Labirinto

S C E N A 1
 
BANCHINA STAZIONE OSTIENSE. Esterno giorno
 
 
Lungo la banchina del primo binario è tutto un muoversi di suore, barellieri, e infermieri: sul binario è in arrivo il lungo Treno Bianco di ritorno dal pellegrinaggio a Lourdes.
 
S C E N A 2
 
VAGONE TRENO BIANCO. Interno giorno
 
Sul volto stanco e sofferente di un tetraplegico, già pronto sulla barella, si poggia lieve la carezza di una mano femminile, mentre l’ultimo scossone del treno avverte che si è fermato. Una voce femminile lo esorta affettuosa:
 
MATE’ (off)
 
Siamo arrivati, Piero. Coraggio. Tra poco saremo a casa.
 
Piero alza lo sguardo verso la donna che gli sorride di incoraggiamento:
 
MATE’
 
Portatelo giù, ma con attenzione.
 
I due sollevano la barella con il tetraplegico e vanno verso l’uscita. Matè si china davanti allo specchio e si sistema in testa la cuffia dell’uniforme e ordina ad un giovanottone che, nell’altro lato dello scompartimento, sta indossando la fondina ascellare con pistola
 
MATE’
 
Raul, si occupi lei dei bagagli.
 
uscendo Matè passa davanti al guardaspalle e aggiunge infastidita dalla vista dell’arma
 
Si metta la giacca, per favore!
 
RAUL
 
Subito contessa. Mi scusi.
 
 
S C E N A 3
 
BANCHINA STAZIONE OSTIENSE. Esterno giorno
 
Dalle carrozze scendono donne completamente vestite di bianco, dalle scarpe alla cuffia, che aiutano i malati. Sono le Sorelle di Assistenza Volontaria dell’UNITALSI che, malgrado la fatica del lungo viaggio, danno ancora una mano a sistemare sulle lettighe e sulle sedie a ruote gli invalidi loro affidati.
 
Anche Matè, nella divisa delle Sorelle Volontarie, scende dal treno seguita da Raul che si tiene a due passi dietro di lei: malgrado il rigore dell’uniforme ha un aspetto da "sophisticated lady". Si avvia verso la lettiga sulla quale i due barellieri stanno sistemando Piero.
 
Le si fa incontro LUISA, giovane ed efficiente segretaria, seguita da un secondo
 
LUISA
 
Ben tornata contessa. Fatto buon viaggio?
 
MATE’
 
Noioso come al solito. Tutto pronto fuori?
 
LUISA
 
Tutto.
 
Matè controlla con un’occhiata Raul che sta sistemando i bagagli con un facchino e rivolto a barellieri li esorta
 
MATE’
 
C’è un’autoambulanza sul piazzale. Svelti, noi vi seguiamo.
 
La lettiga si avvia seguita da Matè a cui si affianca LUISA: qualche passo dietro seguono i due guardaspalle e il facchino coi bagagli.
 
Matè alludendo alla mise un po’ demodè che castiga l’aspetto giovanile della sua segretaria, l’apostrofa ironica
 
MATE’
 
Possibile Luisa che, almeno fuori lavoro, non ti riesca di apparire un pochino più... gioiosa?
 
Imbarazzata LUISA evita di rispondere al discorso evidentemente abusato e cambia
 
LUISA
 
Qualche miracolo a Lourdes?
 
MATE’
 
E' già tanto se con questi viaggi riusciamo a dare un po' di speranza a questi poveretti. Dimmi della faccenda Sintex piuttosto.
 
LUISA
 
Il giudice ci ha dato ragione. Avremo il rimborso ma c'è costato....
 
MATE’
 
...un miliardo di mazzetta. Era nei patti. E il consiglio di amministrazione?
 
LUISA
 
Si è riunito stamattina.Non potevano che vendere. Hanno falsificato documenti con lo scanner.
 
MATE’
 
Dilettanti. Al nostro prezzo?
 
LUISA
 
Certo, però...
 
MATE’
 
Però?
 
LUISA
 
Barzini si è sparato due ore fa.
 
MATE’
 
Un cretino di meno. Notizie da Mosca?
 
Luisa si guarda intorno e abbassa la voce
 
LUISA
 
Stamattina ha chiamato il generale.
 
MATE’
 
Da Washington?
 
LUISA (annuendo)
 
Vogliono il suo okay per quel giroconto in rubli tramite la banca delle Caymans.
 
MATE’
 
Ci devo pensare.
 
Matè cammina dietro ai barellieri incitandoli ad accelerare il passo con un gesto
 
MATE’
 
Chiamami il cavalier Ghelfi.
 
Luisa estrae dalla borsetta un cellulare, schiaccia uno dei numeri in memoria mentre Matè le chiede
 
MATE’
 
E’ pronto l’aereo?
 
LUISA
 
A Ciampino. Basta preavvisare il pilota per il piano di volo.
 
passa il telefono a Matè che lo prende
 
MATE’
 
Cavaliere? Matè. Sono tornata adesso. Per quel versamento dalle Bahamas, mi raccomando, la solita copertura araba. Con la Svizzera ho risolto, come vuole Sua Eccellenza. Lo so, lo so. Non importa se han trovato i conti esteri...
 
(ascolta)
 
Sì... sì, ho capito. Non decida niente. Riporto il mio malato a destinazione, salto sull’aereo e fra due ore sono a Milano.
 
chiude la telefonata e ridà il telefonino a Luisa che le chiede
 
LUISA
 
Non passa da casa? Suo marito voleva parlarle...
 
MATE’
 
No. Filippo può aspettare, gli affari no. Avvisa il pilota. Fra quarantacinque minuti siamo lì.
 
 
S C E N A 4
 
PIAZZALE OSTIENSE. Esterno giorno
 
Fuori dalla stazione sostano alcune autoambulanze. Due infermieri si fanno avanti per
 
Con tutti i riguardi i due caricano l’invalido che però si lamenta ugualmente. Matè accorre subito
 
MATE’ (ai barellieri)
 
Non potete far più attenzione?
 
(all'infermo)
 
Sono qui io, Piero, non ti preoccupare.
 
L'uomo le sorride e chiude le palpebre.
 
Matè sale sull'autoambulanza insieme ai due infermieri mentre Luisa e Raul, caricati i
 
L’ambulanza parte affrontando il traffico cittadino senza usare la sirena. La Mercedes segue a breve distanza.
 
 
S C E N A 5
 
AMBULANZA E STRADE. Interno ed esterni
 
Matè, seduta accanto a Piero, gli dedica la sua attenzione, asciugandogli il sudore che
 
I due infermieri, seduti ai loro posti, guardano indifferenti.
 
 
S C E N A 6
 
INCROCIO CON SEMAFORO. Esterno giorno
 
Ad un incrocio l'autoambulanza frena per il semaforo che diventa giallo e l’autista controlla con lo specchietto la posizione della Mercedes che frena, immediatamente dietro a lui.
 
Il semaforo scatta sul rosso.
 
Un innesto della prima, un colpo sull’acceleratore, una sgommata stridente e l’autoambulanza taglia a sirena spiegata il traffico che si è avviato in senso trasversale costringendo molte auto a brusche frenate.
 
Colto di sorpresa, l’autista della Mercedes tenta a sua volta di passare ma non ce la fa perché dietro all’autoambulanza il traffico è immediatamente ripreso e l’incrocio è pieno di auto.
 
Luisa si sporge a guardare esterrefatta, mentre l'autoambulanza sparisce in una traversa a tutta velocità.
 
 
S C E N A 7
 
AUTOAMBULANZA. Interno Esterno giorno
 
Matè, sbatacchiata contro una delle pareti dell'autoambulanza dall'accelerazione brusca
 
La donna colpisce uno dei due con un calcio all’inguine facendolo piegare in due per il dolore. Il secondo la afferra da dietro stringendole la gola con un braccio mentre cerca di premerle sul volto un batuffolo di cotone impregnato di cloroformio.
 
Matè gli morde rabbiosamente la mano. L’uomo colpito dal calcio si raddrizza e colpisce Matè al capo col calcio di una pistola.
 
La donna si sente venir meno e piega le gambe. Il secondo aggressore riesce a premerle
 
 
S C E N A 8
 
CAMPO DI POLO. Esterno giorno
 
La mazza da polo colpisce con violenza la palla.
 
Uno dei due cavalieri precede l'avversario di un soffio e poi si lancia in un furioso è il conte Filippo Maria De Fonseca Balmas, sulla sessantina, col fiatone.
 
C'è del movimento ai bordi del campo, un'auto della Polizia. Facce stupite, allarmate tra gli scudieri del conte che lo indicano al Commissario Ferla appena sceso dall’auto.
 
 
S C E N A 9
 
VILLA DEFONSECA-BALMAS.STUDIO DEL CONTE. Interno giorno
 
Filippo, ancora in tenuta da polo, entra come una furia nello studio seguito dal
 
FILIPPO
 
Bravi, molto bravi! Ve la siete fatta portar via da sotto il naso come due...
 
LUISA (tentando un’improbabile difesa)
 
Chi poteva immaginare...
 
FILIPPO
 
Loro dovevano immaginare! Questi due stronzi, pagati a bizzeffe per la sicurezza di mia moglie! Altrimenti che ci stanno a fare?
 
Suona il telefono. Il maggiordomo accorre a sollevare la cornetta mentre la voce di Filippo continua fuori campo:
 
FILIPPO (off)
 
Gliel’avevo detto a Matè: andiamocene da questo Paese di merda. Il nostro posto è in Svizzera: ordine, pulizia, civiltà. La gente che conta sta in Svizzera e non so perché i Savoia tornino in questo bordello...
 
MAGGIORDOMO
 
Casa de Fonseca Balmas.
 
(poi solerte)
 
E’ qui. Subito dottore.
 
il maggiordomo porta al conte il telefono
 
FILIPPO (al telefono)
 
Sì? Oh Mario, ciao, grazie per aver chiamato, stavo per farlo io. Sai già tutto?
 
 
S C E N A 10
 
UFFICIO QUESTURA. Int. giorno
 
Il Capo della Polizia è al suo tavolo di lavoro. Davanti a lui due funzionari.
 
CAPO DELLA POLIZIA
 
Tutto. Appena giunta la notizia me ne sono interessato personalmente.
 
inserisce il "viva-voce" per dar modo ai due funzionari di ascoltare
 
FILIPPO (voce al telefono)
 
E’ incredibile che si possa rapire una donna nel centro di Roma in pieno giorno. Mario, ma che Paese di merda è mai questo?
 
CAPO DELLA POLIZIA (severo)
 
Il nostro FILIPPO Maria, il nostro. Nel bene e nel male. Calmati ora, sono già stati messi posti di blocco su tutte le strade...
 
chiede conferma con un cenno del capo a uno dei due funzionari che annuisce
 
...specialmente quelle che portano al sud.
 
FILIPPO (voce al telefono)
 
Ma non prendiamoci in giro, Mario. E’ mai successo che si sia riusciti a bloccare il trasferimento di un sequestrato?
 
CAPO DELLA POLIZIA (seccato)
 
Qualche volta. Per adesso è il massimo che possiamo fare.
 
FILIPPO (voce al telefono)
 
Quello che dovreste fare è mandare l’esercito sulle montagne, rastrellarli e fucilarli tutti questi delinquenti. Come facevano i tedeschi coi partigiani
 
CAPO DELLA POLIZIA
 
Beh, non è proprio la stessa cosa. Senti, chi c’è lì dei miei?
 
FILIPPO (voce al telefono)
 
Il commissario Ferla.
 
ancora una volta il Capo della Polizia chiede conferma con lo sguardo ai due funzionari
 
CAPO DELLA POLIZIA
 
Ferla. Lo conosco, ottimo elemento. Sei in buone mani. Passamelo.
 
nell’attesa copre il microfono con la mano
 
CAPO DELLA POLIZIA (continua)
 
Questo eminentissimo coglione ha sempre fatto solo e soltanto il principe consorte e adesso vorrebbe fare la guerra perché gli hanno portato via la gallina dalle uova d’oro...
 
COMM. FERLA (voce al telefono)
 
Pronto, dottore, sono il commissario Ferla.
 
CAPO DELLA POLIZIA
 
Ferla, è tuo l’incarico?
 
COMM. FERLA (voce al telefono)
 
Sì, stiamo indagando. L’unica traccia per ora è l’ambulanza abbandonata sul Raccordo, ma è stata rubata un’ora prima del rapimento... Dal tetraplegico che c’era dentro non c’è speranza di indicazioni utili. Oltre al suo handicap è anche sotto shock...
 
CAPO DELLA POLIZIA
 
Metticela tutta Ferla. Hai già capito in che razza di vespaio siamo cascati, vero? Non mi deludere.
 
 
S C E N A 11
 
VILLA DEFONSECA-BALMAS. STUDIO DEL CONTE Interno giorno
 
COMM. FERLA
 
Stia tranquillo, dottore, dovere mio. Certo, riferirò costantemente. La ossequio.
 
chiude il collegamento e passa la radiocornetta al maggiordomo, poi si rivolge a Filippo
 
Ho già messo i telefoni sotto controllo, sia qui in villa che negli uffici di Milano. Quando i sequestratori telefoneranno, chiunque risponda dovrà tirare in lungo il più possibile: ci può essere utile per l’ubicazione della chiamata.
 
FILIPPO
 
Proveremo, ma dubito che ci cascheranno. E’ gente che sa fare il suo mestiere quella.
 
COMM. FERLA
 
Ci può essere utile ogni tempestiva informazione su cose o fatti di qualsiasi genere riguardanti il sequestro. Sa, anche a noi riesce far bene il nostro mestiere... se c’è collaborazione, signor conte.
 
 
S C E N A 12
 
STRADA. Esterno giorno
 
Una vecchia betoniera corre lungo una strada provinciale dal fondo irregolare facendo
 
 
S C E NA 13
 
CASSONE BETONIERA. Interno non illuminato
 
Matè, ancora priva di sensi, è legata e imbavagliata con del nastro adesivo per imballaggi. Gli scossoni e il movimento della betoniera la sbatacchiano a tratti da un lato e dall’altro.
 
Il rumore è assordante. Matè geme in preda ad un incubo.
 
 
S C E N A 14
 
STAZIONE. Interno/esterno notte con effetti
 
INCUBO: le immagini sono alonate e i suoni riverberati.
 
-FLASH: l’abito di una suora vola vuoto nella polvere gonfiato da un’esplosione SENZA SUONO e della quale vediamo l’effetto RALLENTATO.
 
-FLASH: alcune bambine in divisa corrono ad accalcarsi divertite su una panca in una sala d’aspetto, controllate da due suore.
 
-FLASH: Matè, molto giovane, corre verso la stazione che, con effetto onirico
 
MATE’
 
Nooo!
 
la mano di un uomo, resa immensa da un EFFETTO FISH EYE, cala sulla bocca di Matè bloccandola. E’ Monzi, sui 25 anni, eskimo scuro addosso, che blocca Matè con brutalità. Matè con gli occhi sbarrati di divincola invano con EFFETTO RALLENTATO DA INCUBO.
 
Riesce a liberare la bocca e la spalanca di un nuovo urlo che però NON SENTIAMO.
 
 
S C E N A 15
 
BUCA. Interno non illuminato
 
Matè, nel buio di una buca scavata nella roccia, scatta a sedere, occhi sbarrati, sudata,
 
urlando
 
MATE’
 
Nooo!
 
si porta le mani sulla faccia, ancora preda dell’incubo.
 
Lentamente la realtà ha il sopravvento. Il buio che la avvolge, il duro del vecchio materasso su cui giace. Si alza per muoversi ma inciampa in una catena che le blocca una caviglia e cade in avanti. Le sue mani impattano su un fondo di terra battuta, vicino a un secchio. Lo tasta, ci mette dentro una mano: è mezzo pieno d’acqua. Beve, assetata, con le mani a coppa. Si rimette in piedi, leva le mani in alto: tocca un assito grezzo che fa da soffitto. Spinge le assi nel tentativo di sollevarle ferendosi le mani. Si succhia il graffio e si ferma a pensare.
 
E' ancora vestita da Sorella di Assistenza Volontaria. Si leva la cuffia con rabbia e parete di fronte, allungando le braccia riesce a toccarla, fa scorrere le mani sulle rocce e sul tufo alla ricerca di un'apertura che non trova. Matè si rende conto di essere sepolta in una buca scavata chissà dove.
 
MATE’(con rabbia)
 
In trappola come una stronza.
 
Si accoccola sul pagliericcio e si abbraccia le ginocchia. Rabbrividisce per il freddo, la
 
 
S C E N A 16
 
VILLA DE FONSECA BALMAS. STUDIO E STANZA. Interno giorno
 
Suona il telefono nella villa di Filippo Maria e scatta l’ascolto automatico nella stanza accanto allo studio del conte. Uno dei due poliziotti in servizio si pone all’ascolto. Si sente la voce del MAGGIORDOMO che risponde
 
MAGGIORDOMO (voce al telefono)
 
Casa De Fonseca Balmas...
 
VOCE MERIDIONALE (al telefono)
 
Voglio parlare col conte.
 
MAGGIORDOMO (voce al telefono)
 
Attenda, vedo se il signor conte è disponibile.. Chi parla prego?...
 
VOCE MERIDIONALE (al telefono)
 
Siamo quelli che hanno la contessa.
 
Il conte termina di infilarsi una vestaglia di seta e risponde dallo studio prendendo l’apparecchio dal maggiordomo
 
FILIPPO
 
Pronto!
 
VOCE MERIDIONALE (al telefono)
 
Tu sei Filippo Maria?
 
FILIPPO
 
De Fonseca Balmas. Mia moglie?
 
VOCE MERIDIONALE (al telefono)
 
Sta bene. E se sarai ragionevole non le capiterà niente.
 
FILIPPO
 
Che significa ragionevole?
 
VOCE MERIDIONALE (al telefono)
 
Significa trenta miliardi.
 
Filippo Maria ha una reazione rabbiosa e urla:
 
FILIPPO
 
Trenta? E perché non cinquanta?
 
VOCE MERIDIONALE (al telefono)
 
Perché le nostre valutazioni sono precise. Fino a trenta ci arrivi, a cinquanta forse no. O paghi o te la rimandiamo a casa un pezzo per volta.
 
avvertita dal maggiordomo, entra nello studio Luisa che resta in piedi a tormentarsi
 
FILIPPO
 
Senta, sono minacce inutili. E’ chiaro che...
 
VOCE MERIDIONALE (al telefono)
 
Non fare il furbo. Lo sappiamo che ci stanno registrando.
 
la comunicazione viene interrotta.
 
LUISA
 
Quanto hanno chiesto?
 
FILIPPO
 
Trenta miliardi. Li abbiamo trenta miliardi?
 
vedendo la faccia basita di Luisa, che non risponde, Filippo insiste perentorio
 
FILIPPO
 
Lei conosce tutti i segreti di mia moglie. Li abbiamo o no?
 
LUISA
 
Non in contanti. Nessuno ha trenta miliardi pronta cassa.
 
FILIPPO ci pensa su e poi le ordina
 
FILIPPO
 
Mi chiami il cardinale.
 
 
S C E N A 17
 
BUCA. Interno non illuminato
 
Matè ispeziona a tentoni la sua cella per l’ennesima volta. Non c’è altro che il secchio, ormai quasi vuoto e il pagliericcio.
 
La donna si torce per il mal di pancia, non può più trattenersi ma non sa come fare. L’abitudine radicata dell’igiene, della pulizia, sembra essere più forte del bisogno. Alla fine strappa un pezzo di fodera della gonna e lo stende in terra.
 
Quel gesto, quel buio, l’impellenza corporale, le suscitano un prepotente ricordo. Il rumore di un tuono, seguito da uno scroscio di pioggia, che già appartengono al ricordo man mano che si riverbera.
 
 
S C E N A 18
 
CAMERATA DEL BREFOTROFIO. Int. notte non illum.
 
RICORDO: le immagini sono alonate e i suoni riverberati.
 
Una camerata buia con molte brandine, in un ambiente buio, dalle finestre piccole e dai
 
Un lampo saetta oltre i vetri sporchi rigati di pioggia, poi esplode un altro tuono.
 
Matè torna di corsa verso il lettino, gli occhi sgranati di terrore che si vanno riempiendo
 
C'è una copia del Corrierino dei Piccoli sul suo sgabello, ne strappa la pagina centrale e
 
 
S C E N A 19
 
BUCA. Interno non illuminato
 
Nella sua cella Matè annoda lo straccio nero, ne fa un fagotto e lo spinge il più lontano
 
VOCE SUORA (riverberata)
 
Te la dovrei far mangiare per punizione!
 
 
S C E N A 20
 
CAMERATA DEL BREFOTROFIO. Interno giorno
 
RICORDO: le immagini sono alonate e i suoni riverberati:
 
Tutte le bambine sono allineate davanti ai loro lettini e assistono alla punizione della
 
SUORA BISBETICA
 
Vergogna! Vergogna! Vergogna!
 
La bacchetta di salice impugnata dalla suora si abbatte sulle natiche nude della bambina
 
Matè stringe le labbra forte resistendo alla voce della sua coscienza che spinge dentro
 
Le compagne assistono spaventate.
 
 
S C E N A 21
 
BUCA. Interno non illuminato
 
Echeggia, nitida, la voce di tanti anni prima
 
VOCE SUORA
 
Vergogna!
 
Matè si rannicchia sotto la coperta grigia, di quelle da cavallo, che sta sul pagliericcio,
 
 
S C E N A 22
 
STUDIO DEL CARDINALE. Interno giorno
 
Sua Eminenza il CARDINALE, nel suo studio arredato con grande lusso, lascia cadere due
 
FILIPPO
 
Eminenza, vogliono trenta miliardi.
 
CARDINALE
 
Figliolo, tu lo sai che non dispongo di cifre del genere. Ma non devi disperare. Pregherò per la nostra Matè
 
affidandola alla Madonna.
 
Filippo Maria beve il tè senza levare gli occhi dal cardinale che continua a sorridergli
 
FILIPPO
 
Senza Matè va tutto a rotoli. Io non mi sono mai interessato degli affari di mia moglie. La segretaria mi dice che ci sono cose urgenti da decidere. Da Washington chiedono di una delicata faccenda con Mosca di cui non so proprio niente. Per caso, lei ne sa qualcosa, Eminenza?
 
CARDINALE
 
Brutta domanda figliolo.
 
FILIPPO
 
Per favore! Non m’intendo di denaro ma non sono mica un imbecille.
 
CARDINALE
 
Che vuoi dire, Filippo?
 
FILIPPO
 
Credo che alla banca vaticana converrebbe prestarmi i soldi del riscatto. Se Matè...
 
CARDINALE
 
Non ti lasciare sviare dalle calunnie.
 
FILIPPO
 
L'autorità giudiziaria ha bloccato i conti correnti, i depositi, la straordinaria amministrazione, che poi per me è tutta straordinaria...
 
CARDINALE
 
Prega, figliolo, prega. Siamo tutti nelle mani del Signore.
 
FILIPPO
 
Già e siamo troppi. Ogni tanto qualcuno cade giù da quelle mani.
 
CARDINALE(alzandosi)
 
Filippo, non sei venuto nel posto giusto. E' ad altri santi che ti devi rivolgere.
 
 
S C E N A 23
 
BUCA. Interno non illuminato
 
Una botola del soffitto si apre e il fascio di una torcia illumina Matè, ancora
 
Matè si scherma gli occhi con la mano. L'uomo posa a terra il fagotto, la fissa un attimo
 
MATE’
 
In qualche posto dovevo farla...
 
L’uomo torna ad arrampicarsi su per la scala, portando con sé il fagotto maleodorante.
 
Oltre il quadrato luminoso della botola, Matè vede la sagoma di un secondo uomo,
 
MATE’
 
Dove sono?
 
L'uomo snello si ferma sulla scala e volge la testa verso Matè, quasi volesse risponderle,
 
La donna apre a tentoni il fagotto del cibo: dentro c'è una mezza pagnotta di pane
 
 
S C E N A 24
 
UFFICIO DI BIAGIOTTI. Interno giorno
 
Sul piano della scrivania le prime pagine di molti quotidiani che parlano del rapimento
 
Il Giornale: Grande caccia ai rapitori. Esemplare la vita della contessa Matè.
 
Il Messaggero: Dal brefotrofio alle vette della finanza mondiale. Ombre sul passato
 
La Repubblica: Rapimento Matè: chiesti trenta miliardi. Indagini di Mani Pulite sui
 
La Repubblica è nelle mani dell’onorevole Biagiotti, capelli brizzolati, camicia azzurra e cravatta reggimentale, che commenta divertito la lettura del sottotitolo con un sua collaboratrice, belloccia e provocante
 
ON. BIAGIOTTI
 
Senti che roba: riciclaggio, fondi neri, falso in bilancio, traffico di armi, società offshore per frodi fiscali... manca solo il mostro di Firenze...
 
Si apre la porta e un’altra bella segretaria fa passare Filippo.
 
L’atteggiamento dell'onorevole Biagiotti cambia di colpo e va incontro al conte Filippo con le mani tese.
 
ON. BIAGIOTTI
 
Siamo tutti sconvolti per la nostra cara Matè. Sai quanto sia apprezzata, soprattutto da me.
 
FILIPPO
 
Certo, certo, però mi serve un prestito, poi penserà Matè a saldare. Tu hai sempre avuto mano nelle banche e...
 
Biagiotti si fa cauto, untuoso
 
ON. BIAGIOTTI
 
Dobbiamo muoverci con cautela. Finché non rimettiamo la museruola a quel branco di giudici scatenati rischiamo la galera.
 
FILIPPO
 
Matè c'è già e se non esce non potrò più pagare neppure lo stipendio alla servitù. La vogliamo fare uscire o no?
 
ON. BIAGIOTTI
 
Certo che vogliamo! Cioè, io vorrei.
 
Biagiotti apre un cofanetto offrendo un cioccolatino al conte che nega col capo.
 
ON. BIAGIOTTI
 
Senti, Filippo... il solo fatto che si è fatta rapire le ha acceso i riflettori addosso. Non è colpa sua, certo, ma... Se torna la mettono sotto torchio, capisci?
 
FILIPPO
 
E allora?
 
ON. BIAGIOTTI
 
E allora, e allora! Non sono più ministro, no?
 
FILIPPO
 
Di politica non parlo. Mi fa schifo. Ho visto decine di miliardi passare sul tavolo di Matè. Me ne servono trenta in prestito per poche settimane e tu mi dici di no?
 
ON. BIAGIOTTI
 
Filippo Maria, sei uomo di mondo e ci conosciamo da tanti anni. Ti voglio dire la verità: per come si son messe le cose, Matè è troppo esposta. Se torna la costringeranno ad accusare gli amici, capisci? Uso politico della giustizia.
 
FILIPPO
 
E piantala, Biagiotti, non siamo mica in televisione.
 
ON. BIAGIOTTI
 
Ti voglio aiutare. Vai a Milano, ti mando là una persona fidata, il dottor Monzi, lo conosci anche tu, no? E’ al corrente degli affari della Nord Money perché ha collaborato con Matè in molte occasioni. Potrà farne le veci e risolvere ogni problema .
 
Filippo sospira deluso ma annuisce per accettazione.
 
 
S C E N A 25
 
BUCA. Interno non illuminato
 
Il tempo per Matè perde significato. Ha freddo fame e sete. Torna a trascinarsi verso il
 
La botola si apre. Si affaccia Rocco col passamontagna calato sul viso. Le parla a voce bassa, senza minaccia
 
ROCCO
 
Se urli è peggio. Dovremo imbavagliarti e legarti anche le mani.
 
Matè guarda quell'uomo, sollevata per l'interruzione del buio e della solitudine.
 
MATE’
 
Dove sono?
 
l'uomo scuote la testa e torna a chiudere la botola, lentamente, di malavoglia.
 
Non chiudere. Voglio solo parlare...
 
ROCCO
 
Meglio di no.
 
 
S C E N A 26
 
UFFICIO PERSONALE DI MATE’. Interno giorno
 
Dalla finestra si vedono le guglie del Duomo di Milano.
 
LUISA (off)
 
Il dottor Monzi vuole parlarle, signor conte.
 
Filippo si volta.
 
Monzi, una quindicina d’anni più vecchio di come l’abbiamo visto nell’incubo di Matè, ma perfettamente in forma, elegante, entra tendendogli la mano
 
MONZI
 
Signor conte come sta? E’ sempre un onore per me incontrarla anche se stavolta le circostanze sono infauste.
 
Filippo stringe la mano di Monzi senza alcun entusiasmo e subito la lascia.
 
MONZI
 
Ho dato un’occhiata alle situazioni bancarie... venga, le faccio vedere..
 
fa strada verso una stanza adiacente, seguito dal conte e da LUISA.
 
 
S C E N A 27
 
UFFICIO DI LUISA. Interno giorno
 
L’ufficio ha alcuni tavoli al centro, con sopra tre computer accesi e con gli schermi pieni di colonne di cifre.
 
Monzi indica gli schermi a cui Filippodà un’occhiata distratta, senza avvicinarsi
 
MONZI
 
Vede? Paschi e Comit sono in passivo. E anche con la BNL siamo al tetto dello scoperto. Almeno per ciò che riguarda la contabilità ufficiale non andiamo bene.
 
FILIPPO
 
Come non andiamo bene? Ma andiamo benissimo, così
 
MONZI
 
Mi hanno mandato perché avete bisogno di aiuto. O mi dite tutto oppure la mia presenza qui è inutile.
 
FILIPPO
 
Ma per carità! E poi Biagiotti ne è perfettamente al corrente. Quel conto ce lo ha fatto aprire proprio lui, non è così Luisa?
 
La segretaria è a disagio, incerta. Balbetta
 
LUISA
 
Sì, ma... non vedo la necessità... è un conto molto riservato e la signora non autorizzerebbe mai un estraneo...
 
FILIPPO
 
Questa è un'emergenza e poi Monzi è persona di fiducia dell’onorevole Biagiotti.
 
Luisa fa una smorfia di mal celato disprezzo
 
LUISA
 
Lei me lo ordina, signor conte?
 
FILIPPO (seccato)
 
Oh quante storie! Sì, glielo ordino!
 
Luisa, rigida, apre uno dei tiretti chiusi a chiave e prende un floppy infilandolo nel
 
MONZI (off)
 
Non dobbiamo farci prendere dal nervoso.
 
Monzi si rimette alla tastiera
 
Vogliamo tutti la stessa cosa, no?
 
nuove schermate di numeri passano sul monitor: totali espressi in dollari e tutti di sette
 
FILIPPO
 
Quanto c'è?
 
MONZI
 
Non è così semplice, conte. Ci sono bonifici e rimesse da molti Paesi... Luisa, questi sedici milioni di dollari dal Banco di Sicilia..?
 
Suona il telefono. Luisa evita di rispondere a Monzi e solleva la cornetta. Ascolta, non dice nulla, impallidisce e tende il telefono a Filippo, gli occhi tondi come piattini. Il conte la prende.
 
VOCE MERIDIONALE (al telefono)
 
Hai preparato i soldi?
 
Filippo passa la conversazione in "viva voce" amplificandola
 
FILIPPO
 
Io non posso disporre di niente. E' mia moglie che...
 
VOCE MERIDIONALE (al telefono)
 
Hai una settimana, poi cominceremo ad affettare la signora.
 
FILIPPO
 
Ma è una cifra impossibile...
 
VOCE MERIDIONALE (al telefono)
 
Una settimana al massimo e poi riceverai indietro pezzi della signora.
 
Riattaccano. Filippo posa la cornetta. Monzi ci posa sopra la sua mano per dargli
 
MONZI
 
Quelli bluffano sempre per spuntare il massimo. Ho una certa pratica perché fui incaricato di fare da tramite per il sequestro Annicini.
 
FILIPPO
 
Annicini, l'industriale di Varese?
 
MONZI
 
Sì, delle scarpe. Una piccola impresa.
 
FILIPPO
 
Ma non è mai tornato!
 
MONZI
 
No... ci fu un contrattempo coi soldi e... quando chiedemmo una prova recente che fosse ancora vivo non ce la diedero. E allora.... perché pagare? Volevano dieci miliardi, che sarebbe stata la rovina per la fabbrica, la moglie e i tre figli. Invece l'azienda adesso ha raddoppiato il fatturato, i figli si sono sposati e...
 
FILIPPO
 
E?
 
MONZI
 
Conte, non mi dia del cinico, ma come dice Machiavelli, si dimentica prima la morte di un parente che la perdita del patrimonio.
 
Filippo Maria fa una smorfia ambigua, gli suona l'orologio da polso e trasalisce
 
FILIPPO
 
Qui rischio di perdere l’uno e l’altro. Uh, dovrei già essere al Circolo.
 
Filippo esce e Monzi lo saluta con un cenno di assenso, poi dice a Luisa
 
MONZI (ironico)
 
Adesso che il signor conte ha autorizzato, vogliamo darci da fare?
 
Luisa esita e Monzi sbuffa
 
MONZI
 
Cestnost.
 
Luisa esita ancora. Monzi spalanca le braccia, alzandosi
 
MONZI
 
Riservatezza, fedeltà... va tutto bene, ma non esageri Lei si deve fidare di me come se fossi la contessa in persona.
 
LUISA
 
Dottor Monzi, io so chi è lei.
 
per un attimo i due si fissano, ostili. Poi Monzi sorride accomodante
 
MONZI
 
Benissimo. Cestnost che in russo vuol dire "lealtà" , è l’operazione con cui...
 
LUISA
 
Stia zitto. Ci sono cose che non voglio sapere.
 
MONZI
 
Bene. Vogliamo almeno essere leali con la nostra contessa e salvarla?
 
Luisa va verso una libreria, tocca un pulsante, una parte della libreria scorre lungo la
 
Monzi la segue con lo sguardo. Il silenzio dà il senso di un momento solenne.
 
Luisa prende un floppy sulla cui etichetta è scritto in grande "CESTNOST" e lo porge a
 
MONZI
 
Brava. Chiami Henze a Washington. A Mosca aspettano la rimessa via Guernsey. Cestnot non si deve fermare.
 
 
S C E N A 28
 
BUCA. Interno non illuminato
 
Matè solleva il secchio e beve l'ultima acqua. Ha le labbra secche e il viso sporco di
 
Si sentono dei passi di più persone sull'assito sopra la sua testa. Matè trasale, tra la
 
La botola si spalanca e la luce violenta di una di una torcia le illumina il viso. E' costretta a chiudere gli occhi. Tonio, il carceriere più corpulento, un tipico pecoraio di mezza età, anche lui col viso coperto, infila nella buca la scala a pioli e scende col fagotto del cibo e un secchio d’acqua, alla luce della torcia tenuta da Rocco
 
TONIO
 
Hai visite. Ma non devi vedere chi.
 
Dalla botola aperta si affaccia un uomo elegante, con occhiali cerchiati d'oro, guarda Matè in fondo alla buca, e le parla dall’alto con voce calma e chiara
 
UOMO CON OCCHIALI
 
Sono un avvocato incaricato di trattare il suo rilascio. Il prezzo fissato è di trenta miliardi. Ho preso contatti con suo marito ma lui dice di non avere questa disponibilità in quanto é lei ad occuparsi degli affari.
 
Matè, accecata dalla luce strizza gli occhi cercando di vedere chi le parla, ma nell’alone violento delle torce scorge appena un contorno scuro sfocato inquadrato nel taglio della botola, un luccichio su quel volto buio tradisce la presenza degli occhiali. Guarda verso quel luccichio e risponde calma, la sua voce ha perfino una sfumatura ironica
 
MATE’
 
Non si deve mai rapire il re. Per il re non paga nessuno.
 
Tonio posa il secchio pieno d’acqua accanto a Matè e prende quello vuoto.
 
UOMO CON OCCHIALI
 
Lei ha perfettamente ragione, signora. Ma i miei clienti pensano che se avessero rapito il conte, il re non avrebbe pagato lo stesso.
 
MATE’
 
E chi lo sa. Che volete, che vi firmi un assegno?
 
UOMO CON OCCHIALI
 
Sono lieto di sentirla ancora in forma, signora, credo che basterà che scriva due righe a suo marito per spiegargli dove può trovare i soldi.
 
MATE’
 
Non ho trenta miliardi in contanti. Nessuno li ha.
 
UOMO CON OCCHIALI
 
Ma sa come averli.
 
MATE’
 
Se fossi nel mio ufficio forse sì.
 
UOMO CON OCCHIALI
 
Scriva a suo marito quel che deve fare, signora. I nostri interessi in questo momento collimano.
 
MATE’
 
D'accordo. Gli scriverò, ma non contateci troppo.
 
UOMO CON OCCHIALI
 
Quando un affare va male dispiace sempre, specialmente se è l'ultimo. Dico ultimo per lei, signora.
 
MATE’
 
E se io avessi qualcosa che vale molto più di trenta miliardi?
 
UOMO CON OCCHIALI
 
Accetterei subito purché si tratti di qualcosa di tangibile.
 
MATE’
 
Ancora meglio: potere.
 
UOMO CON OCCHIALI
 
Difficile da riciclare, non crede?
 
MATE’
 
Nient’affatto. Lei spera di avere da me trenta miliardi tenendomi in una buca. Quanto potrebbe chiedere se tenesse sotto ricatto un grappolo di politici, di giudici, di finanzieri e un paio di grosse multinazionali?
 
UOMO CON GLI OCCHIALI
 
Conversazione interessante, contessa. Ma non sono qui per fare conversazione. Faccia quello che le si chiede, niente di più, niente di meno e salverà la pelle.
 
L'uomo con gli occhiali si ritrae dalla botola .
 
Tonio porge a Matè una penna e un foglio di carta a quadretti, puntando la torcia sulla
 
TONIO
 
Scrivi.
 
Matè alza le palpebre e guarda Tonio negli occhi. Prende il foglietto e la penna. Verga
 
MATE’ (soffiato)
 
Lo sai quant’è un miliardo? Mille milioni...
 
TONIO prende il foglietto come se non avesse sentito e, senza leggerlo, torna ad
 
Matè slega il fagotto del cibo: mezza pagnotta rustica e formaggio. Ha un gesto
 
MATE’
 
Ma non avete altro da mangiare in questo paese?
 
Rocco si affaccia un attimo a guardarla e poi ritira la scala, spegne la torcia e chiude la
 
Matè ripiomba nel buio. Stacca un pezza di pane nero e lo mastica. Non riesce a mandarlo giù. Cerca il secchio con l’acqua muovendo una mano nel buio.
 
SUONI RIVERBERATI: lo stapparsi di una bottiglia di champagne in un coro di voci
 
VOCE NOTAIO
 
La sottoscritta Maria Teresa Rivetti, nubenda, si impegna con questo contratto di matrimonio...
 
 
S C E N A 29
 
PARCO VILLA DEFONSECA. Esterno giorno
 
RICORDO: le immagini sono alonate e i suoni riverberati.
 
E’ una splendida giornata di sole.
 
Matè, elegantissima, in mezzo ad un ricevimento nel parco di una villa importante.
 
Intorno a lei alcune signore eleganti altoborghesi, Monzi, Luisa, Biagiotti, Filippo, tutti più giovani di dieci anni. Prendono anche loro una coppa dal vassoio, eccetto Luisa che sta al fianco di Matè, elegante ma con abito di taglio severo com’è suo costume
 
VOCE NOTAIO
 
...a pagare tutti i debiti del qui presente conte Filippo Maria de Fonseca Balmas, nubendo. Il regime del matrimonio è tuttavia a separazione dei beni con successione totale di un coniuge all’altro in caso di premorienza.
 
Filippo ride e tocca la coppa di Matè con la sua.
 
MONZI
 
Posso baciare la sposa?
 
Matè risponde in tono falsamente mondano
 
MATE’
 
Inutile. Nessuno ti darà i trenta denari.
 
Tutti ridono. Monzi si porta una mano sul petto
 
MONZI
 
Giuda io? Ma se mi porto i segreti nella tomba!
 
MATE’
 
Non solo i segreti.
 
FILIPPO
 
Prima io. Lo jus primae noctis, no?
 
MATE’
 
Nessuna clausola del nostro contratto lo prevede.
 
Tutti ridono. Matè si ritrae prendendo sottobraccio Luisa e tirandola via. Le offre da
 
bere dalla propria coppa
 
MATE’
 
Non vuoi brindare al mio matrimonio? E sorridi almeno un po’, dai!
 
Luisa obbedisce. Beve un sorso dalla coppa di Matè prendendo anche la mano della
 
LUISA
 
Mi sarebbe piaciuto brindare all’amore...
 
MATE’ (ride)
 
Insomma, va dove ti porta il cuore! Su Luisa, goditi un po’ la vita anche se non ha niente di romantico.
 
Biagiotti prende una tartina dal vassoio di un altro cameriere che passa offrendole agli
 
ON. BIAGIOTTI
 
Ormai sei contessa, cara Maria Teresa, accetta l'omaggio di un umile avvocato rappresentante del popolo...
 
scherza mimando un goffo baciamano, stretto nel un doppio petto che lo rende buffo.
 
MATE’
 
Ministro , sempre con la bocca piena eh?
 
ride in risposta Matè, puntandogli un dito contro il panciotto in un gesto malizioso
 
MATE’
 
Piuttosto perché non dici a quel tuo tirapiedi al ministero di accelerare la pratica che sai, se no che ministro sei?
 
ON. BIAGIOTTI (facendo l’occhietto)
 
La burocrazia! La vera piovra dei nostri tempi...
 
Prende un altra tartina e sussurra
 
Se accetti la percentuale, venerdì è tutto firmato.
 
Matè sorride minacciando allegramente col dito:
 
MATE’
 
Come contessa da ora ho diritto al prime rate, caro il mio ministro! Tasso di gran riguardo! Se no una che si sposa a fare?
 
Tra gli invitati alla festa, vicino al palco dell'orchestra, c'è anche il cardinale che sta
 
CARDINALE
 
Gran donna, Filippo Maria, gran donna. Non potevi scegliere meglio.
 
FILIPPO
 
Dice, Eminenza? Non so... cultura poca, nobiltà niente... e poi, più che scelta mi è stata, come dire, vivamente consigliata.
 
CARDINALE (ride)
 
Consiglio da amico! Soldi tanti e tutti fatti da lei, non ereditati...
 
FILIPPO
 
...e persi, come ho fatto io, giusto?
 
scherza Filippo Maria posando una mano su un braccio del cardinale che annuisce ridendo.
 
CARDINALE
 
Dio nella sua infinita sapienza accoglie tutti: chi accumula e chi spende.
 
FILIPPO
 
Anche chi mercifica la sacralità del matrimonio? Lo sa che ha preteso la separazione dei beni?
 
il cardinale sorride divertito
 
CARDINALE
 
Te l’ho già detto, Filippo: gran donna.
 
Su di una sedia a rotelle spinta da Monzi, viene avanti un vecchio incartapecorito ma
 
Si porta un laringofono alla gola e articola con voce metallica
 
SUA ECCELLENZA
 
Agnus dei qui tolli peccata mundi... buongiorno. Eminenza...
 
si torce sulla sedia accennando ad un baciamano a cui il cardinale si sottrae
 
CARDINALE
 
Eccellenza, siete molto più bravi voi a farli, che noi a toglierli i peccata mundi...
 
Monzi non si ferma, spingendo la sedia verso Matè, a cui sta facendo un lungo baciamano un ometto grasso e pelato:
 
OMETTO PELATO
 
Matè in televisione saresti stupenda. Se vuoi ti faccio condurre una rubrica tutta tua...
 
MATE’ (ridendo)
 
E di che parlerei? Di P2?
 
l'ometto si porta un dito sulle labbra con un sorriso forzato e le risatine degli altri vengono spente dall’avvicinarsi di Sua Eccellenza sulla sedia a rotelle. Tutti fanno largo, arretrando di un passo, intimiditi. L’ometto pelato si inchina piegandosi ad angolo retto.
 
Sua Eccellenza guarda Matè compiaciuto, dice nel laringofono
 
SUA ECCELLENZA
 
Brava, bella, abile e obbediente. Continua così Matè e arriverai in paradiso.
 
 
S C E N A 30
 
BUCA. Interno non illuminato
 
VOCE SUA ECCELLENZA (riverberata)
 
... e arriverai in paradiso.
 
Matè ha uno scatto di rabbia. Spazza dal materasso il pane e il formaggio con una manata. Con un calcio rovescia il secchio dell’acqua. Afferra la catena e la scuote furiosa
 
MATE’
 
...o all’inferno, maledetti bastardi!
 
 
S C E N A 31
 
UFFICIO PERSONALE DI MATE’. Interno giorno
 
Il foglietto di carta a quadretti su cui Matè ha scritto le sue indicazioni è in mano a
 
MONZI (legge)
 
Cinque Protezione BNL-Atlanta, sei Tana di Ginevra, cinque back da Cicciobello Hong Kong tramite Caiano e il resto da Holding 21 Credit Lyonnais di Guernsey.
 
Davanti a lui, seduto in poltrona con le gambe accavallate, FILIPPO fuma un sigarillo. Luisa sfoglia un registro ma è tesa e preoccupata.
 
FILIPPO
 
Ma che sono questi nomignoli stronzi?
 
LUISA
 
Conti correnti. Arriviamo facilmente a trenta miliardi.
 
MONZI
 
Sì, ma sarebbe la rovina. I soldi mandati a HongKong sono la tangente per i nuovi appalti e richiamare quel denaro avrebbe gravissime conseguenze. Per le somme depositate sui conti di Guernsey ancora peggio: devono andare a Mosca e non sono assolutamente distraibili.
 
FILIPPO
 
Luisa, chiami il commissario Ferla a Roma, dobbiamo dirgli di questo biglietto.
 
MONZI
 
Ma vuole scherzare, conte? Vuole accendere i riflettori sugli affari segreti della finanziaria? Il nostro lavoro è come quello dei preti: conosciamo i peccati di tutti ma non li diciamo a nessuno. La contessa ha scritto quel biglietto solo per tranquillizzare i rapitori.
 
FILIPPO
 
E allora?
 
MONZI
 
Allora possiamo disporre soltanto dei cinque miliardi sul conto Tana, che poi sono anche gli unici soldi interamente vostri...
 
FILIPPO
 
Ah, quelli si possono usare! Tanto non bastano. La ammazzeranno.
 
MONZI
 
Mica li ammazzano così in fretta gli ostaggi! Se non incassano sono in perdita secca. E poi sono certo che se la contessa fosse qui, libera di decidere, ci direbbe che richiamar quei soldi è una follia.
 
FILIPPO
 
Meglio farsi ammazzare?
 
MONZI
 
Se ritirassimo quel denaro ci tireremmo addosso dei killer internazionali... lei non è del ramo, conte, ma quando ballano grandi cifre, nessuno scherza.
 
FILIPPO
 
Killer? ... ma che mestiere fa mia moglie?
 
MONZI
 
Il più pericoloso di tutti: maneggia miliardi.
 
 
S C E N A 32
 
BUCA. Interno non illuminato
 
Matè scrolla rumorosamente la catena, batte sull’assito del soffitto con il secchio vuoto e grida
 
MATE’
 
Ho sete! Non ho più acqua! C’è nessuno lì sopra! Ho seteee!
 
si sente il rumore di un mobile spostato e poi si apre la botola e nel riquadro di luce
 
Matè agita il secchio capovolto a significare che non ha più acqua e Tonio si ritrae
 
Matè si sdraia sul pagliericcio alzando la gonna e scoprendosi una gamba fino alla
 
Tonio riappare con l’acqua e la scala che cala nella buca, esita guardando le gambe di Matè, poi scende, si avvicina alla donna, le strappa di mano il secchio in malo modo e lo riempie .
 
MATE’
 
Hai paura di una donna? Sono incatenata come una schiava e tu sei il padrone. Non ho bisogno soltanto di mangiare e bere, ti pare?
 
Tonio la fissa attraverso la feritoia del passamontagna. Matè allunga una mano e gli
 
MATE’
 
Sei forte, padrone...
 
la mano sale verso la coscia di Tonio che la fissa con occhi dilatati e respiro sempre più
 
MATE’
 
Come ti chiami?
 
Tonio non muove un muscolo, solo il suo respiro è diventato più frequente e sonoro,
 
MATE’
 
Negli ambienti che frequento io non ci sono più veri maschi...
 
La mano di Matè sale verso il cavallo dei pantaloni. La donna gli soffia
 
MATE’
 
Quanto ti danno per fare questa vita di merda mentre loro incassano miliardi? Facciamo un patto: ti faccio dare un miliardo, mille milioni, se fai una telefonata anonima ai carabinieri e gli dici dove sono... Nessuno lo saprà mai. Prima incassi e poi telefoni...
 
Tonio allunga le mani sul corpo di Matè afferrandole le mammelle, le fa passare le sue
 
MATE’ (sussurra)
 
Potrai farlo tutte le volte che vuoi...
 
La donna lo attira su di sé, sdraiandosi sulla schiena. Tonio la volta con violenza e la
 
Il volto di Matè mentre l’uomo la possiede è senza espressione: subisce senza partecipare.
 
Il coito è rapidissimo. Tonio ha un’esclamazione rauca ed è tutto finito. Spinge via la donna con malagrazia. Matè si mette a sedere sul pagliericcio e guarda l’uomo che si sta riabbottonando i pantaloni
 
MATE’
 
Farai quella telefonata?
 
TONIO
 
Non mi faccio ammazzare per una troia.
 
Matè guarda Tonio con furore, non dice nulla, ma lacrime di rabbia brillano nei suoi
 
 
S C E N A 33
 
OVILE. Interno giorno
 
L’ovile è angusto e senza mobili, eccetto una tavolaccio, due panche e un pagliericcio a forma di cassone fatto con assi grezze e pieno di paglia.
 
C'è una sola piccola finestra dai vetri unti di fumo e di caccole di mosca.
 
Da fuori proviene un fischio, forte, di quelli in uso tra i pastori. Tonio prende la lupara e va ad aprire la porta. Fa un cenno a qualcuno e torna dentro raccattando dal pagliericcio la sua mantella. Rocco entra nell’ovile con un tascapane gonfio sulla schiena. Lo posa sul tavolaccio. Vede la botola aperta.
 
ROCCO
 
Novità?
 
TONIO (si stringe nelle spalle)
 
Quali novità devono capitare qui?
 
guarda il tascapane gonfio ma non commenta, Rocco, imbarazzato, si attarda a slacciare
 
TONIO
 
Stai attento. Là sotto c’è una femmina-uomo.
 
 
S C E N A 34
 
BUCA. Interno non illuminato
 
La poca luce che piove dalla botola aperta mostra Matè che nasconde il volto, scossa da
 
Rocco la guarda dall’alto col passamontagna infilato in testa.
 
L'abito da infermiera è molto sgualcito. I capelli sparsi intorno al volto e alcuni riccioli
 
Il singulto di Matè si calma. La donna scosta con la mano i capelli e volge il volto verso l’alto: le sue guance sono umide di lacrime. E’ totalmente diversa dalla donna volgare e provocante di poco prima.
 
Rocco scende portando con sé il tascapane. Lo posa sul pagliericcio accanto alla donna e lo apre tirando una bottiglia d’acqua, del pane e formaggio e un asciugamano pulito. Sgrulla il tascapane e alcune mele rotolano sulla coperta.
 
Matè segue ogni suo gesto senza parlare.
 
Rocco prende il secchio e risale ma la voce di Matè lo ferma al sommo della scaletta
 
MATE’
 
Grazie.
 
Rocco si volta, sugli ultimi pioli della scala. Matè indica la bottiglia e ripete
 
MATE’
 
Grazie.
 
Rocco annuisce e continua a salire. Al momento di richiudere la botola esita e Matè ne
 
MATE’
 
Dove siamo?
 
ROCCO
 
In montagna.
 
Rocco si muove per chiudere la botola, di malavoglia. Matè gli sorride e si alza
 
MATE’
 
Se mio marito non paga, mi ammazzerete?
 
ROCCO
 
Pagherà.
 
Matè sospira e scuote la testa
 
MATE’
 
Presto vi accorgerete di avere fatto un buco nell’acqua. Allora cosa deciderete?
 
ROCCO
 
Io faccio solo la guardia.
 
MATE’
 
Già, solo la guardia.
 
ROCCO
 
Andrà tutto come deve andare: liscio e pulito.
 
MATE’
 
Non ci sono affari puliti quando si guadagna troppo. E io sono qui perché ho guadagnato troppo... A te interessano i soldi?
 
Rocco chiude la botola precipitosamente, senza più rispondere. Matè addenta la mela.
 
Qualcuno ride nel buio. Matè si volta di scatto: ovviamente non c'è nessuno. Ma nel
 
VOCE MARIO (riverberata)
 
Se è femmina la chiameremo Mela...
 
 
S C E N A 35
 
STANZETTA MOBILIATA. Interno giorno
 
RICORDO: le immagini sono alonate e i suoni riverberati.
 
Mario ride, seduto nudo ai piedi del letto, in una stanzetta miseramente mobiliata. E' un
 
Anche Matè ride, giovane, nuda e bellissima, appoggiata ai cuscini del letto, mangiando
 
MATE’
 
Come la chiameremo?
 
MARIO
 
Mela. Se è femmina la chiameremo Mela.
 
MATE’
 
Mela no, però Melissa mi piacerebbe...
 
(dà un altro morso, diventa seria e conclude) Peccato.
 
MARIO
 
Peccato cosa?
 
chiede Mario avvicinandosi a lei. Matè evita il contatto. Posa a terra il vassoio e scende
 
MATE’
 
Ho preso appuntamento col ginecologo per domani. Non voglio avere questo figlio.
 
MARIO
 
Maria Teresa... perché? Io ti amo... Ci sposiamo, troverò un lavoro e...
 
MATE’
 
...e vivremo in miseria tutta la vita. No. Ho giurato a me stessa che farò un sacco di soldi.
 
MARIO
 
Soldi? Tu ammazzi nostro figlio, mio figlio per i soldi?!
 
Mario la afferra per un braccio. Matè ne sorregge lo sguardo determinatissima.
 
MATE’
 
Non è ancora tuo figlio. Finché sta qua dentro è solo mio. E ti assicuro che non metterò al mondo un disgraziato in più. Meglio non vivere che vivere come ho vissuto io.
 
MARIO
 
Non sei felice adesso di essere viva e far l’amore con me?
 
MATE’
 
Solo se riesco a realizzare i miei piani.
 
MARIO
 
Far soldi a qualunque costo?
 
MATE’
 
Quello che i soldi danno. In che mondo vivi tu? Non ti guardi intorno? Se sei miliardario sei rispettato, non importa se hai rubato, corrotto, trafficato in armi o droga, basta che hai tanti soldi e sei qualcuno.
 
MARIO
 
Io voglio essere qualcuno solo per te e tu per me sei importante anche senza una lira.
 
MATE’
 
Parole che durano una settimana o un anno. Poi bisogna fare i conti con la realtà. E io non voglio farmi ballare un uomo sulla pancia finché son giovane e poi fargli la serva per tutta la vita. Puoi star sicuro di una cosa Mario: io farò soldi...
 
Matè urla l’ultima frase mentre lacrime isteriche le scendono sulle guance.
 
 
S C E N A 36
 
BUCA. Interno non illuminato
 
VOCE MATE’
 
...tanti di quei soldi che non avrò più bisogno di nessuno... e tu, il tuo amore e questa cosa che mi cresce dentro non potete impedirmelo!
 
Matè ha gli occhi sgranati nel ricordo mentre l’eco di quelle parole lontane ancora echeggiano nella buca.
 
Si appoggia alla roccia umida e chiude gli occhi, come se il peso del ricordo ora la
 
 
S C E N A 37
 
STAZIONE. Interno notte con effetti
 
INCUBO: le immagini sono alonate e i suoni riverberati.
 
FLASH: nella nuvole di polvere che cade con EFFETTO RALLENTATO dopo uno
 
Accanto una bella ragazza accecata dall’esplosione, i lunghi capelli bruciacchiati tasta le macerie alla ricerca del corpo di qualcuno. Alle sue spalle giace morto un giovane biondo, le braccia spalancate sulle macerie come un Cristo.
 
In SOVRIMPRESSIONE appare il volto di Matè che urla "Nooo" ma SENZA SUONO.
 
 
S C E N A 38
 
VILLA DEFONSECA-BALMAS.STUDIO DEL CONTE. Interno notte
 
Monzi è al telefono, nello studio di casa de Fonseca Balmas. Filippo sta fumando un
 
MONZI
 
Sono il dottor Pietro Monzi, amministratore provvisorio dei beni di famiglia e della Nord Money. Mi trovo a Roma di passaggio perché il signor conte sta partendo per l’estero. Posso disporre al massimo di un miliardo...
 
I tecnici della polizia stanno registrando la telefonata. All'altro capo del filo ci sono i
 
VOCE MERIDIONALE (al telefono)
 
Chi vuoi prendere in giro, stronzo! Dì al conte che presto riceverà le orecchie della signora.
 
MONZI
 
Le ho detto che il conte sta partendo e devo aggiungere che per me le orecchie della signora sono di scarso interesse.
 
La comunicazione viene interrotta. Monzi sorride e riaggancia. Filippo Maria si
 
FILIPPO
 
Non è stato troppo duro, dottor Monzi? Quelle sono bestie e poi non parto affatto.
 
MONZI
 
Sono bestie ma devono sentire che qua, scusi signor conte, abbiamo le palle! Vedrà che alla fine cederanno sul prezzo.
 
Filippo fa cadere la cenere dalla punta del suo cigarillo con l'unghia del dito mignolo
 
FILIPPO
 
Lei sembra troppo sicuro. Sa come sono i suoi rapitori, sa come si deve trattare... non è che sa troppo?
 
MONZI
 
Esperienza! Gliel'ho detto che non è la prima volta, e poi certe cose le sanno tutti.
 
FILIPPO
 
Matè sarà disperata...
 
MONZI
 
Lei non conosce sua moglie. Ha una forza d’animo affilata come un mannaia.
 
 
S C E N A 39
 
BUCA. Interno non illuminato
 
La botola si apre con gran rumore. Rocco , col passamontagna in testa, mette giù la scala
 
Matè si alza dal pagliericcio, ravviandosi i capelli
 
ROCCO
 
Tuo marito non paga! Han deciso di tagliarti un orecchio.
 
Matè lo guarda negli occhi neri, nella fessura del passamontagna. Gli sorride. Non è
 
MATE’
 
Che tempo fa, fuori?
 
Rocco la guarda incredulo. La afferra per le braccia
 
ROCCO
 
Hai capito quel che ho detto? Ti vogliono tagliare un orecchio!
 
MATE’
 
E' la prassi, no? Mio marito non paga e voi tagliate. Non ho mai pensato che avrebbe pagato e potete tagliarmi quel che volete, non pagherà. Siamo soci per convenienza reciproca, non marito e moglie.
 
Matè tace, i due si guardano, poi la donna cambia tono
 
MATE’
 
C'è il sole fuori? Darei qualunque cosa per un po' di sole...
 
Rocco si ritrae un poco. Matè si mette a sedere, ha il volto pulito e si ravvia i capelli
 
MATE’
 
Me lo tagli tu l'orecchio?
 
Rocco non risponde neppure con un cenno. Matè avvicina il volto a quello di lui per
 
MATE’
 
Quanti anni hai?
 
ROCCO
 
Quasi trenta. E tu?
 
MATE’
 
Quasi quaranta.
 
i due restano in silenzio.
 
ROCCO
 
Mia moglie ha quindici anni meno di te e sembra più vecchia.
 
MATE’
 
I soldi fanno miracoli.
 
ROCCO
 
Tu sei una donna importante, vero?
 
MATE’
 
Importante? E per chi?
 
Rocco la fissa in silenzio poi si scuote, risale in fretta la scala e rimette a posto la
 
Matè si passa una mano sul volto, massaggiandosi le palpebre.
 
Un applauso scrosciante riempie la cella scavata nella roccia.
 
 
S C E N A 40
 
SALETTA PALAZZO CONGRESSI. Interno giorno
 
RICORDO: le immagini sono alonate e i suoni riverberati.
 
Biagiotti è sulla soglia di una sala separata dal salone del congresso da una vetrata di vetri smerigliati. Oltre la vetrata si distinguono le ombre dei congressisti. Arriva l’eco degli applausi e la voce dell’oratore
 
VOCE DELL’ORATORE
 
...non sarà certo per un mariuolo che permetteremo di processare il partito... (applausi)... e cancelleremo quei magistrati che vogliono fare un uso politico della magistratura! (applausi scroscianti)
 
Biagiotti chiude la porta e si rivolge a Matè che lo sta aspettando.
 
ON. BIAGIOTTI
 
Certo che quando parla Lui, eh? Ti fa credere quello che vuole... quelle pause, quei silenzi... è come una sinfonia...
 
MATE’
 
A me le sinfonie non m’incantano. Perché l’appalto per la metropolitana è di nuovo fermo?
 
ON. BIAGIOTTI
 
Senti contessa, patti chiari amicizia lunga. S'era detto sessanta a noi e sessanta agli altri. Se fai la taccagna con noi hai chiuso. Io c'ho la fila di gente come te che vuole, come dire, sostenere il partito.
 
Matè lo applaude ironica e Biagiotti sbuffa seccato. Matè sorride placida
 
MATE’
 
Una fila di zecche hai, che appena gira il vento butteranno la tua carcassa agli sciacalli. Sessanta e sessanta era per una commessa di milleduecento. Ma è solo di mille, quindi cinquanta e cinquanta. Estero su estero come sempre .
 
Biagiotti sorride e allunga le mani in una carezza volgare
 
ON. BIAGIOTTI
 
Sei proprio in gamba contessa ma non credere di esserlo troppo. Dovremmo fraternizzare di più.
 
MATE’
 
Non ci divertiremmo.
 
ON. BIAGIOTTI
 
Io credo di sì.
 
MATE’
 
Io credo di no. Come nano son troppo cresciuta e come ballerina son sempre stata una frana.
 
Entrano di corsa dei tecnici che accendono delle fotoflood e degli spot: uno di essi
 
accieca Matè che alza una mano per coprirsi gli occhi.
 
VOCI
 
Presto! Dài! Vuole fare una dichiarazione alla stampa.
 
 
S C E N A 41
 
BUCA. Interno non illuminato
 
La luce di una potente torcia acceca lo schermo.
 
Matè viene afferrata da Tonio. Nella buca ci sono altre due persone: Rocco con la torcia
 
La torcia illumina la faccia di Matè che cerca di vedere Rocco oltre l’abbacinante alone della torcia. Tonio stringe più forte le braccia della donna.
 
MATE’ (a Tonio)
 
Non c'è bisogno che mi tieni.
 
(poi al chirurgo)
 
Faccia un taglio dritto che poi la plastica vien meglio.
 
Il chirurgo annuisce mentre riempie una siringa di novocaina. Rocco posa la lupara e si
 
ROCCO
 
Non sentirai tanto male...
 
TONIO
 
Quante storie, un colpo di coltello e via.
 
Il chirurgo inietta la novocaina alla radice dell'orecchio sinistro di Matè e poi impugna
 
CHIRURGO
 
Lei vede che sono costretto...
 
MATE’
 
E ben pagato... Si sbrighi!
 
Matè guarda Rocco negli occhi. L’uomo volge via lo sguardo. Matè chiude gli occhi.
 
Il chirurgo le stacca l'orecchio sinistro con un colpo preciso di bisturi.
 
Matè spalanca gli occhi, pieni di lacrime mentre il chirurgo le tampona il taglio che
 
Rocco la fissa con occhi sgranati, nella fessura del passamontagna.
 
 
S C E N A 42
 
VILLA DEFONSECA BALMAS. SALA GIOCO. Int.notte
 
Maria è imFilippo pegnato in un mano di bridge. Guarda le proprie carte e gongola:
 
FILIPPO
 
Un grande slam storico.
 
i tre compagni di bridge sono concentrati sulle carte mentre un cameriere serve liquori e
 
L'avvicinarsi esitante di un secondo cameriere a Filippo Maria e il suo restare in attesa
 
FILIPPO
 
Scusate, amici... ho perso la concentrazione... Un momento solo.
 
si alza ed esce.
 
 
S C E N A 43
 
VILLA DEFONSECA BALMAS.STUDIO DEL CONTE. Interno notte
 
Luisa cammina in su e in giù per lo studio con in mano una scatoletta di cartone e corre
 
LUISA
 
Una cosa orribile, signor conte! Hanno lasciato questa scatola... quei macellai assassini le hanno tagliato un orecchio! Guardi...
 
porge la scatoletta a Filippoche fa un balzo indietro, schifato
 
FILIPPO
 
Non voglio vedere! Metta in frigo, metta in frigo! Glielo riattaccheranno.... Chiami subito Monzi a Milano..
 
LUISA
 
Ma che Monzi, signor conte! Ma non ha ancora capito? hanno messo quel maiale alla Nord Money per fare i loro interessi, non quelli della signora!
 
FILIPPO
 
E allora chiami la polizia! Che posso fare io di più? Voi sapete se ci sono i soldi, dove sono i soldi e che diavolo ci si può fare con quei soldi! Che volete da me? Che volete tutti!!!?
 
Filippo se ne torna dagli amici sbattendo la porta.
 
 
S C E N A 44
 
BUCA. Interno non illuminato
 
TONIO, incappucciato, si china sul corpo di Matè. La donna sta dormendo, sfinita dal
 
Come un animale Tonio le sale sopra. Matè si sveglia con un urlo e Tonio le chiude la bocca con una mano
 
Matè lo fissa con occhi sgranati e gli fa cenno che non urlerà. Tonio le leva la mano
 
MATE’
 
La farai quella telefonata?
 
TONIO
 
Ti credi furba eh?
 
si sbottona i pantaloni, tenendola bloccata sul pagliericcio con le ginocchia. Matè è
 
MATE’
 
Ti ho proposto un affare. Se ci stai, puoi scoparmi.
 
Tonio ansima e dice rauco, sarcastico
 
TONIO
 
E perché se non ci sto, che fai?
 
MATE’
 
Dico al tuo capo, quello con quei begli occhiali , che mi hai offerto di scappare in cambio di un miliardo e di una scopata.
 
TONIO
 
E quando ci parli col capo...
 
MATE’
 
Non sei solo qui, una strada la trovo...
 
Tonio si stacca da lei e la guarda attraverso il passamontagna, il respiro affannoso, i pantaloni sbottonati
 
TONIO
 
Anche se ti porta le mele, vuole solo quello che voglio io: fotterti.
 
MATE’
 
E allora che aspetti? Violentami, non posso mica scappare.
 
Tonio colpisce Matè con un schiaffone. La donna accusa il colpo ma torna a girare la
 
Tonio si riallaccia i pantaloni, mormorando imprecazioni incomprensibili e si arampica su per la scala.
Ritira la scala e chiude la botola con gran rumore.
©2017 Ernesto Gastaldi. All Rights Reserved. Designed By GiorgiOnline

Search