cos'è un computer?-

- No .-

- Beh, cazzo... è un coso che fa i calcoli in fretta e..-

- Vuoi dire un calcolatore elettronico?-

- Tutti li chiamano computer adesso, cioè adesso un cazzo ma... mandano delle immagini su un monitor e tu devi interagire con quelle immagini: sparare ai cattivi, distruggere un pianeta, o anche far l'amore con un gran pezzo di fica del cazzo. -

- Ma un calcolatore costa un sacco di soldi e poi, anche transistorizzato, tra memoria a nastro, perforatrice di schede e...- Fiore mette a ridere:

- Cazzo no. I computer sono piccoli piccoli e costano poco. Ne ho, cioè cazzo ne avevo, una decina a casa: uno comandava la serratura della porta, un altro gli elettrodomestici, un altro graduava la temperatura, uno scriveva quello che dicevo e mi ricordava gli appuntamenti, un altro incorporato nel letto controllava la pressione, il cuore e il respiro, ne avevo perfino uno nel cesso che faceva l'analisi dell'urina ogni volta che ci pisciavo dentro... e altri ancora che adesso non mi vengono in mente. -

- Vabbe’, prendiamo tutto per buono. - sorride Sedmo facendo un gestaccio al guidatore di un'auto che gli si incolla dietro accecandolo coi fari.

- Come ti hanno trovato gli ometti in grigio?-

- Viaggiano su e giù per il tempo: cazzo, una specie di guardanìa per controllare che le cose che devono accadere accadano davvero. Così mi han detto. -

- I Guardiani del Tempo, l'ha già scritto Asimov. -

Fiore non ribatte. Il coupé di Sedmo si avvicina a un camion e inizia il sorpasso. Fiore muove una mano ma Sedmo lo guarda e si ferma.

- E che c'entra la malattia?-

- I due ometti in grigio mi han portato avanti di un paio d'anni e ho visto come sarei morto: cazzo, sarcoma di Kaposi. Orribile. -

- Malattia incurabili?-

- Cazzo sì e che ti riduce come un cadavere desquamato che cammina. - Sedmo annuisce e poi:

- E perché ti hanno mostrato questo futuro tragico?-

- Per convincermi a venire qui. -

- A far che?- chiede Sedmo accendendo il lampeggiante di sinistra e infilandosi nella corsia di sorpasso tra il guardrail e le ruote di un grosso autotreno. Per una frazione di secondo la risposta lampeggia nel suo cervello ma non ha il tempo di reagire: Fiore si aggrappa al volante e lo gira con violenza verso destra.

L'urto contro le grandi ruote è catastrofico e la piccola vettura finisce stritolata sotto il rimorchio. Nessun superstite.

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