Labirinto

Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, Albert ha dodici anni e suo padre Joe Fiaschetti, emigrato a Chicago per la seconda volta prima dello scoppio della seconda guerra mondiale, dopo la fuga e il rientro in Italia del 1930 in seguito al disfacimento della gang di Al Capone di cui era gregario, lo manda a chiamare: solo lui però, e non come aveva sempre detto tutta la famiglia.
 
La madre di Albert proviene da una famiglia agricola benestante ma fu diseredata e cacciata quando sposò Giuseppe, uno spostato che era stato in America ed era tornato col foglio di via perché sospetto di collusione con Al Capone, con un po' di denaro che però aveva buttato in donne e vestiti e faceva nuovamente il bracciante per mangiare.
 
Giuseppe la mise incinta prima del matrimonio e le fece poi fare quattro figli in sei anni, sempre alla ricerca di un'occasione che gli consentisse di pagarsi il biglietto per tornare negli Usa. Ci riuscì nel "39, tre mesi prima che Hitler invadesse la Polonia
 
Gli anni di guerra furono molto duri e la donna dovette provvedere ai suoi cinque figli, di cui Albert era il maggiore, senza più notizie dal marito partito con la promessa che dopo un anno tutti lo avrebbero raggiunto. Invece era scoppiata la guerra...
 
E adesso Giuseppe aveva scritto che gli mandassero Albert, solo Albert. Il ragazzo ha un ricordo confuso del padre: un uomo che incuteva più paura che affetto, rude nei modi con uno sguardo nero e scintillante che lo faceva sentire sempre in colpa.
 
Ritto a poppa del cargo, Albert guarda la costa italiana allontanarsi e la gente che saluta dalla banchina. La madre non ha potuto accompagnarlo a Napoli, ha quasi tredici anni e può fare da solo. Schiacciato dalla folla di poveri che si sbraccia nei saluti, anche Albert saluta agitando le braccia e piange.
 
La traversata fino a New York dura dodici giorni. Gli emigranti sono stipati in una parte della stiva, dormono tutti insieme e mangiano quello che si sono portati. Fetore e sporcizia levano il fiato, ma è la solitudine che spaventa Albert: gli altri giacciono in gruppi, con donne in nero e bambini sotto le gonne mentre gli uomini girano intorno alla famiglia come cani da guardia. Albert ha paura della propria debolezza solitaria come un pulcino privato della chioccia
 
.C'è una ragazzina bionda della sua stessa età che a volte lo fissa dal buio, oltre una pila di fagotti, ma quando le sorride lei si nasconde.La madre gli ha dato una mezza forma di formaggio e due grandi pagnotte: gli dovevano bastare per la traversata ma dopo dieci giorni il formaggio è quasi finito e il pane avanzato si sta coprendo di muffa, tuttavia l'ultimo pezzo di formaggio lo offre alla ragazza che lo accetta. L'hanno lasciata di guardia ai fratellini più piccoli mentre i genitori sono andati a respirare sul ponte: possono farlo per un'ora al giorno.Albert è emozionato, sente che dentro di sè sta succedendo qualcosa di sconvolgente.
 
-Cosa ti piacerebbe?- chiede Albert e la ragazza lo fissa dritto negli occhi, masticando l'ultimo pezzo di formaggio indurito:
 
-Una pesca. - risponde con aria concupiscente. Albert la pesca deve rubarla in cambusa e per poco non viene scoperto, ma riesce a soddisfare il desiderio della ragazza che gli dà un bacio.
 
Le mani rabbiose del padre di lei calano sulle spalle di Albert con artigli di gru e lo sollevano. Un calcio orribile atterra la ragazza mandandola a sbattere contro il ventre della madre che la schiaffeggia chiamandola puttana. L'uomo afferra la testa di Albert e gliela gira facendogli scrocchiare il collo e costringendolo a guardarlo in facciae a ricevere il suo alito impregnato di vino:
 
-Adesso faccio a tìa quello che volevi fare alla figghia mia!-Il bruto piega Albert davanti a sè e gli strappa i pantaloni. Albert grida e scalcia ma la forza dell'uomo è soverchiante. L'uomo si sbottona la brachetta. Qualcuno degli emigranti ride. Qualcuno protesta debolmente subito zittito dalle donne esortanti a convincere i mariti a farsi gli affari propri.
 
A violenza ormai iniziata suonano le sirene e gli emigranti si alzano tutti gridando "La Merica! La Merica!". Albert viene buttato di lato come una bambola alla fine di un gioco e deve sistemarsi i pantaloni alla meglio, gli occhi pieni di lacrime, tanta vergogna sul viso e odio nel cuore.
 
La sosta ad Ellis Island è un incubo.
 
Albert è terrorizzato dalla paura che quel bruto lo ritrovi e finisca l'ignobile opera che aveva cominciato.
 
Il medico legale lo fa spogliare, gli guarda sotto le palpebre e dentro la bocca e mette il timbro che lo autorizza ad entrare negli Stati Uniti.Sul molo il padre di Albert lo aspetta, ma solo quando gran parte degli emigranti si è dispersa, padre e figlio, esitando, si avvicinano l'uno all'altro. Lo sguardo acuto ed eternamente accusatore di Giuseppe si fissa in quello impaurito del figlio:
 
-Tu sei Albert?-
 
-Sì... papà...-
 
-Quanto sei cresciuto...-
 
Non lo abbraccia, gli dà solo una manata sulla schiena prima di incamminarsi verso la macchina, una Chevrolet scura dalla lunghe pinne che ad Albert sembra assurdamente ricca. Albert resta imbambolato a guardare il padre che entra in quel lusso senza limiti e che gli apre la portiera dal lato suo, chiamandolo con cenni imperiosi come si fa per far salire un cane .
 
-Ma è vostra, papà?-
 
-Certo, cosa pensi? Che l'ho rubata?-Albert non risponde ma pensa proprio così.Giuseppe ha due macellerie ben avviate e un giro di buone amicizie. Buone per lui e per i suoi affari. Le famiglie mafiose del North End lo rispettano, s'era messo con gli irlandesi negli anni del proibizionismo ma allora era un ragazzo e poi quegli irlandesi che importavano birra clandestina si chiamano Kennedy e sono diventati la famiglia più potente di Boston.
 
Un giorno Giuseppe porta il figlio a ringraziare il vecchio patriarca dei Kennedy perchè grazie a lui sono entrambi negli Stati Uniti e gli fa giurare obbedienza e fedeltà. Albert giura senza capire bene che cosa.
 
Quando chiede al padre come abbia fatto a diventare così ricco, Giuseppe lo trascina in uno stanzino e gli indica un pupazzo di stoffa:
 
-Cosa vedi?-
 
-Un pupazzo..-
 
-Non solo, cos'altro vedi?-
 
-Niente... un pupazzo di stoffa...- Giuseppe lo scuote fissandolo nelle pupille:
 
-Quello è un bravo pupazzo: lui non vede, lui non sente, lui non parla. E non fa mai domande stronze, capito?-
 
Albert si accorge ben presto che il padre ha un'altra donna con cui ha fatto altri figli e gli sembra la più ignobile delle cose. Sente struggente la nostalgia per la madre lontana che vede tradita e ingannata. Chiede al padre quando manderà a chiamare il resto della famiglia e ne ottiene in risposta un gesto vago. Insiste e rimedia un ceffone:
 
-Mi son già pentito di aver fatto venire te!-
 
Albert vien messo a lavorare come garzone in una delle due macellerie e passa tre anni con quarti di buoi in spalla, frequentando un corso serale di inglese. Molti lo deridono per il suo desiderio di imparare l'inglese:
 
-Non ti serve, picciotto. Qui tutti italiani siamo!-
 
Albert scrive alla madre una volta al mese ma riceve raramente risposta e sempre solo poche righe. Scrive che non appena abbia il denaro per i biglietti manderà a chiamare tutti, ma non riceve risposte entusiaste.
 
Giuseppe convive ufficialmente con la sua nuova famiglia americana e Albert non riesce a sopportarlo. Vuole andarsene ma non sa come fare.
 
Gli capita sott'occhi un manifesto dell'aviazione che incita ad arruolarsi perché le cose si stan mettendo male in Corea ma è troppo giovane per poterlo fare senza il consenso paterno e quando lo chiede a Giuseppe questi lo fissa nel solito modo imperioso dicendogli che se vuol morire ci sono cento modi per farlo senza crepare per quei luridi yankee.
 
Albert scrive al parroco del paese in cui è nato, supplicandolo di spostare la sua data di nascita di un anno, in modo e possa entrare nell'aviazione americana senza il consenso dei genitori.Due mesi dopo ha in mano il falso certificato di nascita. Fa domanda di entrare nell' Air Force e viene accettato.
 
Quando lo comunica al padre riceve in risposta uno sguardo di disprezzo e una sola battuta:
 
-Peggio pe' tìa.-
 
Albert viene mandato in Texas in un campo dove si addestrano i piloti dei caccia e in un anno diventa un buon navigatore. Chiede di andare al fronte e viene mandato in Corea dove la guerra infuria a cavallo del 38° parallelo.
 
La sua squadriglia partecipa a molte azioni, sempre coronate da successo col minimo delle perdite anche grazie alla sua abilità di navigatore. Ma un giorno il suo aereo viene centrato dalla contraerea della Corea del Nord e precipita. Il pilota, ferito, riesce a tenere l'aereo orizzontale e lo fa planare sulla boscaglia, però urtando contro il terreno si incendia. Albert riesce a salvare il pilota disincagliandolo dai rottami in fiamme, ustionandosi gravemente il lato destro del corpo e a riportarlo dietro le linee amiche con un marcia eroica di venti miglia. Albert sviene tra le braccia dei marines e si sveglia in un ospedale californiano dove si curano i grandi ustionati.
 
Gli dicono che ha avuto una medaglia d'oro al valore e che non potrà più camminare.
 
Albert si ribella all'orribile sentenza dei medici e, aiutato da un'infermiera, inizia a muoversi provocandosi dolori atroci. Ma dopo otto mesi è di nuovo in piedi: un'ombra sulla guancia destra ricorda l'ustione e un lungo segno scuro su un lato del corpo è l'unica cicatrice indelebile che gli rimane.
 
Albert ha ventidue anni e gode della cospicua pensione a cui ha diritto una medaglia d'oro al valore. Può permettersi di iscriversi all'Università in giurisprudenza a Berkeley e di far venire dall'Italia la madre e i fratelli.
 
Vede il padre una sola volta che lo rimprovera per l'iniziativa che ha preso nei confronti di sua moglie e gli ordina di non mettersi fra lui e il resto della famiglia: se vengono in America devono stare con lui a Boston.
 
Gli affari di Giuseppe vanno molto bene: ha un grosso brillante al dito e una cadillac splendente. Le macellerie sono diventate tante, sparse per tutto il New England.
 
La vita a Berkeley è interessante, il campus è uno dei più belli del mondo, San Francisco è la città più stimolante degli Stati Uniti.
 
C'è in California un elezione di mezzo termine e Albert si presenta nel modesto ufficio di uno dei candidati repubblicani, malaccolto da una segretaria perché ha ancora l'aspetto di un adolescente.
 
-Non abbiamo tempo da perdere, ragazzo. -
 
Albert cerca insiste e la segretaria alza la voce. Tom Callaghan, il candidato, sente e si affaccia nell'ufficio: che vuole quel ragazzo?Albert gli dice che vuole aiutarlo nella sua campagna elettorale. Tom sorride:
 
-E come pensi di essermi utile?-
 
-Io frequento l'università di Berkeley e sabato c'è una festa: potrei far mettere dentro alle paste di buona fortuna dei bigliettini a suo favore invece dei soliti stupidi aforismi cinesi e potrei organizzarle dei gruppi di supporto per..-Tom non lo lascia finire, gli tende la mano:
 
-Ragazzo, sei assunto.- poi alla segretaria- dagli tessera e materiale e un conto per il rimborso spese - sorride ad Albert - Spese minime perchè purtroppo non ho molti supporters.-Albert stringe la mano del candidato e lo fissa dritto negli occhi:
 
-Non voglio nessun rimborso, mister Callaghan, anzi spero di racimolare qualche migliaio di dollari per finanziare la sua campagna. -
 
Tom ride e gli dà una manata: è in gamba, può chiamarlo Tom.
 
Albert si dà un gran da fare: la festa all'università è affollatissima e i bigliettini spiritosi che pubblicizzano la candidatura del quasi sconosciuto Tom Callaghan riscuotono un grande successo e mettono in luce Albert, la più giovane medaglia d'oro vivente, come lui stesso ama definirsi con un pizzico di autocompiacenza. Inizia la raccolta di fondi e, un e se dopo, porta all'incredulo Callaghan la somma di 143.000 dollari!
 
Il candidato repubblicano diventa il candidato dei giovani e degli studenti: lo slogan gli porta fortuna e viene eletto al Congresso. Tom invita Albert a seguirlo a Washington ma il giovane preferisce finire prima l'università.
 
Callaghan lo mette a capo dell'organizzazione del partito nell'area di San Francisco.
 
Ogni anno a natale Albert si reca a Boston dove vive tutta la sua famiglia. Il pranzo Giuseppe lo consuma con la moglie e i figli italiani e la cena invece la fa con la moglie e i figli americani. La madre di Albert ci soffre ma finge di non sapere nulla e dice ad Albert che il padre è un gran lavoratore e che anche la notte di natale non può assentarsi dai suoi affari. Albert abbraccia la madre e finge di crederle.
 
E' il natale della laurea quando Giuseppe chiama il figlio in disparte prima di lasciare la casa e Albert vede che adesso le cadillac sono due e che nella seconda siedono tre uomini dalle facce da killer che fan da scorta al padre ma, come il famoso pupazzo, non fa domande. Giuseppe apprezza questo silenzio e gli chiede:
 
-Mi han detto che studi la legge all'università. -
 
- Sì.-
 
- Quando finisci?-
 
- L'anno prossimo a giugno, spero. -
 
- Bravo. Io non potetti studiari. Quando prenderai il mio posto qui ti servirà. - Albert non risponde ma dentro di lui urla che mai prenderà il suo posto.
 
Albert si laurea con buoni voti: sono anni spensierati, senza problemi. Non gli mancano i soldi, riceve anche uno stipendio per la l'attività che svolge a favore del partito repubblicano e ha una buona parte di merito nell'elezione di Reagan a governatore dello Stato. Albert è particolarmente bravo nella raccolta di fondi: nessuno dice di no ad una medaglia d'oro al valore specialmente se è un uomo giovane, attraente e pieno di verve. Le forti somme che versa al partito gli meritano grandi encomi e diplomi d'onore. Molti repubblicani aspiranti alla Casa Bianca lo avvicinano per ottenerne i servigi nella prossime elezioni, ma il padre chiama da Boston: uno dei giovani Kennedy si candiderà per il partito democratico. Memore del vecchio giuramento, Albert si presenta a Boston e inizia a lavorare per lo staff di J.F.Kennedy, spiegando ai suoi amici repubblicani la ragione del suo debito di riconoscenza.
 
Dopo alcuni tentativi di usarlo come spia nel campo avverso, i repubblicani si disinteressano di lui: tanto Kennedy ha poche probabilità di essere eletto. Ma la realtà sorprende gli analisti e John Kennedy diventa presidente.
 
Albert è pubblicamente elogiato dal neo-presidente e Giuseppe ne è fiero ma Albert non riesce a perdonargli il torto grave che ha fatto alla madre. Ora però la moglie americana è morta e Albert capisce di essere il figlio prescelto per un futuro passaggio di poteri. Poteri che intuisce ma che non vuole conoscere, eppure è compiaciuto della fiducia del padre.
 
L'attività politica nel clan Kennedy è vorticosa e lascia poco tempo libero. L'uccisione di John Kennedy spezza quel vortice lasciandolo come istupidito. Torna in California, intenzionato ad iniziare la professione di avvocato ma è svuotato. Gli amici repubblicani lo evitano, e non ha voglia di battersi per alcuna causa.
 
Un giorno fra le giostre del Pier 39 incontra Marta: è un ragazza inglese laureanda in biologia. L'amore nasce subito e diventa una grande passione.
 
Per Albert è come l'alba di una nuova vita, donne ne ha avute tante ma mai un sentimento così totale lo ha riempito.
 
Decidono di sposarsi, fissano la data. I genitori di Marta vengono dall'Inghilterra, sono molto ricchi e possiedono una villa a Beverly Hill, a Los Angeles. Regalano a Marta per le nozze una stupenda Ferrari rossa.
 
Marta telefona ad Albert felice: vuol fargli una sorpresa, non gli dice quale sia il regalo dei suoi genitori, gli dice che glielo farà vedere quella sera stessa. Ma sulla strada per San Francisco Marta si schianta con la sua nuova macchina e muore.
 
Per Albert è una fucilata al cuore. Si chiude in casa e comincia a bere whisky a litri, un modo per suicidarsi.
 
Dopo sei mesi la donna delle pulizie lo trova svenuto sul pavimento in un lago di sangue e di vomito. Lo portano all'ospedale. Viene una sua sorella da Boston ad assisterlo ma Albert non ha alcuna voglia di guarire. Pesa quarantatre chili quando il padre decide di andarlo a trovare.Il vecchio Giuseppe fissa il figlio senza alcuna pietà, poi lo afferra per il bavero del pigiama e lo solleva dal letto fissandolo in quegli occhi spenti e infossati:
 
-Vita e morte sono i due lati della stessa cosa. Prima che tocchi a te ne vedrai morire di persone e anche persone a cui vuoi bene. Ma adesso tu ti alzi e vieni via con me perché io ho bisogno di te. -
 
Il padre gli volta le spalle e comincia a dare ordini imperiosi alla figlia e alle infermiere. Nessuno può ostacolare la volontà di Giuseppe e Albert, con grande fatica, obbedisce.
 
Ma anche a Boston, Albert continua a bere e a morire ogni giorno un poco. Il padre lo porta da Bob Kennedy. L'ex-ministro della Giustizia, fratello di John, ha deciso di candidarsi per le elezioni presidenziali.
 
-Tu smetti di bere e dài una mano!- ordina perentorio il vecchio Giuseppe. Albert non ha neppure la voglia di dire no, ma Bob lo guarda con il suo sguardo magnetico: devono finire quello che John aveva cominciato.
 
Albert riduce la sua dipendenza dall'alcol, non smette completamente ma riprende a mangiare e fino alle sei di sera è abbastanza lucido per lavorare. Lentamente ritorna in attività, riprende entusiasmo, ritrova il gusto della lotta.
 
Le pistolettate di Shiran Shiran che spengono la vita di Bob, sono una nuova mazzata per Albert. Stavolta sente che non c'è futuro: adesso le persone amate che ha visto morire sono davvero troppe. Riprende a bere, litiga duramente col padre rinfacciandogli tutto: l'abbandono, il tradimento, l'arroganza, la violenza e torna in California ben deciso a lasciarsi andare verso la fine.
 
E' sempre ubriaco e finisce molte volte in prigione.
 
E' lì che lo vede Ton Callaghan, in visita ai carcerati. Quasi non lo riconosce, poi lo abbraccia, paga la cauzione e se lo porta a casa.Lo tiene imprigionato in una stanza della sua villa a Carmel per disintossicarlo e convincerlo che deve andare con lui a Washington ed entrare nello staff di Nixon che corre nuovamente per la Casa Bianca.
 
Albert si oppone ma non ha forza sufficiente e così finisce per seguire Callaghan a Washington.
 
I responsabili del partito repubblicano lo accolgono senza rancore: anzi, pagando il suo debito coi Kennedy senza tradimenti, ha dimostrato di essere di un'affidabilità assoluta.
 
Nixon diventa presidente degli Stati Uniti e Tom Callaghan è nominato ministro. Albert viene avvicinato da lobby di vario genere e diventa il tramite di interessi di ogni tipo, più o meno legali.
 
Un giorno il padre gli telefona da Boston e gli ingiunge di fissargli un appuntamento con "Tippy".
 
-Tippy chi?- chiede Albert.- Come! Lavori per il governo e non sai chi è Tippy? Ma Tip O' Neil, testone!-
 
Tip O' Neil è il presidente del Senato, un uomo i cui poteri sono paragonabili a quelli del Presidente e che ricopre quella carica prestigiosa da quasi vent'anni. Albert cerca di convincere il padre che non è possibile ma Giuseppe gli ordina di fissargli un appuntamento per l'indomani e chiude la conversazione.
 
Albert va a letto con una delle segretarie di O' Neil e la donna ride all'idea del padre di Albert, macellaio di Boston, terza elementare, che pretende di avere un colloquio col presidente del Senato, ma Albert le spiega che con suo padre non ci si ragiona e che l'indomani lo accompagnerà nell'anticamera di O'Neil: non può fare altrimenti.
 
Joe arriva a Washington in volo da Boston alle nove del mattino e alle dieci entra col figlio negli uffici del presidente del Senato.
 
C'è una delegazione della Corea del Sud in attesa di essere ricevuta. La segretaria apre la porta per far passare i coreani e Tip O'Neil, da dietro la sua grande scrivania, intravede Joe seduto in una delle poltrone della sala d'attesa. Si alza e corre verso di lui con le braccia spalancate:
 
- Big Joe!!-
 
- Vecchio puttaniere, sempre sulla breccia eh? - ride Joe - Da quand'è che non si vede? Dai tempi dell'eredità di Gambino, mi pare! Andò alla Morgan, alla fine? -
 
- No. Tutta allo zio Sam. -
 
I due si abbracciano e si scambiano manate. Albert fissa i due sbalordito. Una domanda gli rimbalza da una parete all'altra del cranio:
 
- Ma chi è mio padre?....-
 
Durante il secondo mandato di Nixon, Albert viene nominato Assistant del ministro Callaghan e la sua posizione di lobbista si rafforza fin quando lo scandalo Watergate non travolge l'intera amministrazione.
 
Albert fugge sui monti per non farsi arrestare e ci resta per sei mesi. Quando torna a Washington non ha più alcuna veste ufficiale e si dedica unicamente a curare l'interesse dei gruppi di pressione in cambio di una percentuale.
 
Ideali e romanticherie dell'adolescenza sono sopite dall'età e dall'alcol.
 
Giuseppe viene ferito in un attentato e lo manda a chiamare. Albert vola a Boston: suo padre sta morendo ma ancora conserva il cipiglio e l'imperiosità dello sguardo: Albert deve promettergli che smetterà completamente di bere e che si prenderà cura della Famiglia. Il suo primo dovere è quello di vendicare il padre per far capire di non essere un quaquaraquà. Il benessere di molta gente dipenderà da lui a cominciare da quello di sua madre, dei fratelli e delle sorelle.
 
Albert annuisce ma un pensiero gli lampeggia nel cervello: è forse tempo di tornare in Italia.
 
fine
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