Labirinto

S C E N A 63
 
CASA TORCELLO. RIPOSTIGLIO. Interno giorno
 
Carmela si lascia scivolare a terra, sfinita e dolorante. I suoi occhi pieni di lacrime guardano il cielo attraverso le grosse sbarre di ferro di cui è munita l’unica finestrella del ripostiglio.
 
 
 
S C E N A 64
 
PAGODA. Interno giorno
 
Alexis e Elena giacciono, l’uno accanto all’altra appoggiati alla paolina, stanchi e rilassati. Alexis accarezza il volto di Elena narrandole della sua terra:
 
ALEXIS
 
…la mia città è costruita su delle isole, come Venezia, c’è un grande fiume, molti canali e bellissimi palazzi. D’inverno le cupole, i giardini, i monumenti si incappucciano di bianco. Sembra lo scenario di una fiaba. D’estate tutto é fiorito e l’aria è dolce, gli innamorati passeggiano davanti alle vetrine sul Nevski Prospekt giù fino al fiume sotto i grandi alberi.
 
ELENA
 
La sognerò Alexis...
 
ALEXIS
 
No, tu la vedrai! Al consolato di Napoli ho un amico; basta che arrivi là, al resto penso io!
 
ELENA
 
Ma allora tu mi ami davvero.
 
ALEXIS
 
Non potrò mai amare un’altra volta così. Prendi il traghetto per Napol, senza bagaglio, senza dire niente a nessuno.
 
ELENA
 
Ieri volevi sapere perché son venuta con te senza conoscerti.
 
ALEXIS
 
Oggi non m’importa più. Voglio stare con te per sempre.
 
ELENA
 
Io non sono soltanto sposata, Alexis, sono un ostaggio. Se io scappassi pagherebbe la mia famiglia.
 
ALEXIS
 
Ma chi hai sposato, un assassino?
 
ELENA
 
Peggio. Ho sposato uno a cui gli assassini obbediscono. Avevo sedici anni quando mi fece rapire da due dei suoi e mi violentò, poi offrì a me e alla mia famiglia il matrimonio riparatore.
 
ELENA
 
Nessuno ascoltò il mio pianto, le mie suppliche. . . nemmeno Nino, il ragazzo che io amavo. Ormai ero disonorata. Nino voleva uccidere don Vito ma lo trovarono in un fosso con squarciato.
 
ALEXIS
 
E tu vivi.. . da quanti anni vivi con questo mostro?
 
ELENA
 
Quindici e il mio odio è diventato affilato come una lama. Ma qui tutti hanno paura di mio marito, sanno che basta un suo cenno per farli sparire per sempre...
 
ALEXIS
 
E hai pensato che io. . . uno straniero…
 
Gli occhi di Elena si inumidiscono di pianto.
 
ELENA
 
Sì. Adesso sai perchè ti ho scritto quel biglietto così sfacciato. Nessun innocente avrebbe pagato se uno straniero avesse ammazzato mio marito per ragioni d’onore.
 
Alexis annuisce, poi torna a guardare Elena con occhi accesi
 
ALEXIS
 
Ma questo era prima. Adesso mi ami?
 
ELENA
 
Sì e per questo che voglio che te ne vada. Subito e per sempre.
 
Elena si alza. Alexis si trova inginocchiato davanti a lei e le le prende le mani
 
ALEXIS
 
E invece io lo ucciderò perchè non merita di vivere.
 
Elena lo costringe ad alzarsi, spaventata, in ansia. Scuote il capo
 
ELENA
 
No. E’ troppo pericoloso. Non m’importa più della vendetta. M’importa che tu viva, mi importa di poter ricordare questo posto, queste ore. . . e di sognare la tua San Pietroburgo per il resto della vita.
 
Alexis la serra d’impeto tra le braccia, commosso, e la bacia con grande passione. Si sentono le voci delle suorine ricamatrici che stanno tornando e i due amanti si staccano
 
ALEXIS
 
Amore mio, troveremo il modo! Posso tornare domani?
 
ELENA
 
No, Alexis... non devi tornare mai più... abbiamo già rischiato troppo... va via!
 
ALEXIS
 
Domani, alla stessa ora.
 
Alexis scappa fuori prima che Elena abbia il tempo di rispondere, poi rientra veloce e recupera il berretto e fugge.
 
Elena si ravvia i capelli, si aggiusta il vestito addosso e tenta di assumere un’aria decorosa. Si siede ad uno dei telai e prende l’ago da ricamo. La mano le trema mentre rientrano le suorine ricamatrici.
 
 
 
S C E N A 65
 
CASA DI RINALDO. Interno notte
 
Uno stanzone al pian terreno è tutta l’abitazione di Rinaldo. Pochi mobili e un pagliericcio in un angolo su cui stanno seminudi Rinaldo e Vera, sua moglie, una bella donna bruna.
 
Rinaldo è riverso a pancia sotto, di umore nero. Vera cerca di rasserenarlo. Gli accarezza la schiena con mano leggera.
 
VERA
 
Non puoi combattere da solo contro il mondo. Domani vai da don Reina e gli chiedi scusa.
 
RINALDO
 
Ci sucano il sangue come sanguisughe.
 
VERA
 
E’ sempre stato così e sempre sarà. Dio ha creato i ricchi e ha creato i poveri.
 
RINALDO
 
Dio? E’ il demonio che ha creato quei prepotenti.
 
La porta che dà sul marciapiede si sfonda con gran rumore Bernardo precipita all’interno, seguito da Pino, Lappanazza e altri due picciotti dall’aria spavalda: Saverio Condò e Guido Dellatro.
 
Vera urla, Rinaldo cerca di arrivare a prendere un arpone ma Bernardo lo colpisce con un pugno in testa che sembra un colpo di maglio.
 
VERA
 
Aiutoooo! Aiutooo!
 
Lappanazza si butta addosso a Rinaldo e lo blocca mentre Pino lo pesta sulla faccia con pugni crudeli.
 
 
 
S C E N A 66
 
STRADA DELLA CASA DI RINALDO. Esterno notte
 
E’ una strada di catapecchie di pescatori. Molte finestre sono illuminate dalla luce incerta delle lanterne. Dalla porta sfondata della casa di Rinaldo provengono altissime le urla di Vera:
 
VERA (off)
 
Ci ammazzano! Aiutoooo!
 
Nessuno si affaccia dalle finestre illuminate, anzi, una alla volta, le luci si spengono. La strada è ora buia e le grida di Vera echeggiano come in un deserto.
 
VERA (off)
 
Nooo! Aiuto! Aiuto!
 
 
 
S C E N A 67
 
CASA DI RINALDO. Interno notte
 
Vera si dibatte invano, trattenuta dagli sghignazzanti picciotti, eccitati dalla donna nuda: Saverio le ha tappato la bocca con una mano. Lappanazza ferma Pino
 
LAPPANAZZA
 
Basta, Pino. Così lo ammazzi e invece deve vivere e vedere.
 
Pino si ferma ansimante e sputa in faccia ad Rinaldo
 
PINO
 
Sì, cornuto, guarda come ci facciamo tua moglie!
 
Lappanazza lega Rinaldo mani e piedi. Rinaldo non oppone resistenza: è svenuto.
 
LAPPANAZZA (a Pino)
 
Prendi la brocca.
 
Pino obbedisce e porta a Lappanazza una brocca colma d’acqua. Lappanazza la vuota sulla faccia insanguinata di Rinaldo che torna in sé e guarda disperato i suoi assalitori. Cerca di liberarsi dalle corde e le sue contorsioni fanno ridere Bernardo e gli altri.
 
PINO
 
E adesso guarda: é ora che tua moglie sappia che cos’è un vero maschio!
 
RINALDO
 
Non toccarla bastardo, non toccarla o t’ammazzo!
 
Pino ride e si cala i pantaloni
 
PINO
 
Non la toccherò neanche con un dito!
 
DELLATRO (ridendo)
 
Col dito no!
 
Tutti scoppiano a ridere e Rinaldo si gonfia nello sforzo di liberarsi le mani. La corda gli fa sanguinare i polsi.
 
LAPPANAZZA
 
Prendila con calma che ce la facciamo tutti. Così impari a metterti contro la gente di rispetto.
 
I picciotti tengono ferma Vera divaricandole braccia e gambe. Vera urla mentre Pino si sdraia su di lei.
 
Lappanazza solleva la testa di Rinaldo affinché veda meglio e non s’accorge che, mezza scarnificata, la mano destra del pescatore è fuori dalle corde.
 
Pino inizia a violentare Vera. La mano di Rinaldo scatta improvvisa e si stringe intorno all’arpone. Lo scaglia contro Pino trapassandolo come se fosse un pesce spada. Pino si inarca senza un grido inondando Vera di sangue.
 
Lappanazza con uno scatto secco apre il suo coltello e lo ficca nella gola di Rinaldo, uccidendolo. Poi si alza, ripulisce la lama sul corpo della vittima e mette via il coltello
 
LAPPANAZZA
 
Prendete Pino e andiamo via.
 
BERNARDO
 
E’ morto.
 
LAPPANAZZA
 
Portalo via. Andiamo.
 
Bernardo estrae l’arpone dalle carni di Pino, lo butta addosso al cadavere di Rinaldo, prende in spalle il corpo di Pino e tutti se ne vanno senza più dire altro.
 
Vera vede il cadavere del marito. Si trascina verso di lui, gli accarezza il volto. Gli chiude con amore gli occhi. Gli sfiora la bocca con un bacio poi si pianta l’arpone insanguinato nel ventre e crolla esanime sul corpo di Rinaldo.
 
 
 
S C E N A 68
 
STRADA CASA DI RINALDO. Esterno notte
 
Gli assassini si allontanano in fondo alla strada e spariscono nel buio. Una fiammella si accende da dietro una fnestra e un uomo in mutande osa affacciarsi da una porta con una candela in mano. Da un altro uscio appare una vecchia in camicia da notte con una lanterna: si affacciano alla porta sfondata della casa di Rinaldo e la vecchia leva in alto la lanterna. Lancia un urlo
 
VECCHIA CON LANTERNA
 
Accisi li hanno! Belli, giovani, innamorati e li hanno accisi!
 
 
 
S C E N A 69
 
SALONE DEL CASINO DELLA BORSA. Interno notte
 
Il salone del Circolo ha un’aria da club inglese. Intorno ai tavoli, i maggiorenti della città: qualcuno gioca a carte, altri leggono il giornale, altri chiacchierano davanti a bicchieri di vino.
 
Ad uno dei tavoli siedono don Vito, Todero il padrone della conceria, Reina il grossista di pesce e un signore dai capelli brizzolati e molto elegante: è Vincenzo Florio.
 
Si avvicina un cameriere che sussurra qualcosa all’orecchio di Reina che trasale e si alza
 
REINA
 
Scusate un momento... mi chiamano al telefono.
 
Don Vito dà con un’occhiata di disapprovazione, poi continua a chiacchierare con gli altri
 
DON VITO
 
Eh, caro Florio, avremmo bisogno di uomini come lei qui a Messina! Io ero amico di suo padre e quando lo elessero senatore mi disse: don Vito, han detto "fatta l’Italia bisogna fare gli italiani", vado a provarci ma con poche speranze.
 
FLORIO (ridendo)
 
Beh senta don Vito, mio nonno ha fatto il marsala, le fonderie e una banca, mio padre ha creato una flotta e io ho una corsa di automobili: mi sembra che andiamo calando.
 
TODERO
 
Don Vincenzo, non faccia il modesto. La sua Targa è famosa in tutta Europa, tutto il mondo beve il suo marsala e la flotta di suo padre e la più grande della Sicilia.
 
FLORIO
 
E qui sta il problema: da quando c’è il ferryboat anche a me conviene spedire le botti di marsala col treno e non più con le navi...
 
Reina, pallido, un po’ agitato, fa dei cenni dalla porta del bar a don Vito che lo fulmina con un’occhiata, poi sorride a Todero e a Florio:
 
DON VITO
 
Don Vincenzo, la soluzione è semplice: prenda una nave o due e le faccia diventare ferryboat.
 
FLORIO
 
Se lei dice che si può fare, don Vito…
 
DON VITO (alzandosi e andando verso il bar)
 
Si può fare. Scusate, torno subito.
 
 
 
S C E N A 70
 
BAR DEL CASINO DELLA BORSA. Interno notte
 
DON VITO
 
Tu qui non devi venire. Mai!
 
Reina e Lappanazza si voltano verso don Vito che ordina al suo scagnozzo
 
DON VITO
 
Fuori.
 
LAPPANAZZA (con un lampo d’odio)
 
Baciamo le mani.
 
Lappanazza esce con voluta lentezza, colmo d’ira trattenuta.
 
REINA
 
Queste teste calde hanno esagerato.
 
DON VITO
 
L’hanno ammazzato?
 
REINA (annuisce)
 
E il pescatore ha ucciso Pino.
 
Don Vito prende sottobraccio Reina e lo riaccompagna verso il salone dicendogli con un sorriso che contrasta con la durezza delle sue parole
 
DON VITO
 
Hai una faccia da cacasotto. Prima o poi tutti morire dobbiamo. Non roviniamo la serata al nostro ospite.
 
 
 
S C E N A 71
 
STRADA CASA RINALDO. Esterno notte
 
La strada è deserta e buia. Due carabinieri piantonano l’ingresso del "basso" dove ci sono i cadaveri di Rinaldo e Vera. Altre due coppie di carabinieri bussano alle porte delle case vicine. Appoggiato ad una pila di ceste e vecchie reti c’è Benimati che si accende una sigaretta e poi dice ad un tenente dei carabinieri
 
BENIMATI
 
Ho saputo che non voleva più vendere il pesce a Reina a due soldi la cesta. Questa povera gente si rompe la schiena in mare tutta la notte ma i pescicani li trova quando torna a riva,
 
da una finestra della casa accanto a quella di Rinaldo si affaccia la vecchia che per prima ha scoperto i corpi dei due uccisi e urla ai carabinieri, sollevando la lanterna
 
 
 
VECCHIA CON LANTERNA
 
Che volete?
 
UN CARABINIERE
 
Hanno ammazzato due persone. Avete visto o sentito niente?
 
la vecchia nega alla siciliana alzando il capo all’indietro
 
VECCHIA CON LANTERNA
 
Niente vidi. Dormivo.
 
BENIMATI (scuotendo il capo)
 
Sta perdendo tempo, tenente. Questa gente non vede, non sente e non parla. Sono schiavi da secoli e non lo sanno.
 
un urlo di donna fa voltare tutti. Una donna sulla cinquantina, con una vestaglia sulla camicia da notte, scarmigliata, si divincola tra i due carabineiri di guardia riesce ad entare nel basso dove Rinaldo e Vera giacciono bagnati del loro sangue.
 
 
 
S C E N A 72
 
CASA DI RINALDO. Interno notte
 
La donna si getta sul cadavere di Rinaldo urlando disperata
 
MADRE DI RINALDO
 
Figghio, figghio mio! T’hanno ucciso, bellissimo figghio mio! Perchè? Perchè, se eri il figlio più meraviglioso che dio ha mandato sulla terra? Perchè hai permesso questo, Signore? Perchè?
 
uno dei due carabinieri cerca di consolarla, di sollevarla da sopra i cadaveri. La donna smania e urla
 
Dio perchè permetti queste cose?
 
Benimati e il tenente si affacciano sulla soglia.
 
BENIMAT I
 
Dio non c’entra, signora. Queste cose succedono perché nessuno denuncia gli assassini.
 
 
 
S C E N A 73
 
STRADA CASA RINALDO. Esterno notte
 
I carabinieri bussano alle porte delle case adiacenti a quella di Rinaldo: alcune persone sono alle finestre. L’ultima che si affaccia ripete, come un ritornello
 
UOMO CON CANDELA
 
Niente vidi. Dormivo.
 
da dentro la casa di Rinaldo Provengono ancora le grida di sua madre
 
MADRE DI RINALDO (off)
 
Dio! Dio, perchèèèè, perchèèè!
 
Un rombo sordo scuote la terra. Le case ondeggiano. Alcune tegole cadono. La donna con la lanterna si segna muovendo la lanterna nel segno di croce.
 
 
 
S C E N A 74
 
PORTO E RADA DI MESSINA. Esterno giorno
 
Sul panorama appare la scritta:
 
20 DICEMBRE 1908
 
La flotta russa è alla fonda. Sulla "MAKAROV" dei marinai calano una scialuppa.
 
Ponomarov parlando con Alexis che poi scatta in un saluto e si avvia verso la barca.
 
Sul ponte sono in attesa di imbarcarsi anche Sacha e quattro marinai. Yuri, in divisa da fatica attraversa il ponte con un grosso bugliolo d’acqua saponata. Si ferma e dice a uno dei marinai
 
YURI (in russo)
 
Mi raccomando, Boris. Cerca Maria e dille che non posso scendere.
 
BORIS (in russo, ridendo)
 
Quanti cessi devi ancora lavare?
 
YURI (in russo)
 
Dille che spero che di andare a terra per Natale. Dille. . . dille che penso sempre a lei.
 
BORIS (in russo)
 
Accidenti, dev’essere la fine del mondo.. quanto l’hai pagata?
 
Yuri sta per investire il compagno col bugliolo. Lo blocca Alexis, con forza e decisione
 
ALEXIS (in russo)
 
Il capitano ti sta guardando. Vuoi farti mettere ai ferri, imbecille? La cerco io la tua Maria, sta tranquillo.
 
Yuri guarda il tenente con gratitudine. Annuisce e sussurra ad Alexis
 
YURI (in russo)
 
Grazie tenente. Io... la voglio sposare quella ragazza.
 
Alexis lo lascia e sorride. La scialuppa è pronta e sale sulla barca insieme a Sacha e ai quattro marinai che si mettono ai remi.
 
SACHA (in russo, piano a Alexis)
 
Non sarà mica infettiva questa malattia matrimoniale. .
 
 
 
S C E N A 75
 
STANZA AL GALLO D’ORO. Interno giorno
 
In piedi davanti alla finestrella di una delle squallide stanze della pensione, Maria guarda verso il mare. Il suo labbro superiore è gonfio, ma non sanguina più.
 
 
 
S C E N A 76
 
PORTO DI MESSINA. Esterno giorno
 
Come visto da Maria: il porto e le navi russe alla fonda.
 
 
 
S C E N A 77
 
STANZA AL GALLO D’ORO. Interno giorno
 
Una lacrima brilla negli occhi di Maria, inseguendo un sogno impossibile.
 
Qualcuno cerca di aprire la porta ma l’uscio è chiuso col chiavistello: viene scosso con violenza.
 
LAPPANAZZA (off)
 
Che fai? Apri!
 
Maria si volta, chiude gli occhi per darsi coraggio e con le unghie si riapre lo squarcio che Lappanazza le fece sul labbro, che riprende a sanguinare. Va ad aprire mentre si tampona con un fazzoletto. Lappanazza entra e la guarda irritato
 
LAPPANAZZA
 
Ancora sanguina?
 
Maria annuisce mostrando il fazzoletto sporco di sangue.
 
LAPPANAZZA
 
E’ quasi Natale. Questi sono i giorni migliori. Domani, sangue o non sangue, tu vai al porto a lavorare.
 
non aspetta risposta, gira sui tacchi e se ne va sbattendo la porta.
 
Maria richiude il chiavistello e torna alla finestra a guardare quelle navi vicine eppure così lontane.
 
 
 
S C E N A 78
 
DUOMO DI MESSINA. Interno giorno
 
 
 
Don Corlando leva l’ostia in alto
 
DON CORLANDO
 
Sanctus, sanctus, sanctus!
 
la chiesa è gremita: i Torcello, tra cui donna Brunilde, Luca e Carmela, inginocchiati sui primi banchi della fila di destra e Rosario Forgione, unico maschio, sua madre e altre donne, sui primi banchi della fila di sinistra. Subito dietro ci sono Elena e Rosalia. Tra la gente c’è anche la Maga di Cariddi, poco riconoscibile perchè senza trucco e con un velo nero sui capelli.
 
Sui banchi laterali, Peppino, Suor Angelica e gli altri bambini dell’orfanotrofio. Il vivacissimo Esseneto dà di gomito a Peppino e gli chiede articolando con le labbra
 
ESSENETO
 
E’ vero che ti sfondano le orecchie per fare arrivare i suoni al cervello?
 
PEPPINO (a voce troppo alta)
 
Sì. A te per arrivare al cervello chissà cosa ti dovrebbero sfondare.
 
 
 
Esseneto ride forte insieme ad altri che han sentito e Suor Angelica fa gli occhiacci intimando il silenzio.
 
Carmela dà un’occhiata verso Rosario che tiene il capo chino, poi si nasconde la faccia fra le mani come se pregasse.
 
Rosario capta il gesto con la coda dell’occhio e guarda Carmela che ora apre un poco le dita e Rosario annuisce in modo quasi impercettibile.
 
Anche Carmela chiude di nuovo le dita sul viso. Donna Brunilde le lancia un’occhiata sospettosa.
 
Sherazade, la vedette del "Circo Bizard", si inginocchia su un banco libero e guarda di sottecchi verso Roland Darracq, il ricco commerciante francese arrivato da qualche giorno con un’Isotta Fraschini.
 
Roland si alliscia un baffo e non ha occhi che per il corpo di Sherazade e per le sue gambe fasciate di calze di seta nera con la riga più scura della cucitura che punta dritta verso l’arcana oscurità della gonna che a tratti lascia indovinare l’inizio delle coscie.
 
Roland non osa muoversi dal fondo della chiesa, dove stanno, in piedi i pochi maschi che assistono alla messa. Tra questi, stretto in un colletto inamidato, strozzato da un papillon, tirato a lucido e a disagio c’è Bernardo. Non stacca mai lo sguardo da Carmela e si è accorto dei segnali che intercorrono tra lei e Rosario.
 
Alexis se ne sta accanto alla pila dell’acqua santa, a capo chino.
 
E’ il momento della comunione e Rosario si incolonna dietro alle donne della sua famiglia per prendere l’ostia.
 
Carmela si muove ma la madre la blocca. Donna Brunilde si volta verso il fondo della chiesa e lancià un’occhiata imperativa a Bernardo che viene avanti impacciato come un pinguino.
 
Quando è all’altezza del suo banco, donna Brunilde spinge fuori Carmela che così si trova a precedere Bernardo.
 
Don Corlando dà la comunione ma non gli è sfuggito nulla.
 
Anche Sherazade si alza per andare a prendere l’ostia e Roland ne approfitta per accodarsi a lei: passando davanti al banco dove lei era inginocchiata, vede la targa di ottone incastonata nel legno antico. Si legge
 
Conti d’Angiò
 
 
 
Bernardo si inginocchia accanto a Carmela e Brunilde. Spalanca la bocca per ricevere l’ostia ma don Corlando si ferma. Bernardo resta un attimo così, a bocca spalancata e l’aria idiota, poi il prete gli leva il vassoio dalle mani e lo dà a donna Brunilde.
 
La donna resta con le labbra serrate mentre don Corlando traccia con l’ostia il segno della croce. Il prete aspetta e la donna apre la bocca e prende l’ostia.
 
Bernardo si alza, imbarazzato e si volta indeciso verso donna Brunilde che egli fa un cenno di assenso. Bernardo si incammina a grandi passi verso il fondo della chiesa e si ferma accanto alla pila dell’acqua santa, dal lato opposto a quello in cui si trova Alexis.
 
Don Corlando dà l’ostia a Sherazade che passa con un luminoso sorriso il vassoio a Roland che le si è inginocchiato a fianco. Anche Roland fa la comunione.
 
 
 
S C E N A 79
 
SALA MEDICA ALL’ORFANOTROFIO, Interno giorno
 
Peppino, con una lunga camicia bianca, è alla finestra e guarda fuori, sporgendosi per vedere oltre la cinta che circonda la chiesa e l’orfanotrofio e compita a voce troppo alta come sempre
 
PEPPINO
 
Gli ultimi giorni di.. . Pompei! Di qui si vede il manifesto… realizzato per. . . Ambrosio Film da Luigi Maggi... Ci potrò andare per Natale?
 
SUPERIORA
 
Forse per Capodanno. Che dice herr professor?
 
dietro, intento a preparare dei ferri chirurgici, aiutato da Suor Angelica e da un’altra suora, il professor Neumann, con un camice bianco e guanti di cotone, annuisce rassicurante
 
NEUMANN
 
Ma certo. Per Capodanno tutto a posto.
 
PEPPINO
 
Chi era Pompei?
 
SUPERIORA
 
Ma Peppino! Era una città! Una città romana di quando i romani uccidevano i cristiani e dio la punì seppellendola con fango bollente.
 
Neumann si avvicina a Peppino sorridendo
 
NEUMANN
 
E’ stato il Fesuvio che distrutto Pompei. Una grande eruzione, ia? Grande. Romani non cattivi, sorella.
 
PEPPINO (facendogli il verso)
 
Fesuvio cattivo, ia?
 
la Superiora non riesce a non ridere e accarezza la testa del bambino sillabando con le labbra davanti ai suoi occhi
 
SUPERIORA
 
Vesuvio. . . si dice Vesuvio con la V.
 
NEUMANN
 
Fenire adesso, Peppino. A letto. Tranquillo, senza paura.
 
PEPPINO
 
Non ho paura. . . me la sto facendo sotto.
 
SUOR ANGELICA
 
Non sentirai niente: il dottore è il più bravo d’Europa. Dovresti essere felice di essere operato da lui.
 
PEPPINO
 
Mi dispiace, non riesco a sentirmi felice e poi... siete tutti troppo gentili.
 
Peppino vien fatto sdraiare su una barella e il professore cala verso di lui una lampada
 
NEUMANN
 
Tu dofere fidare di me. Non sentire male e dopo sentire musica.
 
irrora un grosso batuffolo di cotone idrofilo di etere e poi lo fa annusare a Peppino
 
Adesso respirare qvi.
 
PEPPINO (irridente)
 
Qvi?
 
respira e subito si intontisce per poi addormentarsi. Il professore dà la bottiglia a Suor Angelica
 
NEUMANN
 
Ogni tanto una goccia. Deve restare umido, ia?
 
Suor Angelica, emozionata, annuisce. Neumann gira la testa di Peppino e la ferma con una cinghia in modo da avere l’orecchio destro in evidenza. Centra il fascio luminoso e allunga una mano verso l’altra suora che lo assiste
 
NEUMANN
 
Dilatatore..
 
la suora gli passa lo strumento e il dottore lo infila nell’orecchio di Peppino.
 
Suor Angelica distoglie lo sguardo concentrandosi sul cotone che umidifica di etere.
 
 
 
S C E N A 80
 
STAZIONE FERROVIARIA DI MESSINA. Esterno giorno
 
Su uno dei binari arriva, sbuffando vapore e fumo, una locomotiva che scende dal ferryboat tirandosi appresso vagoni. Tra la gente che aspetta i viaggiatori c’è anche qualche ragazza di Lappanazza. Alexis vede Scilla e le si avvicina
 
ALEXIS
 
Signorina, posso farle una domanda?
 
SCILLA
 
Pure due, bello.
 
ALEXIS
 
Sa dov’è Maria?
 
SCILLA
 
E’ malata. Ma guarda che con me ci guadagni e molto, che ne dici?
 
ALEXIS
 
Ne sono sicuro, ma devo solo portarle un’ambasciata.
 
SCILLA
 
Cosa?
 
ALEXIS
 
Ho un messaggio per Maria.
 
SCILLA
 
Ah, ho capito! Dal suo bel marinaretto, giusto?
 
ALEXIS
 
Dove posso trovarla?
 
SCILLA
 
Da nessuna parte. Lappanazza l’ha messa sotto chiave per un po’. Dillo a me, quando la vedo, riferisco.
 
Alexis esita, poi guarda l’ora sul grande orologio appeso sul binario: sono quasi le due. Dal treno stanno scendendo i viaggiatori.
 
ALEXIS
 
Va bene. Dille che Yuri è in punizione sulla nave ma che spera di avere il permesso di scendere per il giorno di Natale. Dille che la vuole sposare.
 
SCILLA(tira su col naso)
 
Glielo dirò... non ci badare mio bell’ufficiale, noi donnine allegre piangiamo sempre se sentiamo parlare di matrimonio, sai, sarà che siamo terrorizzate dall’idea di doverla dare a uno solo per tutta la vita.
 
 
 
S C E N A 81
 
BANCARELLA IN VIA CAVOUR. Esterno giorno
 
Sherazade si è fermata davanti ad una bancarella e finge di scegliere tra alcuni pizzi, in realtà controlla le mosse di Roland che la segue e che ora finge di guardare una vetrina.
 
Sherazade si lascia sfuggire di mano una corona di pizzi e lancia un gridolino indispettito.
 
Roland si tuffa e la raccoglie porgendogliela con un grande sorriso
 
ROLAND
 
Contessa…
 
SHERAZADE
 
Oh.. . grazie.
 
ROLAND
 
E’ un privilegio esserle d’aiuto signora contessa. Permetta che mi presenti: Roland Darracq da Parigi, commerciante in preziosi.
 
Sherazade finge di notarlo per la prima volta e vorrebbe fare la sostenuta ma le sfugge un commento
 
SHERAZADE
 
Adorabile commercio.
 
ROLAND
 
Contessa D’Angiò, un mio bisnonno perse la testa a Place de la Concorde nel 1789 perchè era nobile e io la perderà ora, qui, se lei non mi permetterà di accompagnarla.
 
SHERAZADE
 
Come mi ha chiamata?
 
ROLAND
 
Contessa, mi perdoni! La seguo da quando l’ho vista! Non ho potuto fare altrimenti. Ho capito di aver vissuto solo per arrivare a questo momento. La sua nobiltà é evidente ma il suo nome 1’ ho letto sulla targhetta del suo banco in chiesa! Non mi consideri un pazzo importuno, la prego!
 
SHERAZADE
 
Questo dipende. . . beh, io non sono contessa.
 
ROLAND (bisbigliando)
 
Come vuole, contessa. Non la chiamerà più col suo titolo. Non siamo a Parigi e so che qui è rischioso per una donna del suo rango parlare con degli sconosciuti.
 
SHERAZADE
 
Ah, Parigi!
 
ROLAND
 
La città dell’amore...
 
ROLAND
 
Ho la mia Isotta Fraschini, proprio là, guardi.. . tiriamo su la capote e nessuno ci potrà riconoscere. . . vuole venire a fare un giro con me?
 
Dal fondo della strada irrompe un toro infuriato inseguito da alcuni addetti al macello con corde, bastoni e coltelli. L’animale ha al collo un pezzo della corda che ha spezzato per fuggire.
 
La gente strilla e cerca rifugio negli androni delle case. Sherazade si aggrappa al braccio di Roland che la sorregge e la spinge verso la propria auto
 
ROLAND
 
Nella mia auto siamo al sicuro.
 
Sherazade sale di buon grado mentre il toro sorpassa l’auto inseguito da un codazzo di gente schiamazzante.
 
Mentre Roland va a girare la manovella dell’avviamento, il cane Minosse sbuca davanti al toro abbaiando. Il toro si ferma, scarta, cerca di ripartire ma Minosse gli abbaia sul muso e questo permette a uno dei macellai di afferrare la corda che penzola dal collo della bestia che viene subito imbrigliata.
 
Minosse con un balzo trova l’abbraccio di Archimede fra l’applauso della folla.
 
MACELLAIO
 
Bravo Minosse! Il sindaco dovrebbe darti una medaglia. . . ma certo tu preferisci un osso di bue ogni giorno, vero? Sei più coraggioso di certe guardie che conosco io.
 
Roland al volante della sua auto schizza via insieme alla bella Sherazade.
 
S C E N A 82
 
SACRESTIA DEL DUOMO. Interno giorno
 
La Maga Cariddi è sconvolta: serra fra le sue le mani di don Corlando.
 
MAGA CARIDDI
 
Don Corlando, credetemi: io vedo sangue e morti e rovine. . . è un mese che mi succede. . . forse sto diventando pazza.
 
DON CORLANDO
 
Figlia mia, a sentire la gente, voi avete sempre avuto visioni..
 
MAGA CARIDDI
 
Dico davvero: anche ieri, è venuta Teresa, la moglie del barbiere, per farsi predire il futuro. Ho dato un’occhiata nella mia sfera di vetro. . . don Corlando, io non c’ho mai visto niente là dentro.. . ma ai clienti piace credere a queste cose. . . ma ieri. . . insieme alla mia faccia e alla fiammella della candela ho visto un’onda di sangue alta più delle case.
 
L’attenzione di don Corlando è distratta dall’entrata in sacrestia di Bernardo, pieno di rabbia, e di due picciotti con facce patibolari. Don Corlando si mette un dito nel colletto bianco e gira il capo a destra e a sinistra per vedere se c’è il sacrestano:
 
DON CORLANDO
 
La vita di noi tutti e nelle mani di Dio e Lui decide per il nostro bene. Affidatevi a Dio e pregate affinché le visioni del demonio non vengano più a tormentarvi.
 
BERNARDO
 
Fuori. Devo parlare a questo prete.
 
MAGA CARIDDI
 
Trattami con rispetto o mal te ne verrà.
 
BERNARDO
 
Ho detto fuori, vecchia strega, o mal te ne viene subito.
 
DON CORLANDO
 
Andate pure e pregate.
 
Bernardo attende che la Maga sia uscita e poi si volta verso il prete
 
BERNARDO
 
Tutta Messina vide che mi negaste l’ostia.
 
Don Corlando posa il messale, poi si va a piazzare davanti al gigante, buffo nella sua nanità.
 
DON CORLANDO
 
Che fai, ah? Ti sei portato i bravi? Chi credi che sia io? Don Abbondio?
 
BERNARDO (sorpreso)
 
Don Abbondio... e chi è costui?
 
DON CORLANDO
 
Uno che aveva paura di quelli come te, ecco chi era. Volevi la comunione? E allora confessare ti dovevi e non sarebbe bastata una settimana!
 
I picciotti sogghignano. Bernardo resta un po’ a pensarci su e poi scoppia a ridere.
 
BERNARDO
 
Ah per questo fu? Perché non mi ero confessato?
 
DON CORLANDO
 
E per che altro doveva essere?
 
BERNARDO
 
Giusto, don Corlando, giusto! Baciamo le mani. Iamuninni, picciotti.
 
Bernardo fa un buffo inchino verso il prete e poi se ne va seguito dai suoi compari.
 
 
 
S C E N A 83
 
SALA MEDICA ALL’ORFANOTROFIO. Interno giorno
 
Il professor Neuman estrae un minibisturi insanguinato dall’orecchio di Peppino.
 
Suor Angelica fa gocciolare l’etere sul tampone fissato sopra la bocca del ragazzo.
 
Neumann è stanco, dice a suor Angelica
 
NEUMANN
 
Basta con l’etere, sorella...
 
Suor Angelica lo guarda interrogativa e Neumann si asciuga il sudore in un asciugamano.
 
SUPERIORA (in tedesco)
 
Tutto bene, professore?
 
NEUMANN (in tedesco)
 
Tecnicamente sì. Per il resto siamo nelle mani di dio.
 
Suor Angelica afferra il senso del dubbio che trapela dalle parole del professore. Si affaccia alla finestra, leva gli occhi al cielo e sussurra rivolgendosi a dio
 
SUOR ANGELICA
 
Dio mio, questo bambino innocente ha già sofferto tanto. . . ti prego, adesso fallo guarire. Ti prego!
 
China la testa per concentrarsi meglio nella preghiera e il suo sguardo va verso la pagoda:
 
 
 
S C E NA 84
 
GIARDINO ORIENTALE. Esterno giorno
 
Come visto dalle finestre dell’orfanotrofio: Alexis entra nella pagoda.
 
 
 
S C E N A 85
 
ORFANOTROFIO. Esterno giorno
 
 
 
Suor Angelica è rimasta allibita a guardare verso la pagoda. Un suono di voci allegre le fa volgere lo sguardo verso il fondo del viale: le cinque suorine ricamatrici stanno andando verso la cappella da cui giunge il rintocco della campane che chiama alla benedizione pomeridiana.
 
Suor Angelica torna a guardare verso la pagoda e si fa un veloce segno di croce.
 
 
 
 
 
 
 
S C E N A 86
 
PAGODA. Interno giorno
 
Alexis e Elena sono allacciati in un lungo bacio. La donna si ribella e lo respinge
 
ELENA
 
Ti avevo detto di non venire più.
 
ALEXIS
 
Ho telegrafato a Napoli stamattina. Quel mio amico del consolato ti aspetta. Tu devi solo arrivare là poi lui ti darà un visto per la Russia. Viaggerai fino a San Pietroburgo con i nostri diplomatici, senza nessun pericolo.
 
ELENA
 
Allora non hai capito, Alexis. Se io scappassi, don Vitoo se la prenderebbe con la mia famiglia. Li ammazzerebbe uno per uno per costringermi a tornare!
 
ALEXIS
 
Se l’unico modo per essere liberi è schiacciare quel verme, io lo schiaccerò!
 
ELENA
 
Non voglio più, è troppo pericoloso. Già una volta l’uomo che amavo ha perso la vita per colpa mia perchè voleva uccidere quel bastardo... Tu partirai il 26, mi hai detto, con tutte le tue belle navi. . . mi dimenticherai e troverai una donna che per essere tua non ti chiederà di morire...
 
ALEXIS
 
Dimmi solo che mi ami e non pensare ad altro.
 
 
 
S C E N A 87
 
STANZA DI CARMELA IN CASA TORCELLO. Interno giorno
 
Una serva e due sorelline sono intorno a Carmela. La ragazza, ritta al centro della stanza da letto, si lascia agghindare e pettinare, in assoluta passività.
 
UNA SORELLA DI CARMELA
 
Quando mi fidanzerò io, voglio un vestito con una grande gonna di raso. .
 
ALTRA SORELLA DI CARMELA
 
Carmela, triste sei... Non sai neanche chi è, magari ti piace.
 
 
 
S C E N A 88
 
SOGGIORNO DI CASA TORCELLO. Interno giorno
 
Seduto su una poltrona, con un grosso mazzo di fiori fra le braccia, stretto dal colletto inamidato, c’è Bernardo. Donna Brunilde sovrintende alla preparazione del tavolo da pranzo
 
DONNA BRUNILDE
 
Sapete come sono le ragazze di oggi, piene di grilli, ma voi siete uomo di polso e vi farete rispettare.
 
BERNARDO
 
Come si dice, donna Brunilde: mano di ferro in guanto di velluto.
 
DONNA BRUNILDE
 
Oh eccola, finalmente!
 
Carmela è apparsa sulla porta, bellissima, coi capelli raccolti sulla nuca, pallida e seria.
 
Bernardo si alza e la guarda con ammirazione, emozionatissimo. Le tende il mazzo di fiori. Carmela non si muove e donna Brunilde va verso di lei, imperiosa
 
DONNA BRUNILDE
 
Questo è Bernardo Calabrò. L’hai già visto qualche volta. Suo padre era amico di tuo padre.
 
Bernardo si avvicina a Carmela e insiste nel porgerle i fiori: nei suoi occhi bovini c’è un’aria supplice che contrasta con la sua grevità. Carmela accetta i fiori e Bernardo sorride felice.
 
CARMELA
 
Questo è l’uomo che scegliesti per me, madre?
 
DONNA BRUNILDE
 
Sì, grande, forte e coraggioso.
 
BERNARDO
 
E. . .innamorato. Carmela. Mi piacete tanto.
 
CARMELA
 
Voi no.
 
BERNARDO
 
Lo so. . . ma col tempo, Carmela. . . vero donna Brunilde?
 
DONNA BRUNILDE
 
A una brava moglie non deve piacere niente. Deve fare il suo dovere e rispettare il marito. Questo è tutto.
 
CARMELA
 
Certo madre: finchè morte non ci divida.
 
c’è un tono così risoluto nella voce di Carmela che donna Brunilde la guarda cercando di capire se si celi una minaccia sotto quelle parole. Carmela regge quello sguardo, impassibile.
 
 
 
S C E N A 89
 
PORTO DI MESSINA. Esterno tramonto
 
Il sole tramonta dietro la città e il mare si fa rosso. Anche le navi alla fonda prendono riflessi cuprei.
 
 
 
S C E N A 90
 
PONTE DELLA MAKAROV, Esterno tramonto
 
Sull’ AMMIRAGLIA MAKAROV Yuri sta spazzando il ponte. Si ferma a guardare verso le case di Messina, oltre la palazzata, con aria sognante, illuminato dai raggi purpurei dei tramonto.
 
 
 
S C E N A 91
 
STANZA AL GALLO D’ORO. Interno notte
 
Nella penombra della stanza sudicia, Maria guarda sospirando verso le navi in rada.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
S C E N A 92
 
SALA MEDICA ALL’ORFANOTROFIO. Interno sera
 
Peppino, con la testa fasciata e due grossi tamponi su entrambe le orecchie, apre gli occhi.
 
Ha una smorfia di dolore, cerca di girare la testa ma non ci riesce. Ruota gli occhi e incontra lo sguardo di suor Angelica seduta al suo capezzale con un rosario fra le mani.
 
La suora lo invita a non parlare ponendosi un dito sulle labbra e poi gli sillaba a voce bassissima
 
SUOR ANGELICA
 
E’ andato tutto bene, vedrai, a Natale potrai sentire la musica.
 
Peppino ha un debole sorriso e richiude gli occhi.
 
 
 
S C E N A 93
 
ORTO DI CASA TORCELLO. Esterno notte
 
Dalla finestrella della cinta chiusa con l’inferriata, Rosario guarda verso la casa buia.
 
Ad una finestrella del primo piano appare per un attimo la luce di una candela.
 
Rosario è impaziente e preoccupato. Si arrampica sulla cinta e salta dentro l’orto. Resta acquattato per un po’ ma nessuno sembra aver sentito il rumore del suo salto. Va verso la casa buia.
 
 
 
S C E N A 94
 
STANZA DI CARMELA IN CASA TORCELLO. Interno notte
 
Carmela sta piangendo, buttata di traverso sul letto. Un pianto senza singhiozzi.
 
Due mani si aggrappano alle sbarre dell’inferriata e Rosario si erge contro la finestra
 
ROSARIO
 
Carmela.
 
la ragazza si alza spaventata. Vede Rosario aggrappato all’inferriata e corre verso di lui
 
CARMELA
 
Ma sei matto, Rosario. . . se ti vedono ti sparano come a una starna!
 
ROSARIO
 
Perché non sei scesa?
 
CARMELA
 
Mia madre mi ha chiuso dentro.
 
Rosario fa passare un braccio tra le maglie dell’inferriata e supplica il contatto con la ragazza
 
ROSARIO
 
Carmelina mia.
 
CARMELA (con un singhiozzo)
 
Rosario!
 
Rosario abbraccia Carmela con un solo braccio e la tira verso l’inferriata. Si baciano premendo i loro volti contro le sbarre di ferro.
 
CARMELA
 
Mia madre vuole che sposi Bernardo Calabrò.
 
ROSARIO
 
Quel delinquente? oh che importa, lui o un altro… non piangere! Ho preparato tutto, nel capanno di caccia, su, al laghetto.
 
CARMELA
 
Ma non posso più scappare! Mia madre mi chiude dentro tutte le sere!
 
ROSARIO
 
Prendi lo stampo della serratura. Ce l’hai del pane?
 
CARMELA
 
Sì.
 
ROSARIO
 
Con la mollica. Impastala un po’ con le mani. Farò io la chiave, sarà già pronta per domani sera se vuoi… e nessuno ci separerà più.
 
CARMELA
 
Rosario, tra due giorni è Natale. Dopo. Subito dopo...
 
Rosario la tira di nuovo a sè e la bacia. Carmela si stacca da lui e sparisce nel buio della stanza.
 
 
 
CARMELA
 
Aspetta.
 
Dalla strada arrivano le note di una canzone. Rosario si volta preoccupato, guarda verso il basso e si lascia cadere nell’orto.
 
 
 
S C E N A 95
 
STRADA CASA TORCELLO. Esterno notte
 
Due suonatori di chitarra e un cantante stanno eseguendo una serenata sotto alle finestre buie di casa Torcello appoggiati alla cinta dell’orto.
 
Bernardo in mezzo alla strada li dirige con vaghi cenni della mano, lo sguardo alle finestre scure di casa Torcello.
 
CANZONE D’EPOCA PER SERENATA
 
 
 
S C E N A 96
 
STANZA DI CARMELA IN CASA TORCELLO. Interno no
 
Carmela non vede più Rosario, è in ansia per la canzone che proviene dalla strada.
 
CARMELA
 
Rosario!
 
guarda nell’orto buio e poi in strada.
 
 
 
 
 
S C E N A 97
 
STRADA CASA TORCELLO. Esterno notte
 
Come visto dalla finestra di Carmela:
 
Bernardo, con una mano sul cuore, sembra cantare lui la canzone della serenata.
 
continua la serenata
 
 
 
S C E N A 98
 
ORTO DI CASA TORCELLO. Esterno notte
 
Dal buio di un cespuglio, Rosario richiama l’attenzione di Carmela
 
 
 
ROSARIO
 
Ssst! Qui! Butta qui!
 
dalla finestra Carmela butta il blocchetto di mollica sagomato nella serratura, mentre si accende la luce dietro i vetri del soggiorno.
 
Rosario sgattaiola nel buio verso il fondo dell’orto mentre la serenata sale di tono.
 
 
 
S C E N A 99
 
CAMERA DA LETTO IN VILLINO. Interno notte
 
In mezzo al letto sfatto, levandosi di dosso Roland nudo e addormentato, Sherazade si sveglia di soprassalto e urla precipitandosi sui suoi vestiti e infilandoseli a tutta velocità:
 
SHERAZADE
 
E’ già buio! Minchia, minchia, minchiazza!
 
Roland si sveglia e grida a sua volta
 
ROLAND
 
Quesqu’il y a...? oh comtesse!
 
SHERAZADE
 
Chissà che ore sono?Accidenti, io devo attaccare alle nove, cioè, ho un appuntamento alle nove.
 
Roland fruga nel taschino del panciotto che sta sul tappeto e tira fuori un Roskoff d’oro
 
ROLAND
 
Contessa, mancano dieci minuti alle nove. Dovunque lei debba andare, la porto con la mia auto!
 
SHERAZADE
 
Sì, sì... io devo andare al circo.., avevo appuntamento al circo, lo sai che c’è un circo equestre sulla strada per Palermo?
 
Roland si veste anche lui e annuisce
 
ROLAND
 
Sì, ai piedi della collina dello Sparo. Contessa le giuro che lei sarà là prima delle nove.
 
SHERAZADE
 
Roland, dobbiamo continuare a darci del lei?
 
ROLAND
 
Oh no, contessa, amore mio, speravo tanto che tu me lo chiedessi!
 
si allunga per baciarla ma Sherazade lo evita continuando ad allacciarsi il busto.
 
SHERAZADE
 
Aiutami piuttosto!
 
Roland accorre per aiutarla inciampando nei suoi stessi pantaloni.
 
 
 
S C E N A 100
 
ISOTTA FRASCHINI. STRADE DI MESSINA. Esterni vari notte
 
Al volante dell’Isotta Fraschini Roland guida a tutto gas per le strade di Messina.
 
A volte schiaccia la peretta del clacson traendone un suono gracchiante. Evita una mandria di vacche che muggiscono spaventate. Urla per vincere il rombo del motore:
 
ROLAND
 
Oggi è stata la più bella giornata della mia vita!
 
SHERAZADE
 
Anche della mia... se arriviamo in tempo!
 
ROLAND
 
Immagino che a Natale avrai molti impegni mondani e non ci si potrà vedere...
 
SHERAZADE
 
Oh sì. A Natale abbiamo due spett... due ricevimenti al giorno!
 
ROLAND
 
Quando possiamo rivederci allora?
 
SHERAZADE
 
Il 27. Quella è una giornata morta.
 
ROLAND
 
E dove vengo a prenderti, amore mio?
 
SHERAZADE
 
A prendermi? No, vengo io in carrozza. Vengo io nella tua villa. Fa che non ci sia nessuno, nemmeno servitù...
 
ROLAND
 
Stai tranquilla, contessa, Hai visto che non c’è nessuno. L’ho affittata per un mese e le pulizie vengono a farle di mattina.
 
 
 
S C E N A 101
 
PIAZZALE DEL CIRCO. Esterno notte
 
Il piazzale è illuminato e pieno di gente e di carrozze. Ci sono anche alcune automobili. Lo spettacolo sta per cominciare. La banda attacca un motivo popolare.
 
L’imbonitore corre verso il Pierrot che sta uscendo dal suo carrozzone
 
IMBONITORE
 
Hai visto Sherazade?
 
PIERROT
 
E’ sparita da stamattina. Deve vaver trovato uno stallone.
 
IMBONITORE
 
Dio mio! Dio mio che gente!
 
Davanti all’ingresso c’è Lappanazza che sorveglia alcune delle sue ragazze. Chiede a Scilla.
 
LAPPANAZZA
 
Visto Maria?
 
SCILLA
 
Sì, sta male. La bocca le sta facendo infezione. Hai picchiato duro.
 
LAPPANAZZA
 
Minchiate. Quella non ha voglia di lavorare.
 
SCILLA
 
Ma chi vuoi che vada con una donna che ha la bocca piena di pus?
 
LAPPANAZZA
 
Muovi il culo adesso, se non vuoi che butti giù i denti pure a te.
 
l’auto di Roland si ferma ai limiti della zona illuminata. Sherazade scende e gli dice in fretta
 
SHERAZADE
 
Non ti far vedere. Vai via subito.
 
Roland cerca di strapparle un bacio ma Sherazade scappa via. Roland sospira
 
ROLAND
 
Quelle femme! Une comtesse c’est toujours une comtesse!
 
riparte con un gran rombo di motore.
 
 
 
S C E N A 102
 
VILLETTA ALLA PERIFERIA DI MESSINA. Esterno notte
 
L’Isotta Fraschini di Roland arriva veloce e si ferma davanti alla villa in cui c’è la bisca.
 
Roland scende e va bussare: due colpi, tre colpi veloci, due colpi.
 
La porta si apre e Roland entra.
 
 
 
S C E N A 103
 
SALA DA GIOCO CLANDESTINA. Interno notte
 
Rosina Storchi sta studiando le sue carte, seduta al tavolo da gioco. Davanti a lei siede Bruno Tripodi, ai lati altri due giocatori.
 
TRIPODI
 
Più duemila.
 
ROSINA
 
Vedo.
 
TRIPODI
 
Full di fanti.
 
ROSINA
 
Che iella! Full di dieci!
 
TRIPODI
 
La fortuna è femmina, signora. Stasera si é innamorata di me. Vuol continuare?
 
ROSINA
 
Quanto devo?
 
TRIPODI
 
Quattordicimila.
 
ROLAND (entrando)
 
Disturbo?
 
TRIPODI
 
Affatto, monsieur Darracq. L’amico Bonfanti se ne stava andando.
 
tocca col piede uno dei due giocatori che subito lascia le carte e dice
 
UN GIOCATORE
 
Sì, per me è tardi. E’ mi è anche andata male. A quando la rivincita?
 
ROSINA
 
Quando vuole. Beh, domani no che ho lo spettacolo, poi Natale é Natale, va bene il 26?
 
UN GIOCATORE
 
Benissimo per me. Vorrei rifarmi però. Potremo giocare poste un po’ più sostanziose?
 
ROSINA
 
Con piacere.
 
Bonfanti esce. Darracq si siede al suo posto e occhieggia le carte che l’uomo ha buttato coperte sul tavolo: era un poker di fanti.
 
ROSINA (a Roland)
 
Mani nuove, giro nuovo, speriamo...
 
ROLAND
 
Sarà un piacere perdere contro la grande Rosina Storchi, signora, permette che mi presenti: Roland Darracq, commerciante in preziosi.
 
ROSI NA
 
Commercio affascinante.
 
Roland sorride, annuisce, raccoglie le carte e le mischia.
 
 
 
 
 
S C E N A 104
 
VIA CAVOUR. Esterno giorno
 
Molti passanti hanno pacchi regalo avvolti in carte colorate.
 
Gli uffici de "L’Avvenire di Sicilia" sono stati riattati con una palizzata.
 
Calogero il barbiere e sua moglie Teresa passano davanti ad Archimede con dei pacchi di dolci. Il cantastorie, seguito dall’inseparabile cane Minosse, li saluta levandosi la paglietta
 
ARCHIMEDE
 
Buon Natale! Signora Teresa i miei migliori auguri!
 
Calogero sfila dalle mani della moglie uno dei pacchetti e lo porge ad Archimede
 
CALOGERO
 
Favorite, Archimede, due cannoli e buon Natale a voi!
 
ARCHIMEDE(inchinandosi buffo)
 
Spassiba. Thank you. Merci. Danke e grazie tante.
 
Calogero e Teresa ridono e riprendono a camminare.
 
 
 
S C E N A 105
 
UFFICI DI BENIMATI ALL’AVVENIRE DI SICILIA. Int. giorno
 
Benimati è seduto davanti alla sua macchina per scrivere Underwood modello del 1898: batte sui tasti, addentando un panino.
 
Le pareti portano ancora il nero del fuoco. La sua segretaria, Franchina, si affaccia nell’ufficio
 
FRANCHINA
 
Anche oggi che è Natale pranza in ufficio?
 
BENI MAT I
 
E’ milza, vuoi favorire?
 
FRANCHI NA
 
No, grazie. Sono arrivati i fratelli di mia madre da Agrigento con tutta la sacra famiglia. Invece di star solo, perchè non viene anche lei? Hanno fatto la caponata.
 
BENIMAT I
 
Grazie, Franchina. Va pure, devo finire quest’articolo. Buon Natale.
 
FRANCHINA
 
Buon Natale.
 
Franchina se ne va e Benimati addenta il suo panino e torna a battere sui tasti compitando
 
BENIMAT I
 
...bisogna far capire ai braccianti che l’omertà è vigliaccheria e infamia e la denuncia del sopruso all’autorità di polizia è il dovere morale di ogni cittadino. .
 
La polizia ha arrestato Saverio Condò e Guido Dellatro, due dei probabili assassini di Rinaldo, il pescatore, ma se nessuno di quelli che hanno visto testimonierà contro di loro, saranno rimessi in libertà, più gagliardi di prima sicuri di poter uccidere impunemente…
 
uno scricchiolìo attira la sua attenzione. Guarda verso la porta dell’ufficio, rimasta accostata.
 
Addenta il panino e sta per rimettersi a scrivere quando un secondo scricchiolìo lo ferma. L’uscio si sta aprendo.
 
Benimati si alza e si sposta indietro di un passo. Dall’uscio spunta la canna di una lupara. Un picciotto a viso scoperto irride al giornalista e spara:
 
PICCIOTTO
 
Buon Natale, infame!
 
la reazione di Benimati è istantanea quanto inaspettata:
 
solleva la poltroncina su cui sedeva e se ne fa scudo. La scarica di pallettoni la squarcia ma lui viene ferito solo di striscio, scaglia la poltrona contro il picciotto e d’un balzo gli é addosso.
 
La poltrona colpisce l’assalitore e Benimati afferra la canna della lupara dando un gran calcio nelle palle al mancato omicida.
 
Il picciotto urla e crolla in ginocchio. Benimati prende dal tavolo un tagliacarte in ferro:
 
 
 
BENIMATI
 
Fermo là, bastardo o ti sgozzo come un maiale.
 
PICCIOTTO (spaventato)
 
Io non ce l’ho con voi. Mi hanno pagato...
 
BENIMATI
 
Chi?
 
Si spalanca la porta e un secondo picciotto spara un colpo di lupara contro Benimati che si tuffa dentro l’ufficio. Il giornalista rotola dietro la porta, pronto a tutto, ma non sente più alcun rumore. La porta che dà in strada è spalancata.
 
 
 
S C E N A 106
 
VIA CAVOUR. Esterno giorno
 
Benimati si affaccia in strada e dà un’occhiata ai passanti. Nessuno sembra aver notato alcunchè di anormale: un uomo con due bambini per mano incrocia una vecchietta e la saluta
 
PASSANTE
 
Buon Natale, donna Filomena!
 
FI LOMENA
 
Buon Natale a voi e alla famiglia vostra!
 
Benimati torna dentro di corsa.
 
 
 
S C E N A 107
 
UFFICI DI BENIMATI ALL’AVVENIRE DI SICILIA. Int. giorno
 
Benimati va al telefono attaccato a una parete. Stacca l’auricolare e gira la manovella
 
BENIMATI
 
Mi dia la questura! Il questore Trincheri. Sì, pronto! Sono Benimati, non c’è il questore?
 
VOCE AL TELEFONO
 
Il signor questore è al pranzo offerto dal prefetto al Casino della Borsa. Volete dire a me?
 
 
 
S C E N A 108
 
SALONE AL CASINO DELLA BORSA. Interno giorno
 
Al centro del bel salone è stato allestito un banchetto.
 
Intorno al grande tavolo siedono tutte le autorità con le loro signore ingioiellate: il prefetto, il questore, il sindaco, l’ufficiale dei carabinieri, l’arcivescovo, gli onorevoli Nicolò e Ludovico Fulci, alcuni maggiorenti come il barone Carlo Falcone e il giudice Giovanni Grifeo con la bella moglie Concetta, poi l’ammiraglio Litvinov, il capitano Ponomarov e altri ufficiali tra i quali Alexis, e ancora don Vito con Elena, pallida ma bellissima, Reina e il padrone delle concerie Todero.
 
Elena guarda Alexis di soppiatto ma a don Vito non sfugge il suo interesse per quel bell’ufficiale, tuttavia resta sorridente.
 
Alexis fa da interprete per Litvinov e Ponomarov e traduce
 
ALEXIS
 
Il capitano Ponomarov dice che la rivolta a Odessa di tre anni fa fu provocata dalla fame e dalla disperazione degli operai e non da idee sovversive.
 
QUESTORE
 
Una domanda da poliziotto: cosa fece il mio collega di Odessa in quell’occasione?
 
ALEXIS (traduce in russo)
 
PONOMAROV (risponde in russo)
 
ALEXIS (rivolto al questore)
 
Si trattò di una ribellione di massa. Dovette intervenire l’esercito e purtroppo ci furono 412 morti.
 
ARCIVESCOVO
 
Chieda al capitano se è vero che una nave della marina imperiale si unì agli insorti.
 
ALEXIS (traduce in russo)
 
PONOMAROV( risponde in russo)
 
ALEXIS (all’arcivescovo)
 
Sì. L’incrociatore Potiomkin.
 
D’ARRIGO
 
Se lor signori sono d’accordo, sospendiamo un momento con la politica e passiamo in biblioteca a fumarci un buon sigaro. Le signore possono accomodarsi nella sala da té.
 
Tutti si alzano. I maschi scostano le sedie alle signore e poi vanno verso la biblioteca. Le donne chiacchierando vanno verso un salotto. Don Vito beve un sorso e chiede ad Alexis
 
 
 
DON VITO
 
Tenente, quando salpate?
 
ALEXIS (gelido)
 
Il giorno 27, signore.
 
DON VITO
 
Dopodomani. . . Destinazione?
 
ALEXIS
 
Augusta.
 
poi per evitare altre domande si avvia a grandi passi dietro all’ammiraglio. Elena s’è fermata preoccupata. Don Vito vuota il bicchiere e poi prende uno dei tovaglioli
 
DON VITO
 
Questo è un ricamo fatto dalle suore, vero?
 
Elena annuisce guardando il marito senza paura, pallida, aspettandosi il peggio. Don Vito si pulisce la bocca col tovagliolo e poi dice in tono gentile
 
DON VITO
 
Tu e il tuo ufficiale russo siete condannati a morte. E devo dire che mi secca dover uccidere un militare straniero.
 
ELENA (gelida)
 
Uccidere è il tuo mestiere. Ma puoi evitarti il fastidio: lui non c’entra, l’ho invitato io e
 
Alexis si è limitato ad accettare come avrebbe fatto qualsiasi uomo.
 
Don Vito sorride al sindaco che lo sta aspettando sulla porta della biblioteca
 
 
 
DON VITO
 
Vai pure caro, vi raggiungo subito. (poi a Elena)
 
So che hai appuntamento col tuo stallone domani alle tre, come tutti i giorni, per ricamare insieme. . . se vuoi salvarlo ci devi andare... ricama con lui per l’ultima volta, ma poi gli dici che ti sei stancata e che a te, dopo un po’, piace cambiare minchia. Proprio queste parole: gli dici così e lo salvi, non glielo dici e lo ammazzi. Adesso vai pure a prendere il tè come una signora.
 
Elena è scossa da un tremito ma riesce a dominarsi e a sorridere all’odiato marito
 
ELENA
 
Come volete voi, don Vito. E poi è la verità, da quando sono vostra moglie ne ho cambiati almeno venti. Gli amici vostri me li son fatti tutti, don Vito: le vostre corna sono leggendarie.
 
volta le spalle al marito e si avvia decisa verso il gruppo delle signore. Due di loro si sono fermate, intuendo qualcosa. Elena dice loro in tono normale
 
 
 
ELENA
 
Vogliamo andare?
 
Don Vito è rimasto basito alle tremende incredibili parole di Elena. La sua mano si serra così forte intorno al bicchiere che il vetro si spezza. Un’esclamazione del questore lo fa voltare
 
 
 
QUESTORE (f.c.)
 
Ma questo è davvero troppo!
 
Il Questore sventola un biglietto avuto da un agente. Accanto al questore ci sono gli on. Fulci, il barone Falcone e Giovanni Grifeo.
 
 
 
QUESTORE
 
Hanno sparato a Benimati!
 
GIOVANNI GRIFEO
 
L’hanno ucciso?
 
SOTTUFFICIALE DI POLIZIA
 
No, signori. Neppure ferito.
 
BARONE FALCONE
 
Signor Questore, bisogna fermare questi assassini che infangano il nome della nostra città.
 
NICOLO’ FULCI
 
A Roma non capiscono la gravità della situazione, o fan finta di non capire.
 
QUESTORE
 
Qualche volta gli assassini li prendiamo ma è gente pagata per ammazzare e non dicono mai il nome dei mandanti. Qui la gente nega anche di essere nata.
 
DON VITO (avvolgendosi la mano ferita dal bicchiere in un tovagliolo)
 
E’ successo qualcosa?
 
QUESTORE
 
Hanno sparato a Benimati.
 
DON VITO (sospirando)
 
Glielo abbiamo detto, il sindaco e io, a quella testa calda di stare attento! Non è così che si risolvono i problemi di Messina.
 
BARONE FALCONE
 
Neanche con la lupara, don Vito. Scusatemi, vado a prendere un po’ d’aria.
 
il barone volta le spalle al gruppetto e se ne va. Giovanni Grifeo lo imita
 
 
 
GIOVANNI GRIFEO
 
Abbiamo troppo sullo stomaco: é diventato difficile anche respirare. Scusate.
 
DON VITO (sarcastico)
 
E’ proprio vero che l’aristocrazia s’è indebolita assai. D’asma soffrono…ma non vorremo lasciare soli i nostri ospiti russi.
 
LODOVICO FULCI
 
No, loro non capirebbero. Vieni Nicolò.
 
ed entra in biblioteca a grandi passi, scuro in volto, portandosi appresso il fratello.
 
 
 
 
 
S C E N A 109
 
SALA MEDICA ALL’ORFANOTROFIO. Interno giorno
 
Peppino si sveglia e apre gli occhi. Ha dei grossi tamponi alle orecchie. Gira lo sguardo intorno impaurito: zoom sui suoi occhi.
 
In soggettiva di Peppino: il faccione di Neumann che si china su di lui e gli dice qualcosa, ma non si sente il suono della sua voce. Dietro al dottore appare il volto della Superiora e poi quello emozionatissimo di Suor Angelica.
 
Le mani del dottore calano verso la MdP e comincia la sbendatura, nella più assoluta mancanza di colonna sonora.
 
Un tampone sporco di sangue viene estratto da un orecchio, Neumann lo annusa e sembra soddisfatto, lo lascia cadere in una bacinella, poi le mani calano verso la MdP e si ritirano col secondo tampone: Neumann annusa anche questo e poi lo lascia cadere sopra il primo.
 
Ora si avvicina alla MdP con un paio di lunghe pinzette e dopo qualche attimo le ritira estraendo da un orecchio di Peppino un lungo cilindretto di ovatta: un fischio sottile invade la colonna sonora. Il fischio aumenta di intensità mentre le pinzette si dirigono adesso verso l’altro orecchio di Peppino.
 
Anche il secondo cilindretto viene estratto: ora i fischi sono due e si alzano di tono fino a diventare tremendi.
 
Peppino terrorizzato si porta le mani alle orecchie. Neumann gliele blocca e gli chiede a voce alta, scandendo le sillabe
 
NEUMANN
 
Mi sentire tu?
 
per Peppino la voce di Neumann ha il rombo delle cascate del Niagara unito al gracchiare lacerante di una radio disturbatissima.
 
Peppino grida di dolore. I suoi occhi si riempiono di lacrime e si comprime le orecchie con le mani.
 
 
 
SUOR ANGELICA
 
Dio mio, che succede?
 
e anche la sua voce assume toni dolorosi e gracchianti per Peppino.
 
Neumann le fa cenno di tacere, sorridendo, leva le mani di Peppino dalle orecchie e gli sussurra
 
 
 
NEUMANN
 
Mi sentire tu?
 
Come un’alba in un cielo scuro, una luce di sorpresa e di incredula gioia dilaga sul viso del bambino, ancora umido di pianto.
 
 
 
PEPPINO
 
Questo è....
 
parla a voce molto alta e per le sue orecchie non abituate è di nuovo un gracchiare insopportabile. Peppino cerca di tapparsi ancora le orecchie ma Neumann, con una dolcezza insospettabile, gliele allontana e a voce bassissima, in tedesco, intona STILLE NACHT, il canto di Natale.
 
Peppino ascolta impaurito ed estasiato: le sue orecchie amplificano distorcendole alcune note ma d’istinto canta un suono basso seguendo la melodia della canzone.
 
Suor Angelica scoppia a piangere e anche la Superiora si commuove.
 
Peppino si leva a sedere e grida a Suor Angelica:
 
 
 
PEPPINO
 
La musica!
 
la sua voce così forte è ancora dolorosa per lui che ride e piange mentre suor Angelica lo abbraccia singhiozzando. La Superiora tira su col naso e dice a Neumann
 
 
 
SUPERIORA (in tedesco)
 
La scusi, è giovane e molto emotiva.
 
Neumann annuisce sorridendo nella barba, gli occhi lucidi di pianto trattenuto, mentre scosta suor Angelica da Peppino:
 
NEUMANN
 
Adesso dofere disinfettare e mettere una garza leggera. Domani il ragazzo può uscire.
 
Peppino applaude, si ferma a guardarsi le mani con una smorfia di dolore, torna a batterle ricavando gioia enorme nel sentire ogni distinto "clap".
 
 
 
S C E N A 110
 
STAZIONE FERROVIARIA DI MESSINA. Esterno giorno
 
Un treno passeggeri si ferma sbuffando vapore sul binario della stazione. I passeggeri scendono, attorniati da facchini e da procacciatori di alloggio.
 
Ci sono anche Scilla, un paio di sue colleghe e Maria, guardata a vista da Lappanazza.
 
Scilla le sussurra, mentre sorride e fa l’occhietto ad un signore appena sceso dal treno:
 
 
 
SCILLA
 
Stai attenta che Lappanazza ti punta. Trovati un cliente o quel bastardo ti rovina.
 
MARI A
 
Mi può anche ammazzare ma io non mi vendo più.
 
Un signore con una cospicua pancia fasciata in un gilet di raso si ferma accanto a lei lisciandosi un baffo con aria furba e le strizza l’occhio. Maria gli sussurra
 
MARI A
 
Sono malata, signore.
 
l’uomo fa un passo indietro e la scruta sospettoso e cattivo attraverso gli occhiali con montatura d’oro, poi masticando un’imprecazione, passa oltre.
 
Un uomo un po’ alticcio, si avvicina a Maria per prenderla sottobraccio ma lei si scansa:
 
 
 
CALABRESE
 
Mi fai un po’ di compagnia? Quanto vuoi?
 
MARIA ( a mezza voce)
 
Signore, non le conviene. . . ho una brutta malattia. .
 
CALABRESE (sbraita)
 
Cosa? Ma che minchia dici, ah? Che me ne fotte a mia delle malattie tue! Io sanissimo sono e i soldi miei sono come quelli di tutti gli altri!
 
MARIA
 
Ho un malattia infettiva.
 
CALABRESE (a voce alta)
 
E io me ne fotto lo stesso! Andiamo!
 
la prende per un braccio ma Maria si divincola con rabbia.
 
Lappanazza interviene furibondo ma contiene la sua violenza poichè la stazione è piena di gente e molti stanno guardando. Sogghigna a Maria e le sibila
 
 
 
LAPPANAZZA
 
Dici che sei malata eh? Per questo non batti un chiodo anche oggi...
 
CALABRESE
 
E tu che vuoi? Chi sei? Questa è o non è una puttana?
 
Lappanazza sorride ma nei suoi occhi c’è una luce omicida che blocca il calabrese.
 
 
 
LAPPANAZZA
 
Questa è la più gran puttana della mia stalla e adesso verrà con te e ti farà un servizio speciale. Vero Maria?
 
MARIA
 
No.
 
Lappanazza non riesce più a dominarsi e alza la mano per schiaffeggiarla ma qualcuno lo colpisce da dietro alla nuca facendolo crollare sulle ginocchia come un bue al mattatoio: è Yuri.
 
MARIA
 
Attento!
 
Yuri si volta ma non fa in tempo ad evitare la coltellata che gli tira a tradimento Gerlando, uno dei picciotti di Lappanazza, che gli scarnifica una spalla. Yuri lo disarma con un calcio. Nessuno interviene.
 
Il calabrese afferra il marinaio da dietro cercando di strozzarlo. Il russo si piega in avanti e colpisce il calabrese che non molla la presa. Lappanazza fa scattare la lama del suo coltello.
 
Maria urla e si getta verso Yuri ma Lappanazza gli vibra una tremenda coltellata diretta al ventre ma Yuri riesce a coprirsi col corpo del calabrese che viene sventrato al suo posto.
 
Due carabinieri arrivano correndo e Lappanazza si tuffa oltre una catasta di balle e fugge.
 
Uno dei carabinieri agguanta Gerlando, il picciotto che Yuri ha disarmato, e l’altro constata la morte del calabrese che il marinaio lascia scivolare a terra.
 
UN CARABINIERE
 
E’ morto.
 
Maria piange abbracciata a Yuri la cui divisa bianca si sta macchiando di sangue.
 
Accorre il capostazione e il carabiniere gli chiede
 
UN CARABINIERE
 
Avete visto com’é andata?
 
CAPOSTAZIONE
 
No. Cose da puttane sono.
 
il carabiniere si guarda intorno: le poche persone che si erano fermate adesso se ne vanno in fretta. Resta solo Scilla a cui chiede
 
UN CARABINIERE
 
Voi avete visto com’è andata?
 
SCILLA
 
Io? No. Sono arrivata adesso.
 
UN CARABINIERE (al collega)
 
Portiamoli al comando.
 
ALTRO CARABINIERE
 
Diranno che è caduto sul coltello. Andiamo!
 
spinge avanti a sè Gerlando che ride e protesta
 
 
 
GERLANDO
 
Signor carabiniere, io non c’entro! Mi stavo facendo gli affari miei!
 
UN CARABINIERE
 
Anche voi due! Tu marinaio, puoi camminare?
 
MARI A
 
Lui non capisce! Parla solo russo! Bisogna portarlo in ospedale. .
 
UN CARABINIERE
 
Va bene, va bene. Adesso cammina!
 
 
 
S C E N A 111
 
UFFICIO DEL TENENTE DEI CARABINIERI. Interno giorno
 
Un appuntato sta scrivendo il verbale con penna e calamaio. Il tenente dei carabinieri, seduto dietro un tavolo, guarda Yuri con la divisa bagnata di sangue, sorretto da Alexis e Sacha
 
TENENTE
 
Potete riportarlo sulla vostra nave. La ferita non è grave e non voglio avere grane internazionali.
 
ALEXIS
 
Grazie, tenente.
 
accenna ad un saluto militare e se va con Sacha che sostiene Yuri che protesta
 
 
 
YURI (in russo)
 
E’ solo un graffio. . . voglio vedere Maria!
 
 
 
S C E N A 112
 
CORRIDOIO COMANDO DEI CARABINIERI. Interno giorno
 
Nel corridoio Yuri vede Maria e il picciotto che vengono scortati nell’ufficio del tenente e cerca di andare da lei ma viene trattenuto a forza da Sacha.
 
 
 
YURI
 
Maria!
 
ALEXIS (a Maria)
 
Yuri è nei guai lo capisci? Non complichiamo le cose!
 
Maria china la testa e si lascia spingere dentro l’ufficio del tenente, dopo il picciotto.
 
 
 
ALEXIS (in russo)
 
Tu ora vai dritto a bordo e ti fai curare. Se non dai in smanie, non farò rapporto. D’accordo? Altrimenti il capitano ti terrà ai ferri fino a che saremo tornati a casa!
 
Yuri china la testa e Alexis dice a Sacha
 
 
 
ALEXIS (in russo)
 
Ci pensi tu, per favore, Sacha? Io…
 
SACHA (in russo)
 
Lo so, lo so! Son quasi le due e tu hai un improrogabile impegno.
 
 
 
 
 
S C E N A 113
 
UFFICIO DEL TENENTE DEI CARABINIERI. Interno giorno
 
Il tenente interroga il picciotto che lo guarda con aria strafottente. Maria ascolta, vigilata da un carabiniere. L’appuntato scrive intingendo la penna nel calamaio.
 
TENENTE (in tono rassegnato)
 
Voi, Gerlando Boatta, eravate coinvolto nella rissa. Perchè é scoppiata?
 
GERLANDO
 
Ma quale rissa, tenente? Andavo per gli affari miei quando quel marinaio mi urtò!
 
TENENTE
 
E poi che è successo?
 
GERLANDO
 
Non lo so. Questa donna gridava. Un uomo scappava. Un po’ di confusione, signor tenente.
 
TENENTE
 
Chi era l’uomo che é scappato?
 
GERLANDO
 
Chi era? E chi lo sa! Io solo da dietro lo vidi!
 
TENENTE
 
Era alto?
 
GERLANDO
 
Così così.
 
TENENTE
 
Biondo, bruno?
 
GERLANDO
 
Così così.
 
TENENTE (spazientito)
 
Giovane, vecchio?
 
e senza attendere la risposta del picciotto risponde lui stesso alla propria domanda
 
TENENTE
 
Così così.
 
GERLANDO
 
Ah, lo vedeste anche voi, signor tenente!
 
il tenente sospira e fa un cenno a Maria che viene avanti
 
TENENTE
 
Come vi chiamate?
 
MARIA
 
Citafò Maria.
 
TENENTE
 
Professione? . . . lasciamo perdere, anche voi non avete visto niente?
 
MARIA (indicando il picciotto)
 
E’ stato lui che ha tentato di accoltellare il marinaio russo, poi è intervenuto quel calabrese che era appena arrivato col treno. L’assassino è Greco Bertrando, detto Lappanaza..
 
il tenente guarda Maria sorpreso. L’appuntato resta a bocca aperta e la penna sollevata in aria. Anche il picciotto sgrana gli occhi sbalordito su Maria prima di reagire.
 
GERLANDO
 
Troiaccia infame! Spia! Ancora cammini e già morta sei!
 
TENENTE (urla)
 
Fumagalli!
 
entra un carabiniere che afferra da dietro il picciotto, immobilizandolo
 
TENENTE
 
Portalo via! E prepara un mandato di cattura per Greco Bertrando detto Lappanazza, lo trovi al bar del porto.
 
mentre il carabiniere esegue, il tenente si avvicina a Maria e cerca di rassicurarla
 
 
 
TENENTE
 
Maria, lo so che ci vuole tanto coraggio per fare il proprio dovere qui in Sicilia, ma io vi prometto che non riusciranno a torcervi un capello.
 
MARIA
 
Non si preoccupi per me: ha ragione quel fetuso, io già morta sono.
 
TENENTE (sospira)
 
Conosco quel Lappanazza ma non sono mai riuscito a incastrarlo.
 
guarda il labbro gonfio di Maria e le chiede con dolcezza
 
TENENTE
 
E’ stato lui?
 
MARI A
 
Sì.
 
TENENTE
 
E ti costringe alla prostituzione?
 
MARIA
 
Sì. Mi ha disonorata che ero ancora bambina.
 
TENENTE
 
Vedrai, gli faremo dare l’ergastolo.
 
 
 
S C E N A 114
 
PAGODA. Interno giorno
 
Alexis apre l’uscio della pagoda. Si ferma esitante: intorno ai telai di ricamo non c’è nessuno.
 
ALEXIS (a bassa voce)
 
Elena?
 
nessuno risponde. Alexis entra e chiude l’uscio. Va verso il divano. La porta si riapre alle sue spalle. Si volta: in controluce vede Elena, vestita con eleganza, rigida, fredda.
 
ELENA (gelida)
 
Ti avevo detto basta, mi pare!
 
Alexis fa un passo verso di lei ma si ferma: il tono e l’atteggiamento di Elena sono quelli di una sconosciuta.
 
ALEXIS
 
Amore mio, io ti voglio per sempre... anche tu.
 
Elena si sottrae seccata al tentativo di abbraccio e lo respinge
 
ELENA
 
Solo la noia dura per sempre. Senti, Alexis, è stato piacevole finchè è durato, ma adesso basta. Possibile che non capisci? Basta! Mi hai stufato. Tanto domani la tua nave parte e mi han detto che sta per arrivare la flotta francese.
 
Alexis leva una mano per schiaffeggiare Elena ma si blocca stravolto
 
ALEXIS
 
Perché mi dici queste cose? Che é successo? C’é qualcunoche ascolta? Tuo marito ha scoperto tutto? Parla per dio!
 
ELENA
 
Ma che vuoi fare, la tragedia greca? Ti ho detto che mi hai stufato. Non basta?
 
ALEXIS
 
Non è possibile. . . io so che non è possibile... cos’è successo amore mio?
 
ELENA
 
Niente è successo. Se hai pensato che eri il primo e l’unico, mi dispiace. Addio.
 
Elena non ce la fa più, si volta e sbatte la porta in faccia e la sua rabbia esplode e sfascia uno dopo l’altro i telai da ricamo ripetendo il nome della sua donna
 
 
 
ALEXIS
 
Elena! Elena! Elena!
 
infine con un calcio abbatte la porta e rimane ansante e sudato sulla soglia a guardare…
 
 
 
S C E N A 115
 
GIARDINO ORIENTALE. Esterno giorno
 
..il vialetto deserto.
 
Alexis si incammina, fermandosi più volte. Un violino suona una musica struggente.
 
 
 
S C E N A 116
 
SALA MEDICA ALL’ORFANOTROFIO. Interno giorno
 
Esseneto, il piccolo compagno di Peppino, sta appollaiato vicino al letto e suona il violino, un pezzo molto triste e accorato. Le note più acute fanno ancora arricciare la faccia a Peppino per il dolore.
 
In fondo alla stanza Suor Angelica lo guarda in adorazione. Esseneto smette di suonare.
 
PEPPINO
 
Non potevo immaginare che la musica fosse così.... così divina, come ho fatto a vivere senza sentirla?
 
scende dal letto e fa un passo, si ferma e ride
 
PEPPINO
 
Anche i passi fanno rumore: toc toc! Che buffo! (fa cadere una forchetta) questa invece fa plin. . . (stropiccia della carta) e questa fa strasc strak!
 
Esseneto ride forte e Peppino si deve tappare le orecchie.
 
ESSENETO
 
Prima eri sordo e adesso troppo ci senti!
 
PEPPINO
 
Il medico ha detto che è solo un effetto pissi... pissi...
 
SUOR ANGELICA
 
Pissicologico. Vuol dire che è il tuo cervello a sentire tropp,o perchè non si é ancora abituato.
 
Peppino si diverte a fare rumori: lascia cadere sul pavimento una scatola, picchietta il piano del tavolo con le dita, fa tinnire un bicchiere e ogni volta gode dei suoni.
 
Un merlo fischietta in giardino e Peppino si volta verso la finestra
 
SUOR ANGELICA
 
E’ un merlo.
 
ESSENETO
 
Fiuuu…fiuuì, molti uccelli cantano.
 
Peppino si aggrappa al davanzale e si lascia penetrare dai suoni esterni. Chiude gli occhi, si gonfia d’aria e ascolta:
 
il frusciare del vento fra le foglie, il suono d’un motore d’auto che passa e smuore, l’eco di voci lontane. L’improvviso il suono della campana della cappella, ancora forte per le sue orecchie nuove, lo fa gridare.
 
ESSENETO
 
Sono le campane! In tutte le chiese ce ne sono: din don, din don!
 
La voce di Neumann fa voltare i due ragazzi
 
NEUMANN
 
Fedo che andiamo benissimo! Fero, Peppino?
 
Peppino, d’impulso, corre verso il dottore, gli afferra le mani e gliele bacia, poi alza lo sguardo verso il suo volto bonario e gli ripete con la sua stessa voce
 
PEPPINO
 
Fero!
 
Neumann ride commosso.
 
 
 
S C E N A 117
 
CAMERA DA LETTO DI ELENA. Interno tramonto.
 
Un grande sole rosso getta una luce infocata nella camera di Elena.
 
La donna è a letto, in camicia da notte, immobile, appoggiata su due cuscini, le mani incrociate sul ventre: sembra già una scena mortuaria anche se i suoi occhi sono aperti sul sole morente.
 
La porta si socchiude e appare Rosalia con un vassoio su cui fuma una tazza di tè. Elena non si muove. Rosalia va ad appoggiare il vassoio sul comodino. La voce di don Vito la blocca: l’uomo è apparso sulla soglia della stanza
 
DON VITO
 
Tu! Porta via quella roba! Da oggi la mia fedele sposa non ha più né fame né sete.
 
Rosalia vorrebbe protestare ma il fratello le fa un cenno imperioso e lei obbedisce, andandosene col vassoio dopo aver lanciato uno sguardo di pietà verso Elena che non si è mai mossa.
 
Anche Don Vito guarda la moglie, poi chiude la porta a chiave a doppia mandata.
 
 
 
S C E N A 118
 
UFFICIO DEL TENENTE DEI CARABINIERI. Interno notte
 
Lappanazza, ammanettato, viene spinto dentro l’ufficio da due carabinieri.
 
LAPPANAZZA
 
Niente feci! Telefonate al sindaco, al questore! Loro vi diranno chi è Greco Bertrando!
 
vede Maria seduta in disparte e poi guarda il tenente dei carabinieri che lo osserva fumando tranquillo, l’appuntato intinge la penna nel calamaio e aspetta. Lappanazza intuisce che qualcosa sta andando storto. Cambia il tono, diventa amichevole
 
LAPPANAZZA
 
Maria. . . a te pure hanno arrestato? Non ti preoccupare, ci deve essere uno sbaglio…
 
(poi al tenente) ..la conosco da quando era bambina, Maria é una brava ragazza.
 
TENENTE
 
Lo so che è una brava ragazza. (poi chiede a Maria) E’ lui?
 
Maria si alza. E’ calma. Guarda Lappanazza negli occhi senza paura
 
LAPPANAZZA
 
Maria, io ti voglio bene, lo sai, se qualche volta sono stato severo, per il tuo bene era.
 
Maria si volta verso il tenente e dice con sicurezza
 
MARI A
 
E’ lui l’assassino. Voleva uccidere il marinaio russo e ha sventrato quel calabrese.
 
Lappanazza è percorso da un tremito. Si volta verso Maria incredulo, poi balza verso di lei come una belva, le mani ammanettate protese ad afferrarle la gola. I due carabinieri lo bloccano.
 
LAPPANAZZA
 
Sucaminchia infame! Morta sei! Morta! Signor tenente, non crederà alle parole di questa puttana. . .. di questa…
 
ma non può continuare perché il tenente, senza rabbia, con disgusto lo colpisce con un tremendo ceffone che gli volta la faccia.
 
TENENTE
 
Portatelo dentro. Isolamento e sorveglianza speciale.
 
I carabinieri trascinano fuori Lappanazza che sputa sangue e dà un’occhiata omicida a Maria, che non abbassa lo sguardo. Il tenente prende le mani di Maria tra le sue
 
 
 
TENENTE
 
Spero che siate d’esempio alla vostra gente. Fino al processo starete dalle suore e non abbiate paura, vigileremo giorno e notte.
 
MARIA
 
Grazie. Chiedo solo una cosa: quel marinaio russo… voglio sapere come sta e che lui sappia che io sto bene e che. . . e che ho finito per sempre con quella vita.
 
(conclude a bassa voce) E credo con qualunque vita. . . ma questo non diteglielo.
 
TENENTE
 
Dovete avere fiducia, Maria. Dopo il processo vi faremo andar via dalla Sicilia. Come si chiama quel marinaio?
 
MARIA
 
Yuri Kalinkin.
 
 
 
S C E N A 119
 
INFERMERIA SULLA NAVE MAKAROV. Interno notte
 
Yuri è sdraiato su uno dei lettini dell’infermeria: ha la spalla fasciata e supplica Sacha
 
YURI (in russo)
 
Che cosa han fatto a Maria…
 
si leva a sedere di scatto con una smorfia di dolore e Sacha lo costringe a rimettersi giù
 
SACHA (in russo)
 
Niente le han fatto. Tu stai giù, tranquillo che hai una febbre da cavallo. Se la ferita fa infezione ti dovran tagliare il braccio, capito? Chiederò al capitano di tornare a terra e andrò a cercare la tua Maria. Va bene? Ma tu non fare il cretino e non muoverti da lì.
 
Yuri sospira:
 
YURI (in russo)
 
Grazie.
 
 
 
S C E N A 120
 
UFFICIO DI BENIMATI ALL’AVVENIRE DI SICILIA. Int. notte
 
Benimati attacca il telefono raggiante e grida
 
BENIMATI
 
Fermate tutto! Bisogna rifare la prima pagina! Hanno trovato un testimone per il delitto della stazione!
 
si precipita alla macchina per scrivere, ci infila un foglio e comincia a battere sui tasti.
 
 
 
S C E N A 121
 
STUDIO IN CASA DI DON VITO. Interno alba.
 
E’ l’alba ma nello studio c’è ancora la luce accesa. Don Vito parla al telefono
 
DON VITO
 
La moralità della ragazza é quella che è, signor questore. Avrà voluto vendicarsi
 
di qualche sgarbo contro il suo protettore. Sembra che l’avesse picchiata il giorno prima…si capisce, per sfruttamento della prostituzione gli daranno almeno un anno.
 
Vito copre il microfono con la mano e dice a Bruno Tripodi, in piedi davanti alla scrivania, a bassa voce
 
DON VITO
 
Senti Tripodi, veditela tu eh? So per certo che la bella Rosina ha gioielli per decine di migliaia di lire. E adesso levati dai piedi.
 
Tripodi se ne va e dalla porta si affaccia Bernardo con un giornale in mano.
 
Don Vito gli fa cenno di entrare. Bernardo avanza verso il tavolo e resta in piedi rigirando un giornale fra le mani: è una copia de L’AVVENIRE DI SICILIA.
 
DON VITO (al telefono)
 
Servo vostro, signor questore. . . eh? D’accordo! Un annetto gli farà bene...
 
(riattacca e conclude) . . . é pure poco per un imbecille che va in giro a spanzare la gente che non conosce. Che altro c’é?
 
BERNARDO
 
E’ uscito adesso, don Vito.
 
gli spiana il giornale sul tavolo e noi leggiamo il titolone insieme a don Vito
 
UN UOMO DI DON VITO ACCUSATO DI OMICIDIO
 
DON VITO
 
Questo sta proprio esagerando.
 
BERNARDO
 
Che devo fare?
 
don Vito si alza e strappa con cura il giornale in tanti pezzi che poi butta nel cestino.
 
DON VITO
 
Non deve esagerare più. Però attenzione che ci abbiamo gli occhi addosso di tanta brava gente che non si fa gli affari suoi.
 
BERNARDO
 
Oggi c’è la sentenza contro quei poveri picciotti per quella disgrazia a casa del pescatore.
 
DON VITO
 
E che può fare quel fesso di giudice? Nessuna prova tiene. Li metterà fuori, però lasciali dormire per un pò.
 
BERNARDO
 
Qualcuno ha soffiato sennò non ci sarebbe stato neppure il processo.
 
DON VITO (dando una manata al telefono)
 
Da quando questo c’è, pure i vermi du culu si sentono leoni. E a proposito di vermi du culu, dì a quelli che han mancato il giornalista di non sbagliare più perchè quello non ha paura di riconoscerli davanti al giudice.
 
BERNARDO
 
Quelli son picciotti in gamba, per sbagliare una seconda volta deve venire la fine del mondo! Baciamo le mani don Vito.
 
S C E N A 122
 
VIA CAVOUR. Esterno giorno
 
Peppino ed Esseneto si tengono per mano, ai lati camminano Suor Angelica e Neumann.
 
Peppino capta ogni suono, ogni rumore, ogni parola che rimbalza in strada.
 
Passa un carro trainato da un cavallo e Peppino ripete con la bocca lo zoccolìo dell’animale.
 
PEPPINO
 
Clop,clap! Clop, clap.
 
Ride per il rombo di un’automobile che passa veloce e si tappa le orecchie.
 
Dal porto giunge il suono della sirena del traghetto.
 
PEPPINO
 
Cos’é?
 
ESSENETO
 
O ferribotte!
 
SUOR ANGELICA
 
Le navi fanno quel rumore per avvertire che stanno arrivando o partendo.
 
Peppino si mette una mano di taglio davanti alla bocca e soffia forte imitando la sirena del vaporetto. Tutti ridono.
 
PEPPINO
 
Tuuuuuuuuut!
 
Un cane abbaia da dietro un cancello. Peppino urla e fa un balzo indietro, poi si riavvicina: il cane ora scodinzola e Peppino passa una mano fra le sbarre e lo accarezza sulla testa
 
PEPPINO
 
E’ così che parli tu: bau! bau!
 
e il cane, come se avesse capito, gli risponde: bau! bau!
 
Passano alcune ragazze che si tengono sottobraccio e ridono
 
VOCI RAGAZZE
 
Allora domani andiamo al cinema!
 
Ma io domani ho lezione di piano.
 
E io domani ho un appuntamento con Andrea!
 
le voci si perdono mentre le ragazze si allontanano. Peppino vede un gatto e gli corre incontro abbaiando
 
PEPPINO
 
Bau! Bau!
 
il gatto fugge miagolando e Esseneto si siede sul marciapiede ridendo.
 
Anche Neumann ride di gusto e Suor Angelica spiega a Peppino
 
SUOR ANGELICA
 
Bau lo fanno solo i cani! quello fa miau.
 
PEPPINO
 
Miau! Miau!
 
la gente si ferma a guardare Peppino, qualcuno ride, qualcuno scuote la testa.
 
Preannunciata dalla grancassa che fa scoppiare la testa al povero Peppino, attraversa la strada la troupe pubblicitaria del circo: alla sfilata manca però Sherazade e partecipano le tre gemelle dai lunghi capelli rossi e Colette che sta in piedi sulla sella del cavallo con Giovanna, la piccola cavallerizza con un abito scintillante che chiude il piccolo corteo battendo i piatti.
 
Arriva l’Isotta Fraschini di Roland, con la capote alzata, e rallenta.
 
 
 
S C E N A 123
 
ISOTTA FRASCHINI, Interno esterno giorno.
 
Sherazade é dentro l’auto e si lascia scivolare sul sedile fino a sparire,
 
 
 
ROLAND
 
Che c’è?
 
SHERAZADE
 
Gira, gira! Se mi vedono sono fritta!
 
ROLAND
 
Ma chi?
 
SHERAZADE
 
Quelli del circ.. .circolo! Cielo, mio marito!
 
anche Roland si lascia scivolare sotto il sedile spaventato e balbetta
 
ROLAND
 
Oh dio, il conte!
 
e svolta alla cieca in un vicoletto laterale.
 
 
 
S C E N A 124
 
VIA CAVOUR. Esterno giorno
 
Peppino, nonostante il dolore che gli procura il suono dei piatti, va dietro a Giovanna con aria beata. La ragazzina lo guarda e gli sorride. Lui grida
 
PEPPINO
 
Potresti sospendere per un po’?
 
GIOVANNA (smettendo)
 
Perchè?
 
PEPPINO
 
Mi hanno appena fatto le orecchie nuove, con quel rumore me le sfondi.
 
GIOVANNA
 
Dici davvero? Non ho mai conosciuto nessuno con le orecchie nuove. . . Cosa si sente?
 
PEPPINO
 
La tua voce: é bellissima!
 
Giovanna gode dell’adulazione e sorride di nuovo
 
GIOVANNA
 
Sei già venuto a vedermi al circo?
 
PEPPINO
 
Sì, sei bravissima col cavallo!
 
GIOVANNA
 
Vuoi venire di nuovo?
 
PEPPINO
 
Mi piacerebbe! Ma non mi portano.
 
GIOVANNA
 
Di alla tua mamma che hai un biglietto gratis per domani. Eccolo!
 
gli dà un biglietto pescandolo nella scollatura del vestito.
 
PEPPINO
 
Io non ce l’ho la mamma. L’ho dico a suor Angelica, è lo stesso! Suor Angelica, ho un biglietto gratis per il circo! Me l’ha dato.... Come ti chiami?
 
GIOVANNA
 
Giovanna.
 
PEPPINO (di colpo serio)
 
Io Peppino.
 
le dà la mano e Giovanna, serissima, gliela stringe.
 
GIOVANNA
 
A domani, allora.
 
PEPPINO
 
A domani.
 
Giovanna riprende a battere sui piatti e Peppino fa un balzo indietro tappandosi le orecchie. Giovanna scoppia a ridere. Anche Peppino ride.
 
La comitiva del circo si allontana e Peppino stacca le mani dalla testa mettendosi il prezioso biglietto in tasca. Si incammina, poi si ferma e ascolta. Esseneto ascolta anche lui ma non sente nulla
 
ESSENETO
 
Cosa ascolti?
 
PEPPINO
 
Ssst!
 
 
 
S C E N A 125
 
ISOTTA FRASCHINI. Interno esterno giorno
 
Roland risorge da sotto il sedile e anche Sherazade si tira su.
 
ROLAND
 
Se n’è andato?
 
SHERAZADE
 
Sì... che paura!
 
Roland cerca di baciare Sherazade che lo respinge
 
SHERAZADE
 
Sei matto? Siamo troppo vicini al mio palazzo.
 
ROLAND
 
Contessa mia, mi fai impazzire.. . se sto vicino a te, io non resisto, devo.
 
SHERAZADE
 
Invece adesso non devi!
 
ROLAND
 
Ma non ci riesco, amore mio.
 
SHERAZADE
 
Sì,sì. . . solo perchè sono contessa! Se fossi una povera disgraziata qualunque, che so, una zingara, una del circo, mi ameresti lo stesso?
 
ROLAND
 
Ma certo, mon petit chou! Ma come potrebbe una creatura delicata come te essere una zingara?
 
SHERAZADE
 
Potrebbe, potrebbe: adesso scendo e tu fila via senza farti vedere. .
 
ROLAND
 
Contessa, io parto domani all’alba...
 
Sherazade si blocca e torna a sedersi scombussolata
 
SHERAZADE
 
Domani?
 
ROLAND
 
Prendo il ferryboat delle cinque e dieci.. . ma torno tra venti giorni e cercherò di restare a lungo.
 
SHERAZADE
 
Tra venti giorni non ci saremo più!
 
ROLAND
 
Dove vai? Biarritz? Marienbad?. . . dove? Londra forse?
 
SHERAZADE (con un sospiro)
 
Ancora non lo so.
 
ROLAND
 
Lascia il conte! Scappa con me! Parlerò io con lui se vuoi...
 
SHERAZADE
 
Per carità, no. Addio Roland. E’ stato bello.
 
ROLAND
 
Non partire. Ci vediamo tra venti giorni. .
 
SHERAZADE
 
Certo Roland. Tra venti giorni...
 
Sherazade scende in fretta dall’auto per non far vedere che piange.
 
 
 
S C E N A 126
 
VIA CAVOUR. Esterno giorno.
 
ESSENETO (sbuffando)
 
Io non sento niente.
 
 
 
PEPPINO
 
Ssst! Sta per scendere la contessa...
 
dall’Isotta Fraschini ferma nel vicolo si apre una delle portiere e Peppino sente la voce di Sherazade sussurrare a Roland
 
VOCE SHERAZADE
 
A domani,caro. . . stesso posto, stessa ora...
 
Sherazade scende dall’auto che subito riparte.
 
La donna neppure guarda i due ragazzi e si incammina veloce lungo il marciapiede della strada principale, fino alla fermata dell’omnibus.
 
ESSENETO
 
Ma non è quella del circo?
 
PEPPINO
 
Boh!
 
Passano due uomini presi da una conversazione d’affari. Peppino li segue per qualche metro finchè Suor Angelica non lo afferra per un braccio.
 
UN UOMO D’AFFARI
 
Pagherò domani, vi ho detto!
 
ALTRO UOMO D’AFFARI
 
Domani, domani! Sempre domani! Finchè un bel giorno domani non ci sarete più!
 
UN UOMO D’AFFARI
 
Don Ernesto, una minaccia j’è?
 
Passa un garzone su un triciclo e zufola forte l’aria di una canzone. Peppino sgrana gli occhi meravigliato, poi soffia invano gonfiando le guance senza riuscire a fischiare.
 
ESSENETO
 
Guarda come si fa! (fischietta)
 
PEPPINO
 
Me lo insegni?
 
ESSENETO
 
Quando tu mi insegni a plimflare!
 
Ridono tutti e due. Neumann chiede serio alla suora:
 
NEUMANN
 
Cosa essere "plimflare"?
 
Suor Angelica ha un’aria smarrita mentre i due ragazzini ridono, complici.
 
Da una finestra chiusa Peppino sente una voce di donna e si ferma
 
VOCE FEMMINILE
 
A domani, amore...
 
VOCE MASCHILE
 
A domani...
 
Peppino si sposta sotto un’altra finestra e fa segno ad Esseneto di tacere.
 
VOCE ROSINA
 
Non mi venga a raccontar frottole! So bene quel che valgono i miei gioielli: più di trentamila lire.
 
 
 
S C E N A 127
 
STUDIO STROZZINO. Interno giorno
 
Rosina Storchi è seduta davanti a un ometto, con un paio di baffi sottili, che osserva col monocolo dei gioielli: bracciali e anelli e un paio di stupendi orecchini.
 
STROZZINO
 
Eh, signora mia, i tempi sono duri, non è più la Messina di una volta. Rivendere roba così non sarà facile. Le ho detto diecimila’ facciamo dodici, va!
 
ROSINA
 
Almeno quindici e in contanti.
 
STROZZINO
 
E va bene. A una donna affascinante come lei non si può negare nulla.
 
ROSINA
 
Un’altra cosa. Riserbo assoluto.
 
STROZZINO
 
Questa è la base del mio lavoro. Io sono una tomba.
 
Lo strozzino va alla cassaforte, la apre e conta quindicimila lire a Rosina.
 
 
 
S C E N A 128
 
VIA CAVOUR. Esterno giorno
 
Suor Angelica interviene e tira via Peppino da sotto la finestra dello strozzino
 
SUOR ANGELICA
 
Non sta bene origliare!
 
PEPPINO (indignato)
 
Io ascolto, non faccio quella cosa lì!
 
Rosina esce dal palazzo e sale su una carrozza. Peppino si volta a guardare verso la finestra. Lo strozzino sta girando la manovella del telefono.
 
PEPPINO
 
Uh il telefono! Mi piacerebbe provare...
 
 
 
S C E N A 129
 
STUDIO STROZZINO. Interno giorno
 
STROZZINO (al telefono)
 
Don Vito. ... quindicimila. Come avevamo deciso (pausa) Adesso.
 
e riattacca senza un saluto.
 
S C E N A 130
 
VIA CAVOUR. Esterno giorno
 
Passa l’omnibus a cavalli con tutti i suoni di sbattimenti, zocolìi e cigolìi. Peppino ascolta estasiato. L’omnibus si ferma e Sherazade sale. Un ragazzo salta giù e grida all’amico rimasto sul predellino:
 
UN RAGAZZO
 
Ciao! E ricordati di portarmi il libro domani a scuola!
 
Peppino si volta di scatto verso Suor Angelica
 
PEPPINO
 
Adesso potrò andare a scuola con gli altri?
 
SUOR ANGELICA
 
Ma certo, Peppino. Domani ne parlo con la Superiora.
 
Peppino fa una piroetta di gioia in mezzo alla strada. Si sente il trillio disperato del campanellino di una bicicletta e poi è tutto un ruzzolare.
 
Un ciclista ha investito Peppino e adesso si rialza imprecando
 
CICLISTA
 
Ma non hai sentito il campanello, maledizione!
 
NEUMANN
 
Calma, buon uomo. Il ragazzo è sordo.
 
PEPPINO (da terra)
 
Non sono più sordo!
 
ed è sul punto di piangere. Suor Angelica aiuta Peppino a rialzarsi, preoccupata, ma Peppino non si è fatto niente. Gli spazzola il vestito con le mani.
 
SUOR ANGELICA
 
Ti sei fatto male?
 
PEPPINO (immusonito)
 
Non sono più sordo..
 
NEUMANN (al ciclista)
 
Dofete scusarlo. Primo giorno che sente i rumori. Sta imparando.
 
il ciclista si rimette in sella e guarda quei quattro: la monaca, il professore e i due bambini e pigia sui pedali brontolando
 
CICLISTA
 
Che tempi! Ti ammazzano e ti prendono pure pu culu!
 
PEPPINO (esulta e gli corre dietro)
 
Ha detto "pu culu"! Hai detto "pu culu"! Non sono più sordooooo!
 
Esseneto è di nuovo travolto da uno scoppio di risa. Ridono anche Suor Angelica e Neumann.
 
Si ode l’eco di una salva di cannoni. Neumann spiega
 
NEUMANN
 
Flotta russa parte. Salutano la città con cannonate a salfe.
 
PEPPINO
 
Se ci salutano dobbiamo rispondere! Al porto! Al porto!
 
Si mette a correre verso il porto, subito seguito da Esseneto che gli grida dietro
 
ESSENETO
 
E tu come rispondi? Cui pìriti?
 
SUOR ANGELICA
 
Peppino! Esseneto!
 
NEUMANN
 
Cosa folere dire "pìriti"?
 
Suor Angelica si biocca senza fiato, arrossisce e scuote la testa
 
SUOR ANGELICA
 
Brutta parola, professore! Brutta parola!
 
si affretta dietro ai due ragazzi e il professore la segue, almanaccando. Una nuova salva di cannonate proviene dal porto e il professore si illumina e capisce perchè mormora fra sè
 
NEUMANN
 
Ah... pìriti. . certo, loro cannonate e noi... pìriti!
 
e ride come un bambino.
 
 
 
S C E N A 131
 
AULA DEL TRIBUNALE. Interno giorno
 
Gli imputati sono i due picciotti che hanno partecipato all’assassinio di Rinaldo e Vera: se ne stanno ammanettati con aria di strafottenza, guardati da due carabinieri.
 
La madre di Rinaldo, tutta vestita di nero, siede rannicchiata sulla prima fila di panche. Accanto a lei c’è Benimati.
 
Il giudice Giovanni Grifeo entra per leggere la sentenza. Tutti si alzano in piedi.
 
ADDETTO
 
La Corte!
 
GIOVANNI GRIFEO
 
In nome di Sua Maestà il Re e del popolo italiano, visti gli articoli 519 codice penale, e gli articoli 216 e 217, questo tribunale assolve Condò Saverio e Dellatro Guido per insufficienza di prove e ne ordina l’immediata scarcerazione.
 
Benimati mormora un’imprecazione tra i denti mentre ai due delinquenti vengono tolte le manette e si felicitano col loro avvocato.
 
La madre di Rinaldo li guarda con occhi di fuoco e i due le ridono in faccia. La donna si rivolge al giudice e urla come un’invasata:
 
MADRE DI RINALDO
 
Unn’è giustizia! Infamia è!
 
spalanca le braccia e il grande scialle nero sembra darle lugubri ali di morte e grida:
 
MADRE DI RINALDO
 
Mala nova! Avi a véniri un tirrimotu cu ll’occhi e v’avi a’ mmazzari a vui birbanti e a tutta Missina!
 
la donna si mette e tremare e crolla a terra in preda ad una crisi epilettica. Benimati urla
 
BENIMATI
 
Dell’acqua, presto!
 
ma nessuno si muove.
 
 
 
S C E N A 132
 
PORTO DI MESSINA. Esterno giorno
 
Le navi russe stanno uscendo dalla rada: un’altra salva di cannoni saluta la città.
 
Archimede col fido Minosse è sulla banchina, il cantastorie agita la sua paglietta e grida
 
ARCHIMEDE
 
Dasvidaniaaaaa!
 
gli si avvicina da dietro un elegante maggiordomo che, con aria un po’ schifata, gli dice
 
MAGGIORDOMO DI GRIFEO
 
Sua Eccellenza Grifeo mi incarica di chiederle se può andare stasera a casa sua.
 
ARCHIMEDE
 
Il giudice? Adesso usa il maggiordomo invece delle guardie?
 
il maggiordomo annuisce e arretra di un passo arricciando il naso. Archimede ride e si annusa le ascelle, poi prende in braccio il suo cane e dice
 
ARCHIMEDE
 
Ti da fastidio il profumo dell’albergo "Sotto le stelle"? Questione di scelta, amico, però io non sono lo schiavo di nessuno. Dì al tuo padrone che accetto l’invito.
 
 
 
S C E N A 133
 
CAMERA DA LETTO DI ELENA. Interno giorno.
 
L’eco della salva dei cannoni russi giunge ovattato ma distinto nella stanza di Elena: la donna è nella stessa posizione del giorno prima. Pallida, lo sguardo fisso fuori dalla finestra.
 
 
 
S C E N A 134
 
RADA DI MESSINA. Esterno giorno
 
La flotta delle navi russe sta uscendo dalla rada: la corazzata ammiraglia "ZAREVICH" è al centro dello schieramento con la corazzata "SLAVA" e l’incrociatore pesante "ADMIRAL MAKAROV". I due incrociatori leggeri "BOGATYR" e "GHILIAK" sono già nelle acque dello stretto insieme alla cannoniera
 
S C E N A 135
 
PONTE DELLA NAVE MAKAROV. Esterno giorno
 
Gli ufficiali sono schierati sul ponte della Makarov: tra essi Alexis che guarda corrucciato la città che si allontana a poppa. Accanto a lui c’é Sacha. Si sentono delle grida. Alexis si volta: Yuri, con le bende stracciate, si dibatte tra un nugolo di marinai che cercano di trattenerlo. Ne travolge buona parte. Corre verso il parapetto della nave con l’ intenzione di buttarsi in mare.
 
YURI (grida)
 
Maria!
 
Alexis gli si para davanti furibondo e gli urla, per sfogare il proprio dolore
 
ALEXIS (in russo)
 
Cosa fai, stronzo! Qui le donne son tutte maledette puttane!
 
Yuri colpisce Alexis con un pugno mandandolo a sbattere contro un argano.
 
I marinai gli sono addosso, uno colpisce Yuri alla testa e lui si affloscia. Uno della sanità gli pianta nel braccio una siringa iniettandogli un calmante.
 
La voce stentorea del capitano Ponomarov, fa scattare tutti sull’attenti.
 
PONOMAROV (off, in russo)
 
Tenente Golutva!
 
Alexis si rialza e si mette sugli attenti.
 
Che succede? (in russo)
 
ALEXIS (in russo)
 
Sono inciampato, signor Capitano. Credo di aver battuto la testa.
 
PONOMAROV (in russo)
 
E quel marinaio?
 
ALEXIS (in russo)
 
Sta delirando, signor capitano. Il dottor Sobciak gli ha appena fatto un’iniezione di sedativo.
 
SOBCIAK (in russo)
 
E’ così, signor capitano.
 
PONOMAROV (in russo)
 
Va bene. Ai vostri posti!
 
UN MARINAIO (in russo, ad Alexis)
 
Grazie per Yuri, signor tenente.
 
Yuri viene portato via di peso. Sacha scuote il capo e dà una manata all’amico
 
SACHA (in russo)
 
Hai preso una bella scuffia, povero Alexis! E visto come ti ha salutato direi che non ne valeva la pena.
 
ALEXIS (in russo, cogitabondo)
 
Sono stato un’idiota, era una recita! Quel bastardo del marito avrà scoperto il nostro amore e l’ha costretta a quelle parole infami...
 
SACHA (in russo)
 
Alexis, quando le donne dicono basta spesso lo dicono brutalmente.
 
ALEXIS (in russo)
 
Ma non ce n’era bisogno! Non capisci, Sacha? Lei sapeva che io dovevo partire oggi... poteva far l’amore per l’ultima volta e dimenticarmi. Non può finire così.
 
SACHA (in russo)
 
Deve, Alexis. Dimenticala, non torturarti più. E’ stato bello, no? Sei stato fortunato e te la sei goduta.
 
ALEXIS (in russo)
 
Non posso! Sei mai stato innamorato?
 
SACHA (in russo)
 
Infinite volte.
 
ALEXIS (in russo)
 
Quindi mai. Devo rivederla. Devo tornare a Messina.
 
 
 
S C E N A 136
 
STRETTO DI MESSINA. Esterno giorno
 
Come visto da poppa della nave Makarov in allontamento verso sud: il profilo della Sicilia, dello Stretto, con Messina ormai appena distinguibile.
 
VOCE SACHA (in russo)
 
A nuoto?
 
 
 
S C E N A 137
 
PONTE DELLA NAVE MAKAROV. Esterno giorno
 
ALEXIS (in russo)
 
Quando arriviamo ad Augusta, torno indietro.
 
SACHA
 
Bravo, diserta, così ti fucileranno.
 
 
 
S C E N A 138
 
STANZA ALL’ORFANOTROFIO . Interno giorno
 
Un Cristo crocefisso di ebano nero è appeso alla parete.
 
Maria è inginocchiata davanti alla Superiora e piange con la testa appoggiata a lei.
 
SUPERIORA
 
Non piangere. Hai avuto più coraggio di tanti di noi che pregano il Cristo ma non capiscono che è venuto sulla Terra per aiutarci a metter fine alle ingiustizie.
 
MARIA
 
Oh madre, la mia è stata solo una vendetta. E ora le navi sono partite, sono di nuovo soltanto una putt…
 
la Superiora le chiude la bocca con una mano
 
SUPERIORA
 
Nessuno è "soltanto". Siamo tutti figli di Dio.
 
MARIA
 
Madre, potrei… farmi suora?
 
SUPERIORA
 
Potresti se ne avessi la vocazione. Non è quando si è disperati che bisogna promettersi a Dio.
 
MARIA
 
Ma io...
 
SUPERIORA (alzandosi)
 
Tu puoi star qui finché vuoi. Dai una mano in cucina per non restare in ozio. Fra un anno, se ne avrai ancora voglia, ne riparleremo.
 
 
 
S C E N A 139
 
PORTO DI MESSINA, Esterno giorno
 
Peppino e Esseneto arrivano correndo al porto.
 
ESSENETO
 
Eccole laggiù! Se ne stanno andando!
 
Peppino si ferma con una smorfia di dolore. Si porta le mani alle orecchie ma non c’è alcun rumore forte. Esseneto lo guarda interrogativo. Alle sue spalle arrivano ansimanti, a passo svelto, Suor Angelica e Neumann.
 
NEUMANN
 
Qualcosa non fa?
 
PEPPINO
 
Qualcosa lo fa…sente? un sibilo sottile…
 
NEUMANN (preoccupato)
 
Foglio dire: qualcosa non andare? Non c’è nessun sibilo.
 
guarda Esseneto e Suor Angelica
 
Foi sentire qualcosa?
 
entrambi scuotono la testa. Peppino stacca le mani dalle orecchie e sorride
 
PEPPINO
 
Ha smesso.
 
scoppia un tuono che fa urlare Peppino. Il cielo si sta coprendo di nuovoloni neri, tuttavia l’aria è ferma.
 
Archimede sta col pennello a mezz’aria: davanti a lui, sul cavalletto, una tela da cantastorie in onore di Maria, mezza dipinta. Guarda Peppino e dice
 
ARCHIMEDE
 
Ma tu ci senti?
 
PEPPINO
 
Sì, sì! Il dottore mi ha fatto le orecchie nuove. Però a te ti capivo anche da sordo.
 
Il cane Minosse guaisce spaventato e Archimede gli gratta la testa
 
ARCHIMEDE
 
Che c’è, Minosse? Che c’è? Non hai mai avuto paura dei tuoni.
 
Peppino e Esseneto si avvicinano ad Archimede per guardare ciò che dipinge:
 
ESSENETO
 
Chi é quella?
 
ARCHIMEDE
 
Maria, la donna che ha puntato il dito contro l’assassino e gli ha gridato: sei tu che l’hai ammazzato!
 
ESSENETO
 
Non dipingi più Orlando e i paladini?
 
ARCHIMEDE
 
Quelli erano gli eroi d’una volta. Peccato che oggi siamo diventati tutti cacasotto.
 
una folata di vento caldo porta via la tela e rovescia il cavalletto.
 
Peppino si tappa ancora le orecchie e serra forte gli occhi per il dolore. Neumann lo guarda preoccupato. Dice alla suora
 
NEUMANN
 
Forse ho afuto troppa fretta. Meglio tornare.
 
ARCHIMEDE
 
Si sta preparando il finimondo: avete sentito che vento caldo? Sembra agosto, non natale.
 
Minosse guaisce, Archimede raccoglie le sue cose e si calca in testa la paglietta.
 
La luce è diventata cinerea. Il cielo è un accavallarsi di nubi. Il mare sembra di mercurio. Un brontolare lungo e sordo dà l’impressione di ascoltare un borborigmo che salga dal ventre della Terra.
 
 
 
S C E N A 140
 
CASA DEL GIOVANNI GRIFEO. Interno sera
 
Nel salotto sono riuniti il giudice Grifeo, sua moglie Concetta e il barone Falcone. Stanno bevendo un bicchierino di marsala.
 
CONCETTA
 
Anche se non sono cose che dovrebbero riguardare una signora, oserei dire, barone Falcone, che a Messina sappiamo tutti benissimo dove sta il marcio.
 
BARONE FALCONE
 
Lei ha ragione, lo sappiamo tutti ma questo per la legge non basta.
 
GIOVANNI GRIFEO
 
Non può essere diversamente. Io per condannare devo avere delle prove non delle chiacchiere.
 
entra una bella ragazza sulla ventina che fa un lieve inchino al barone e poi va a baciare la madre Concetta.
 
ALFRIDA
 
Buonanotte mamma! Buonanotte papà.
 
CONCETTA
 
Barone, ve la ricordate la mia piccola Alfrida?
 
BARONE FALCONE
 
Oh, ma certo! Che stupenda signorina che si é fatta! Complimenti!
 
ALFRIDA
 
Grazie, troppo gentile signor barone. E buonanotte mamma! Buonanotte papà!
 
Alfrida corre fuori dalla stanza, voltandosi per una riverenza veloce diretta al barone e poi scompare in corridoio andando a sbattere contro il maggiordomo che sta entrando nel salotto
 
CONCETTA
 
Benedetta creatura mia…Lei sa signor barone che dopo la morte di mio figlio siamo rimasti soli con Alfrida e Maria, la maggiore, che però si è sposata il mese scorso ed è andata a vivere a Napoli. Così la casa sembra ancora più vuota. . . Alfrida ci saluta due volte tutte le sere: una volta per lei e una volta per Maria.
 
Concetta si asciuga una lacrima mentre il maggiordomo annuncia con aria schifata
 
MAGGIORDOMO DI GRIFEO
 
C’è qui, don…Archimede, signori.
 
CONCETTA
 
Vado a riposare anch’io. Così potete parlare fra uomini. Barone, mi voglia scusare.
 
il barone si alza e bacia la mano a Concetta che esce da un’altra porta. Quando è uscita, il giudice dice al maggiordomo
 
GIOVANNI GRIFEO
 
Bene, Giacomo, fallo passare.
 
 
 
Giacomo si fa da parte e Archimede, con la paglietta in mano, entra nel salotto
 
ARCHIMEDE
 
Il signor giudice mi ha fatto chiamare? Oh, signor barone, i miei ossequi.
 
BARONE FALCONE
 
Una chiacchierata fra amici.
 
GIOVANNI GRIFEO
 
Prego, si sieda. Gradisce un marsalino?
 
ARCHIMEDE
 
Certo. A che devo tanto onore?
 
BARONE FALCONE
 
Senti, Archimede, noi ci conosciamo da una vita e sai che ti considero uno dei più acuti conoscitori della nostra città.
 
ARCHIMEDE
 
Troppo buono. Non ho niente da fare e mi guardo in giro. Tutto qui.
 
BARONE FALCONE
 
Entro subito in argomento: Benimati.
 
ARCHIMEDE
 
Che volete da lui? Gli resta poco da vivere.
 
GIOVANNI GRIFEO
 
Lei come lo sa? Ha sentito qualcosa? Conosce…?
 
il barone lo ferma con un gesto e un sorriso e torna a dire al barbone
 
BARONE FALCONE
 
Vogliamo salvargli la pelle. E’ una testa dura ma abbiamo bisogno di uomini come lui.
 
ARCHIMEDE (imitando Benimati)
 
"Io non demordo". . . (scuote la testa) Credo che sia tardi ormai, ha pisciato troppe volte fuori dal vaso e, se posso permettermi barone, qui il vaso lo reggete un po’ tutti...
 
GIOVANNI GRIFEO
 
Ma che vuol dire? Come si permette?
 
BARONE FALCONE ( al giudice)
 
Scusa, caro, s’è detto che è una chiacchierata fra amici e dobbiamo parlar chiaro. Archimede ha ragione e tu lo sai. Fa comodo a molti che le cose restino come sono e noi, beh, non è che siamo proprio rivoluzionari, no?
 
ARCHIMEDE
 
Arrestate Benimati. Mettetelo al sicuro. Ha visto i suoi mancati assassini in faccia e non gli lasceranno molto tempo per vedere altro.
 
GIOVANNI GRIFEO
 
Che idea! Come si può arrestare uno che non ha fatto niente?
 
BARONE FALCONE
 
Parlane al questore: è per salvargli la vita e per farlo arrivare vivo al processo. Se lui riconosce uno degli uomini di chi sappiamo noi, sarà un gran passo.
 
Archimede si alza e si inchina al giudice. Il barone Falcone gli tende la mano. Il cantastorie la stringe contento.
 
ARCHIMEDE
 
Devo andare. Chi sapete voi saprà già di questa mia strana visita. Meglio che sia breve.
 
©2017 Ernesto Gastaldi. All Rights Reserved. Designed By GiorgiOnline

Search