Labirinto

Piazza San Marco, febbraio 1789.
 
Da cinque anni la Repubblica di Venezia è in guerra contro Tunisi che trae i suoi maggiori profitti dalla tratta delle bianche e dalla guerra di corsa. La dorata decadenza della Seranissima è vissuta dai suoi cittadini nella voluttà di chi sa che "del doman non v'ha certezza". E il banditore bussa con scarsi risultati sul suo tamburo per convincere qualcuno ad arruolarsi e completare gli equipaggi delle nuove navi da guerra che muoveranno contro il potente Hussein Ibn Ali, bey di Tunisi.
 
Il doge Paolo Renier sta morendo e già si parla del suo successore che i più indicano in Ludovico Manin, di origine friulana.
 
Sotto il porticato una folla assai mista di europei, arabi e asiatici si mescola inseguendo i propri commerci e i propri interessi.
 
E' tempo di carnevale e cortei di maschere colorate mettono subbuglio nelle calli, sollevando le vesti delle donne, rovesciando le ceste dai mercanti e dileggiando 1 potenti.
 
Carlo di Mongiovino è un nobile veneziano, piccola nobiltà e nessuna ricchezza al di fuori della simpatia fisica che ispira fin dal primo incontro e l'allegra audacia con cui si butta avanti nella vita. Nell'ostello dove alloggia grazie ai suoi servigi notturni presso la padrona di casa, i creditori fanno ressa per essere pagati. Uno, più veemente e petulante degli altri, giunge a tirare Carlo per la giacca ed egli lo guarda con aria di pesante rimprovero:
 
- Voi tutti, amici creditori, sapete che ogni anno a Carnevale io metto i vostri nomi nel mio capello e poi ne estraggo uno a sorte e quello verrà pagato fino all'ultimo ducato, quest'anno - e ammonisce il creditore intemperante- il nome di costui non verrà messo nel cappello...-
 
Gli altri creditori ridono e sbeffeggiano il loro sfortunato collega. Mentre Carlo promette che nei prossimi giorni gli estratti saranno due poiché sta per concludere un buon affare, il serissimo signor Sebastian de la Cune si fa largo tra il gruppo dei creditori. Sebastian è in viaggio per Parigi dove assumerà la cattedra di Filosofia Naturale presso l'Istituto delle Dimesse di Sant'Orsola, un collegio che, nonostante il nome, riunisce le figlie della più alta nobiltà francese, con una smorfia di disgusto che gli torce le labbra, dice a Carlo:
 
- Sappiamo bene qual è il buon affare che sperate di portare a compimento, signore, e vi auguriamo buona fortuna!- sghignazza uno dei creditori facendo un vasto inchino con tanto di cappello.
 
- E salutateci la futura dogessa...- azzarda un altro.
 
E’ il tramonto e il sole trae riflessi da fiaba dalle cupole di San Marco. Carlo si reca ad un appuntamento con una signora in casa di un amico compiacente in Calle Lunga, a San Barnaba. Per attraversare il Canal Grande deve prendere una gondola poiché il ponte occupato da una grande "battaglia di pugni". due squadre di una cinquantina di energumeni per parte si affronta a cazzottoni cercando di buttare gli avversari in acqua, con gran partecipazione di pubblico.
 
A Carlo capita così di scivolare in gondola vicino ad un barcone e di sentire alcune parole pronunciate con accento straniero: sono due arabi che parlottano col severo Sebastian de la Cune e s'accordano di pagare "un servizio" con cento carati di diamanti, cinquanta prima e cinquanta dopo.
 
Carlo è curioso e vorrebbe saperne di più, ma non può far aspettare la sua signora che è la moglie di Ludovico Manin, il probabile futuro doge di Venezia, dalla quale spera di ricavare piacere e utili al tempo stesso.
 
La signora e avvenente e appassionata ma sul più bello irrompono delle guardie di Ludovico con le spade sguainate: il doge Paolo Renier è morto e Manin è stato eletto doge. Quello che poteva sopportare da cittadino non può più sopportare da doge e le spade puntano dritto al ventre di Carlo che balza dal letto, evita i colpi, disarma una guardia, ne infilza un'altra, bacia per l'ultima volta la bella adultera e le sussurra in perfetto veneziano:
 
- I ga fato doxe un furlan, la republica xe morta.- e poi si tuffa dalla finestra direttamente nel Canal Grande.
 
Nuota sott'acqua e si aggrappa ad un barcone. E' quello su cui è avvenuta la strana transazione tra Sebastian de la Cune e i due arabi, ma adesso sembra deserto. Carlo si issa a bordo e si infila sotto coperta: il serissimo Sebastian de la Cune è più serio del solito, con uno stiletto conficcato nel cuore.
 
Carlo non si può muovere perché sente vicinissime le voci delle guardie che lo stanno cercando.
 
Da un momento all'altro ispezioneranno la barca. Spoglia Sebastian cercando di fare in più in fretta che può e gli infila poi i suoi pantaloni e la sua camicia.
 
Le guardie, nell'incerta luce della sera calante, credono di vedere Carlo a cavalcioni della poppa del barcone e gli intimano l'altolà. Nascosto in un gavone, Carlo urla loro una parolaccia e le guardie sparano con le pistole crivellando il corpo già morto di Sebastian che cade in acqua, trascinandosi appresso l'ancorotto che Carlo gli ha legato alle gambe.
 
Il cadavere affonda e non riaffiora più. Le guardie esultano: Carlo è morto, missione compiuta. E se ne vanno.
 
Carlo si mette gli abiti di Sebastian e guarda soddisfatto il luccicare dei diamanti che ha trovato in un sacchetto, poi legge i documenti e le lettere di via del professore e si ferma su quella che reca lo stemma di Pio VI, il papa, indirizzata alla Superiora dell'Istituto delle Dimesse di Sant'Orsola di Parigi: è scritta in latino e presenta Sebastian come persona di fede e di grande sapienza.
 
Parigi!
 
Anche a Parigi si respira un'aria da fine d'epoca, ma il rumoreggiare dei comizi nelle piazze non giunge all'interno delle spesse mura dell'Istituto delle Dimesse di Sant'Orsola dove Carlo si è appena presentato nelle vesti di Sebastian de la Cine, professore di Filosofia Naturale.
 
La Superiora è sorpresa perché si aspettava un uomo più anziano. Lui mente sulla propria età caricandosi di un paio di decenni e sostenendo che il suo aspetto giovanile viene dal non avere mai toccato donna. La Superiora ne è entusiasta.
 
Carlo inizia i suoi corsi: l'Istituto è scuola per giovanette di grande aristocrazia, molto snob e molto oppresse dalle suore che san benissimo che quelle non saranno mai delle timorate cristiane, ma devono preservarle vergini per ordine dei loro padri. Quasi tutte escono dal collegio solo per sposarsi.
 
Caterina è l'allieva più bella e più provocante, non solo per l'aspetto, ma per i suoi modi. Si divertono tutte a mettere in tentazione Carlo che soffre le pene dell'inferno ma non vuol cedere subito perché si sente addosso gli occhi della Superiora.
 
Le ragazze sono davvero scatenate e la privazione di contatti con l'altro sesso rende torbidi molti dei loro rapporti. Come simbolo della classe hanno un 88 che Carlo scambia per l’anno 1788 sollevando grandi risate. Intorno a quel doppio otto c'è un segreto, sicuramente piccante a giudicare da come le ragazze ridono.
 
Carlo si sente attratto da Caterina ma un suo tentativo viene girato in farsa dalla ragazza poiché fa assistere, non viste, le sue amiche, alla sua profferta d'amore.
 
Caterina è contessa d'Artois, nipotina del. re Luigi XVI di Francia, meglio non averla contro e Carlo ride di se stesso insieme a tutte le ragazze.
 
Sta meditando la sua vendetta quando, durante una recita per il re e per la nobiltà in visita all'Istituto, Carlo viene "rapito" da due barbareschi e portato in una lurida taverna di Montmartre, ai piedi della collina che diventerà del Sacre-Coeur ma che ora ha ancora un'aria campagnola, punteggiata di mulini.
 
I due rapitori si rivelano per agenti del bey di Tunisi incaricati di rapire Sebastian de la Cune perché non ha mantenuto i patti. Lo devono portare a Tunisi dove il bey pensa di castrarlo e di trasformarlo in uomo di piacere per le sue guardie.
 
Carlo è bravo a trarsi d'impaccio nelle situazioni disperate e riesce a convincere i due di non essere il vero Sebastian ma di voler mantenere i patti, qualunque essi fossero, che il vero Sebastian aveva solennemente preso con il grande grande grande Hussein ibn Ali, bey di Tunisi.
 
I due agenti barbareschi gli danno una settimana di tempo per mantenere la promessa che consiste nell'aiutare Caterina d'Artois a fuggire dalla scuola e raggiungere Tunisi per sposare il bey.
 
Carlo ascolta incredulo: Caterina è d'accordo? I due tunisini annuiscono: certo che è d'accordo, quale ragazza al mondo potrebbe rifiutare di diventare, la favorita del grande bey?
 
Carlo non ha scelta, deve accettare.
 
Il giorno dopo affronta il discorso con Caterina che lo guarda divertita: le avevano detto che il bey le avrebbe mandato un uomo per aiutarla a fuggire ma non si aspettava certo che fosse il raccomandato del papa!
 
Carlo preferisce non spiegare, piuttosto vuol sapere perché la nipote del re Ji Francia voglia fuggire a Tunisi per sposare il bey. Caterina sospira: perché il bey è bellissimo! Il loro incontro è durato un minuto ma è bastato! Ha visto il bey durante una visita che egli fece a Versailles a suo zio Luigi e se ne è follemente innamorata: alto, bruno, con grandi occhi neri liquidi come pece bollente ...
 
Giacomo taglia corto seccato. ma Caterina aggiunge che l’alternativa per lei sarebbe sposare Necker, il vecchio banchiere gottoso che presta valanghe di soldi al re e lei è ben decisa a non finire nel letto di quel bavoso vegliardo.
 
Carlo organizza la fuga per Marsiglia, dove cercheranno un imbarco per Tunisi, ma nasce un nuovo e più grave problema: Caterina ha parlato con le sue amiche intime della propria fuga e tutte vogliono andare con lei. La marchesina Matilde d'Arlandes e la baronessina Jeanne de la Vallière minacciano di fare la spia alla Superiora se Caterina cercherà di mollarle in collegio mentre lei se la via a spassare col bey: le notti arabe sono il sogno di tutte le ragazze bene del Settecento.
 
Carlo deve così organizzare la fuga per una dozzina di belle ragazze minorenni, fior fiore dell'aristocrazia francese.
 
Carlo è uomo dalle grandi idee e approfitta dell'arrivo a Marsiglia di una copia spagnola di una delle caravelle usate da Colombo per la scoperta delle Americhe:
 
la Santa Maria. E inventa la prima gita scolastica a fini culturali.
 
Vende uno dei diamanti presi a Sebastian e ingaggia una ciurma di pendagli da forca con cui si impossessa della caravella e, caricate le ragazze, fa vela verso sud.
 
Una buona soffiata di Mistral g1l permette di guadagnare un buon anticipo sugli inseguitori che non hanno idea della loro rotta.
 
Tenendosi al largo di Corsica e Sardegna, puntano direttamente su Tunisi. La vita a bordo è tutt’altro che noiosa con i marinai che sbavano appresso alle ragazze, molte delle quali rivelano inattese doti di difesa personale.
 
Per fortuna c'è la marchesina Matilde d'Arlandes che, animata da spirito cristiano e (dice lei!), allevia le sofferenze della ciurma, facendoseli tutti uno per uno, compreso il cuoco cinese, che le particolarmente grato perché evita così di essere messo a forza nella botte col buco ... per un uso assai facilmente immaginabile.,
 
I rapporti di Carlo con Caterina sono invece sempre più di guerra: è evidente che anche Caterina è attratta da lui ma qualcosa le impedisce di ammetterlo, come se la loro attrazione diventasse repulsione quando sono a pochi centimetri di distanza.
 
Spesso sembra la volta buona ma succede sempre qualcosa che trasforma l'atmosfera romantica in un botta e risposta acre e dispettoso.
 
Carlo è ampiamente consolato dalle amiche di Caterina che si rivelano amanti esperte e Matilde gli svela il significato segreto di quell'88 che è il simbolo del collegio: 88 è il movimento che devono fare i fianchi delle dame per far godere i cavalieri e, dopo essersi tinta le natiche di rosso, gliene dà una dimostrazione strusciando sinuosa sul pavimento della sua cabina e dipingendo un doppio otto perfetto.
 
La caravella arriva a Tunisi e subito vengono a bordo i due agenti del bey per controllare che ci sia la vera Caterina d'Artois e restano frastornati nel vedere tante stupende ragazze bionde. Propongono subito a Carlo uno scambio: altri cento carati in diamanti contro quel ben di dio!
 
Carlo sa di non avere alternative: il "ben di dio" è a Tunisi e quelli se lo possono prendere quando vogliono. Accetta.
 
Il bey aspetta la sua sposa nelle grandi tende di un accampamento fuori città dove darà una grande festa.
 
Carlo, prima di scendere a terra, chiede ancora a Caterina se sia sempre decisa a diventare la favorita del bey. La ragazza lo fissa con aria di sfida e risponde con uno squillante "sì!"
 
La festa araba è rutilante di colori, ritmata su musiche neniate piene di fascino, condita con cibi dagli aromi afrodisiaci, ma il bey non è quello che aveva visto Caterina: il bellissimo ragazzo è soltanto uno dei suoi eunuchi. Il bey è un solido signore di mezza età, corpulento, molto simpatico, ma nient'affatto romantico.
 
E' un duro colpo per Caterina, e Carlo le chiede di nuovo se ancora voglia diventare la favorita di "quel" bey. Caterina, gli occhi umidi di lacrime trattenute, gli risponde con rabbia di si.
 
Durante la cena i principi arabi si giocano le amiche di Caterina ai dadi e Carlo riceve i suoi diamanti, che gli sembrano suonare come i trenta denari di Giuda.
 
E' tutto molto esotico, molto eccitante, ma Carlo sente che non lo può fare. Guarda la bella Caterina che accetta grossi chicchi d'uva dall'infoiatissimo bey e cerca di immaginarla tra quelle grosse braccia, accarezzata da quelle dita cicciotte e inanellate.
 
Scuote la testa: non è possibile.
 
Anche le amiche di Caterina non sono più così sicure di voler rimanere dopo aver visto le altre mogli dei principi, velate e maltrattate, e Carlo le mette all'erta: appena possibile tenteranno la fuga.
 
Facile da dire, difficile da fare visto che sono in mezzo al deserto circondati da centinaio di guerrieri, ma Carlo ha sempre idee geniali nelle situazioni disperate.
 
Stavolta la sua idea geniale è quella di ripetere l’esperienza effettuata a Parigi sei anni prima dai fratelli Montgolfier che fecero sorvolare la città allo zio della marchesina d'Arlandes insieme a Pilatre de Rozier dentro una cesta di vimini.
 
Il bey è entusiasta dell’idea e ordina subito che due grandi tende vengano cucite insieme e un grande fuoco venga acceso nel deserto. Un grappolo di ceste strettamente unite, diventano la navicella su cui si imbarcheranno i trasvolatori.
 
Mentre la mongolfiera si gonfia ai aria calda, Carlo sussurra a Caterina di aver deciso di sottrarla al bey perché non può sopportare l’idea di perderla. Caterina gli sorride luminosa: meno male che finalmente ha trovato il coraggio di dirglielo, se glielo avesse detto sulla neve adesso non sarebbero li in procinto di ammazzarsi con quel pallone.
 
La mongolfiera è bella gonfia a tira potente sulle corde. Carlo invita a bordo il bey e i principi e tutte le ragazze, giusto per sentire la forza ascensionale che ha il pallone.
 
Felici come bambini tutti corrono alle ceste e le riempiono. Carlo molla le corde, la mongolfiera tira ma non ce la fa ad alzarsi per il troppo peso.
 
Il bey chiede sorridendo:
 
- Per volare che dovete fare adesso?-
 
- Scaricare la zavorra!- è l'impietosa risposta e Carlo che scaraventa il bey sulla sabbia, mentre tutte le ragazze fan lo stesso coi principi arabi colti di assoluta sorpresa. Così brutalmente alleggerita, con uno strappo possente la mongolfiera si innalza di venti metri inseguita dalle urla di rabbia dei tunisini e poi dalle pallottole dei loro fucili.
 
Carlo guida la mongolfiera verso il mare tirando sulle corde e quando sono in vista del porto, si arrampica sul pallone e lo squarcia a coltellate. Le ceste cadono nell'acqua a pochi metri dalla caravella e subito 1'equipaggio, rimasto a bordo, li tira sulla nave.
 
Non c'è tempo per l’ammirazione e le congratulazioni, bisogna far vela al più presto!
 
La caravella è lenta e stavolta non c'è il mistral.
 
Dopo un giorno di navigazione, una delle navi corsare del bey raggiunge la caravella e la ingaggia in una battaglia impari.
 
I nostri fanno tuonare i loro cannoni e le loro spingarde ma la caravella manovra male e viene colpita a morte. Viene buio e inesorabilmente affonda.
 
La luna illumina un mare pieno di relitti ma senza presenze umane. I pirati barbareschi a bordo della nave scrutano tutt'intorno e poi. decidono di far vela.
 
Ma sotto quei relitti ci sono, non visti, Carlo, le sue dodici donne e i superstiti della ciurma della caravella.
 
Arrivano sottobordo allo snello veliero pirata e silenzlosamente lo abbordano.
 
Impegnati nelle manovre, quando i pirati si accorgono di quello che sta succedendo, è troppo tardi.
 
I più vengono gettati a mare e gli altri, imprigionati nella stiva.
 
Un grido di selvaggia vittoria scuote i petti delle ragazze, di Carlo e dei superstiti della sua ciurma.
 
Sono ora padroni di uno stupendo veliero da corsa che con le vele gonfie di vento so.ca un mare blu cobalto. Matilde e Jeanne propongono di ribattezzare la nave col simbolo della loro associazione segreta: Doppio Otto! Proposta approvata all'unanimità dalle altre ragazze e un grande 88 rosso viene dipinto su un lenzuolo di canapa e appeso, come uno stendardo, al castello di poppa.
 
Finalmente Caterina e Carlo si concedono l'uno all'altro in una furiosa notte d'amore.
 
Il sole porta novità: Jeanne de la Vallière urla dalla coffa.
 
- Nave in vista!-
 
E una galera da guerra coi colori della Serenissima. Le ragazze urlano di gioia e sventolano vestiti colorati per salutare i veneziani ma questi, vedendo la bandiera dei pirati saraceni che ancora sventola sul più alto pennone. aprono il fuoco coi cannoni.
 
Carlo poi non è affatto certo che i veneziani, riconoscendolo, abbiano per lui qualche riguardo. La sentenza di morte del doge è sempre valida.
 
Le ragazze, infuriate per le cannonate, ingaggiano battagila rivelando doti acrobatiche e di aggressività. Si arrampicano sui pennoni, sciolgono e imbrigliano vele, manovrano con tale abilità che centrano con più bordate la galera veneziana, affondandola.
 
L'urlo eccitante di vittoria unisce lo strano equipaggio misto comandato da Carlo: adesso sono diventati pirati ad ogni effetto.
 
Inizia un periodo di bellissima follia: le ragazze si scatenano, bevono mangiano, fanno l'amore, i pirati vengono liberati dalla stiva, cucinano e puliscono, a volte vengono anche letteralmente violentati.
 
Caterina e Carlo si amano anche se finisce quasi sempre a sganassoni.
 
A bordo scarseggia il vino quando viene avvistato un galeone francese: le ragazze decidono di assaltarlo.
 
Acrobazie e cannonate a volontà fino al vero e proprio arrembaggio: gli allibiti mercanti francesi non trovano neppure la forza di difendersi di fronte a quelle bellissime ragazze che sembrano diavoli di guerra.
 
Il galeone è abbandonato alla deriva dopo averlo depredato e nuovamente c'è grande festa a bordo.
 
Ma qualche giorno dopo appare all’orizzonte l’intera flotta francese. Dall'ammiraglia partono cannonate di avvertimento che sollevano ampi pennacchi d'acqua prua del veliero.
 
Adesso le ragazze hanno paura: per i pirati c'è la forca senza processo.
 
Ma ormai conosciamo bene Carlo che dà il meglio di sé nelle situazioni critiche: innalza bandiera bianca e aspetta che le scialuppe cariche di soldati vengano sottobordo, poi lega le donne in sentina mentre tiene a bada i pirati veri girando contro di essi una spingarda caricata a mitraglia.
 
I soldati impiccano i pirati che urlano invano la loro innocenza e "liberano" le "innocenti pulzelle, figlie della miglior nobiltà di Francia. Le ragazze tentano di salvare Carlo giurando che devono a lui se sono vive e vergini ma il veneziano è sospetto e viene messo ai ferri. La flotta fa rotta verso Tolone.
 
Un mese dopo Caterina e le sue amiche sono nuovamente in collegio, nuovamente vestite coi severi abiti grigi, nuovamente inginocchiate sul gelido pavimento di pietra a cantare le nenie religiose in latino sotto lo sguardo severo della Superiora, ma quando si è assaggiata la libertà, tornare schiavi è impossibile e sono anche tormentate dal pensiero di Carlo che guarda il cielo dalla finestrella della sua cella alla Bastiglia.
 
Caterina e le sue amiche hanno raccontato alle altre compagne le loro avventure e tutte sono esaltate con gli occhi lucidi e non vogliono sopportare neppure un giorno di più la tetraggine del collegio: bisogna liberare Carlo dalla Bastiglia.
 
- Che giorno e oggi?- chiede cantando in nenia Caterina in modo d a confondersi nel coro.
 
- Il 13 di luglio 1789...- le risponde Matilde nello stesso modo.
 
- Per domani bisognerà inventare qualcosa ....- canta Caterina strizzando l’occhio a tutte le ragazze del collegio.
 
DIDASCALIA: L'indomani, il 14 Luglio 178?, effettivamente qualcosa dovettero inventare perché Carlo usci dalla Bastiglia insieme a tutti gli altri prigionieri e cominciò a circolare la voce che fosse scoppiata la Rivoluzione Francese.
©2017 Ernesto Gastaldi. All Rights Reserved. Designed By GiorgiOnline

Search