I Gialli

(The praying mantis)
E’ la donna più sexy che abbia mai visto.
Sta in piedi sotto il sole, davanti all’enorme statua di San Carlo, sul Lago Maggiore. Guarda il colosso naso all’aria e Guide Bleu fra le mani.
Io faccio la guida turistica, abusiva, per sbarcare il lunario, così mi avvicino e le offro i miei servigi.
Mi aspetto che mi mandi al diavolo. Sono un bel ragazzo, dicono, ma si vede lontano un miglio che non ho una lira in tasca, anche se sulla camicia ho una cravatta a farfalla. Invece mi sorride e accetta.
La porto a fare un giro in Duomo. Il suo profumo mi sta già dando alla testa e guardo le sue labbra carnose e perfette con voglie inconfessabili.
Vedo Torchi dietro a lei e lo blocco. Torchi è un borsaiolo, ricettatore e strozzino, che ogni tanto ama esercitare il suo mestiere sui ricchi turisti del Lago. Ha ancora la spilla in mano, una spilla fatta con un grosso smeraldo tagliato a forma di mantide religiosa, circondato da brillanti.
Torchi sorride umile, dice che voleva solo mantenersi in esercizio.
Laura, mi ha già detto che si chiama Laura, non si arrabbia, anzi. Riprende la spilla che Torchi gli aveva sfilato dalla borsetta e mi ringrazia. Mi invita a pranzo. Accetto ma mi sento a disagio, e non mi succede spesso con le donne.
Laura, davanti ad un risotto alla Carlo Alberto mi fa delle confidenze: parla di lei e della sua triste condizione di giovane ricchissima moglie di un paraplegico, totalmente paralizzato da quattro lunghi anni, e di come passi i suoi giorni monotoni e squallidi in una delle più belle ville che si affacciano sul lago. Laura è irresistibilmente attraente e ne sono travolto. Sono certo che dopo il pranzo verrà il meglio. E invece si alza senza neppure mangiare il secondo, dice che se ne deve andare. Mette sul tavolo un biglietto da cento euro ed esce dalla mia vita senza che trovi le parole per fermarla. Sono davvero scombussolato. Sto per correrle dietro quando vedo, da sotto il suo tovagliolo, brillare la spilla di smeraldo e diamanti, quella a forma di mantide.
- Ti posso dare quattro mila euro - mi dice Torchi esaminando il gioiello con una lente.
- Non bastano per il passaporto...- lamento.
- No. Quello è un lavoro di fino. Caro David, meno di quindici non se ne fa niente.-
Sospiro, a me serve un passaporto falso per lasciare l’Italia. Il mio, quello di soldato americano della base di Aviano, l’ho dovuto stracciare, ma questa è un’altra storia.
E’ Torchi a dirmi che Laura è la ricchissima moglie di Bruno Fancino. Così la trovo sull’elenco e la chiamo per dirle della spilla. Vuole il mio indirizzo, viene a prenderla lei.
Non è che prende solo la spilla. Laura è un genio del sesso. Mi chiedo come ho potuto vivere fin quasi a trent’anni senza di lei. Quando mi offre di andare a lavorare nella villa del marito perché uno degli infermieri si è licenziato non posso che accettare.
Incontro così Bruno, il paralitico. Un bell’uomo di cinquant’anni dalla chioma argentea, vivo solo negli occhi azzurri, eppure con un alone di carisma intorno.
E’ brutto pensare che gli scopo la moglie, ma tanto lui non può più farlo. Non può più fare nulla, neppure un sorriso.
C’è un’altra infermiera, antipatica, che mi dà ordini come se fossi un garzone. Io sopporto pensando a Laura.
Bruno è spesso visitato da Perrelli, il medico di famiglia e suo amico personale. Quando viene il medico io esco, lui parla col paralitico, un lungo straziante monologo. A me non piace soffrire se posso evitarlo. Nella villa ci sono anche una cuoca e un vecchio giardiniere sordo sempre intento a potare e trapiantare fiori in giardino.
Si respira una strana aria di tensione nella villa, non dovuta soltanto alle condizioni tremende del suo proprietario ma di notte Laura viene a farmi visita nello chalet della darsena, nella stanzetta che mi hanno assegnato e allora è il paradiso. Parliamo poco, ma quando siamo esausti lei mi dice dei suoi sogni: se Bruno morisse i due terzi dell’immenso patrimonio andrebbero a lei e l’altro terzo alla sua figliastra Valeria, momentaneamente assente perché studia da qualche parte. Mi dice anche che il testamento del marito prevede che ad ogni membro del personale della villa spetti una regalia di quindici mila euro.
Quindici testoni! Proprio quello che vuole Torchi per farmi il passaporto! Così mi trovo a pensare che in fondo uccidere il paralitico sarebbe una specie di eutanasia. ma io non sono un assassino, sono accusato di un omicidio ma non ho mai ucciso nessuno.
Laura mi ha detto che questo chalet è un suo posto privato e che non ci ha mai ospitato nessuno però l’infermiera mi ha fatto capire, con un ghignetto maligno, che prima di me c’è stato un certo Bellini, anche lui scelto dalla signora.
Di tanto in tanto Laura fa delle corse sul lago con un motoscafo e si assenta per ore. Io non è che abbia molto da fare in villa: prendo Bruno dal letto e lo metto sulla sedia a rotelle e dalla sedia lo rimetto nel letto, al resto pensa l’infermiera antipatica.
Così un giorno prendo una barca e seguo Laura senza farmi vedere. Non sono geloso di natura, però non mi piace farmi prendere in giro. La vedo ormeggiare il motoscafo al moletto dell’Isola dei Pescatori. C’è un tizio in piedi sul molo, uno grande e grosso, dal volto volgare segnato da due enormi baffi spioventi. Mi sembra che si scambino un segno, poi Laura va dritta verso una delle pensioni che si affacciano sul lago e il baffuto la segue dopo pochi minuti. Non devo spremere la fantasia per capire che faranno quei due là dentro. Così non sono l’unico grande amore della vita di Laura come lei mi dice in quei momenti.
- Hi!- mi saluta in inglese un tizio in maglietta- I’m almost out of gas. Where may I go?- e addita il suo fuoribordo scoppiettante. Gli indico un punto a fianco dell’imbarcadero ma quello continua a fissarmi:- It seems to me we met before, are you too with Uncle Sam?-
- No, mai stato nell’esercito.- Porca miseria, meglio filarsela. Non mi ricordo questo tipo ma forse lui potrebbe riconoscermi.
Torchi ha una socia, una modella dalle grandi tette. Mi assale al bar dove mi sono fermato per bere una birra, lavare l’onta delle corna e la paura del riconoscimento. La popputa sostiene che ho venduto la spilla di smeraldo a Torchi e che lui non vuole darle la sua parte. Ma io non gliel’ho venduta, sono stato così stronzo da restituirla. Lei insiste che la spilla ce l’ha Torchi. E allora devo vederci chiaro, oggi dev’essere il giorno delle scoperte.
Torchi nega e dopo due sganassoni tira fuori il coltello. I coltelli mi fanno incazzare, sarà per quello che mi è successo quand’ero militare, ma vedo rosso. Così il povero Torchi finisce sotto il tavolo con un braccio spezzato e mi dice più di quello che volevo sapere. Mi dice che Laura gli ha regalato la spilla in cambio di informazioni sul mio conto.
- E tu le hai spifferato tutto?- Torchi annuisce piagnucolando.
Tanto vale che lo sappiate anche voi. Io facevo l’autista alla base americana di Aviano. Sono nato a NewYork e volevo fare l’architetto, poi... ma non voglio divagare. Parlo bene italiano perché una delle mie nonne era fiorentina. Un giorno dello scorso maggio mi ordinano di accompagnare un generale in giro per l’Italia. Una settimana di vacanza, dicono. Vacanza per lui, per il generale Costain che è un uomo insopportabile, nevrotico, ossessionato dal regolamento militare. Vuole che lo porti per musei e pinacoteche. Obbedisco, nient’altro può fare un soldato con un generale. Ma una notte il generale rimorchia una puttana e si fa accompagnare a casa della donna. Io resto in strada ad aspettare ma dopo un po’ il generale si affaccia ad una finestra e mi chiama su. Mi mostra la puttana nuda, stesa sul letto. E’ la prima volta che lo vedo rilassato, ma la donna ha il petto squarciato dalla gola all’ombelico. E ha ancora il coltello piantato nel pube. Forse è per questo che non posso più soffrire i coltelli. Mi volto, rigido, impalato e mi trovo una pistola a due dita dal naso. Il generale tiene il dito sul grilletto e sorride: posso scegliere tra una pallottola in mezzo agli occhi e la fuga. In entrambi i casi Costain mi incolperà del delitto. Parola di generale.
Ho scartato la pallottola in mezzo agli occhi, se non altro per prendere tempo e sono scappato. Sto ancora scappando. Il giorno dopo c’era la mia foto sui giornali: militare americano fa a fette una prostituta. Disertore e assassino. Sul corpo della donna quel bastardo di Costain ha fatto trovare anche la mia piastrina di riconoscimento. Tra me e il generale crederanno sempre tutti al generale e se mi prendono capace che mi condannino a morte. Ecco perché son qui sul Lago Maggiore sperando di trovare i soldi per un passaporto falso.
Torchi sa tutto e adesso anche Laura lo sa. O forse lo sapeva da prima. Gli metto due stecche al braccio e gli chiedo scusa. Lui si commuove e mi dice di Bellini. Capisco dalla descrizione che è l’uomo che sta scopando con Laura sull’Isola dei Pescatori. O magari hanno già finito. Non mi pare possibile che Laura possa godere a lungo con uno come quello. Bellini è l’infermiere che stava in villa prima di lui. Perché è andato via se Laura continua a scoparselo? Torchi ha una risposta, Torchi ha sempre una quantità di risposte, il guaio è che non tutte sono vere. Secondo lui Bellini si nasconde perché è ricercato per omicidio. Mi si accende una lampadina in testa: perché Laura scopa solo con ricercati per omicidio? La faccenda si fa intrigante. Mi tornano in mente le chiacchiere sul testamento del marito. Forse sta cercando uno che glielo ammazzi. Però andare a letto con l’assassino del proprio marito non è un granché come piano criminale. Ci deve essere dell’altro.
Ma non sono poi così curioso. Mi riprendo la spilla di smeraldo, credo che mi spetti. Ho i guai miei ed è meglio tagliare la corda. Ma quando lo dico a Laura si ferma e si ritira su il collant. Non posso andarmene, non adesso. Devo darle una settimana di tempo per trovarmi un sostituto. Mi rimetto i boxer. Quando il gioco si fa duro meglio non avere niente a ciondoloni.
- Un altro? E quanti killer vuoi? Perché non usi quello che hai scopato nel pomeriggio?-
- Ah mi hai spiato! ma bene! Io non cerco un killer anche se capisco che uno che fa a fette le puttane possa pensarlo. -
- Non hai mai corso nessun pericolo. Io non ho ammazzato quella donna. Sono innocente.-
Laura ride:
- Tutti siamo innocenti, tesoro!-
- Stai attenta, innocente. Se tu denunci me io dico che mi hai portato qui per farmi ammazzare tuo marito e anche se non mi crederanno ti sarà impossibile liberarti di lui dopo la mia denuncia!-
- Ma, tesoro, non ho nessuna intenzione di denunciarti, però un favore me lo devi. Rimani per un’altra settimana.-
Non ci vedo niente di male ad accettare.
Valeria mi appare ritta in piedi sulla tolda del motoscafo che attracca alla darsena e mi viene in mente la fotografia dei miei vecchi il giorno delle loro nozze. Valeria è la figlia di Bruno. Il tipo di donna che mi piacerebbe sposare. Una ragione di più per scappare.
Valeria non sa nulla di me e mi avvolge con uno sguardo dolce. Forse anche lei ha sentito la musica nuziale perché fa di tutto per stare con me. Cerco di fare lo scostante ma lei non ci casca. Mi guarda in fondo all’anima coi suoi occhi chiari, uguali a quello di suo padre. Mi dice che io sono innamorato di lei. E mi riesce impossibile negare. E’ tutta contenta perché anche lei si è innamorata di me. Così perdo di vista Laura e i suoi misteriosi intrighi che sono di una malvagità tremenda.
Bruno non può muovere un muscolo tranne gli occhi ma può ascoltare e Laura gli spiega nei dettagli il suo piano efferato: farà uccidere prima Valeria, la sua cara figlia così impara a lasciarle tutti quei soldi, e poi ucciderà lui, ereditando tutto. Valeria verrà uccisa venerdì sera in quella stessa stanza, davanti ai suoi occhi. Verrà violentata e poi fatta letteralmente a pezzi perché la polizia dovrà credere che l’assassino sia io, già ricercato per un delitto simile, poi il giorno dopo gli premerà un cuscino sul viso e lui morirà, come dire, di dolore.
Laura odia Bruno, lo accusa di averla comprata col suo denaro, approfittando della sua condizione di miseria, gli dice dello schifo che ha provato costretta a far l’amore con lui e di essere stata lei a manomettere i freni dell’auto il giorno dell’incidente, sperando che crepasse e invece gli è stato riportato indietro vivo come può esserlo una rapa. Ma da venerdì tutto andrà a posto e lei sarà libera e ricca. Nessun muscolo si può muovere sulla faccia paralizzata di Bruno solo i suoi occhi sono pieni di una disperazione inumana, sgranati, folli.
Tutto questo io l’ho saputo dopo ma più o meno le cose devono essere andate come ho detto.
Valeria, il dottor Perrelli, l’infermiera si accorgono che Bruno è in stato di shock ma lui non può comunicare. Fissa Valeria con intensità disperata ma non può rispondere alle domande della figlia, lontanissima dalla orribile verità. Bruno batte le palpebre, sembra voler trasmettere qualcosa. Ma cosa?
Valeria piange tra le mie braccia e non so come consolarla. L’infermiera mi chiama perché rimetta Bruno a letto. Prendo quel corpo inerte fra le braccia e lo appoggio sul materasso. Bruno batte le palpebre freneticamente. Sarà lo shock, penso.
- Adesso riposi, signore.- gli dico e Bruno chiude gli occhi. Due lacrime gli scendono sulle guance immobili.
Il mattino dopo Bruno giace sdraiato con gli occhi spalancati sul soffitto colmi di una intrasmettibile disperazione. Valeria si china su di lui, gli accarezza i capelli, lo interroga amorevolmente: che succede? Perché è così teso? Di nuovo Bruno prende a battere le palpebre. Valeria mi afferra per un braccio:
- Mio dio, l’alfabeto Morse! Tu lo conosci?-
- Sotto le armi...- mi mordo le labbra, non devo mai accennare all’esercito. Mi chino verso il volto di Bruno che batte freneticamente le palpebre.
- Vuo-le ucci-de-re Va-le-ria...ve-ner-dì...-
Resto a bocca aperta mentre quell’uomo disgraziato mi sta svelando la malvagità umana.
Valeria vuole sapere ma io non le voglio dire quella cosa orrenda. Balbetto scuse, il padre è preoccupato per lei e vuole che lasci quella casa. Bruno mi fissa con gli occhi sgranati: ha sentito e adesso ha paura che io faccia parte del complotto. Devo rassicurarlo.
- Non succederà.- gli dico con fermezza. Chiude gli occhi. Chissà se mi crede.
- Non succederà cosa?- chiede Valeria, spaventata.
- Che ti capiti qualcosa di male.- taglio corto. Mi invento una colica. Devo pensare e l’unico posto dove Valeria non mi può tampinare con le sue domande è il cesso.
Venerdì è oggi! Che fare? Se chiamo la polizia per me c’è la sedia elettrica o la fucilazione alla schiena. Ci deve essere un’altra soluzione.
Mi torturo e non ho fame. Laura entra in sala da pranzo sorridendo, allegra come sempre, bella e diabolica.
Ecco la soluzione: eliminare la causa di tutto. Uccidere Laura e con lei il suo killer baffuto.
Mi sembra proprio l’unica soluzione. Lei non sospetta che io sappia e così riesco a sentire quello che dice nel cellulare. Dall’altra parte c’è Bellini e l’infame si accorda per gli ultimi dettagli. Alle nove di sera, nella darsena. Bellini deve attraccare solo se dallo chalet viene un pezzo di jazz a tutto volume. Se non c’è musica allora vuol dire che qualcosa è andato storto e che tutto è rimandato.
Il mio piano si fa da sé. Alle nove vado nello chalet e sfondo la testa di Laura con quel busto di Dante che sta sul caminetto, usando un paio di guanti naturalmente. Poi aspetto Bellini sul molo, lo stordisco, gli metto in tasca la spilla di smeraldo e lo annego nel lago, rovesciando la sua barca. Sembrerà che abbia ucciso Laura per la spilla e poi sia affogato. E speriamo che la polizia non si ricordi della mia faccia. Ma devo liberare Valeria per sempre e questo è l’unico modo.
Sono quasi le nove. Dalle stanze sulla darsena viene un pezzo jazz a palla. Non ho bisogno di far piano per sorprendere Laura. Quando mi vede dietro a lei coi guanti e il busto di Dante alzato, capisce che ha perso al suo stesso gioco. E’ il dispiacere di un attimo, poi la testa di Dante entra nella sua. Un po’ di sangue mi schizza sul vestito. Ho ammazzato ma non mi viene il senso di colpa. Ho ammazzato un nemico pericoloso come deve fare ogni buon soldato.
Corro fuori perché Bellini sta già attraccando. Accidenti, sono in ritardo. Viene verso lo chalet. Non posso affrontarlo faccia a faccia, son sicuro che mi spezzerebbe la schiena. Mi nascondo in un cespuglio e Bellini varca la soglia della casetta. Ho preparato un sacchetto di sabbia per stordirlo ma devo aggredirlo alle spalle. Questo è il momento. Faccio per muovermi ma due forti mani spuntano dal buio e mi bloccano:
- Be quiet!- mi sussurra una voce. Mi sento svenire. Che ci fa qui, dove ho appena ammazzato una donna, quel bastardo di compatriota che mi ha riconosciuto sul lago?
Ma non c’è solo lui. Ci sono il dottor Perrelli e un nugolo di poliziotti. Perrelli mi sussurra la spiegazione: il vecchio giardiniere sordo ha letto dei segnali morse nello sbattere delle palpebre di Bruno e così hanno potuto essere lì per sventare un orribile omicidio architettato da Laura e da Bellini.
- Ma perché non me l’avete detto?- balbetto disperato. Interviene di nuovo il mio compatriota che dice in un buffo italiano:
- Io essere venuto per ingalerare te, ma solo stamattina, you know, tu innocente. General Costain confessed, got it?-
Ancora peggio. Alle nove meno un minuto ero innocente, adesso sono un assassino.
Tentano di catturare Bellini vivo ma non ci riescono. Nasce una sparatoria furiosa e alla fine Bellini è più bucato di un colabrodo.
Corriamo dentro lo chalet e Perrelli vede il mio vestito sporco di sangue. Mi ha visto entrare nello chalet prima di Bellini e adesso guarda Laura col cranio fracassato. Ha un gesto di disperazione:
- L’hai ammazzata tu!-
- Era l’unico modo... credevo che fosse l’unico modo per salvare Valeria.-
- Scappa! Scappa finché sei in tempo. -
Scuoto la testa. Basta scappare. Sono scappato da innocente, non scapperò da colpevole.
Mi viene in aiuto il mio compatriota che mi leva dalle dita anchilosate la spilla di smeraldo e diamanti che ancora tengo stretta senza accorgermene. Mi guarda fisso e poi si china e la infila nella tasca del cadavere di Bellini.
- It’s unbelievable what a bastard can do for diamonds, isn’t it?-
Non posso che essere assolutamente d’accordo. A pensarci bene un gesto dovuto dopo tutto quello che i militari mi han fatto passare.
Il resto è Valeria.
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