I Gialli

Il cottage è quasi sul mare, dopo la pineta. L’ha comprato Piero Fassi, un giovane industriale che si è lanciato nel campo delle attrezzature subacquee, e Stefania, la sua bella moglie, vuole rinnovarne l’arredamento.
Piero è molto occupato con la sua nuova fabbrica e Stefania è donna abituata a fare da sola. Lascia la sua auto sulla strada e si avvia attraverso la pineta. E’ il tramonto, ma sotto gli alberi ci sono già macchie di ombra.
Un colpo di vento improvviso, un rumore di passi.
Stefania si ferma e si volta: nessuno, solo i lunghi fitti filari di pini. L’uomo è davanti a lei e pare sbucato dal terreno. Stefania grida per la sorpresa. Fa un balzo indietro e lo guarda: è sulla trentina, alto, magro, con una faccia strana illuminata da occhi irridenti e una larga bocca sensuale.
L’uomo la guarda e non dice nulla. Stefania non vuole mostrare di essere turbata, di avere paura. Si scosta di due passi e tenta di proseguire, ma l’uomo le si para davanti bloccandole il cammino.
- Che vuole? -
- Te. - E’ la laconica risposta. Restano immobili, uno davanti all’altra, ma l’uomo non la tocca.
Stefania arretra di due o tre passi e l’altro resta fermo a guardarla, con quel sorriso sarcastico, sicuro. La donna si volta e torna indietro, cercando di non mostrare paura.
Si volta e l’uomo è scomparso. Si ferma e ascolta i suoni della pineta.
Il sole è tramontato, sta venendo scuro. Stefania sente freddo, ma non è l’aria che pure fa stormire le fronde, E’ qualcos’altro. Si mette a correre verso la strada dove ha lasciato l’auto. Eccola! Cerca le chiavi, non le trova. La macchina è ben chiusa. Deve averle perse nella corsa, si volta verso la pineta. Ormai è buio, non le troverebbe mai.
Un suono metallico la fa volgere di scatto. Oltre l’auto, con le chiavi in mano, lo strano uomo che l’ha spaventata. Fa oscillare le chiavi dell’auto, sorridendo. Ora Stefania si fa coraggio, l’essere sulla strada in qualche modo le ha tolto un po’ di paura.
- Divertente. - dice - E adesso dammele e poi vaffanculo!-
- Vieni a prenderle. -
Stefania gira intorno all’auto per prendere le chiavi, spavalda. L’uomo le lascia cadere a terra, davanti ai suoi piedi. Stefania esita, per raccoglierle si deve piegare davanti allo sconosciuto. Lui la guarda ironico, lei accetta la sfida, si piega sulle ginocchia per prendere le chiavi. L’uomo la sovrasta, le impedisce di alzarsi, la preme giù sulle ginocchia. Stefania cerca di ribellarsi ma l’uomo la afferra per i capelli, brutalmente:
- Non vado in giro a violentare le donne. Sarai tu a cercare me. -
Stefania non risponde e lo fissa con una smorfia di dolore: quell’uomo dev’essere pazzo. Adesso si inginocchia anche lui davanti a lei, la sfiora. Raccoglie lui le chiavi dell’auto e gliele porge:
- Ti devo dire una cosa di tuo marito. -
- Ah sì? E cosa? Che mi mette le corna? Che ha un’amante, che...-
- Tuo marito è un assassino. -
L’uomo si alza e la lascia. Stefania si alza piano, sorpresa. Prende le chiavi e si allontana dall’uomo. Gira intorno alla macchina
- Ok... - dice, dolce, come si fa coi matti -...è un assassino. Ci vediamo, eh ?-
- Io ho le prove. –
La sicurezza e la tranquillità di quello strano uomo fermano per un secondo Stefania, che poi sbuffa e si infila nella sua auto, chiudendo le sicure. Guarda l’altro attraverso i vetri chiusi. Quello non si muove. Stefania avvia il motore e parte veloce. Quando controlla nello specchietto retrovisore, la strada, quasi buia, è deserta.
La sera a cena, col marito, con Giorgio, suo socio nella nuova fabbrica di attrezzature subacquee, e Laura e Rik, una coppia di amici, Stefania racconta del suo strano incontro che le ha impedito di arrivare fino allo chalet, però non dice quello che l’uomo le ha detto di Piero.
Laura sospira: a lei non capitano mai uomini così interessanti! Stefania scoppia a ridere perché Piero è stato con Laura per un anno, prima di innamorarsi di lei!
Laura fa spallucce: quella tra lei è Piero è stata una storiella così, senza vero amore da ambo le parti. Piero non sorride: non è d’accordo, lui aveva preso una vera scuffia per Laura ma lei, come dire, è una a cui piace la varietà mentre lui è monogamo di natura.
Poi il discorso scivola sugli affari e sulle difficoltà che incontrano Piero e Giorgio che hanno aperto un sito web sperando di riuscire a vendere direttamente ai clienti ma le richieste sono drammaticamente poche. Giorgio sospira: non si dovrebbe dire, ma la morte improvvisa di uno dei creditori più assillanti dà loro un po’ di respiro.
Stefania resta col cucchiaino del gelato a mezz’aria.
- Come si chiamava questo creditore ? - chiede.
- Medici. - risponde Piero guardandola fisso negli occhi - Gianni Medici, te ne ho parlato qualche volta, non ricordi? -
Stefania annuisce, poi chiede:
- Com’è morto? - Le risponde Giorgio:
Un ictus cerebrale. La migliore, la più rapida delle morti. -
- Possiamo cambiare discorso? - sbotta Piero irritato senza ragione apparente.
Nei giorni seguenti le parole sibilline del suo assalitore "tuo marito è un assassino" tormentano Stefania che comincia un’indagine discreta per sapere qualcosa di più sulla morte di Medici. Pare che sia stato trovato morto nella sua auto, diagnosi: un embolo cerebrale.
Piero diventa scontroso, a volte scortese. Stefania lo prega di confidarsi con lei se ha qualche problema particolare, di soldi o altro, ma Piero risponde seccato di non avere alcun problema che già lei non conosca.
Il giorno dopo Stefania va a cercare il marito in fabbrica ma non lo trova. Giorgio le dice che è andato a vedere un nuovo modello di camera iperbarica in quanto quella montata in fabbrica è obsoleta.
Stefania si ferma avanti alla camera iperbarica dove si sta sperimentando un respiratore a miscela. Dentro c’è un uomo con le bombole e Giorgio le spiega che è come se stesse a 180 metri sotto il livello del mare. Avrà bisogno di molto tempo di decompressione lenta per poter uscire sano e salvo.
- Che succederebbe se uscisse prima del tempo? - chiede la donna. Giorgio sorride: morirebbe di embolia. Il gas sciolto nel sangue tornerebbe gassoso e formerebbe delle bolle, se una va al cervello è la paralisi o la morte.
Stefania è silenziosa a cena mentre Rik si sfoga con Piero perché ha sorpreso Laura a letto con un’altra donna. Non riesce a farsene una ragione. Se fosse stato un altro uomo avrebbe anche capito, ma una donna...
Piero ride: poteva chiedere di partecipare invece di fare una scenata. Laura Ë bisessuale e non lo ha mai nascosto. Tuttavia è una gran donna, intelligente e attraente.
Rik chiede il parere di Stefania che, distrattamente, conferma quanto ha detto Piero.
Suona il telefono e Stefania va a rispondere. La voce profonda e sensuale del suo assalitore è inconfondibile.
- Adesso forse già sai il nome dell’uomo che tuo marito ha ammazzato, vero? -
Stefania riattacca dicendo che hanno sbagliato numero.
Più tardi, quando Piero cerca di fare l’amore, Stefania si ritrae con la scusa che non si sente bene. Piero la accarezza: ha notato che durante la cena era assente. Succede qualcosa? Stefania scuote la testa: lei non ha segreti con lui, ma Piero le dice davvero tutto? Piero sorride. Tutto cosa? Non ha altre donne se è quello che vuol sapere. Stefania, anche troppo precipitosamente, dice:
- No, no... non parlavo di quel tipo di segreti... -
Piero la fissa indagatore: che altro, allora? Stefania abbassa gli occhi e scrolla le spalle.
Sono le tre di notte quando torna a squillare il telefono. Stefania non è riuscita a prendere sonno e risponde subito:
- Pensavi a me, vero? - la voce dell’uomo è sempre la stessa.
- Ma chi sei? Mi vuoi lasciare in pace?-
- Chiamami Andrea. Ti piace Andrea? Non riattaccare, cara, e ascolta questo...-
In uno studio fotografico in penombra, l’uomo che ha appena detto di chiamarsi Andrea, fa partire un piccolo registratore accostandolo alla cornetta del telefono e Stefania sente la voce del marito che sussurra:
-...dobbiamo portarlo nella sua auto... sembrerà morto per cause naturali, un ictus come tanti...- Stefania ascolta affascinata, angosciata, la voce del marito che prova l’assassinio di Medici -... chiudi l’iperbarica e azzera il temporizzatore...-
- Posso mandare tuo marito all’ergastolo. -
- Quanto vuoi? -
- Non voglio soldi. Voglio te.-
- Tu sei pazzo! - Stefania riattacca ma resta davanti al telefono a torcersi le mani. Così è vero. Il suo Piero ha ammazzato un uomo!
Qualcuno la abbraccia da dietro e Stefania urla. Piero la guarda stupito: ma che succede?
- Niente. Un incubo. Ci stavo ancora dentro quando... andiamo a letto.-
Il giorno dopo Stefania va in città, ha trovato l’indirizzo di Medici sul computer di Piero. Il portiere del palazzo la annuncia col citofono alla vedova Medici che la riceve, un po’ sorpresa.
Stefania dice che vuole farle le condoglianze, che ha saputo da Piero e che aveva incontrato qualche volta suo marito. La vedova è stupita da tanta cortesia e Stefania non sa più che dire. La vedova le offre un té. Stefania accetta poi parla delle difficoltà economiche di Piero. Adesso la vedova crede di capire e le sorride: se è venuta per questione di soldi sta perdendo il suo tempo. Lei non sa nulla degli affari del marito morto, se ne occuperà il suo avvocato. In ogni modo lei non approvava il comportamento del marito in quel campo e gli diceva spesso che a strozzare la gente prima o poi avrebbe rimediato una pallottola. Invece ha provveduto il buon dio...
Stefania si sente osservata. Le han detto che è stato un ictus. La vedova annuisce: lo han trovato morto al volante della sua auto davanti al palazzo.
- Strano, perché l’entrata del garage condominiale è nell’altra strada, sul retro. Si sarà sentito male e avrà cercato di avvicinarsi al portone... -
La vedova non sembra sofferente per la perdita del marito e continua a fissare Stefania che, a disagio, annuisce, saluta e se ne va.
Sale sulla sua auto, turbata, e quando da dietro Andrea, a sorpresa, le offre le chiavi che aveva lasciato nel cruscotto, si sfoga: Medici è morto di ictus nella sua auto e lui è un bastardo...
Andrea le sfiora i capelli e avvicina la sua bocca all’orecchio di lei per sussurrarle che come ormai anche lei ha sentito, Medici è stato ucciso da Piero in fabbrica, con la camera iperbarica per simulare un ictus, e poi l’hanno rimesso in macchina e l’hanno parcheggiata davanti la casa dello strozzino.
Stefania guarda Andrea, gelida e gli chiede se sia stato lui ad aiutare Piero. Andrea le dice di no: lui non è un assassino e non sa chi fosse il complice di suo marito: era troppo buio. Lui ha solo trovato il piccolo registratore personale di Medici, quello che lo strozzino usava per registrare i suoi appunti, certo non immaginando che avrebbe registrato la voce dei suoi assassini. Gli era scivolato dalla tasca e Piero non se n’è accorto.
- Se vieni nel mio studio puoi ascoltare tutta la cassetta...-
Stefania appoggia la testa sul volante, sfinita.
- Ti posso dare 25 mila dollari. -
Nessuno risponde. Stefania si volta per ripetere l’offerta ma l’auto è vuota. Andrea è scomparso e la portiera posteriore è solo accostata.
Stefania chiama Laura col cellulare per sapere se può andare da lei. Pochi minuti dopo è nell’attico della donna, immenso, con una terrazza panoramica. La donna sta visionando del vecchio materiale pornografico per la rivista hard per cui lavora come giornalista. Pare che un’attricetta che va per la maggiore abbia in passato fatto qualche foto porno e il ritrovarla potrebbe fruttarle un mucchietto di soldi.
- Ti spiace se continuo mentre mi dici? In redazione hanno paura che qualche concorrente ci preceda...-
Stefania non guarda neppure le foto proiettate una dopo l’altra, molto velocemente, da un proiettore temporizzato, e racconta a Laura quanto le sta accadendo.
Laura, pur seguendo con gli occhi le foto che passano sullo schermo, ascolta la confessione di Stefania con attenzione e poi fa domande su Andrea, sulla sua abilità amatoria, sulle sue perversioni, più che scandalizzarsi per il fatto che Piero possa avere ucciso un uomo.
Stefania si irrita per questo e Laura sbuffa: lei conosce un sacco di gente che fa pornografia ed è tutta gente squallida e senza fantasia. Uno come quello che dice lei, è raro. Comunque, perché non ha detto niente a Piero?
Stefania scuote la testa confusa.
- Che gli dovevo dire? So che hai ammazzato un uomo ma io ti amo lo stesso? - Si appoggia allo schienale della poltrona esausta.
- Ti va un margarita? - chiede Laura, accarezzando l’amica che annuisce.
Mentre Laura va all’angolo bar del salone a preparare il drink, il proiettore continua a proiettare una foto dopo l’altra. Stefania alza gli occhi su quelle foto che cambiano alla frequenza di una al secondo e non danno il tempo di vederle bene. D’un tratto balza in piedi:
- Come si ferma questo coso??- e cerca di spegnere il proiettore.
- Ferma, ferma! Che ti piglia? -
Stefania dice che in una delle foto le è parso di vedere Andrea. Laura inverte la marcia del proiettore e dopo alcune foto, Stefania ordina lo stop: effettivamente, sia pure inquadrato di tre quarti, ritto davanti ad un letto su cui stanno due donne nude, c’è un uomo che assomiglia ad Andrea, più giovane, ma quasi certamente lui.
Laura estrae la foto dal proiettore: ci sono una sigla e una data sul bordo: PFXXX 1997. Laura sembra colpita dalla sigla ma non dà spiegazioni a Stefania. Taglia corto: la data e un riferimento al fornitore. Sicuro che quel tizio sia l’Andrea che dice lei? Stefania annuisce e chiede di poter tenere la fotografia. Laura gliela dà e Stefania la mette nella borsetta.
Stefania torna a casa e sente l’eco di un alterco provenire dallo studio di Piero. Sta litigando con Giorgio per questioni di affari. Stefania orecchia e sente Giorgio che dice a Piero che se non fosse morto Medici loro sarebbero già in bancarotta.
- Ma è morto, no? - urla Piero - Tratteremo con l’avvocato che non sarà uno strozzino anche lui, e ci metteremo d’accordo! -
- E va bene! Ci metteremo d’accordo con l’avvocato! E gli altri creditori? Che facciamo, li ammazziamo tutti???-
Giorgio esce strillando questa frase e vede Stefania e si scusa. A volte Piero è proprio testardo. E’ evidente che l’idea di mettersi in Rete non è stata meditata abbastanza. Non basta fare un sito e aspettare i clienti. Occorrono bei milioni di pubblicità per fare i banner, la pubblicità sui motori di ricerca e...
Stefania lo guarda: ma lui ha detto di ammazzare tutti i creditori! Giorgio ride e spalanca le braccia:
- Sarebbe una soluzione no?- sembra evidente che ha detto tanto per dire.
Il giorno dopo viene recapitato a Stefania un mazzo di rose rosse insieme ad una busta chiusa: dentro c’è una audiocassetta e un bigliettino con un indirizzo.
Stefania butta i fiori e mette la cassetta in un lettore e ascolta: riecco le frasi che ha già sentito, poi i rumori di un corpo trascinato e il clangore della chiusura della camera iperbarica. E ancora la voce di Piero che dice a qualcuno:
- Prendilo di là... tienilo dritto, se qualcuno ci vede, sembrerà che aiutiamo un ubriaco... la sua macchina è qui fuori...- e un’altra voce maschile risponde:
- Speriamo che tutto vada come dici tu... Dài! -
Stefania riascolta due o tre volte quest’ultima frase. Le sembra una voce nota ma non riesce a darle un volto. Mette la cassetta nella borsetta e controlla l’indirizzo scritto sul biglietto. Dovrebbe essere dalla parte del porto.
Mezz’ora dopo scende da un taxi davanti ad un loft dall’aria abbandonata. C’è un portoncino con un campanello. Suona. La porta si apre con uno scatto. Stefania la spinge: dentro è penombra. Esita, poi si fa coraggio ed entra.
E’ un ambiente enorme, semi arredato, sul fondo ci sono delle statue, dei divani, due enormi specchi e un grande letto rotondo. Qua e là attrezzature da studio fotografico.
Un flash acceca Stefania e quando riesce di nuovo a vedere Andrea è davanti a lei, avvolto in una preziosa vestaglia di seta. Posa la macchina fotografica e le sorride: il primo passo verso un grande amore dev’essere immortalato.
Stefania tenta di mostrarsi sicura e sbrigativa: 50mila dollari se gli consegna tutte le copie di quel nastro.
Andrea scuote la testa, dispiaciuto. Non vuole denaro. Si avvicina a Stefania:
- Io voglio te... Scegli: o salvi tuo marito o il tuo orgoglio...-
Stefania ha già deciso quando è andata là. Lo fissa dritto negli occhi:
- E va bene. Sono qui. Fai quel vuoi fare ma sbrigati. -
Andrea sospira e scuote la testa: non così. Non così. Lei deve offrirsi a lui. Volere lui. Essere attraente, eccitante...
Stefania gli dà un’occhiata di disprezzo: altrimenti è impotente?
Andrea non sembra ferito dall’insulto. Continua a sorridere: lo sa che non può essere sincera date le circostanze, gli basterà che reciti, che faccia finta... bene, però...
Andrea le si avvicina ma non la tocca. La domina con lo sguardo e le ordina di levarsi il soprabito. Stefania lentamente esegue.
- Il vestito -
Stefania esita. Ma Andrea è eccitato e diventa imperioso:
- ...il vestito! -
Stefania si sbottona l’abito e lo lascia cadere a terra: è bellissima in combinazione nera, come usava una volta.
Andrea la guarda con sincera ammirazione, ansimando leggermente. Le gira intorno: Stefania è tesa, ma anche in lei sta crescendo una strana eccitazione.
- Sei perfetta. Se fossi un bravo scultore...-
Andrea getta in un piccolo braciere un pugno d’erba e si alza nell’aria un fumo denso e profumato che lui aspira con voluttà.
E’ di nuovo davanti alla donna e le ordina:
-.. in ginocchio...-
Stefania tenta di ribellarsi ma Andrea le accarezza le spalle nude, si ferma a sfiorarle le labbra con le dita e le dice:
- Sarai mia... completamente... come una schiava...-
Stefania morde quel dito con rabbia ma Andrea sorride, non sembra sentire dolore anche se il dito sanguina e ripete con un’intensità che fa paura:
- In ginocchio! -
Stefania obbedisce.
Il fumo annebbia l’aria e anche Stefania lo aspira e socchiude gli occhi. Le statue intorno sembrano animarsi impercettibilmente. Un demone indù dalle molte braccia sembra una ragno che voglia accarezzarla.
Andrea, ritto davanti a lei inginocchiata, lascia cadere a terra la vestaglia di seta e resta nudo.
Dopo un’ora Stefania, completamente rivestita, guarda Andrea che esce grondante dalla doccia. E’ tornata padrona di sé e lo affronta con rabbia:
- Voglio tutte le copie di quella cassetta e subito. -
Andrea le sorride: non ne ha mai fatto copia alcuna, quella che le aveva mandato coi fiori è l’unica esistente.
Stefania ansima per la rabbia: dunque avrebbe potuto evitarsi quella... quella...
- Scopata? - chiede Andrea sorridendo - perché non ammetti che è stata la più bella della tua vita? -
Stefania è ritta sul molo delle barche. Il vento della sera le scompiglia i capelli. Si stringe il soprabito addosso: quell’uomo strano sta giocando con lei come il gatto col topo. Prende l’audiocassetta dalla borsa e ne strappa il nastro magnetico con rabbia, lo fa a pezzi poi getta tutto in mare.
Piero tarda e Giorgio, il socio, è nervoso. Laura e Rik sembrano di nuovo filare in perfetto amore.
Stefania cerca di far parlare Giorgio, davanti al tavolo imbandito per la cena, in attesa dell’arrivo del marito.
Giorgio è preoccupato: Piero gli aveva detto, e Laura e Rik possono testimoniare perché c’erano pure loro, che aveva certezza di ottenere un finanziamento senza interessi per 500 milioni e invece si era rivolto a degli usurai: quella è gente senza scrupoli, se non pagheremo prendono la fabbrica e sono pronti anche a farti la pelle. Piero continua a dirgli che è solo questione di un paio settimane e poi avrà i 500 milioni, ma lui non gli crede più.
Stefania sospira: per quel che sa lei, Piero non è in grado di disporre di una somma così. Non vorrebbe che per averla stesse pensando a qualcosa di illegale.
- Rapinare una banca? - scherza Giorgio.
Stefania non sorride e Laura cerca di alleggerire: a volte si possono avere soldi dalle banche anche senza doverle rapinare.
- Speriamo che tutto vada come dici tu ... - commenta Rik e Stefania si sente gelare: quella frase, quella voce...
- Che hai, Stefania, ti senti male? - chiede Laura preoccupata. La donna scuote la testa e mormora:
- Sono una stronza. -
Il discorso viene interrotto dall’arrivo di Piero che si scusa per il ritardo. Sembra allegro, bacia Stefania e dà una manata sulle spalle di Giorgio: tranquillo, le cose si aggiusteranno.
La mattina dopo, Stefania è ancora a letto, quando la cameriera le porta un nuovo grande mazzo di rose rosse. C’è una busta. Dentro la busta alcune fotografie mostrano Stefania e Andrea che fanno l’amore. Stefania le guarda smarrita.
Suona il telefono sul comodino e la voce di Andrea, irridente, le dice che ha i negativi e molte altre "bellissime pose". Ce ne sono alcune davvero stupende...
Stefania lo insulta ma Andrea dice che deve riaverla: ha tre giorni di tempo per tornare da lui, altrimenti Piero riceverà tutte quelle belle foto! Andrea riattacca senza attendere la risposta.
E’ carnevale. Stefania, vestita con un costume da messicana, si confida con Laura, mascherata da Zorro. L’angoscia di Stefania stride con l’allegria della festa.
- Capisci che stronza che sono? Forse quella era la voce di Rik e io ho distrutto la cassetta...-
- Rik assassino? Neanche se lo vedo! E’ un coglionastro ma buono come il pane. -
- Piero invece? - chiede aggressiva Stefania.
- Te l’ho già detto. Gli devi dire tutto. Se ti ama capirà. Sembra che tu gli abbia salvato il culo, no? -
Tra la folla della festa, Stefania intravede per un attimo la faccia di Andrea che la fissa, poi si cala il cappuccio di un costume da boia sulla testa. Stefania cerca di indicarlo a Laura ma non riesce più ad individuarlo nel bailamme generale.
Qualcuno afferra Stefania per un braccio. La donna trasale violentemente e si trova a fissare gli occhi divertiti di Giorgio, mascherato da Luigi XVI.
Rik e Piero, abbracciati, ubriachi, sghignazzano in mezzo a finte ballerine di samba brasiliane che simulano la carnagione scura con calzamaglie marroni trasparenti. Rik fa uno sberleffo verso Laura e Stefania: Ë vestito da gallo con un elmo dalle lunghe corna, fa l’occhietto alle due donne: capito il doppio senso?
Stanca, frastornata, di malumore, Stefania torna a casa da sola, prima che la festa finisca. In camera scorge l’ombra del boia proiettata sul muro: è Andrea che la sta aspettando.
Stefania lo aggredisce: com’è entrato? Fuori dalla sua casa! Spalanca il tiretto del comodino e impugna una pistola, spianandogliela addosso:
- Fuori o ti ammazzo, bastardo...-
Andrea invece le va incontro sorridendo. Stefania porta anche l’altra mano sulla pistola per fermare il lieve tremito che la pervade.
Andrea si ferma davanti alla pistola spianata, gli occhi fissi in quelli della donna. L’uomo si china verso l’arma e sfiora la canna con le labbra in modo sensuale.
Stefania ritrae l’arma come se il contatto fosse avvenuto con il suo corpo.
- Tu sei malato.. vattene! -
Andrea sorride in quel suo modo perverso e pur denso di un fascino conturbante: perché non confessa a se stessa che non ha mai goduto il sesso come quando l’ha fatto con lui? Perché non ammette che ha creduto subito che suo marito fosse un assassino perché affascinata, attratta da lui?
Stefania abbassa l’arma: che vuol dire? Andrea, incurante della pistola che ancora impugna, le prende il volto tra le mani: che non è vero niente. Che Piero non ha ucciso nessuno, che quella voce sul nastro era solo una buona imitazione e che lei è andata a letto con lui perché inconsciamente era quello che desiderava.
- Non è vero, bastardo. Non è vero...- balbetta Stefania furibonda.
- Cosa non è vero? Che sei attratta da me o che tuo marito è innocente? -
Stefania leva la pistola e gli spara in faccia. Click. L’arma è scarica. Andrea non ha avuto un solo attimo di paura.
- Strana reazione, non trovi? Ti dico che il tuo Piero non è un assassino e tu invece di essere contenta perdi il lume della ragione. -
- Via! Fuori! Se ti fai rivedere, giuro che...-
- Mi ammazzi? Allora l’assassina saresti tu. Magari prima però assicurati che la pistola sia carica...
- Vattene. Mi fai ribrezzo. -
- Bene. Sei tu che devi scegliere: hai ancora due giorni. Se non torni da me, manderò le fotografie a tuo marito. -
Stefania chiama Laura al cellulare.
Il telefonino suona posato accanto alla spada di Zorro. Laura, ancora in costume maschile, Ë tra le braccia di un uomo che la stringe a sé da dietro. Laura riesce a liberarsi:
- E lasciami! Ti ecciti perché sono vestita da maschio? - lo irride e risponde al telefono. Piero, ubriaco, si accascia su un divano balbettando che a lui le lesbiche fanno schifo.
Stefania è sconvolta. Laura la sente piangere al telefono e cerca di consolarla. Prenda un sonnifero e domani mattina la aspetterà a casa sua.
Il sole illumina il grande terrazzo da cui si gode il panorama del golfo.
Stefania è disperata: si è data a quel maniaco per salvare Piero, credendo che avesse ammazzato quello strozzino! E invece non era vero niente, ma quel bastardo di Andrea ha ragione: perché gli ha creduto subito? E adesso la ricatta con quelle fotografie! Se Piero le vede, tra loro sarà finita. Che deve fare?
Il consiglio di Laura è sempre lo stesso: dire tutto a Piero e avvisare la polizia. Non c’è altro da fare, altrimenti resterà invischiata in un ricatto senza fine.
Stefania supplica Laura di starle vicino. Da sola non ha il coraggio di affrontare il marito.
La reazione di Piero è di dolore e di rabbia. Guarda la moglie e Laura che le siede accanto: come han potuto crederlo un assassino?
Si china su Stefania che piange: come ha potuto darsi al primo mascalzone che ha approfittato della sua ingenuità, del suo amore per lui?
Stefania singhiozza e non sa rispondere.
Piero chiama un commissario di polizia, Lucio Camilleri, che gli è amico e questi, in via non ufficiale, accetta di iniziare un’indagine.
Il primo passo è scoprire chi Andrea veramente sia e il commissario Camillerii si fa condurre da Stefania nello studio fotografico.
Stefania e Piero restano in macchina e il commissario va a suonare al portoncino di Andrea.
Il campanello non suona. Il commissario bussa con forza e si sporca la mano di polvere. Fa un passo indietro per dare un’occhiata alla costruzione che sembra abbandonata.
Stefania scende dall’auto.
- E’ sicura che era qui, signora? -
- Sicurissima. -
Camilleri preme di nuovo inutilmente sul campanello, poi sferra un gran calcio al portoncino che cede e si spalanca. Dentro è penombra.
Anche Piero si avvicina e il commissario li prega di stare indietro. Entra con circospezione.
- C’è nessuno? Polizia! - esclama.
Il loft è completamente vuoto e la scarsa luce che piove dalle finestrelle strette e alte mostrano un ambiente polveroso e in disuso da tempo.
Stefania gira intorno uno sguardo smarrito: eppure era lì... ecco, là c’era un grande letto, e delle statue, e un demone indiano dalle molte braccia...
Camilleri scambia con Piero un’occhiata di perplessità. Stefania si volta a guardare i due uomini e urla:
- Non sono pazza!!!! Quel bastardo ha tolto tutto! Ma era qui, era qui, era qui!-
Piero la abbraccia. La stringe a sé. Cerca di calmarla mentre il commissario va verso il fondo del loft e deve togliere con la mano una ragnatela che lo infastidisce nel passaggio.
Passano due giorni. Stefania non si alza dal letto in preda ad una crisi di angoscia che il medico di famiglia cerca di sedare con qualche pillola.
- Arriveranno quelle maledette fotografie e allora mi crederete...- balbetta Stefania ingollando le pillole. Piero le accarezza i capelli: ma se non arrivano non è meglio?
Stefania si aggrappa a lui, versando l’acqua del bicchiere che teneva in mano. Lo guarda con occhi spiritati: se non arrivano lui penserà che è pazza e se arrivano lui penserà che è una...- Piero le chiude la bocca con la bocca delle dita:
- Io penso sempre la stessa cosa, cara. Che ti amo, e basta. -
Stefania scoppia in singhiozzi e si attacca a Piero che la abbraccia.
Più tardi il medico spiega a Piero che se Stefania si è inventata tutto non vuol dire che sia pazza e tanto meno bugiarda. Spesso le persone fragili credono veri certi sogni, si rifugiano in certe allucinazioni per chiedere aiuto: è evidente che Stefania ha bisogno di lui e che deve averla trascurata negli ultimi tempi. Piero annuisce: i problemi portati dalla sua nuova attività gli hanno lasciato davvero poco tempo per lei...
Il medico sorride: ecco la vera cura dunque. Stare di più con sua moglie. Piero promette che lo farà. Suona il telefono.
Stefania, in camera sua, solleva la cornetta e sente la voce di Andrea che dice:
- Hai fatto molto male a chiamare la polizia. Adesso dovrò ucciderti...-
Anche Piero ha sollevato, con un attimo di ritardo, il ricevitore e lo abbandona sul tavolo per correre dalla moglie che sta urlando.
Il medico prende il ricevitore e sente la voce automatica della società dei telefoni che scandisce: sono le ore 11 e 21 minuti, sono le ore 11 e 21 minuti...
Da qualche parte, Andrea sta tenendo un registratore accanto al microfono del telefono: dentro, una cassetta scandisce l’ora registrata!
Stefania è in preda ad una crisi isterica e passa il telefono al marito, gridando:
- E’ lui! E’ lui! Visto che non sono pazza? E’ lui! -
Piero prende il microfono e sente anch’egli la voce automatica che dà l’ora. Stefania scorge l’espressione smarrita sul volto del marito che le ridà lentamente la cornetta: ora anche Stefania sente la voce che dice l’ora.
- Bastardo! Bastardoooooo!- urla al telefono e poi lo scaraventa via.
Su richiesta di Stefania, il commissario Camilleri riunisce in casa di Piero, tutti quelli coinvolti nel racconto della donna: quindi ci sono Piero, Stefania, Laura, Giorgio e Rik e il medico di famiglia.
Poiché Stefania esita a parlare della morte di Medici, Piero sbotta con rabbia: ancora lo crede colpevole? E racconta lui stesso la storia del ricatto immaginario.
Il commissario prende appunti, poi chiede a Stefania una descrizione di Andrea. Stefania inizia, poi si interrompe e si illumina: la fotografia! La fotografia che le ha dato Laura! Corre a prendere la borsetta in cui l’aveva messa e ne rovescia il contenuto sul tavolo: ma la foto non c’è più.
Stefania comincia a tremare: era là, l’aveva messa, là! Si ricorda Laura? Aveva quella borsetta quando lei le diede quella foto e... ma Laura la guarda scuotendo il capo: non si ricorda di averle dato alcuna fotografia. Porno poi! Non le ha mai volute neppure guardare...
Stefania si scaglia contro Laura come una furia e il commissario la deve bloccare con la forza. Il medico le pratica un’iniezione calmante.
Lucio Camilleri saluta Piero: ogni ulteriore indagine sembra davvero superflua, Stefania ha bisogno di uno psichiatra non di un poliziotto.
E’ notte. Le tende della finestra gonfie di vento sembrano fantasmi fluttuanti. Stefania si sveglia dal torpore, sudata, sfinita.
Un fruscio lieve.
- Sei tu Piero? - chiede la donna con un filo di voce e torna a chiudere gli occhi.
Una mano d’uomo prende una delle sue mani. Stefania sorride. Le dita maschili le voltano il palmo verso l’alto e poi l’uomo si china a sfiorarle l’interno del polso con le labbra. Un brivido di piacere fa sorridere Stefania. Ma quelle labbra...
Stefania sgrana gli occhi e fissa lo sguardo in quello irridente di Andrea. L’uomo ha in pugno un rasoio e le sorride malvagio: sarà una morte dolcissima, il più bel suicidio del mondo...
Stefania, senza forze, guarda la lama del rasoio che cala verso il suo polso. Sembra ipnotizzata dagli occhi di Andrea, ma con un ultimo guizzo di volontà, quando la lama le incide le carni, riesce a sottrarre il polso. Andrea le schiaccia seccato un cuscino sul viso: come preferisce. Se vuole soffrire non sarà lui ha impedirglielo. Ricorda? Le ha sempre lasciato tutte le scelte...
Stefania si dibatte e Andrea tiene premuto il cuscino sulla sua faccia.
Un colpo di pistola centra Andrea in mezzo agli occhi. L’uomo crolla morto di traverso sopra il corpo di Stefania e nel cadere il cuscino si sposta. Stefania, affamata d’aria, ansima rumorosamente. Ancora non realizza quanto è accaduto ma vede il volto insanguinato di Andrea vicino al suo. Urla, lo scosta.
Piero è a un passo da lei con la pistola in pugno. E’ la stessa che aveva impugnato Stefania contro Andrea. Ma Piero indossa i guanti.
- Piero, amore mio...- balbetta Stefania ma si interrompe. Il volto di Piero è diverso. Esprime una crudele determinazione.
Andrea è morto ucciso con quella pistola che ancora porta impresse le sue impronte digitali. Poi lei si è suicidata e lui potrà incassare i 500 milioni dell’assicurazione sulla vita. Così manterrà fede alla promessa fatta a Giorgio e salverà l’azienda...
Stefania respira con affanno ma non trova la forza di opporsi quando Piero leva di tra le dita fredde di Andrea il rasoio e prende fra le sue mani guantate uno dei polsi di Stefania.
- Lo pagavo io questo stronzo. E mi ha detto che godevi mentre ti scopava... quindi sto ammazzando una puttana, ti pare? -
La lama del rasoio cala sulla carne bianca del polso di Stefania.
La porta della stanza si spalanca con violenza e irrompe il commissario Camilleri con Giorgio e Laura. Il commissario impugna una pistola e urla a Piero:
- Fermo, accidenti a te, Piero, fermo o ti devo sparare!-
Piero sembra obbedire e invece riprende la pistola e spara sul commissario che, colpito a una spalla, spara a sua volta facendogli scoppiare la testa.
E’ passato un po’ di tempo. Stefania si è ripresa e sta bevendo un margarita stesa su un ampia sdraia nel giardino della sua villa. Laura, sdraiata accanto a lei, la sta accarezzando. Stefania ricambia accarezzandole i capelli: in realtà deve tutto a Laura, anche se quando aveva negato di ricordarsi della foto di Andrea l’aveva creduta complice del suo incubo.
Laura ride: doveva negare davanti a Piero ma poi aveva detto al commissario che non solo quella foto esisteva ma che era una vecchia foto porno fornitagli da Piero anni addietro quando anche lui si occupava del ramo. La sigla PSXXX 1997 significava infatti Piero Fassi 1997.
Il fatto che Piero gliel’avesse rubata dalla borsetta le aveva fatto capire che era colpevole. E poi conosceva Piero da molti anni prima di lei e sapeva che per far soldi era pronto anche ad ammazzare la madre.
Giorgio avverte Stefania che è arrivato quello dell’assicurazione e subito Stefania si alza ed entra in casa.
Laura versa da bere a Giorgio e sorride:
- Tu però avresti dovuto sospettare ben prima di me, quando hai visto Piero firmare un’assicurazione di 500 milioni sulla vita di Stefania, ti pare?-
- E perché? - chiede Giorgio - Guarda che era reciproca. Se moriva lei prendeva lui e se moriva lui... - Giorgio si interrompe col bicchiere a mezz’aria. Laura è rimasta anch’ella a bocca aperta e termina la frase di Giorgio:
- ...prendeva lei! -
Laura scuote la testa, a scacciare il fastidioso dubbio:
- No, no, dài. Non pensiamoci neanche! -
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