Labirinto

 
S C E N A 45
 
UFFICIO PERSONALE DI MATE’. Interno giorno
 
Monzi si è insediato nell’ufficio di Matè. Davanti a lui c’è Biagiotti che gli allarga sul tavolo alcuni quotidiani che titolano sul rapimento Matè.
 
ON. BIAGIOTTI
 
Eh no caro Monzi, no! Ti abbiamo messo lì perché risolvessi tutto e alla svelta, prima che la stampa cominciasse a far casino. Ma davvero vogliamo farcela rimandare a fette quella disgraziata?
 
VOCE MONZI
 
Senti, Biagiotti, non è la prima volta che tratto un rapimento.
 
ON. BIAGIOTTI
 
Questo è un caso un po’ speciale, no? Paga e tirala fuori. Poi ce la vediamo noi con Matè. L’idea di non pagare è stata tua. E adesso, guarda là, come la stampa ci inzuppa il pane!
 
MONZI
 
Io non ho idee mie. Lo sai bene che non ho idee mie.
 
VOCE ON. BIAGIOTTI
 
Tue o non tue, prendi i soldi dai conti esteri e paga. Questa cosa deve finire subito.
 
 
S C E N A 46
 
MILANO. GALLERIA. Interno giorno
 
P.P. di un uomo meridionale, basso e calvo. E’ Gino Neri. Sorride ma i suoi occhi restano cupi. E’ seduto al tavolo di un bar
 
NERI
 
E tu paga il riscatto e finisce tutto subito. Poi si vedrà quel che si può recuperare. Sai, giù, non è più come una volta. Molta gente si è messa in proprio, mezze figure, dilettanti...
 
di fronte a Neri, c’è Monzi. Si guarda spesso intorno, nervoso.
 
MONZI
 
Non vogliamo recuperare. Non vogliamo che torni.
 
NERI
 
Un sequestro costa un sacco di soldi: la talpa, i manovali, il trasporto, la guardianìa... Se non pagate non la mollano. Che problema c'è?
 
MONZI
 
Non possiamo sopportare che ce la mandino un pezzo per volta.
 
NERI (sardonico)
 
Oh... ragioni umanitarie!
 
MONZI
 
Non sfottere. Troppo baccano, troppa emozione sui media. La Polizia passerebbe al setaccio mezzo sud, magari manderebbero di nuovo l'Esercito...
 
NERI
 
Sì, sì... ho capito. Vorreste che l’ammazzassero alla svelta a fin di bene.
 
MONZI
 
E va bene, a fin di bene. Puoi fare qualcosa?
 
NERI
 
Certo, amico, certo... Gino Neri può sempre fare qualcosa. Per i rapitori è pure meglio eliminare il rapito, un testimone in meno. Però tu vuoi che facciano un lavoro per te? Devi pagarli.
 
MONZI
 
Mi pare giusto. Vedi di sapere quanto e magari usa un po’ della tua autorità perché non esagerino.
 
NERI(alzandosi con un sorrisetto)
 
Mi muoverei con più autorità se quell’appaltino sull'Alta Velocità andasse sui giusti binari... abbiamo fatto gli indignati per la corruzione nelle Ferrovie: ci spetta, no?
 
 
S C E N A 47
 
BUCA. Interno non illuminato
 
La botola si apre e la luce di una torcia illumina il pagliericcio su cui giace Matè, con la
 
Tonio, incappucciato, tiene la torcia e Rocco, anche lui mascherato col passamontagna,
 
Matè leva d’istinto una mano per parare gli occhi e Tonio gliel’abbassa con un colpo secco. Rocco scende nella buca col tascapane pieno mentre dalla botola si affaccia l’ uomo con gli occhiali:
 
UOMO CON OCCHIALI
 
Contessa, pare che abbia ragione lei. Suo marito non vuole pagare.
 
MATE’
 
Non può.
 
UOMO CON OCCHIALI
 
E chi è questo Monzi che è stato messo a capo della sua finanziaria?
 
Matè ha un gesto di rabbia e allontana con violenza la mano di Tonio che regge la
 
L’uomo con gli occhiali si tira indietro.
 
Tonio furioso colpisce Matè al volto con la torcia piantandogliela sugli occhi.
 
L’uomo con gli occhiali riappare nel riquadro della botola
 
UOMO CON OCCHIALI
 
Spegni la torcia.
 
Tonio esita e Rocco gliela toglie di mano con rabbia repressa. Guarda verso l’uomo con gli occhiali che conferma, calmo
 
UOMO CON OCCHIALI
 
Spegni.
 
Rocco spegne la torcia. Matè cerca di mettere a fuoco il suo interlocutore che resta in
 
UOMO CON OCCHIALI
 
Signora le ripeto la domanda: chi è questo Monzi?
 
MATE’
 
Il più gran figlio di puttana che mai abbia partorito la Terra e la prova definitiva che non avrete mai un soldo di riscatto.
 
UOMO CON OCCHIALI
 
Lei mi aveva fatto una proposta.
 
MATE’
 
E’ sempre valida. Ho accumulato prove d’ogni genere contro tutto il potere ufficiale e no.
 
UOMO CON GLI OCCHIALI
 
E chi ha queste prove?
 
MATE’
 
Persone fidate.
 
UOMO CON GLI OCCHIALI
 
Non si faccia illusioni contessa. Se nessuno paga noi manderemo a suo marito prima un dito, poi una mano, poi...
 
MATE’
 
Quelli mi vogliono morta. Non gliene frega niente se mi ammazza un pezzo alla volta.
 
UOMO CON OCCHIALI
 
Con le chiacchiere lei non si salva, signora. Forse riprenderemo presto questo colloquio.
 
l’uomo con gli occhiali si ritira. Tonio sale mezza scala, si volta a guardare Rocco
 
ROCCO
 
Le medicine. Vai pure, ci penso io.
 
Tonio se ne va, si sente la porta di sopra che sbatte.
 
ROCCO
 
Hai fatto una cosa grave.
 
Matè scuote le spalle. Si tocca la fronte e si accuccia sul pagliericcio.
 
ROCCO
 
Stai male. Toh, prendi questi, sono antibiotici.
 
MATE’
 
Non mi crede. Spera ancora di avere i soldi del riscatto. Sai, voi sequestratori vi facevo più intelligenti.
 
ROCCO
 
Ti fa male?
 
Matè non risponde. Rocco tira fuori dal tascapane una bottiglia di vino. La porge a
 
ROCCO
 
Aiuta a far sangue...
 
Matè lo guarda negli occhi. C'è uno scambio intenso in questo sguardo. Matè con
 
I due restano a fissarsi, faccia a faccia: Rocco è impietrito ma il suo respiro è rapido,
 
ROCCO
 
Io qui son l'ultima ruota del carro, non avrei potuto oppormi neppure volendolo.
 
Matè ripete il suo gesto e gli sfila di nuovo il passamontagna. Rocco non ha reazioni.
 
MATE’
 
E... avresti voluto?
 
ROCCO
 
No. Mi sarei compromesso e ti avrebbero tagliato l'orecchio lo stesso. E poi...
 
MATE’
 
Non hai bisogno di scusarti.
 
ROCCO
 
E chi si scusa. Quando si sceglie un lavoro, lo si deve fare fino in fondo.
 
MATE’
 
E' così dappertutto: quando si vogliono i soldi non si può badare ai mezzi.
 
Rocco è colpito dalla calma della donna mutilata, imbronciato ma ammirato, affascinato.
 
ROCCO
 
La prendi con molta calma. Le donne che conosco io si sarebbero già strappate i capelli.
 
MATE’
 
Tengo ai miei capelli e alle mie orecchie come chiunque altro, ma conosco il mondo e gli affari sono affari, sia in questa tana che nei palazzi di Milano. Sono stata una stronza a farmi rapire, voi avete fatto un investimento e volete che frutti. Con ogni mezzo. Anch'io farei così.
 
ROCCO
 
Tu? (scuote la testa) Tu sei una signora, una piena di soldi, non hai bisogno di far morire il prossimo per campare.
 
MATE’
 
E come credi che si facciano i soldi? Per qualcuno che ride c'è sempre chi piange. Se ti preoccupi del prossimo hai perso in partenza.
 
ROCCO
 
Parli come un uomo di rispetto.
 
MATE’
 
Me l'han già detto.
 
ROCCO
 
Ho provato a fare altri mestieri, ma qui se non sei al servizio di qualche potere muori di fame.
 
MATE’
 
E perché morire di fame se si può star bene?
 
Rocco la guarda incerto, ma Matè sembra parlare più a se stessa che a lui. L'uomo le accarezza una mano
 
ROCCO
 
Non ce l'hai con me?
 
MATE’
 
Ma no... ce l'ho con me stessa. E ce l'ho coi tuoi capi che sono tanto imbecilli da non capire che finiranno per dovermi ammazzare gratis.
 
Rocco prende fra le sue mani callose la mano curata di Matè
 
ROCCO
 
Ammazzare no... spero di no.
 
MATE’
 
Se non pago non potete lasciarmi andare, non pagherebbe mai più nessuno. Ti ho detto che capisco: gli affari sono affari. I sentimenti non c'entrano. Non ti odierò neanche se sarai tu a tirare il grilletto...
 
ROCCO
 
Non ho mai conosciuto una donna come te e mai avrei potuto conoscerla...
 
si china su di lei ma si ferma, si ritrae. Vuota il tascapane sul pagliericcio facendo
 
ROCCO
 
Ti ho portato altre mele...
 
Matè gli sfiora una guancia con le dita. Rocco la fissa intensamente e Matè gli sfiora le
 
L’emozione tesa, immobile, di Rocco è fortissima. Ha gli occhi lucidi e Matè gli sorride
 
MATE’ (sussurra)
 
Sono io che devo piangere. Vuoi che questa faccenda finisca bene per tutti? A voi i soldi e a me la salvezza?
 
Rocco annuisce.
 
MATE’
 
Telefona a mio marito, forse possiamo costringere quei bastardi a pagare.
 
ROCCO
 
Non è lui che decide?
 
MATE’
 
Mio marito può decidere l'atout a bridge e poco più. Ci sono persone che dovrebbero pagare, ma evidentemente non vogliono farlo.
 
ROCCO
 
Politici?
 
MATE’
 
Anche, ma adesso contano meno. I grandi burattinai sono sempre nell'ombra. Posso cercare di spaventarli.
 
ROCCO
 
Perché non l'hai scritto nel biglietto che ti han fatto mandare?
 
MATE’
 
Speravo che il tuo capo fosse più informato e di fare un accordo con lui. Se invece mi devo fidare di qualcuno, voglio fidarmi di te. Telefona a mio marito e digli che se non torno usciranno delle carte scottanti che faranno saltare mezzo mondo, pezzi grossi della cosiddetta società civile che poi è la più incivile di tutte. E che riferisca a Monzi.
 
ROCCO
 
Posso telefonare io a questo Monzi.
 
MATE’
 
No. Indovinerebbe che qualcuno di voi mi sta aiutando e non so fin dove può arrivare quel bastardo. No, deve sembrare una delle tante telefonate di minaccia.
 
ROCCO
 
Perchè lo odii tanto?
 
MATE’
 
E’ lui che mi ha dato la prima chance. Lavorava per i Servizi. Ma hai ragione. Dovrei odiare me stessa.
 
ROCCO
 
Farò la telefonata. Però mettersi contro il mondo di solito significa rimetterci la pelle, non salvarla.
 
MATE’
 
Devo rischiare il tutto per tutto: digli che se muoio non gli resteranno neanche le palle per giocare a polo. Forse pagheranno: quello che so io vale molto più di una manciata di miliardi. Come vedi mi metto nelle tue mani.
 
ROCCO (annuisce)
 
Hai visto la mia faccia. Un giorno sarò io a chiedermi se posso fidarmi di te.
 
MATE’
 
Se arriverà mai quel giorno, sarai contento di esserti fidato..
 
ROCCO
 
Dammi il numero che devo chiamare.
 
Rocco porge una biro a Matè che scrive un numero di telefono sul bordo di un foglio di giornale, lo strappa e glielo porge. Roco se lo infila in tasca.
 
Si sente il rombo di un motore in avvicinamento. Il rombo diventa assordante.
 
MATE’
 
Un elicottero...
 
Rocco risale la scala di corsa e corre fuori.
 
Matè si alza dal pagliericcio. Una fitta dolorosa le contrae il volto e si porta una mano sulle bende che si stanno macchiando di sangue. Vacilla e deve tornare a sedersi. Resta in attesa, piena di speranza, il volto girato verso l’alto, ma il rombo dell’elicottero si allontana fino a svanire.
 
Matè si affloscia su se stessa, delusa, gli occhi lucidi di pianto.
 
ROCCO
 
Era della Polizia. Se si avvicinano qui è peggio per te, capisci? Peggio.
 
Richiude la botola e Matè sente i suoi passi che si allontanano di corsa.
 
La donna si versa del vino dalla bottiglia e beve. Si mette una mano sulla fronte, forse le
 
Il rumore dell’elicottero torna a farsi forte ma questo è un suono riverberato.
 
 
S C E N A 48
 
NEWYORK. TERRAZZO DI GRATTACIELO. Est.giorno
 
RICORDO: le immagini sono nette. Matè è come l’abbiamo vista nelle scene iniziali del film.
 
Le pale dell'elicottero non sono ancora ferme quando Matè, elegante in un tailleur di un
 
 
S C E N A 49
 
GRANDE UFFICIO NEWYORCHESE. Interno giorno
 
RICORDO: le immagini sono nette e Matè appare come nelle scene iniziali del film.
 
Matè, accompagnata da uno dei due uomini che l'hanno accolta all'eliporto sul terrazzo
 
Nella stanza ci sono altre persone dall'aria importante. L'uomo fa una rapida
 
HENZE
 
Il mitico signor Utruff, l’uomo più ricco della nuova Russia... il senatore Delmont... e l'amico senatore George Ross della Texas Weapon United...
 
Matè stringe le mani a tutti
 
HENZE (continua)
 
E lei è la contessa Maria Teresa, il nostro tramite finanziario dell'operazione Cestnost.
 
UTRUFF (lieve accento russo)
 
Felicissimo di conoscerla, contessa. Mi hanno detto che il futuro del mondo è nelle vostre graziose mani.
 
MATE’
 
Troppo gentile e molto esagerato. Sono solo un tecnico finanziario e vi porto la piena solidarietà dei miei amici anche se a Roma più che del futuro del mondo, si preoccupano di quello personale.
 
HENZE
 
E che cos'è il futuro del mondo se non la somma dei nostri futuri personali?
 
tutti ridono poi Utruff interviene
 
UTRUFF
 
Patti chiari però: io blocco il mio commercio di armi e le metto a disposizione dei generali golpisti ma quando la Russia sarà tornata quasi URSS voi mi aiuterete a impiantarci un sano capitalismo: il mio. Televisioni, supermercati, giornali, telefoni, tutto. Nessun ostacolo, nessuna stupida legge antitrust.
 
ROSS
 
Molti dei miei preferirebbero un ritorno al comunismo.
 
UTRUFF
 
E perché non lo zar? La storia non torna indietro. Quel bel comunismo di una volta che come contropartita vi dava tanta sicurezza di essere nel giusto non tornerà più. E poi non si fanno grandi affari con il comunismo.
 
HENZE
 
Avrete l’import-export di tutta l’Asia. Okay? Purchè sventoli forte la bandiera del nazionalismo. L’Occidente deve avere di nuovo paura. Okay? Altrimenti dovremo finanziare i fondamentalisti islamici.
 
UTRUFF (ride forte)
 
Avrete di nuovo paura! Una paura, come si dice qui? fottuta, carasciò?
 
MATE’
 
Generale Henze, la parte politica che rappresento vuole la garanzia che riportiate l'Italia sotto l'ala dell'America. A qualunque costo.
 
HENZE
 
Sarà automatico: un nuovo pericolo rinsalderà i legami occidentali e non saranno più tollerabili governi indipendenti.
 
DELMONT (a Utruff)
 
Speriamo che sappiate muovere bene i nostri capitali, la Russia non è l’Italia: non basterà mettere qualche bomba nelle banche.
 
(a Matè)
 
Sua Eccellenza è sempre in gamba?
 
Matè apre la sua borsa e tira fuori dei documenti che passa ad Henze che li sfoglia e poi
 
MATE’
 
Temo che verrà ai nostri funerali. Abbiamo usato holding lussemburghesi per il trasferimento dei primi trecento milioni di dollari, i versamenti saranno mascherati da finti acquisti di diritti televisivi, poi li muoveremo attraverso la Hong Kong National Bank. Arriveranno a Mosca come fondi per la cooperazione.
 
ROSS
 
Sembra un buon lavoro, contessa... non dobbiamo assolutamente ripetere il pasticcio BNL-Atlanta - Irak!
 
MATE’
 
Non vorrei offendere ma quello fu dilettantismo puro e credo che la mia professionalità sia fuor di dubbio. Spero di poter dire lo stesso della vostra!
 
Tutti scoppiano a ridere e si affollano intorno alla bella Matè per stringerle la mano.
 
 
S C E N A 50
 
BUCA. Interno non illuminato
 
Nel buio della buca Matè sente ancora lo scrosciare delle risate americane evocate dal
 
La donna apre la bocca ed emette un suono sarcastico, un'imitazione tragica di risata
 
MATE’
 
Ah... ah... ah.
 
resta supina sul giaciglio, gli occhi sgranati nel buio. La risata si strozza in singhiozzo.
 
 
S C E N A 51
 
PORTO DI VILLA SANGIOVANNI. Esterno giorno
 
Oltre i vetri della cabina telefonica pubblica si vede il porto di Villa San Giovanni col
 
ROCCO
 
Pagate perché qui non scherziamo. Le abbiamo già tagliato un orecchio, se non pagate continueremo così... un pezzo per volta.
 
 
S C E N A 52
 
UFFICIO QUESTURA. Interno giorno
 
Il resto della telefonata lo sentiamo attraverso un registratore in un ufficio del Capo
 
VOCE REGISTRATA ROCCO
 
...un pezzo per volta... La signora dice che se non torna usciranno documenti compromettenti che ha dato ad un amico... molto compromettenti, che vi porteranno tutti alla rovina.
 
Si sente il "clic" dell'interruzione della linea. Uno dei tecnici aziona un secondo
 
VOCE MERIDIONALE (registrata)
 
Chi vuoi prendere in giro, stronzo! Dì al conte che presto riceverà le orecchie della signora.
 
COMM. FERLA
 
Non solo è un’altra voce ma anche il tono e la forma. Ha detto "la signora dice", sembra più un portavoce della contessa che uno dei suoi aguzzini.
 
Il conte è agitato e guarda Monzi che ha un sorriso compiaciuto
 
MONZI
 
Qui c’è lo zampino diabolico di Matè. Se resta ancora un po’ con quei disgraziati diventa lei la capobanda.
 
FILIPPO
 
Ma che dice! La stan facendo a fette! Bisogna che il giudice sblocchi le proprietà di mia moglie.
 
CAPO DELLA POLIZIA
 
La linea dura è una legge dello Stato, Filippo, e nessuno può violarla.
 
MONZI
 
Se non è una pensata di Matè è un bluff dei rapitori. La contessa non è tipo da costruire dossier compromettenti contro nessuno.
 
COMM. FERLA
 
Sicuro?
 
Monzi annuisce sorridendo.
 
MONZI
 
Sì, ma lei, conte, segua il mio consiglio. Se ne vada un po’ fuori... qui c’è troppo stress per lei.
 
FILIPPO
 
Sì, credo che abbia ragione. Qui non resisto più.
 
Filippo se ne va accompagnato alla porta dal Capo della Polizia che poi si volta verso
 
CAPO DELLA POLIZIA
 
In fondo Filippo la sta prendendo bene...
 
MONZI
 
Il suo non è un vero matrimonio. Un semplice do ut des. E poi , dottore, se Matè muore, lui eredita tutto.
 
CAPO DELLA POLIZIA
 
Questa non gliela passo, Monzi. Filippo non è quel tipo di uomo.
 
MONZI
 
Davanti ai soldi gli uomini diventano tutti di un solo tipo.
 
CAPO DELLA POLIZIA
 
Quella donna può veramente avere delle carte che scottano?
 
Monzi fa lo stupito
 
MONZI
 
Certo che no. Abbiamo sempre trattato affari limpidi e assolutamente legali.
 
CAPO DELLA POLIZIA
 
Naturale. Limpidi e assolutamente legali. Una domanda inutile.
 
 
S C E N A 53
 
STUDIO DI SUA ECCELLENZA. Interno notte
 
In una stanza pesantemente mobiliata, dall’aria antica, sullo sfondo di quadri ottocenteschi, tendaggi pesanti, Sua Eccellenza siede su una poltrona accanto ad uno scrittoio e picchietta con un occhialino il piano intarsiato.
 
SUA ECCELLENZA
 
Pensar male è brutto ma ci si prende sempre. Sai qualcosa delle prove che Matè dice di avere?
 
MONZI (spalanca le braccia)
 
Avrà raccolto fotografie, registrazioni, numeri di conti esteri... se un decimo di quel che sa arriva in mani sbagliate è l'ergastolo per tutti.
 
SUA ECCELLENZA
 
Sei catastrofico e non mi piace il tuo uso sconsiderato del plurale, però trova quelle carte.
 
MONZI
 
Farò del mio meglio come sempre. Purtroppo quando ho saputo del ricatto avevo già parlato con Neri. Lui certo sa chi sono i rapitori di Matè. Ha chiesto soldi per eliminarla. Far marcia indietro potrebbe insospettire qualcuno.
 
Sua Eccellenza porta il laringofono alla gola
 
SUA ECCELLENZA
 
Finché non troviamo i documenti che Matè dice di avere contro di noi deve vivere.
 
MONZI
 
Così facciamo il suo gioco. Magari non ha niente di niente. Ne sa una più del diavolo quella.
 
SUA ECCELLENZA
 
Già, ma ha avuto una botta di sfortuna.
 
entra un maggiordomo, compunto. Si inchina
 
MAGGIORDOMO
 
Eccellenza, è l’ora della cena.
 
il vecchio col laringofono fa un cenno di assenso e il maggiordomo esce. Monzi gira
 
SUA ECCELLENZA
 
Finché non trovi quei documenti, la vita di Matè vale più della nostra. Datti da fare.
 
Monzi annuisce.
 
 
S C E N A 54
 
BUCA. Interno poco illuminato
 
Rocco, senza passamontagna, accende una torcia e fa piovere la luce su Matè
 
I capelli di Matè sono scomposti intorno al viso. Teneramente Rocco ravvia una ciocca,
 
Matè apre gli occhi e trasale di paura. Rocco la calma
 
ROCCO
 
Sono io. Voglio cambiarti la benda.
 
tira fuori dal tascapane garze sterili, acqua ossigenata e un rotolo di cerotto.
 
Ti farò un po’ male.
 
Matè annuisce appena, fissandolo. Rocco toglie la benda insanguinata e fa una smorfia di dispiacere nel vedere il moncherino scuro, sporco di sangue raggrumato che Matè ha al posto dell’orecchio.
 
MATE’
 
Non hai uno specchio?
 
Rocco scuote il capo, lava il moncherino con l’acqua ossigenata e lo ricopre con garze pulite. Sorride
 
ROCCO
 
Con una plastica tornerai perfetta come prima.
 
MATE’
 
Non voglio tornare come prima.
 
ROCCO
 
Perché?
 
Rocco incerotta le garze pulite, poi Mate scuote la testa per portare i capelli a coprire il
 
MATE’
 
C’è un vantaggio nello stare in questa buca: si ha tempo per pensare. I banditi non stanno solo sulle montagne, la criminalità domina il mondo. Te l’ho detto: troppi soldi si fanno soltanto con gli affari sporchi.
 
accarezza Roco sui capelli
 
Grazie.
 
Rocco d'impeto la bacia. Matè si lascia baciare senza reagire. Rocco, portato dalla passione, le accarezza il corpo. Matè lascia fare, passiva. Rocco si ferma, si stacca da lei.
 
ROCCO
 
Solo se lo vuoi anche tu...
 
Matè leva una mano a sfiorargli le labbra e sussurra
 
MATE’
 
Non so neanche come ti chiami...
 
ROCCO
 
Rocco...
 
La mano di Matè lo attira a sé.
 
(inquadrature a disposizione della regìa)
 
PASSAGGIO DI TEMPO
 
Le pile della torcia si stanno esaurendo. La luce rossastra disegna appena i contorni dei
 
ROCCO
 
Ho moglie e due figli. Ho giurato che avranno tutto quello che hanno i figli degli altri. Ho lavorato un anno in Germania... guadagnavo, ma non abbastanza... mi hanno anche picchiato quegli uomini di merda con le teste rasate... E quando è arrivata la chiamata ho risposto sì.
 
MATE’
 
Quale chiamata?
 
ROCCO
 
Da quelli che comandano qui da sempre. Tonio ha garantito per me. Mi han messo in mano una pistola e mi han mandato ad ammazzare uno, un politico colluso che non aveva mantenuto i patti.
 
MATE’
 
Ti han pagato?
 
ROCCO
 
Sì. Avevo giurato obbedienza e non potevo non farlo. Qui se sgarri ti ammazzano. Adesso sono persona fidata, guadagnerò sempre di più anche se prima o poi finirò morto ammazzato o all’ergastolo. E' un brutto lavoro, ma ormai l'ho scelto. Si vede che era il mio destino.
 
Rocco accarezza Matè
 
MATE’
 
Anch’io una volta ho lasciato che uccidessero un uomo.
 
ROCCO
 
Non ci credo. Perché l’avresti fatto?
 
MATE’
 
Anch’io come te dovevo farlo. Se entri in corsa devi correre. Tu speri di diventare uno dei capi?
 
ROCCO
 
Sei una donna intelligente ma questa è una domanda stupida. Uno come me non potrebbe mai.
 
MATE’
 
Perché? Riina era un manovale ed è diventato capo della mafia siciliana.
 
ROCCO
 
Capo del braccio armato di Cosa Nostra non capo della mafia. Io sono abbastanza ignorante per diventarlo ma ho sempre davanti agli occhi lo sguardo di quell'uomo... gli ho sparato e lui è saltato giù dalla macchina ed è scappato sanguinante per un prato. Gli sono corso dietro e ha alzato le mani per proteggersi.
 
MATE’
 
E tu hai sparato di nuovo.
 
ROCCO
 
Sì. A quel punto o lui o io.
 
Rocco tace, lo sguardo perduto nel rimorso.
 
MATE’
 
Perché mi dici questo?
 
ROCCO
 
Non lo so. Non l'ho mai detto a nessuno, neppure a mia moglie .
 
MATE’
 
Me l'hai detto per farmi capire che se ti ordineranno di spararmi, tu mi sparerai.
 
Rocco non risponde. Matè sospira e chiude gli occhi.
 
 
S C E N A 55
 
STAZIONE. Interno notte
 
INCUBO: le immagini sono alonate e i suoni riverberati.
 
FLASH: nel lento ossessivo RALLENTATO ricadere dei detriti dopo uno scoppio
 
Un bambino fissa allucinato, senza recepire, l’immagine della testa di suo fratello che rotola senza corpo in un movimento assurdamente RALLENTATO.
 
Il vento dell’esplosione fa ancora svolazzare i fogli di un quaderno di scuola: la nevicata RALLENTATA copre in parte i cadaveri di due giovani studentessa.
 
 
S C E N A 56
 
BUCA. Interno non illuminato
 
Matè spalanca gli occhi ansimando, oppressa da quel lontano orrendo ricordo. Rocco la
 
ROCCO
 
Pensavi a quell’uomo?
 
MATE’
 
Quale uomo?
 
ROCCO
 
Quello che hai lasciato ammazzare.
 
Matè tenta un sorriso ma le vien fuori una smorfia. Fissa Rocco senza parlare, incerta se
 
MATE’
 
Ci sono cose che non si riescono a dire nemmeno in punto di morte...
 
ROCCO
 
Non sei in punto di morte.
 
MATE’
 
Lo siamo sempre. Fu una notte a Londra, dieci anni fa.
 
 
S C E N A 57
 
HALL DI ALBERGO DI LUSSO. Interno notte
 
 
RICORDO: le immagini sono nette. Matè e Monzi sono di circa dieci anni più giovani
 
Come visto da Matè: Monzi esce da un ascensore e le va incontro
 
MONZI
 
Vuole altri mille miliardi. Dice che gli servono per tappare il buco se no il Banco va a picco.
 
Matè ha dieci anni di meno. Guarda l'ora. Monzi, sui 35, ticchetta con le dita sulla sua
 
MATE’
 
Vuoi smetterla, per favore? (poi decide)
 
Non gli dà più un soldo nessuno, e la mafia vuole indietro i suoi. Ormai l’hanno spremuto come un limone...
 
MONZI
 
Non abbiamo alternativa. L'hai sentito il venerabile... Se fallisce e parla morirà un sacco di gente è andrà in galera tutta la sacra nomenclatura.
 
MATE’
 
Lo so. Può fallire ma non deve parlare più.
 
Matè dà un’occhiata a Monzi che si avvicina a Marco, un uomo che sta in fondo alla hall, correttamente vestito da gentleman della city, poi si avvia a passi decisi verso l’uscita stringendosi addosso la pelliccia.
 
 
S C E N A 58
 
BUCA. Interno non illuminato
 
ROCCO
 
Non sei stata tu a uccidere.
 
MATE’
 
Peggio no? Tu hai ammazzato ma altri lo avevano deciso. Io ho deciso e altri hanno ammazzato.
 
ROCCO
 
L’hai lasciato fare non l'hai deciso.
 
MATE’ (sorride)
 
Saresti un buon gesuita...
 
ROCCO
 
Gesuita? Che c'entrano i preti?
 
Matè sorride e comincia a rivestirsi. Rocco la aiuta poi le passa una mano sulla schiena
 
MATE’
 
Pensi di diventare ricco coi sequestri?
 
ROCCO
 
Mi danno cinque milioni al mese e un premio se il sequestro va a buon fine. Tu invece parli di centinaia di miliardi.
 
MATE’
 
Parlarne non sempre vuol dire averli e averli qualche volta vuol dire morire.
 
ROCCO
 
Da quando ho ammazzato quell'uomo... Matè, davvero bisogna far tutto per i soldi?
 
MATE’
 
E' come un ascensore che non si può fermare: devi continuare a salire o ti buttano giù.
 
ROCCO
 
Tra poco vengono a darmi il cambio. E' meglio che non mi trovino qui sotto.
 
si alza e si infila i pantaloni.
 
MATE’
 
Anche il tuo compare mi ha messo gli occhi addosso.
 
ROCCO
 
Non oserà toccarti. E’ mio zio, lo conosco bene. All’antica in tutto.
 
MATE’
 
Anche se lo facesse... se morirò che importanza ha? E se uscirò viva da qui basterebbe una bella doccia per cancellare tutto.
 
ROCCO
 
Anche me?
 
MATE’
 
Tutto lo sporco.
 
gli prende una mano fra le sue e dice in tono conciliante
 
Che età hanno i tuoi figli?
 
ROCCO
 
Il maschio otto e la femmina cinque.
 
MATE’ (sussurra)
 
Il mio ne avrebbe quasi venti...
 
ROCCO
 
E' morto?
 
MATE’
 
Non è mai nato. (con forte rimpianto) Non l'ho mai fatto nascere...
 
Matè si stringe forte a Rocco, che, dopo un'esitazione, ricambia l'abbraccio.
 
ROCCO
 
Sei ancora giovane. Puoi fare tutti i figli che vuoi.
 
Matè si stacca da lui e scuote la testa
 
MATE’
 
Non voglio figli. E anch’io quello che ho fatto, nelle stesse condizioni, lo rifarei. Il mondo è così. Non l’abbiamo inventato noi.
 
Rocco si alza e annuisce. va verso la scala, poi si volge colpito da un pensiero
 
ROCCO
 
Forse avremmo potuto cambiarlo. Provare a cambiarlo.
 
 
S C E N A 59
 
ZONA PANORAMICA DI ROMA. Esterno giorno
 
Monzi e Gino Neri, affacciati su un panorama di Roma.
 
MONZI
 
Qui è più sicuro che nessuno ci ascolta.
 
NERI
 
Gli amici accettano di fare il lavoro ma vogliono i almeno soldi del riscatto. In fondo tu gli chiedi un servizio extra.
 
MONZI
 
E’ molto, devo chiedere. Ti do una risposta in pochi giorni.
 
NERI
 
Sai, un uccellino mi ha fischiettato di certi documenti che se la bella signora muore... eh?
 
MONZI (seccato)
 
Documenti? Ma quali documenti! Fammi autorizzare il pagamento e l’affare è fatto.
 
 
S C E N A 60
 
VILLA DEFONSECA BALMAS. STUDIO DEL CONTE Interno notte
 
Luisa entra nello studio con circospezione. Va verso una scrivania monumentale e apre uno degli sportelli laterali: dentro, in mezzo ad altre carte, ci sono due grossi plichi identici legati con un nastro rosso: su uno c’è scritto "PER IL NOTAIO".
 
Luisa li prende entrambi, poi ci ripensa, rimette quello senza scritta nella scrivania e
 
 
S C E N A 61
 
VILLA DEFONSECA BALMAS. STANZA LUISA. Int.notte
 
Luisa si chiude a chiave in camera sua, stringendo al petto il voluminoso plico di
 
Va in bagno e apre l’acqua nella vasca. Compone un numero al telefono cordless mentre comincia a spogliarsi
 
LUISA
 
Il notaio Pozzi per favore. Lo so che è tardi ma è molto urgente. Ho capito e quando lo trovo? Domani alle otto. Va bene ditegli che ha chiamato Luisa Vincenzi. Devo consegnargli dei documenti importanti.
 
finisce di spogliarsi e si infila nell’acqua tiepida della vasca provandone sollievo.
 
Un rumore attira la sua attenzione per un momento, ma tutto è silenzio. Luisa si lascia scivolare nella vasca fino a che l’acqua le sfiora le labbra. Chiude gli occhi.
 
Un’ombra silenziosa è su di lei. Luisa ne avverte la presenza e spalanca gli occhi: due mani guantate di nero le spingono la testa sott’acqua spegnendo l’urlo della donna in un gorgoglio di bolle.
 
Visto da sotto il pelo dell’acqua in movimento la faccia di Marco, il guardaspalle di Monzi, sembra quella di un mostro.
 
L'uomo la tira su. Luisa tossisce spasmodicamente.
 
Intanto Monzi sta frugando in giro, badando a non creare confusione. Ogni cosa che
 
MARCO
 
Non sarà così stronza da tenerli qui...
 
MONZI
 
Adesso ce lo dice lei, vero bella?
 
Marco afferra Luisa per i capelli
 
MARCO
 
Dimmi dove sono i documenti segreti della tua padrona e ti lascio sguazzare nella vasca tutta la notte... Non ti vogliamo far del male: quelle carte in mani sbagliate potrebbero far scoppiare la terza guerra mondiale.
 
LUISA (senza fiato)
 
Non so di che carte...
 
Monzi fa un cenno a Marco che torna crudelmente ad immergerla nell'acqua della
 
Luisa sta affogando, le bolle diminuiscono di volume e quantità, gli occhi della donna
 
Monzi fa cenno a Marco di tirarla fuori. Marco la tira su per i capelli, sembra morta, la
 
MONZI
 
Ti ho detto che è per il bene del mondo... dove sono?
 
Luisa scuote la testa e Monzi indica a Marco di immergerla di nuovo. Luisa si aggrappa al bordo della vasca e annuisce, tossendo. Non riesce a parlare ma con un dito indica l’armadio in cui ha nascosto i documenti.
 
Monzi spalanca l’armadio. Trova il pacco dei documenti, lo apre e dà un’occhiata: fotografie, lettere, atti notarili e una videocassetta.
 
MONZI
 
Sono questi.
 
Marco lascia Luisa che ha un conato di vomito e continua a tossire aggrappata al bordo della vasca e si affretta verso l’uscita.
 
Anche Monzi si avvia, poi si ferma. Torna verso la vasca da bagno e accende un phon che sta su una mensola. Lo butta acceso dentro la vasca piena d’acqua. Un lampo azzurro e poi l’appartamento piomba nel buio.
 
 
S C E N A 62
 
SALA CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE. Int. giorno
 
L’avvocato dagli occhiali cerchiati d'oro siede ad una estremità del lungo tavolo lucido. Dall’altra parte, in piedi, c’è Gino Neri.
 
NERI
 
Quella pecora che avete nella buca vale più di quel che pensate. Si stanno cacando sotto dalla paura.
 
UOMO CON GLI OCCHIALI
 
Pensavo che fosse un bluff della contessa per salvare la pelle, ma se quelli han paura le cose cambiano.
 
NERI
 
Se posso dire la mia: fate cantare la signora e poi facciamogli il favore che chiedono.
 
disegna una piccole croce in aria con le dita
 
UOMO CON GLI OCCHIALI
 
Mi pare ovvio. E’ più utile tenere per le palle amici importanti che avere dei nemici rovinati da uno scandalo.
 
 
S C E N A 63
 
UFFICIO DI MATE’ A MILANO. Interno giorno
 
Monzi, seduto dietro la scrivania di Matè, parla al telefono.
 
MONZI
 
... ma non ne ho la più pallida idea, commissario Ferla! L’ultima volta che ho visto la signorina Luisa è stato ieri pomeriggio a casa del conte DeFonseca Balmas. Poi ho preso il volo... aspetti...
 
legge un biglietto aereo che ha sul tavolo
 
MONZI
 
…ecco qua il volo AZ 230 delle 20 e 55 e sono arrivato a Milano verso le dieci...
 
 
S C E N A 64
 
VILLA DEFONSECA BALMAS. STUDIO DEL CONTE Interno giorno
 
Il Commissario Ferla è al telefono nello studio della villa. Dietro a lui si muovono
 
COMM. FERLA
 
Volo AZ 230. Controlla la lista dei passeggeri.
 
 
S C E N A 65
 
BUCA. Interno male illuminato
 
La luce di una grossa torcia elettrica in pugno a Tonio, incappucciato col
 
Dall'alto della botola si affaccia il compito avvocato con gli occhiali cerchiati d'oro.
 
 
UOMO CON OCCHIALI
 
Signora, devo purtroppo comunicarle il nostro vivo disappunto. Per lei non paga nessuno. Dovremo passare al gioco pesante.
 
Rocco ha un lieve irrigidimento che non sfugge a Tonio, accanto a lui.
 
MATE’
 
Non servirà a niente. Potete macellarmi ma non avrete un soldo. Facciamo un patto: voi mi lasciate andare e io vi prometto che pagherò il riscatto.
 
UOMO CON OCCHIALI
 
Preferisco la sua prima offerta, ricorda? Lei mi dice dove posso trovare quel dossier e io considero il riscatto pagato.
 
MATE’
 
Garanzie?
 
UOMO CON OCCHIALI
 
Temo di non potergliene dare.
 
MATE’
 
Potete se volete. Scriverò un biglietto a chi ha le carte con l’ordine di consegnarle ad un vostro uomo fidato non appena arriverà la notizia della mia liberazione.
 
UOMO CON OCCHIALI
 
Sono troppo in vantaggio per accettare un pareggio. Deve fidarsi o morire.
 
MATE’
 
Morta per morta preferisco crepare con la consolazione che avete fatto un cattivo affare.
 
L'uomo si leva gli occhiali cerchiati d'oro e li pulisce lentamente con un fazzoletto di
 
UOMO CON OCCHIALI
 
Rendo omaggio al suo animo, signora e riferirò, ma devo dirle che nessuno riesce a tacere quando si usano i sistemi adatti. La morte in sé non è niente, quel conta è il modo in cui si muore.
 
L'avvocato inforca gli occhiali e si ritrae dalla botola.
 
Senza una parola Rocco e Tonio risalgono la scala, la tirano su e chiudono la botola.
 
Matè resta sola a pensare.
 
VOCE SUA ECCELLENZA(riverberata)
 
Come ha detto il poeta "sol chi procaccia d'aver fratelli in suo timor non erra" e tu vieni qui a minacciare, sant'Iddio, a minacciare me?
 
 
S C E N A 66
 
STUDIO DI SUA ECCELLENZA. Interno giorno
 
In un buio senza spazio il volto Sua Eccellenza fissa Matè con ironia.
 
L'ambiente si delinea: è lo studio di Sua Eccellenza che fissa Matè seduto sulla sua
 
MATE
 
Assolutamente no, e come potrei? Trovi però una ragione plausibile che io possa sostenere davanti ai giudici e tutto filerà liscio come sempre.
 
SUA ECCELLENZA
 
Io ti capisco, vedere tanti amici in galera fa perdere il controllo. Ma l’importante è che le cose vadano avanti. Quando si ha la mia età e anche il domani può essere futuro irraggiungibile si impara a guardare lontano. O la Russia torna forte o l’Islam dilagherà in tutta l’Asia e quando sarà il momento del grande scontro, il Cristianesimo sarà sconfitto.
 
MATE’
 
Eccellenza, ma lei crede davvero a quel che dice? Con me non ha bisogno di sbandierare nobili motivi per giustificare il suo amore per il potere.
 
SUA ECCELLENZA
 
Potere è bello se si sa volere.
 
MATE’
 
I soldi sono arrivati a destinazione. Aspettano un segnale da Washington. Laggiù qualcuno vorrebbe puntare di nuovo sui comunisti.
 
SUA ECCELLENZA
 
Meglio la destra nazionalista, dovendo puntare sul male è un male più sicuro. Se la Russia torna pericolosa, fotteremo la Sinistra per altri cinquant'anni.
 
MATE’
 
Anche se al Cremlino va al potere la destra?
 
SUA ECCELLENZA
 
Destra sinistra, la gente non distingue più. Diremo che sono nemici e basterà.
 
MATE’
 
Può darsi, Eccellenza. Ma io cosa dico se mi interroga il Procuratore?
 
SUA ECCELLENZA
 
Hai ragione, cara Matè, preoccupiamoci dell’oggi. Non ti interrogherà nessuno. Provvederò io a tutto come sempre.
 
 
S C E N A 67
 
BUCA. Interno non illuminato
 
Matè sorride amaramente nel buio della cella:
 
MATE’
 
Stai provvedendo eh, vecchio maiale? Stai provvedendo...
 
il sogghigno è spezzato da un singhiozzo e Matè si rannicchia su un fianco.
 
 
S C E N A 68
 
STUDIO DI SUA ECCELLENZA. Interno tramonto.
 
Sua Eccellenza siede, curvo, su una poltrona del Settecento, vicino al camino acceso.
 
MONZI
 
E' stata una fortuna quel sequestro. Quella donna aveva messo da parte una vera e propria bomba....
 
SUA ECCELLENZA
 
Fortuna.... davvero credi alla fortuna?
 
MONZI
 
Ce n’era per tutti...
 
SUA ECCELLENZA
 
Vedi, tu hai parlato col nostro buon amico Gino Neri e lui sta cercando di mettersi in proprio. Fortuna che siamo arrivati per primi su queste carte.
 
MONZI
 
Neri ha osato...? Non ci si può più fidare di nessuno. Provvederò.
 
SUA ECCELLENZA
 
Il sospetto è brutto ma a sospettare non si sbaglia quasi mai. Comunque tu non te ne devi più occupare. Vedi, ora potremmo stare tranquilli e invece tu hai un problema. La nostra amica Achille mi ha fatto sapere che in Procura sta per essere firmato un mandato di cattura contro di te.
 
MONZI
 
Contro di me? E con quali accuse?
 
il vecchio fa un gesto vago con la mano e sorride triste
 
SUA ECCELLENZA
 
Vecchie calunnie di stragi.
 
MONZI
 
Chi ha tradito? Allora anche lei è in pericolo.
 
SUA ECCELLENZA
 
I giudici contro di me devono trovare riscontri oggettivi, prove inoppugnabili che non ci possono essere. Invece con te han gioco facile, Monzi.
 
MONZI
 
Non ho mai preso iniziative, io! Ho sempre eseguito i suoi ordini...
 
SUA ECCELLENZA
 
Questa è una cosa che è meglio non dire. Io non do mai ordini. Qualche consiglio al massimo...
 
MONZI
 
Che significa? Che mi abbandona?
 
SUA ECCELLENZA
 
Ma no, che dici? Per me sei come un figlio.
 
MONZI
 
Sì, devo tutto a lei. Di me si può fidare ciecamente.
 
SUA ECCELLENZA
 
Ma certo che mi fido! Son certo che se parlassi il rimorso ti ucciderebbe.
 
Monzi, a disagio, sussurra
 
MONZI
 
Lei sa di avere tutta la mia venerazione.
 
SUA ECCELLENZA
 
La venerazione è per i santi.
 
 
S C E N A 69
 
LUNGOMARE . Esterno tramonto
 
Neri si avvia verso la propria auto. Tira fuori le chiavi e prima di infilarle nella mare. Infila la chiave e la gira per aprire l’auto.
 
Un’esplosione tremenda distrugge l’immagine sullo schermo.
 
 
S C E N A 70
 
STUDIO DI SUA ECCELLENZA. Interno tramonto
 
Il maggiordomo deferente entra nella stanza portando un cellulare che porge a Sua
 
SUA ECCELLENZA
 
Sì, sono io...
 
controlla l'ora al suo Roskoff da taschino
 
SUA ECCELLENZA
 
Già le otto... povero Neri... Mandate una corona. Voglio che sia la prima.
 
MONZI
 
Che gli è successo?
 
SUA ECCELLENZA (sospirando)
 
Una disgrazia.
 
MONZI
 
Non posso andare in galera... so che non reggerei... Direi tutto... Mi crederanno, lei è già sospettato di altri delitti...
 
SUA ECCELLENZA
 
Vedi che non ragioni più, figlio mio? Io non ho o ucciso nessuno. Ma siamo qui per aiutarci, non per accusarci, ti pare?
 
Monzi si lascia scivolare sulle ginocchia e afferra una mano scarna e sottile di Sua
 
MONZI
 
La supplico, mi salvi. Non voglio invecchiare in una cella...
 
ha un singulto di pianto e il Sua Eccellenza gli posa una mano paterna sulla testa
 
SUA ECCELLENZA
 
Ci si sente vecchi quando gli amici cominciano a morire...
 
sospira Sua Eccellenza con ironico dolore
 
MONZI
 
Che devo fare?
 
SUA ECCELLENZA
 
Sparire per un po'.
 
MONZI
 
Ormai il mondo è diventato piccolo... dove scappo?
 
SUA ECCELLENZA
 
Non è questione di distanze, caro. Se nessuno ti cerca, puoi scappare pure a Frascati.
 
MONZI
 
Ma mi cercheranno le polizie internazionali di mezzo mondo!
 
SUA ECCELLENZA
 
No, se sarai morto. Per finta naturalmente. Hai un figlio, vero?
 
MONZI
 
Sì.
 
SUA ECCELLENZA
 
Allora scrivigli una bella lettera in cui dici che ti vuoi suicidare e poi sparisci. Insomma organizzati un bel suicidio e non ti cercherà più nessuno. Quando tutto sarà di nuovo calmo, tornerai dicendo che non hai avuto il coraggio di ammazzarti.
 
Monzi supera la perplessità, si illumina di gioia e cerca di nuovo di baciare la mano
 
MONZI
 
Geniale! Geniale come sempre, Eccellenza!
 
 
S C E N A 71
 
OVILE. Interno tramonto
 
Un fischio proviene da fuori.
 
Tonio si alza dal pagliericcio sopra la botola e prende la lupara. Va ad aprire il paletto
 
ROCCO
 
Fa caldo oggi.
 
Tonio grugnisce una assenso e posa la lupara sul pagliericcio.
 
TONIO
 
Un brindisi?
 
gli chiede Tonio con un ghigno complice indicando in basso, sotto il pavimento. Rocco non risponde. Stappa la bottiglia e versa da bere per sé e per lo zio.
 
TONIO
 
Attento, Rocco. E’ una troia. Quella per salvare la pelle la darebbe anche al diavolo.
 
ROCCO
 
Tu che faresti al posto suo, sepolto in buco, aspettando che ti facciano a fette?
 
TONIO
 
Non lo so e non me ne fotte niente. Se vuoi darle un bicchiere di vino, niente in contrario, se ti vuoi fare una chiavata accomodati, ma se hai quella nel cervello levati dai piedi, per il bene tuo.
 
ROCCO
 
Piantala, zio. Non voglio fare niente di niente.
 
TONIO
 
Meglio così.
 
ROCCO
 
Domani vengono su con l'acido.
 
TONIO
 
E’ qui da appena due mesi...di solito tiriamo avanti per un anno e più.
 
ROCCO
 
Non vogliono far sparire il suo cadavere, non ancora. Vogliono usare l'acido per farla parlare.
 
TONIO
 
Non sono affari nostri. Tu queste cose non devi neppure saperle e non devi dirmele. Noi facciamo il nostro lavoro punto e basta. O vuoi finire nell'acido pure tu?
 
ROCCO
 
No, però...
 
TONIO
 
Però cosa? Non fare fesserie ché non voglio morire perché sei in calore.
 
Rocco annuisce, Tonio lo guarda indeciso, poi alza le spalle, scuote la testa e se ne va. Rocco tira il paletto dell'uscio.
 
 
S C E N A 72
 
BUCA. Interno non illuminato
 
Matè è rannicchiata sul letto, lo sguardo perduto, fisso sul pavimento buio.
 
 
S C E N A 73
 
STAZIONE. Interno notte
 
(ATTENZIONE: i personaggi sono gli stessi visti morti o feriti nelle scene degli incubi
 
di Matè)
 
RICORDO: le immagini sono alonate e i suoni riverberati.
 
Una grande sala d’aspetto piena di gente. Qualcuno seduto, molti in piedi. Matè, giovanissima, riflessa in un grande specchio, guarda in esso le immagini alle sue spalle. L’inclinazione dello specchio gliela mostra un po’ dall’alto.
 
Seduta su una poltroncina una giovane donna allatta un neonato sorridendogli
 
Due giovani innamorati si sfiorano le mani con un sorriso di imbarazzata promessa.
 
Un gruppo di soldati di leva entra nella sala ridendo.
 
Matè prende la valigetta lasciata da Monzi, passa davanti alla madre che allatta, ai due
 
UN SOLDATO
 
Quanto manca all’alba?
 
COMMILITONE
 
Ventitré giorni.
 
Due studentesse si avvicinano, chiacchierando.
 
UNA STUDENTESSA
 
Ci vediamo domani. A che ora torni?
 
ALTRA STUDENTESSA
 
Ho l’esame alle cinque. Vado e vengo. Domani è il gran giorno. Piero mi ha chiesto di uscire. Magari mi bacia.
 
UNA STUDENTESSA
 
Quello non ti bacia, quello ti si fa!
 
ALTRA STUDENTESSA
 
Meglio! Domani ti racconto!
 
UNA STUDENTESSA
 
Okay. A domani allora.
 
Due fratellini di sette e nove anni infastidiscono i passeggeri in attesa, correndo tra le
 
RAGAZZINO
 
Fanculo vecchio stronzo!
 
VECCHIO COI CAPELLI BIANCHI
 
Siamo noi che tiriamo su dei mostri. Era meglio quando i ragazzini si educavano a calci in culo
 
Matè si alza, lasciando la valigetta sotto la panca. Esce dalla sala.
 
 
S C E N A 74
 
STAZIONE. Esterno interno notte
 
RICORDO: le immagini sono alonate e i suoni riverberati:
 
Matè esce dalla stazione e si incammina rigida verso un auto che l’aspetta col motore acceso. Al volante c’è Marco, il guardaspalle di Monzi, giovanissimo. Matè si volta a guardare:
 
oltre la vetrata della sala d’aspetto vede delle bambine in divisa, sorvegliate da due suore, che corrono ad accalcarsi sulla panca sotto cui ha appena lasciato la valigie.
 
Matè si ferma inorridita. Urla:
 
MATE’
 
Noooo!
 
da dietro Monzi la blocca tappandole la bocca e trascinandola verso l’auto. Matè si dibatte, riesce a liberare la bocca e urla di nuovo
 
MATE’
 
No, no!
 
Monzi la getta di peso sui sedili posteriori dell’auto. Entra anche lui tenendola ferma. L’auto parte immediatamente.
 
Matè lotta per liberarsi ma non ci riesce. La faccia schiacciata contro il vetro alzato,
 
 
S C E N A 75
 
STAZIONE. Esterno notte (modellino)
 
RICORDO: le immagini sono alonate.
 
La stazione esplode: è uno scoppio SENZA SUONO, immane che si sviluppa al RALLENTATORE sollevando un’enorme nuvola di polvere.
 
Sulle macerie assurdamente si gonfia un abito da suora vuoto.
 
 
S C E N A 76
 
STAZIONE. Esterno notte
 
RICORDO: le immagini sono alonate e i suoni riverberati.
 
La luce dell’esplosione illumina il volto angosciato di Matè, stretta nell’abbraccio spietato di Monzi, il volto schiacciato contro finestrino dell’auto che corre a tutta velocità.
 
MONZI
 
Non lo sapevi che le bombe scoppiano?
 
dalle parole di Monzi nasce il fragore dell’esplosione...
 
 
S C E N A 77
 
BUCA. Interno non illuminato
 
Il fragore dell’esplosione scuote la mente di Matè ancora rannicchiata sul pagliericcio. Si porta entrambe le mani contro le orecchie come se potesse bloccare il ricordo sonoro. Matè ha una crisi di nervi. Butta per aria il pagliericcio, strattona la catena, grida:
 
MATE’
 
Bastardo! Bastardo!... bastarda me!
 
Rocco la stringe fra le braccia e Matè si ribella con violenza in preda ad una crisi
 
ROCCO
 
Matè... sono Rocco.
 
la donna realizza che è Rocco a stringerla fra le braccia. Lo fissa ansimando, poi china
 
MATE’
 
E' giorno o notte?
 
ROCCO
 
L'alba. Fammi vedere l’orecchio.
 
Matè volta la testa fasciata verso Rocco che, poggiata la torcia in modo da illuminarla,
 
ROCCO
 
Il taglio è quasi cicatrizzato...
 
butta le bende e le sostituisce con un cerotto di pochi centimetri.
 
ROCCO
 
Ti ho portato un po’ di vino e altre mele...
 
Rocco la bacia con dolcezza e Matè si aggrappa a lui.
 
ROCCO
 
Perché non gli dici quello che vogliono. Non vorrai morire torturata per salvare qualcuno là fuori...
 
MATE’
 
Nessuno si fa ammazzare per un altro e là fuori, come dici tu, nuotano solo grossi topi di fogna. Se parlo, il tuo capo mi ammazza subito dopo. So che è una partita persa ma io la gioco fino alla fine. Meno male che ci sei tu.
 
ROCCO
 
Hai fatto l'amore con me solo per di tirarmi dalla tua, vero?
 
MATE’
 
Una donna incatenata in un buco non può scegliere niente.
 
ROCCO
 
Allora è vero... l'hai fatto solo per quello?
 
MATE’
 
Non ti ho incontrato ad un party.
 
ROCCO
 
Un po’ come accarezzare una bestia perché non ti morda?
 
MATE’
 
Sì, in principio sì.
 
Rocco tira fuori dal tascapane gonfio, posato per terra, un brandello di giornale e lo illumina con la torcia
 
ROCCO
 
Qui dice che la tua segretaria privata è morta nel bagno...
 
DETTAGLIO: il titolo del pezzo:
 
Disgrazia o suicidio? Trovata morta nel bagno la segretaria privata di Maria Teresa Rivetti.
 
Matè legge ed è scossa da un brivido.
 
MATE’
 
Vigliacchi bastardi assassini... se la son presa con Luisa...
 
ROCCO
 
Può essere stata una disgrazia.
 
MATE’
 
No. Povera LUISA, aveva lei quelle carte. I gentiluomini amici miei l’hanno torturata come faranno con me gli amici tuoi...
 
ROCCO
 
Se hanno trovato quei documenti per te è meglio. Diglielo al capo, se son stati distrutti è inutile che ti torturi.
 
MATE’
 
Glielo dirò ma non può credermi sulla parola. Andrà comunque fino in fondo.
 
Matè si abbandona sul letto, rassegnata, sconfitta.
 
 
MATE’
 
Ho quello che mi merito. Io sono peggio di quello che pensi.
 
Rocco le accarezza il corpo, acceso di desiderio. Fanno all’amore.
 
(inquadrature a disposizione della regìa.)
 
 
S C E N A 78
 
PONTE DI ARICCIA. Esterno notte
 
Marco ferma la moto dietro l’auto di Monzi che scende lasciando la portiera lato guida
 
spalancata.
 
Monzi beve un sorso da una bottiglia di whisky. Si sfila di tasca due lettere, le appoggia
 
Monzi si sporge a guardare nel grande vuoto buio oltre la spalletta del ponte. Si leva la
 
MONZI
 
Ecco, così sarà credibile.
 
Marco non dice nulla. Monzi controlla la scena.
 
MONZI
 
Perfetto no? La macchina abbandonata, le lettere, la bottiglia con le mie impronte, la giacca che verrà ripescata là sotto... Un suicidio perfetto.
 
Monzi dà apposta le spalle a Marco e continua
 
Certo, sarebbe più credibile se si trovasse anche il cadavere...
 
le mani di Marco afferrano Monzi brutalmente da dietro e gli danno volta oltre la spalletta del ponte.
 
MARCO
 
...Lo troveranno.
 
 
S C E N A 79
 
BUCA. Interno non illuminato
 
Rocco e Matè hanno fatto a lungo l'amore e sono sdraiati uno accanto all’altro.
 
MATE’
 
Per un po’ mi sono sentita libera come mai prima di adesso...
 
ROCCO
 
Credi che ti farò scappare?
 
MATE’ (sorride)
 
Non è di quella libertà che parlo. Mi è sembrato come fosse di nuovo la mia prima volta. Forse ho sbagliato tutto, ma ormai è tardi per recriminare.
 
ROCCO
 
Hai avuto molti uomini?
 
MATE’
 
No... mi sono accorta di no. Non ho avuto molti uomini.
 
si baciano con passione, Matè poi si stringe a lui e gli sussurra nell’orecchio
 
MATE’
 
Ammazzami tu, adesso. Soffocami col cuscino. Mi troveranno morta e non potranno dare la colpa a te... Ti prego, non lasciare che mi torturino. Ti prego!
 
Rocco si stacca da lei con determinazione
 
ROCCO
 
Matè, Matè... non ti faranno più del male.
 
tira fuori una chiave, la infila nel grosso lucchetto che chiude la catena e lo apre. Matè
 
MATE’
 
Cosa vuoi fare?
 
ROCCO
 
Non sei contenta? Il tuo piano sta funzionando, il minchione c’è cascato e non può più lasciarti morire. Sei libera.
 
MATE’
 
Rocco...
 
ROCCO
 
Ascoltami. Mi son messo d'accordo con mia moglie ch fingerà di sentirsi male sulla piazza del paese. Verrà su qualcuno a chiamarmi e io correrò via. Avrai mezz'ora di tempo per scappare. Evita i paesi finché puoi, arriva a mare prima di chiedere aiuto a qualcuno, capito?, qui in montagna siamo tutti complici.
 
MATE’
 
Capiranno che mi hai liberato tu e ti uccideranno.
 
ROCCO
 
Non potranno esserne sicuri.
 
MATE’
 
Non trattarmi da idiota. Se scappo ti ammazzo e mi sono stufata di far morire la gente.
 
Rocco tira fuori di tasca una robusta forcina per capelli, già piegata e contorta e la mostra a Matè, poi la butta a terra accanto al lucchetto aperto
 
ROCCO
 
Con questa.... penseranno che l’hai aperto con questa.
 
MATE’
 
Non funzionerà. Non ci crederanno mai e anche se ci credessero sarebbe sempre colpa tua che mi hai lasciato sola...
 
ROCCO (duro)
 
Basta. Sono cazzi miei.
 
Matè lo abbraccia e l'uomo la stringe a sé. Gli occhi di Matè sono umidi di commozione
 
MATE’
 
E tu faresti questo per qualche scopata... Io sono una carogna, Rocco, io non ti amo, non ho mai amato neppure me stessa.
 
ROCCO
 
Ricordami come quel coglione di manovale che hai fatto innamorare e ti ha liberato. Per me va bene anche così...
 
Matè reagisce con rabbia
 
MATE’
 
Non è possibile che lo fai per amore! Quale amore che neanche mi conosci? Lo sai come ho cominciato io a far soldi? Mettendo una bomba in una stazione. Uccidendo bambini! Hai capito, stronzo? Io sono un’assassinaaaa!
 
ROCCO
 
Non mi interessa che hai fatto, non me ne frega un cazzo! Tu proprio non capisci eh? Io ti amo! Amo te, così come sei, te! Te! Maledizione, te!
 
MATE’
 
No! Devi avere un altro motivo! Cosa speri? Che ti darò dei soldi? Non ti darò niente! Ti denuncerò alla polizia insieme a tutti gli altri, capito?
 
UNA VOCE LONTANA
 
Roccooooo!
 
ROCCO
 
Vado. Tu poi fai quello che pensi giusto, come sto facendo adesso io.... Càpita che quello che pensiamo giusto poi si riveli sbagliato, io credo di aver sbagliato quasi sempre... ma posso ragionare solo con la testa che ho... Addio, Matè, e buona fortuna.
 
MATE’
 
Non è vero. Non può esistere uno come te perché se no vuol dire che sono una povera stronza... Capisci? Io non posso accettare che sacrifichi la tua vita per salvarmi!
 
UNA VOCE LONTANA
 
Roccoooo, tua moglie sta maleeee!
 
ROCCO
 
Ma non sacrifico niente! Corro un rischio calcolato. Il tuo riscatto non lo pagherà nessuno, se ti salvo invece mi coprirai di soldi, un buon affare per me, no? Questo lo capisci?
 
Matè annuisce e, inaspettatamente, lo bacia. Rocco ricambia con passione poi si stacca
 
Matè sta per aggiungere qualcosa, poi desiste. Rocco da sopra grida
 
VOCE ROCCO( in allontanamento)
 
Arrivo! Dite a Tonio che venga su!
 
si sente la porta dell'ovile sbattere. Lentamente Matè sale la scala a pioli.
 
 
S C E N A 80
 
OVILE. Interno giorno
 
Matè sbuca dalla botola nell’ovile. Si guarda intorno strizzando gli occhi, non più abituati alla luce. Barcolla, si regge al tavolo. Poi va verso la porta e la socchiude.
 
 
S C E N A 81
 
PENDIO CON OVILE. Esterno giorno
 
Matè sulla soglia dell'ovile, colpita dalla luce del giorno. Serra forte gli occhi per il
 
Respira profondamente. Finalmente riesce a guardare intorno:
 
Matè barcolla per alcuni passi, inciampa e si aggrappa ad un arbusto per non cadere.
 
 
S C E N A 82
 
SENTIERO CHE PORTA ALL’ OVILE. Esterno giorno
 
Lungo il sentiero che porta all'ovile stanno camminando Rocco, col tascapane sulle
 
Rocco si sente gelare perché l'uomo ha alzato gli occhi verso l'ovile la cui porta è
 
TONIO ( a denti stretti)
 
Ti sei fatto fottere.
 
Rocco non dice nulla, affonda le mani nelle tasche e procede verso l'ovile a capo chino.
 
 
S C E N A 83
 
OVILE. Interno giorno
 
Tonio entra per primo nell'ovile e il suo sguardo va alla botola aperta. Si affaccia nella
 
L' uomo con gli occhiali d'oro e lo strano individuo dagli occhi color acqua si fermano
 
UOMO CON OCCHIALI
 
Qualcosa non va?
 
Tonio sorride a tutta faccia:
 
TONIO
 
Tutto a posto. Possiamo cominciare.
 
Rocco si avvicina alla botola e guarda nella buca:
 
 
S C E N A 84
 
BUCA. Interno male illuminato
 
Matè sorride a Rocco, sdraiata sul pagliericcio, è incatenata come prima e il lucchetto è
 
L' uomo con gli occhiali cerchiati d'oro si affaccia alla botola senza più preoccuparsi di
 
UOMO CON OCCHIALI
 
Non so se le ho detto, signora, che lei è più bella di persona che sui giornali. In altra occasione le avrei fatto la corte. Peccato. Ho con me un esperto che le farà dire quel che vogliamo. Prima di cominciare però, la prego, parli spontaneamente. Non mi diverto a veder fondere nell'acido un bel viso come il suo.
 
Matè non risponde. L'uono con gli occhiali d'oro sospira, porge la chiave di un lucchetto a Rocco e gli ordina
 
UOMO CON OCCHIALI
 
Portala su.
 
Rocco, che è rimasto fisso su Matè, scende la scala in due balzi. Apre il lucchetto della
 
ROCCO
 
Stronza. A quest'ora eri salva.
 
Matè non gli risponde. Rocco la spinge su per la scala a pioli.
 
 
S C E N A 85
 
OVILE. Interno giorno
 
Matè, sull'orlo della buca, viene afferrata da Tonio e fatta sedere su una delle panche.
 
L'allampanato apre una valigetta e dispone sul tavolo alcuni flaconi. Ne prova alcune
 
UOMO CON OCCHIALI
 
E' vetriolo, signora. Davvero vuol farsi fondere la faccia?
 
MATE’
 
Quei documenti non esistono più. Li aveva la mia segretaria e l’hanno uccisa. Chi l’ha trovati li ha certo già distrutti.
 
UOMO CON OCCHIALI
 
Interessante. E lei come ha saputo dell'assassinio della sua segretaria?
 
Matè guarda sfacciatamente Tonio
 
MATE’
 
Me l’ha detto lui. Aveva promesso di liberarmi per soldi. Mi ha anche violentato.
 
Tonio guarda spaventato l'uomo con gli occhiali
 
TONIO
 
Non è vero niente! E’ stata lei che... (poi a Matè) Brutta troia bastarda, io...
 
l'uomo con gli occhiali dà un'occhiata di traverso a Rocco che ha stretto i pugni dominando a stento la rabbia.
 
UOMO CON OCCHIALI
 
Fermo. Chiariremo dopo. Procediamo.
 
Matè è percorsa da un brivido di terrore e guarda verso Rocco, disperata.
 
MATE’
 
Ma perché? Gliel’ho detto: i documenti li aveva Luisa, la mia segretaria. Se l’hanno uccisa, li avranno presi. Che spera di sapere di più?
 
UOMO CON OCCHIALI
 
Sono morte altre persone per quei documenti. Forse lei sa più di quel che dice e me ne devo accertare.
 
Fa un cenno a Tonio che, furioso, afferra la donna per i capelli, con forza, mentre
 
ALLAMPANATO
 
Naso e occhi. Se bruciamo la lingua non parla più.
 
l'allampanato ha un orribile sorriso.
 
Tonio spinge la testa di Matè verso il vetriolo, la donna oppone tutta la resistenza
 
Rocco prende la lupara appoggiata da un lato e colpisce Tonio alla testa col calcio dell’arma. Tonio cade all’indietro precipitando nella buca.
 
L’allampanato estrae una pistola ma Rocco lo precede sparandogli in petto un colpo della lupara: l’uomo crolla con la faccia sui suoi acidi che schiumano. corrodendogliela.
 
Matè barcolla all’indietro, andando a sbattere contro una delle pareti, guarda con orrore la faccia dell’allampanato che si dissolve.
 
Rocco spiana la lupara contro l’uomo con gli occhiali che alza le mani e gli parla con dolcezza
 
UOMO CON OCCHIALI
 
Rocco, hai moglie e figli... non fare stupidaggini: se ammazzi me sei un uomo morto, posa quella lupara e dirò che hai litigato col tecnico.
 
ROCCO
 
Scappa Matè!
 
Matè non riesce a staccar gli occhi da quella faccia corrosa.
 
MATE’
 
Vieni anche tu!
 
ROCCO
 
Ti ho detto fuori! Obbedisci per una volta in vita tua! Fuori!
 
La donna non se lo fa più ripetere e fugge.
 
L'uomo con gli occhiali d'oro approfitta dell’attimo di disattenzione di Rocco per tirar fuori dalla tasca della giacca un revolver ma Rocco lo precede centrandolo in piena faccia con una scarica a pallettoni.
 
Matè si riaffaccia nell'ovile, spaventata. Rocco le urla furibondo
 
ROCCO
 
Viaaaaa!
 
MATE’
 
Non puoi star qui! Ti ammazzano. Vieni via con me... penserò io a tutto, a te, alla tua famiglia... non potrò mai sdebitarmi, ti devo la vita.
 
Rocco l’afferra per le spalle e la scuote
 
ROCCO
 
La vuoi smettere di vedere il mondo come una partita di debiti e di crediti? Non hai nessun debito con me. Se facevi come ti avevo detto non sarebbe successo questo casino!
 
MATE’
 
Ero già fuori ma non ho potuto andar via... Mi sono data della stronza cento volte mentre tornavo in quella buca. Basta gente che muore per colpa mia, basta!
 
Si aggrappa a lui. Rocco si stacca dalla donna.
 
ROCCO
 
Adesso vattene. Corri finché hai fiato. Convincerò Tonio a dire che siamo stati assaliti e ti hanno liberata. Se io scappo con te ammazzeranno mia moglie e i miei figli.
 
MATE’
 
L’hai colpito. Non mentirà per salvarti...
 
ROCCO
 
E’ mio zio... mi vuole bene...
 
TONIO (off)
 
Non così bene...
 
la voce di Tonio coglie i due di sorpresa. Tonio è a metà fuori dalla botola e raccoglie il revolver caduto di mano all’uomo con gli occhiali. Un rivolo di sangue gli cola sulla faccia attraverso i capelli. Punta l’arma contro Rocco.
 
TONIO
 
Ti avevo avvertito, Rocco. La troia ti ha scopato il cervello. E tu muoviti e torna nella buca...
 
Rocco si para davanti a Matè e arretra verso la porta dell'ovile. Tonio esce dalla buca e fa cenno con la pistola a Matè di tornare di sotto
 
ROCCO
 
Diremo che c’hanno assalito e che l’hanno liberata...
 
TONIO
 
Certo! I fantasmi! Così ci ammazzano tutti e due. C'è una sola soluzione: la troia torna nella buca ...
 
ROCCO
 
Devi prima ammazzare me.
 
spinge fuori dall'ovile Matè
 
ROCCO
 
Scappa!
 
Matè corre via. Tonio abbassa la pistola e spara un colpo in una gamba di Rocco che crolla a terra con un gemito.
 
Tonio corre fuori con la pistola in pugno.
 
 
S C E N A 86
 
PENDIO CON OVILE. Esterno giorno
 
Matè sta correndo verso valle.
 
Tonio si inginocchia e prende la pistola con entrambe le mani. Prende la mira con cura.
 
Matè vien colpita di striscio ad una spalla. Accusa il colpo, si porta una mano sulla
 
Sulla soglia, trascinandosi sulla gamba ferita, appare Rcco che sta caricando la lupara.
 
Rocco resta con la lupara in mano a fissarlo, gelato anche lui dall’enormità di ciò che ha fatto. Tonio vorrebbe dire qualcosa, non ci riesce e preme il grilletto della pistola un attimo prima di collare morto a terra.
 
Rocco, centrato in pieno, crolla a un passo dallo zio. Dal tascapane rotolano fuori due
 
Dopo il secondo sparo è tutto silenzio. Matè rallenta la corsa, si ferma. Non osa voltarsi.
 
Lassù, davanti all’ovile, i corpi immobili sono due.
 
MATE’(urla)
 
Rocco!
 
corre su per il pendio, arrancando, senza fiato.
 
Matè si ferma davanti al corpo Rocco, che ha gli occhi fissi al cielo. Si china a
 
Man mano, sul suo volto, lo sconvolgimento dei sentimenti lascia posto ad una lucida,
 
 
S C E N A 87
 
PAESE. CASERMETTA CARABINIERI. Est. notte
 
DETTAGLIO: l’insegna, un po’ arrugginita e bucata da due colpi di pistola, annuncia una piccola stazione di carabinieri.
 
Piove a dirotto. Si sentono i rintocchi del battaglio su un portone.
 
PANORAMICA a scoprire Matè che, in P.P., completamente fradicia di pioggia, bussa
 
Lo spioncino del vecchio portone si apre e da lì dietro un carabiniere assonnato, chiede
 
CARABINIERE
 
Chi è?
 
MATE’
 
Maria Teresa Rivetti, la donna che è stata rapita a Roma tre mesi fa...
 
 
S C E N A 88
 
VILLA DEFONSECA-BALMAS.STUDIO DEL CONTE Interno giorno
 
In DETTAGLIO: il tascapane di Rocco viene poggiato sul grande scrittoio.
 
La stessa mano apre lo sportello della scrivania: dentro c’è il plico senza intestazione, legato con un nastro rosso, lasciato da Luisa .
 
Matè prende il pacco di documenti e lo infila nel tascapane. E’ vestita con severa eleganza, solo il cerotto sull’orecchio, il marcato pallore e l’intensità dell’espressione ricordano ancora i recentissimi avvenimenti.
 
Entra nello studio, affannato, in tenuta da polo con uno spolverino sulle spalle, Filippo Maria. Spalanca le braccia alla moglie
 
FILIPPO
 
Matè carissima! Quale gioia rivederti sana e salva! Appena ho saputo mi sono precipitato! Grandi nuove: l'onorevole Biagiotti mi ha detto che quella storia russa a cui tenevi tanto, è andata in porto... io non ci ho capito niente ma... tutti sembravano tenerci tanto...
 
Matè lo blocca con uno sguardo agghiacciante. La donna si siede, prende un blocchetto
 
FILIPPO
 
Ah brava! Lo sai che non ho pagato la servitù questo mese? Senza un soldo, son rimasto senza un soldo!...Matè, perché mi guardi così?
 
Matè chiude l’assegno in una busta e poi alza il telefono.
 
FILIPPO
 
Io ho fatto il possibile. Ho bussato a tutte le porte. Ho seguito i consigli che mi son stati dati e che sembravano in quel momento la cosa migliore da fare.
 
MATE’ (al telefono)
 
Notaio? Buongiorno. Sì sono io. Sì, sto bene. Senta le mando un assegno che lei farà avere alla famiglia di uno dei miei rapitori, quello giovane che ha lasciato due bambini. No, caro, lo faccia lei, io sarò fuori dal giro per un bel po’. Grazie.
 
FILIPPO
 
Fuori dal giro? Perché fuori dal giro? Dove vuoi andare?
 
MATE’
 
In galera. Come te e tutti gli altri.
 
FILIPPO
 
Io? E perché io? A chi dovevo dar retta se non ai tuoi amici di sempre? Matè, ti sono sempre stato vicino col pensiero...
 
Matè gli passa davanti sprezzante
 
MATE’
 
Giocando a polo?
 
FILIPPO (trotterellandole dietro)
 
Io non ho esperienza di questo genere di cose.. e neppure immaginavo che i tuoi affari fossero così sporchi...
 
MATE’
 
Rompo il nostro contratto.
 
FILIPPO
 
Che significa?
 
MATE’
 
Che perdi moglie e soldi. Ti avevo fatto avvertire: se fossero usciti certi documenti non ti sarebbero restate neppure le palle per giocare a golf.
 
FILIPPO
 
Vedi cara, proprio oggi mi hanno detto che non c'è più nessun documento...
 
Matè gli mostra il tascapane con un sorriso di scherno
 
MATE’
 
E invece ci sono. Erano nascosti nel più sicuro nascondiglio del mondo: la scrivania di un coglione.
 
FILIPPO (perdendo il controllo)
 
Divorzierò! Non posso lasciare lordare il mio nome da una che ha le mani sporche come le tue!
 
MATE’
 
Vado a pulirmele le mani, là dove me le sono sporcate.
 
 
S C E N A 89
 
MILANO. BAR E PALAZZO DI GIUSTIZIA. Int. giorno
 
In DETTAGLIO il tascapane di Rocco, gonfio di documenti, viene poggiato sul
 
Lo sbuffo di vapore di una macchina per espresso, scalda la tazzina prima di essere
 
P.P. del barista che sbircia incuriosito verso Matè, dall’espressione tesa e severa.
 
Il barista le serve il caffè. Matè, assorta, lo zucchera, lo mescola lentamente e lo beve, assaporandolo con gusto. Poi prende il tascapane e si avvia verso l’uscita.
 
Si sente la voce di Matè che inizia a recitare:
 
MATE’ (off)
 
Il mio nome è Maria Teresa Rivetti, detta Matè...
 
 
S C E NA 90
 
PALAZZO DI GIUSTIZIA DI MILANO. Esterno giorno
 
Matè esce dal bar col tascapane di Rocco in mano, traversa la strada e sale la scalinata del Palazzo di Giustizia che sta di fronte.
 
Su tutta la scena sentiamo la sua voce che recita:
 
 
MATE’
 
Sono sposata con il conte Filippo Maria DeFonseca Balmas. Sono laureata in Scienze economiche all’università Bocconi. Ho lavorato per i Servizi e sono colpevole del reato di strage. Ho svolto per anni attività finanziarie che mi hanno portato a maneggiare ingenti somme di denaro... di ogni genere. In questo tascapane c’è tutta la documentazione di tanti anni di attività: bombe, frodi fiscali, riciclaggio di denaro sporco, finanziamento illecito ai partiti, corruzione a scopo eversivo in Italia e all’estero, traffico di armi, costruzione di false prove contro magistrati e un’altra dozzina di reati minori. Ho commesso questi delitti per conto e nell’interesse mio e di alcuni eminenti personaggi. Ecco i loro nomi...
 
Matè è entrata nel Palazzo di Giustizia e la sua voce sfuma, coperta dai rumori del
 
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